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1704 01 05 - AMBP - (A suor M. Serafica sua sorella)

o ricevuto la vostra lettera de’ 30 Novembre, e ringrazio Iddio benedetto delle grazie continuate che fa per la sua Serva, come mostra il concorso alla di lei sepultura. Quanto alle cose che dite di mandare col P. Scrovira non occorre mandar altre cose della Serva di Dio perché ancora io le ho già mandate et è meglio che le conserviate costì, che io qui. Qualche crocetta però la potreste mandare, se non l’havete fatto con la posta, con la quale già in più volte ne ho ricevute alcune. Le notizie delle grazie concesse e già scritte, se non ne havete altre copie, potrete tenerle costì, che potranno un giorno servire; quanto poi all’altre cose di mantichiglia, alchermes, etc. non bisogna mandarle perché se il Signore vuole mantenermi in vita, bisognando ve lo scriverò.
Circa il legato staremo aspettando la divina providenza, com’anche per le Scuole pie, per le quali ho scritto alla Signora Prencipessa, come significai nella posta passata. Avvisate ciò che ne siegue per sapere quello che passa.
Il Sig. Abate Rini sta al suo solito, e credo che si fermerà qui qualch’altro mese. Il Sig. Canonico Turano in questa posta ha ricevuto lettere di Monsignore per le quali gli significa di far la spesa di 500 scudi significatagli à bocca; e se bene non ha mandato il denaro, ma sopra questo avviso credo si cominciarà la copia del processo. Non ho saputo distintamente tutta la mente di Monsignore perché il Sig. Canonico quando ciò mi disse, v’era presente altra persona, e perciò succintamente me la significò; appresso m’informerò meglio se piace à Dio, et avvisarò, e forse riceverò io la risposta di Monsignore alla mia lettera che gli scrissi quando arrivò qui il processo. Tra tanto non dite cosa alcuna per il Monasterio se non alle sorelle, fino che io v’avvisi meglio del tutto. Raccomandate però questo affare al Signore et i sudetti Sig, Abate e Canonico che assai richieggono le vostre orazioni comuni come ancora fo io.
La vigilia di Natale nella città di Rimino v’è stato un gran terremoto, ma senza danno per grazia di Dio, e questi terremoti si vanno di nuovo sentendo nell’Aquila e nello stato ecclesiastico. Le cose poi delle guerre sempre più s’intorbidano e vanno crescendo, e di più dicono che il nuovo gran Turco arma per mare e per terra senza sapersi à che fine, e tutta la Christianità sta sotto sopra aumentandosi sempre le discordie.
Nostro Signore ci aiuti per sua misericordia e per questo scrivo queste cose, acciò che con speciale calore ricorriate all’onnipotenza e misericordia di Dio, acciò che quando le cose del mondo sono più disperate egli faccia risplendere la sua bontà senza haver riguardo à nostri peccati.
Vi saluto con le sorelle e tutte coteste religiose.
Roma 5 Gennaro 1704.

La vita della Serva di Dio ancora sta nelle mani di chi la rivede secretamente, come vi significai. È morto il Card. Spinola il vecchio, perché v’è n’è un altro Spinola più giovine; è morto d’anni 96 per quanto ho sentito dire; fu fatto Cardinale nella prima promozione d’Innocenzio XI s. m., hora vaca il 12° luogo del Sagro Collegio.

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1704 01 26 - AMBP - (A suor M. Serafica sua sorella)

o ricevuto la vostra lettera de’ 22 Decembre con la poliza del legato, per la quale ne ringrazio infinitamente Iddio benedetto, et anche poi voi che siete stata la mano per la quale Iddio l’ha fatto procurare con tante diligenze e poi mandata. Deo Gratias.
Ho ricevuto pure li 2 zecchini che fanno 38 giulij di moneta romana, onde ne mandai subito 30 giulij, cioè tre scudi al P. Procuratore Generale delle Scuole pie, che ne ha fatta l’acchiusa ricevuta, che la manderete alla Signora Prencipessa, acciò che veda essersi fatto questo pagamento. Degli altri 8 giulij di sopra più, ne ritengo due per l’Ordinario monastico, che ho qui, aspettando buona occasione per gli altri 6 giulij; sono à vostra disposizione, e se non scrivete altro, li manderò col Sig. Canonico Turano. Nella poliza del legato non faceste levare i 2 scudi ch’ebbi qui dal Sig. Sciabarasi, onde vi sono ancora debitore di questi due scudi, oltre i 6 giulij sopranominati; scrivete se ne volete qualche cosa, e li manderò con il Sig. Canonico perché delle cose di religiosi noi non ne possiamo disporre. Intendo la perdita delle cose di cotesto Monasterio per il [bordonaro] rubato, sono giuditij di Dio sempre giusti, ma non sempre manifesti per farvi esercitar la santa pazienza nelle angustie di cotesto Santo luogo, spero però che il Signore v’aiutarà in qualche maniera ò facendovi trovare le cose rubate, ò in altro modo come dispone la sua divina providenza. Ho ricevuto l’altra parte della copia delle lettere di Monsignore e resto assai edificato della prudenza e carità dello stesso Signore per la causa della Serva di Dio, e sempre più ammiro la divina bontà che quando ci crediamo allo scuro, all’hora vediamo spuntare nuovi raggi della divina providenza; in somma quando Dio vuole, si fa tutto: e quando egli non vuole tutte le potenze del mondo non bastano à muovere una paglia.
Quanto alla piastra ò rame che Monsignore pensa far fare qui, non è necessario, perché l’altro rame intagliato della figura della Serva di Dio, già havea io pensato à mandarlo costà col Signor Canonico Turano: perché qui non è tanto necessario perché la vita si stamperà in Girgento: e la spesa del detto rame fu fatta da cotesto Monasterio, onde è bene che resti costì; se bisognerà ritoccarlo, lo farò fare prima di darlo al Sig. Turano.
Della vita ancora sta in mani della persona che la rivede, e circa il capitolo di nostra madre mi rimetto al vostro giudizio, che resti al principio. Quanto poi al lungo capitolo dell’orazione, per non guastar tutta la tessitura, si potrà mettere al principio d’esso un avvertimento al lettore, che contenendosi in esso cose assai alte, lo potrà trapassare, e leggere la materia che siegue perché dice il Sig. Canonico che non è bene di privare di questi alti sensi chi havesse capacità da Dio d’intenderle. La persona che hora rivede la vita, non solo non mostrò ripugnanza à leggerla, ma ne sentì gran consolazione, perché da molto tempo avanti desiderava vedere i scritti di questa Serva di Dio: perché havendone veduti già alcuni, s’era servito d’essi per guidar alcune anime, e così senza noi saperlo habbiamo incontrato un rivisore non solo dotto e prattico dello stile di Roma, ma anche affezionato alla Serva di Dio, e così diciamo col Profeta Omnia serviunt tibi, anche le nostre risoluzioni senza quasi sapere che facciamo. Pregate per me questa benedetta Serva di Dio; acciò che fra tanti che ricevono grazie di Dio per sua intercessione, vi sia ancora io, e vi saluto con le sorelle e coteste religiose.
Roma 26 Gennaro 1704.

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1704 02 02 - AMBP - (A suor M. Serafica sua sorella)

o ricevuto la vostra lettera de’ 30 Decembre, con alcune crocette della Serva di Dio, e con la seconda poliza, e ve ne ringrazio assai. Quanto alla vita della Serva di Dio, quello che qui si stimerà bene, ha poi da passare sotto l’occhio e direzione di Monsignore, che perciò egli ordinerà ciò che s’habbia à stampare; circa al capitolo di nostra madre tanto lungo, ho detto il vostro parere al Sig. Canonico di lasciarlo al principio, potendolo ancora abbreviare per non far una testa mostruosa in grandezza col resto del corpo.
Del rame della Serva di Dio, già vi scrissi che faceva pensiero di mandarlo costà col Sig. Canonico, et hora l’ho dato all’intagliatore per ritoccarlo in qualche luogo per esservi in qualche parte qualche consumamento, per le tante figure stampate, il che credo si farà con poca spesa, et io ho dato altri scudi due e 6 giulij, che serviranno per questo e per altri ordini che mi manderete, come cennate.
Il Sig. Abate Rini et il Sig. Canonico vi salutano e si raccomandano assai alle vostre orazioni, et il Sig. Abate dice di non ricordarsi bene del mastro che fece la cornice di mistura etc. ma stima che sia un tal maestro Vincenzo et il suo figlio, che stanno in Girgento, ò sono per altri luoghi d’attorno, onde da Girgento ne potrete haver nova; dice però che per far bene à gusto nostro, bisogna che vi sia persona che sopraintenda con dir loro come si vuole etc.
Resto molto edificato del distaccamento della Signora Prencipessa di Butera nel mostrarsi tanto aliena da ricevere quei stati lasciatele: e m’è paruta buona disposizione il riservarsi quelle somme che ella crede poterle applicare in servizio di Dio.
Circa i processi, si stanno copiando, com’anche la vita sta in mano della persona che la legge, et hoggi ad otto s’abboccherà con essa il Sig. Canonico per sentire i suoi sensi. Questo è quanto occorre presentemente, pregate per me e vi saluto con le sorelle e coteste religiose.
Roma 2 Febbraro 1704.

Il Sig. Canonico Turano manda l’acclusa al nostro P. Confessore, à cui farete à mio nome divotissima riverenza, con supplicarlo dell’aiuto delle sue orazioni.

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1704 02 09 - AMBP - (A suor M. Serafica sua sorella)

n questa settimana non ho havuto lettere da costà in cui aspettava la lettera di suor M. Pacifica per il Sig. Sciabarasi suo fratello per li due scudi havuti, spero che verrà nell’altra posta.
L’intagliatore ha ritoccato il rame di suor M. Crocifissa dove bisognava più presto di quello che credeva, et ha voluto uno scudo romano, onde del denaro di cotesto Monasterio, mi restano uno scudo e 6 giulij per seguirne vostri ordini, come cennaste; il rame spero mandarlo con il Sig. Canonico che partirà doppo Pasqua. Lo stampatore delle figure m’ha detto che questo rame può anche stampare 10 mila figure, ma bisogna che lo stampatore di Sicilia usi diligenza che consiste in due cose: prima che il nero che si fa di feccia di vino, sia ben macinato cioè sottile e fino assai, perché altrimente consuma le righe dell’intaglio, e per secondo ogni volta che si stampa, si pulisca il rame non con carta ò straccio, ma con la pianta della mano che fa pulito senza pregiudizio dell’intaglio; queste due cose le potrete far avvertire allo stampatore, acciò che il rame sia di maggior durata.
Questo è quanto presentemente: della vita della Serva di Dio, appresso avviserò se piace à Dio, perché hoggi il Sig. Canonico deve parlare con la persona che l’ha letta. Pregate per me con le sorelle e coteste religiose, e tutte saluto nel Signore.
Roma 9 Febbraro 1704.

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1704 02 16 - AMBP - (A suor M. Serafica sua sorella)

o ricevuto la vostra lettera de’ 5 Gennaro con la consolazione di sentire buoni avvisi di voi sorelle, e massime di suor Maria Maddalena, à cui il Signore fa grazia anche nel corporale, dandole salute tanta che possa esercitare i rigori del Romitorio. Spero ch’ella si ricorderà sempre di me per impetrarmi da Dio il perdono delli miei peccati et una morte Christiana che desidero presto dalla divina misericordia.
I processi si stanno copiando, et il notaro ha havuto 60 scudi, ma domanda almeno altri 200 per le copie già fatte; ma spettiamo la divina providenza per mezzo di Monsignore che ha significato di mandar in questo mese scudi 500. La Vita poi chi l’ha veduta l’ha molto commendata e qualche osservazione ch’ha fatto per levar ogni intoppo à lettori che non havessero per altro cognizione della santità della Serva di Dio, e per la causa da introdursi in sagra Congregazione qualche osservazione, dico, fatta servirà per ponderar meglio le cose sotto la direzione et ordinazione di Monsignore il quale la stamperà in Girgento, come ha scritto al Sig. Canonico il quale vi saluta tutte e si raccomanda alle vostre orazioni, pensando di ritornare doppo Pasqua senza dimora.
Quella grossa somma che la Signora Prencipessa di Butera s’è riservata sopra lo stato della Roccella, forse un giorno potrà servire à farle fare qualche limosina per le spese della causa della Serva di Dio: il quale se vorrà che questa causa vada avanti, aprirà le strade che vorrà, e che meno forse da noi sono pensate. Preghiamolo perciò sempre Fiat voluntas tua.
Ho mandato le tre lettere al Sig. Sciabarasi à Civita vecchia: et ho già ordinato i due diurni monastici e l’ufficio della Madonna à vostro gusto. Se bene v’era un diurno della stessa grandezza, di carattere grosso e nero assai bello, ma per essere à colonne non ho voluto pigliare per seguire i vostri ordini.
Spero anche pigliare le due vite della Madonna in figurine, et una grande col bambino e S. Gioseppe ma le altre 80 non penso prenderle, perché il Sig. Canonico Turano vuole egli comperare molte figure belline per loro: onde non è necessario mandarne altre, oltre che non mi piace la continuazione fissa di distribuire queste figure nella Pasqua Rosata: perché vi può intervenire qualche attacco soverchio, e poi nelle comunità non bisogna introdurre certe cose straordinarie ad un tempo ordinario, perché poi tralasciandosi cagionano qualche disgustarello nell’anime non molto perfette, delle quali sempre ve ne sono nelle comunità; e così stimo meglio che senza regola fissa di tempi si faccia qualche dimostrazioncella quando meno vi si pensa. Hor io penso col Signor Canonico mandarvi il rame dell’effigie della Serva di Dio, e con esso l’ordinario monastico e le vite della Madonna e la figura grande, se così piace à Dio.
Quando il Sig. Abate Rini anderà à Loreto havrò memoria di quei rosarij che desiderate etc.
In ultimo vi saluto con le sorelle e coteste religiose, e massime s. M. Candida, ringraziandola della memoria tiene di me, et alle vostre orazioni mi raccomando.
Roma 16 Febbraro 1704.

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1704 03 01 - AMBP - (A suor M. Serafica sua sorella)

o ricevuto in questa settimana due lettere da costà, una vostra de’ 14 Gennaro, e l’altra de’ 26 di suor Maria Lanceata; et intendo l’indisposizione di suor M. Maddalena, che l’ha fatta uscire dal Romitorio. Spero che questa nuova malattia le havrà servito di materia di far nuovi atti di pazienza e di conformità al divino volere: sicché l’infermità corporale le habbia accresciuto la sanità spirituale, la quale qui si va sempre aumentando con le virtù, e poi si perfezionerà nella beata patria per tutta l’eternità. Confido ancora nel Signore che per nostra consolazione e per maggior lena d’essa, l’habbia restituito anche quella sanità mediocre che prima havea, del che ne aspetto gli avvisi piacendo così à S. D. M., tra tanto salutatela assai nel Signore e pregatela delle sue orazioni specialissime per me.
Ho veduto la lettera di Ferdinandino, e ne ringrazio il Signore massime per la grazia gli fa che habbia in odio la sua offesa, et inchini alla vita Christiana.
Quanto alla curiosità che havete spirituale, il nostro P. Generale si chiama D. Paolo Leonardelli, e finisce il suo triennio del Generalato doppo Pasqua, perché i Generali durano tre anni; non si farà però Capitolo generale perché il Papa per i tempi che corrono ha stimato meglio che non si faccia, onde egli farà per breve il Generale, che ancora non si sa chi habbia ad essere.
Ma io voglio domandarvi d’un’altra curiosità, cioè di sapere donde vi sia venuta la curiosità di sapere questa cosa. Qui è morto il Cardinal Norij soggetto di gran dottrina ch’era stato Agostiniano; e sta assai male il Cardinale Giansone Francese, pregate per essi.
Il Sig. Canonico Turano ha cominciato gli esercitij spirituali, e quanto alla vita chi l’ha letta gli è piaciuta assai, e qualche osservazione fatta il Sig. Canonico se la noterà per dirla à Monsignore e poi regolarsi col suo parere, ma di questo non ne fate parola prima del suo ritorno.
Io poi ho letto un poco de’ notamenti della vita di nostra madre s. m. ma non m’ha bastato l’animo di leggerli tutti per il carattere che à pena lo so leggere. Comunque sia qui non credo che si possa facilmente stampare, sì per le grandi strettezze che usano nell’approvare queste vite, sì anche perché il P. Bagatta che scrisse la vita del P. D. Carlo, partirà doppo Pasqua, e così non v’è tempo. Io penso di rimandare questi notamenti col Sig. Canonico e quando poi sarà finita la stampa della vita della Serva di Dio, all’hora si potrà tentare per mezzo del P. Confessore che lo stesso Sig. Canonico ne faccia un piccolo ristretto delle virtù, per stamparlo in un libretto. Basta, se saremo vivi, se ne discorrerà all’hora.
Mi raccomando alle vostre orazioni e di suor M. Lanceata che nominatamente saluto e tutte di cotesto santo luogo pregate per me, e tutte saluto nel Signore.
Roma 1 Marzo 1704.

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1704 03 10 - AMBP - (Alla Signora Prencipessa di Scordia sua Nipote)

ono per la presente à riverire V. E. et insieme à rappresentarle una cosa che forse al principio le parrà strana, ma spero che ben considerata, le parrà assai ragionevole. L’affetto che giustamente V. E. porta al suo figlio Ferdinando Maria deve muoverla à cercar ogni suo vantaggio spirituale e temporale, e perciò ella gradirà che io le proponga un mezzo assai efficace col divino aiuto di farlo avvanzare nella cultura dell’animo e nella sperienza del vivere humano, ch’è di farlo qui educare in Seminario Romano, dove è il fiore della nobiltà d’Italia con ottima educazione allevato, tanto più profittevolmente, quanto più lontano dalle lusinghe delle case paterne. Propongo à V. E. questa strada perché l’affetto che porto à questo figliuolo m’ha fatto considerare i modi di promoverlo nella virtù Christiana e civile: quale se bene puol havere in casa sua, nulladimeno sempre sarà maggiore fuori della patria. Né credo ch’ella stimi che io m’inganno, perché se io m’inganno, s’ingannano anche tanti altri Signori di prima qualità che mandano qui i figliuoli anche unici eredi delle loro case, et in età anche di 7 e 6 anni, come io stesso ho voluto informarmi da Padri che governano il Seminario, da’ quali mi sono state mostrate anche le stanze et officine per esser io informato et à voce et coll’occhio. L’età di Ferdinandino Maria è giusto à proposito, perché vi troverà compagni dell’istessa età. Quanto alla spesa, è tale che spenderà più costì in casa, che qui in Seminario, dove bastano 200 scudi romani l’anno, se bene per il primo anno vi vogliono 300 scudi per far le provisioni di biancaria, letto, scanzie et altre cose necessarie.
Dall’acchiusa notizia stampata V. E. potrà vedere tutto ciò che si prattica e bisogna in quel luogo. Circa poi il viaggio V. E. non tema dell’età perché anche si portano in viaggi lunghissimi di mare i bambini di latte, e con un poco di commodità spero in Dio che gli sarà facilissimo, e di poca spesa, perché bisognerebbe per maggior riposo del figliuolo mandarlo con feluca à posta da Palermo à Napoli sempre vicino terra per sbarcar ogni sera, e da Napoli poi in qua ò in lettica ò galesso come si giudicarà meglio; né in tal viaggio vi vogliono molte convenienze, ma come usano tanti altri Signori grandi farlo privatamente con uno ò due servitori necessarii alla persona del figliuolo, con consegnarlo à qualche persona grave e decorata che ne havesse cura, per la qual cura se il P. Bernardino di S. Filippo Neri tanto amorevole di casa volesse abbracciarla, credo che farebbe un gran favore ad intraprenderla. Prevedo l’ostacolo che farà V. E. per non privarsi del figliuolo, ma Signora mia questo non è privarsene, ma solo allontanarselo per un poco di tempo per haverlo huomo ben addottrinato nell’età avvanzata: e s’ella vuol bene il figliuolo come lo vuole, deve postoporre questa tenerezza materna al vantaggio e profitto del figlio. Non addurrò qui altri motivi per persuaderla in questo perché ella mi farà l’honore di dar credito alla parole d’un zio già totalmente ignorante delle cose di questo mondo, e che non cerca altro se non l’utile maggiore di questo unico rampollo di casa. Se V. E. risolve questo negozio, non vi perda tempo, perché tutto il tempo prolungato, è un prolongamento del profitto del figliuolo, e mi resto con la speranza che la sua prudenza havrà da secondare i miei consigli e desiderij, quali non le ho esposti se non prima habbia raccomandato tutto questo affare à Dio benedetto per darmi lume, vigore di far ciò che sia di suo maggior servizio, e gloria, ch’è l’ultimo fine d’ogni operare Christiano, e qui le fo divotissima riverenza.
Roma 10 Marzo 1704.
Di V. E.

Divot. mo et obblig.mo Serv.re
Gioseppe M. de’ Tomasi.


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1704 03 15 - AMBP - (A suor M. Serafica sua sorella)

o ricevuto la vostra lettera del primo di Febbraro, con l’avviso della continuazione de’ dolori di suor M. Maddalena, quali mi fo miei proprij per la compassione notevole che le ho, e per sempre rivolterei noi mortali fra le spire che da ogni lato ci attorniano, e così si muta la qualità, ma non si muta la croce. Nostro Signore ci dia buon passaggio cioè senza caduta in peccato in questa valle di miserie, e poi ci dia luogo di salute nell’altra, perché alla fine poco importa il cattivo tempo quando passa, e viene un’eternità felice che aspettiamo per i meriti del sangue di Giesù Christo, che con la sua morte ci ha liberati dalla morte eterna. Salutatemi assai questa nostra inferma sorella, e nella sua croce preghi per me con le parole del santo crocifisso: così dica al Signore: Memento fratris mei Domine dum veneris in regnum tuum.
Il processo non si potrà havere copiato et collazionato se non per tutto Maggio perché il Notaro va fuori di Roma per un mese, ha detto al Sig. Canonico che il processo va bene e che gli pare sia stato fatto con tutti li requisiti necessarij, e che perciò sia valido; com’anche gli pare che vi siano cose rilevanti per procedere avanti questa causa, anzi ha preso divozione alla Serva di Dio, e da per sé fece copiare quello scritto del Sacerdote, e lo mandò al suo paese per farlo leggere a’ Sacerdoti. Deo Gratias.
Il Sig. Canonico partirà il mercoledì di Pasqua, et io gli ho dato un fagottino per voi altre, dove sono i diurni ufficio et ordinario con molte figure, e con il rame della Serva di Dio con li notamenti sopra le virtù di nostra madre. Gli ho parlato per aggiugnere al fine della vita altre grazie miracolose tutto che non siano nel processo, e siamo restati che al suo arrivo, voi gli manderete le notizie che havete di esse, et egli ne sceglierà le migliori e più notabili per raccontarle brevemente, sicché sarà cura vostra il mandargli subito queste notizie, anzi io ho raccolto alcune à me mandate e gliele darò per lo stesso fine; quanto alle revelazioni havute da altri della sua gloria, v’è qualche difficoltà perché queste persone sono ancora viventi, nondimeno ne consulterà con Monsignore e seguirà il suo ordine onde potrete ancora queste notificare al sudetto Signor Canonico acciò che sappia delle cose ch’ha da consultare.
Ringrazio Iddio che la Signora Prencipessa ha chiamato D. Gaspare Celestre per metter mano alla fabbrica del Collegio, spero che se ne vedrà l’effetto prima con le orazioni loro, e poi anche con le nostre diligenze tanto con detta Signora quanto costì con i suoi ministri per i pagamenti e fabbrica. Circa le cose del figlio del Sig. Conte della Corcia etc. vi sono due difficoltà, prima che Monsignore non vorrà dare la Chiesa degli Agonizzanti alli PP. delle Scuole pie per non privarsi della sua giurisdizione in quella Chiesa, nella quale però lascerà che detti Padri dichino la Messa e confessino sì, ma non come in Chiesa propria, l’altra difficoltà è che il denaro che si spende per mantenimento de’ 12 soggetti, ha da essere applicato per la fabbrica fino che sia terminata, onde se vi stanno 12 persone, con che denaro s’ha à fare la fabbrica? Se il denaro della fabbrica è distinto da quello assegnato per il mantenimento, la cosa va bene: ma s’è lo stesso, bisogna prima far la fabbrica, e poi far venire i 12 soggetti. Parlatene col Sig. Arciprete che potrà vedere l’atto della fondazione come [...] io in questa settimana ho scritto alla Signora Prencipessa, proponendole di mandar qua al Seminario Romano Ferdinando Maria; per molti motivi ho fatto questo, che per brevità non scrivo. Ho raccomandato il mio pensiero al Signore, et ho celebrata la S.ta Messa à questo effetto, ne ho preso parere altrui, et io stesso sono andato in Seminario per vedere il luogo et informarmi à pieno. La difficoltà maggiore sarebbe stata per l’età, ma dal Padre Procuratore con cui parlai, seppi che anche hanno ricevuti figli anche di 6 anni, e di questa tal piccola età hanno ricevuti Signori grandi et unici eredi delle Case loro, e presentemente v’è un Signorino di 8 anni. Sicché questo punto dell’età subito fu deciso. Quanto alla spesa bastano ogni anno 200 scudi se bene nel primo vene vogliono 300 per far i mobili, vestiti, biancharia etc. onde Ferdinando viene più tosto ad avvanzare che perdere perché in Palermo e per la sua persona e per chi lo segue vi vorrà di più. Quanto al viaggio ho scritto che bisogna mandarlo privatamente con uno ò due servitori per suo servizio, e consegnarlo à qualche persona amorevole e prudente, per la quale ho suggerito il P. Bernardino di S. Filippo Neri, e non potendo egli, qualch’altro religioso che lo condurrà con feluca à posta fino à Napoli sempre vicino terra per sbarcare ogni sera, e da Napoli poi in qua in lettica ò in galesso. Ho mandato queste lettere à detta Signora et al P. Bernardino per via della feluca del dispaccio, che forse arriveranno prima d’Aprile e per le feste di Pasqua, onde arriveranno assai prima di queste mie presenti che mando per la posta. Ho scritto al P. Bernardino che voi altre costì quando sentirete che io ho proposto questo, non havrete difficoltà anche prima che io ve l’habbia scritto, et ho usato queste diligenze perché vorrei che venisse il figliuolo prima de’ caldi dell’està, e che fosse qui al più tardi alla fine di Giugno. Io non credo di ingannarmi nel presupporre la vostra approvazione, massime che questo figliuolo restarà sotto i miei occhi, se il Signore mi dà la vita io gli farò il padre per quanto comporta il mio stato. Del resto raccomandate tutto questo affare al Signore con l’intercessioni della Madre Santissima e di suor Maria Crocifissa, perché ancora io con queste due intercessioni l’ho pregato e lo prego per la direzione di questa cosa secondo il suo santo beneplacito, che altro non pretendiamo. Aggiungo che non mi pare bene che facciate instanza di far venire costà il figliuolo, perché non si deve ritardare una cosa di tanto suo profitto spirituale per una semplice tenerezza, e poco importa à voi l’haverlo in Palermo con la madre, ò in Roma col zio.
Questo è quanto è bisognato dire un poco alla lunga. Vi saluto con le sorelle e coteste religiose e tutte pregate per me.
Roma 15 Marzo 1704.

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1704 03 22 - AGT (copia) - (A suor M. Maddalena sua sorella)

l mercoledì santo ho ricevuta una vostra lettera de’ 20 Febraro, breve di righe, ma lunga rispetto alle vostre infermità nelle quali l’havete scritta, et io vi ringrazio di questa carità che per darmi la consolazione che ricevo dalle lettere di costà, via siate incommodata. Intendo dunque la vostra affannosa indisposizione, come anche l’altra di suor M. Serafica di esserle slogata una mano. Queste sono le spine di questo mondo, quali però ci raddolciscono le spine prese spontaneamente da nostro Signore Giesù Christo, per le quali noi coglieremo poi le rose nell’altra vita, perché in questa bisogna haver dolore et afflizione fino al fine. Il gaudio del Cristiano è in speranza di quello ch’aspetta, e non di quello che ha. S. Paolo scrive che siamo spe gaudentes tutta la nostra allegrezza è del futuro non del presente e perciò dobbiamo esser pazienti nelle tribolazioni presenti perché non ci scappi ciò che aspettiamo nell’altra vita: Spe gaudentes, in tribulatione patientes. Ecco hoggi è il Sabbato Santo et habbiamo Christo hieri paziente e morto in croce, e domani lieto, risorgente dal sepolcro. Noi siamo il ritratto di Christo, egli è l’originale. Se vogliamo risorgere nella fine del mondo dalle nostre sepulture gloriosi per omnia saecula saeculorum, bisogna che hora portiamo l’immagine della sua croce e patimenti, si compatimur, et conglorificabimur. Pregatelo che ci dia grazia d’imitarlo in questo mondo e nell’altro, qui nella pazienza, e quivi nella gloria, e lo stesso prego che facciano le nostre sorelle e tutte coteste religiose, quali saluto nel Signore.
Il Sig. Canonico Turano pensa partire in questa settimana di Pasqua, e non so che risoluzione habbia presa ò di andare per terra in Napoli, ò di servirsi d’un legno di Trapani che si trova qui e va in Palermo. Pregate per lui e per il Sig. Abate Rini.
Roma 22 Marzo 1704.

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1704 04 12 - AGT (copia) - (A suor M. Maddalena sua sorella)

o havuto una vostra de’ 9 Marzo et intendo la continuazione del dolore della mano di suor Maria Serafica: quale se sarà servito per cilizio nella quaresima passata, ma hora forse in questi santi giorni di resurrezione gliel’havrà mitigato il Signore. Comunque sia non bisogna aspettar perfetta sanità e felicità senza dolore, che nell’altra vita, perché il cercarle qui è pazzia.
Il tempo de’ premij del bene e de’ castighi del male, è nel giorno del giudizio prima particolare, e poi nell’universale perfettamente quanto à tutto l’huomo, cioè all’anima et al corpo et il Signore di questo partendo disse: Tunc reddet unicuique iuxta opera sua. Tunc all’hora, in quel tempo.
Perché mentre siamo in questo mondo non siamo nel tempo della retribuzione. E se il Signore ci dà qualche consolazione ò castigo, questo lo fa di passaggio per farci ricordare della consolazione e castigo che stanno preparati di là. Del resto io resto consolato de’ vostri sentimenti, perché con altri simili mi vo consolando, cioè col desiderare presto una morte Cristiana. Perché se bene è cosa spaventevole la morte, però è assai più pericolosa la vita per offender Iddio e per noi dannarci. Pregate per me e vi saluto con le sorelle e coteste religiose.
Quanto alla vita della Serva di Dio, qui si notarono alcune cose, delle quali il Sig. Canonico Turano ne consulterà col Monsig. e del resto cammina bene, né bisogna a mio parere, se non aggiugnere qualche poca cosa come dissi à bocca all’Autore.
Roma 12 Aprile 1704.

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1704 05 10 - AMBP - (A suor M. Serafica sua sorella)

n questa settimana non ho havuto lettere da costà e sto aspettando con l’aiuto di Dio vostre lettere per conoscere la sanità della mano, che spero il Signore vi habbia già restituita, come desidero. Havete raccolto con la mano i frutti della santa pazienza perché questo mondo ci somministra sempre materia di farne buona raccolta, tutto sta che la facciamo, sentendomi molto debole io ad accumularne un buon tesoro; pregate Iddio che mi perdoni i peccati, e che mi dia pazienza ne’ guai di questa vita, e che non li habbia ad havere qui e nell’altro mondo.
Già sono venuti avvisi per la feluca del dispaccio al Sig. Abate Rini, che il Sig. Canonico Turano arrivò in Girgenti in 4 giorni partendosi da Fiumicino. Nostro Signore per l’intercessione della sua Serva gli ha dato un felicissimo viaggio, et aspetto da costà altri avvisi di ciò che si farà per la stampa della vita. Qui s’aspetta che il notaro finisca le sue fatiche sopra i processi, onde non occorre altro dir presentemente. Vi saluto con le sorelle e coteste religiose e pregate per me sempre, acciò il Signore mi dia una morte Christiana e presto se così gli piace.
Roma 10 Maggio 1704.

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1704 05 17 - AGT (copia) - (A suor M. Maddalena sua sorella)

o ricevuto una vostra de’ 16 Aprile, della quale molto vi ringrazio, mentre con tanto incommodo vostro per le indiposizioni ch’havete, mi scrivete per darmi questa consolazione.
Hora ringrazio Iddio della venuta costà del P. Provinciale delle Scuole pie, e del cominciamento della fabbrica della qual cosa ne aspetto, piacendo à Dio, altri avvisi per intendere il buon proseguimento. Della venuta poi della Signora Principessa di Scordia pure ne attendo nuovo avviso, come io ancora da lei aspetto la risposta sopra il negozio di Ferdinando. Ma per farlo venire qua se bene il P. Bernardino m’ha scritto che con tutte le sue persuasioni non l’havea potuto piegare ad acconsentirvi. Se voi costì potrete fare qualche cosa per farlo risolvere farete una cosa santa per bene spirituale e temporale del figliuolo. Perché qui sarebbe allevato con ogni diligenza nel santo timore di Dio, e levato dalle occasioni che potrebbe forse havere in Palermo di perderlo, se s’incontrasse in poco buona compagnia e conversazione. In somma quando si può, è meglio fare allevare i figliuoli nobili fuori di casa, che in essa. Raccomandiamo il tutto al Signore acciò che si faccia la sua santa volontà. Amen.
Godo che suor M. Serafica stia meglio della mano, e quanto alla rinunzia della voce passiva per la futura elezione, ha preso una buona strada di rimettersi alla direzione e consiglio del Prelato che il Signore le ha dato. Onde spero che ne seguirà il meglio per l’anima sua.
Vi ringrazio anche dell’avvisi delle 2 grazie cennatemi delle schiopettate, e della Madre del vostro P. Confessore, fatte per l’intercessione della sua Serva. Per la quale spero mandare nella posta seguente le formule delle lettere postulatorie ch’havranno da scrivere i Prelati e le città di cotesto regno al Papa per la sudetta causa, e le manderò al Sig. Canonico Turano sotto il vostro piego, non mandandole hoggi perché il Sig. Pellegrini Procuratore di questa causa ha impedimento ma m’ha promesso darmele nell’altra settimana. In questo anno toccava farsi qui il nostro Capitolo Generale, ma il Papa per buone ragioni ordinò che non si facesse, e però egli per breve farà il Generale e i 4 Consultori de’ quali uno questa volta deve esser Siciliano. Hora qui è uscita voce che ciò caderà sopra di me. Io non ho potuto oppormi fin’hora per non metter il carro avanti i bovi, non havendo ciò saputo per avviso del Papa. Ma questa voce mi fa temere molto.
La carica veramente non è di superiore ch’habbia cura d’anime, ma solo d’assistere al Generale e far con esso lui i Superiori di tutta la religione. Ma io non so come possa ciò fare in buona conscienza non havendo cognizione di suggetti per non haver prattica delle case, e così da un canto sarei obligato à dar il voto alli più degni sotto peccato mortale, e dall’altro io non ho cognizione di quelli che sono più ò meno degni. Se la cosa sarà vera, io non l’accetterò non potendo ciò fare prudentemente. Ma non so se sarà accettato questo mio rifiuto. Ve lo scrivo confidentemente acciò che voi pregate assai assai il Signore acciò che m’aiuti in tutto, e fatene pregare l’altre religiose assai pure senza dirne la causa particolare.
Roma 17 Maggio 1704.

Il Sig. Abate Rini vi saluta con le sorelle e si raccomanda alle vostre orazioni, egli pensa partire di qua hoggi ad otto, 24 del corrente per terra à Napoli, e poi per mare il resto del viaggio.

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1704 06 28 - AMBP - (A suor M. Maddalena sua sorella)

o ricevuta una vostra de’ 23 Maggio col racconto dell’apparizione della Serva di Dio à quel povero calzolaro, e ne ringrazio S. D. M. che mostra in un istesso tempo quanto gli sia grata la sua Serva, e gli effetti della sua divina providenza per strade impensate. Ho ricevuto la relazione dell’altra grazia fatta al Sacerdote di Naro, e se ben il carattere è buono, nondimeno la dicitura è tanto oscura et imbrogliata che à pena intendo distintamente il fatto, tutto che l’habbia letta due volte, non intendendo quella monachella à Rosalia di chi si parla etc.
Del processo non dico altro di nuovo, perché aspettando li 100 scudi che furono levati dalli 500 mandati da Monsignore per esser poi subito dal Sig. Canonico Turano rimandati, non sono ancora venuti, onde io non fo fretta al Notaro, non potendolo pagare, di questo però non dite cosa alcuna per non mostrar troppa sollecitudine.
Sabbato passato 21 del corrente il Sig. Abate Rini partì per Napoli, dove credo si fermerà in questa Està, raccomandatelo al Signore come anche me per le mie molte necessità et occupazioni.
Mi dispiace che la mano di suor Maria Serafica resti ancora impedita, sarebbe bene chiamare qualche chirurgo buono di coteste parti, per farla curare, e vedere se il male viene dalla mala commissura delle ossa, ò dal gonfiore per il quale si potrebbono fare delli bagniuoli ò altri fomenti; ditelo all’Abbadessa acciò che prenda questa risoluzione acciò che si facciano da canto nostro le diligenze necessarie, e del resto poi lasciar il tutto nelle mani di Dio. Salutatela assai con s. M. Lanceata, et tutte coteste religiose e pregate per me.
Roma, 28 Giugno 1704.

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1704 07 05 - AMBP - (A suor M, Lanceata sua sorella)

o ricevuto la vostra lettera del primo Giugno, e rispondo a’ capi brevemente per la scarsezza del tempo. La licenza per s. M. Serafica già l’ho mandata alcune settimane sono. La lettera che dite di haver mandata non l’ho ricevuta, e poi vi ho avvisato qualch’altra spesarella fatta per il diurno etc., le cose del processo le saprete dall’acchiusa lettera, che doppo letta la siggillarete, e la manderete.
Ho ricevuto la nota delle grazie concedute dal Signore per la sua Serva in quel fatto della colonna e del pozzo etc. che sono molto notabili. Laus Deo. Raccomando al Signore l’anima del Prencipe di Raffadale e di D. Geronimo Lapadura, e non scrivo al Sig. Prencipe figlio del morto per non havergli mai scritto: e però non è necessario.
Hora io ho parlato col nostro Medico e chirurgo sopra la mano di suor M. Serafica, e dicono che se veramente l’ossa sono state rimesse bene, per medicare i nervi ò altro che impediscono il moto, stimano bene di fare ciò che qui si prattica con molta buona riuscita: si piglia un castrato vivo e si fa una apertura (testo mutilo) nell’abdomene ò ventre, e subito vi si mette dentro la mano offesa dentro quelle viscere calde e vi si tiene una mezz’ora ò un’ora fino à tanto che cominciano le viscere à raffreddarsi; questo castrato può servire per 4 ò 5 volte, tornando a ricucire il taglio fatto all’animale vivo; questo anche si può fare con un pollo ò gallina, e questi animali non si contaminano, ma possono servire ad esser poi mangiati. Il nostro medico dice che potrà in questi caldi provar ciò una volta, ma doppo venute le prime pioggie e fatta prima una leggiera purga potrà per 12 ò 15 giorni la mattina et anche la sera fare questo medicamento di metter la mano nell’animale ò castrato ò pollo aperto vivo tanto quanto possa entrarvi la mano nelle viscere calde, perché con questa continuazione di medicamento potrà calmarsi il male e la gonfiatura. Parlatene col vostro medico, e secondo che egli vi indirizzerà, pratticate questo rimedio, almeno per prova per vedere che effetto fa. Vi saluto con le sorelle e pregate per me.
Roma 5 Luglio 1704.

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1704 07 12 - AMBP - (A suor M. Serafica sua sorella)

n questa settimana non ho havuto lettere da costà, e quello che qui si fa della causa della Serva di Dio, lo saprete dall’acchiusa per il Sig. Canonico Turano, al quale la manderete sigillata. Io fin hora ho dirizzate le lettere all’altre sorelle, che m’hanno scritto, perché so che le lettere sono comuni. Della vostra indisposizione ne scrissi l’altra posta qualche parere havuto qui da’ medici, solo mi resta à dire che la mano offesa che si mette nelle viscere ò abdomene dell’animale vivo, v’ha da esser posta tutta fino à tutto il polso, perché dalla parte del polso si dà il vigore à nervi della mano. Provate questo rimedio per far le nostre diligenze humane e sopra tutto raccomandiamo il tutto al Signore.
L’altro giorno m’incontrai col P. Procuratore Generale delle Scuole, il quale mi raccomandò la fabbrica del Collegio di Palma, perché va lenta, poiché vanno lenti i pagamenti.
Vi raccomando questo negozio à sollecitare ò la Signora Prencipessa ò i suoi ministri acciò che dieno quello che si deve et è necessario per proseguir questa santa opera, e ricordatevene sempre, perché sempre bisogneranno questi stimoli quando s’havrà da havere denaro.
Vi saluto con le sorelle e tutte coteste monache e pregate per me assai.
Roma, 12 Luglio 1704.

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1704 07 18 - AMBP - (A suor M. Serafica sua sorella)

n questa settimana non ho ricevuto lettere da costà, sì come né pure nella passata. Dall’acchiusa lettera vedrete tutto ciò che passa intorno alla causa della Serva di Dio. Siggillate la lettera e mandatela subito. Per complimento del pagamento dovuto al Notaro vi vogliono scudi romani cento trenta; a me pare che il vostro Monasterio dovrebbesi scommodare un poco à tal effetto, pagandoli esso, e perciò ve lo scrivo, e se mai non vi trovaste tanto denaro, potreste pigliarlo à prestito da qualche amorevole, con farne spedire subito la poliza in Palermo. Bisognerà esporre questo à Monsig. Illustrissimo che spero ve ne darà la licenza, onde altro non soggiungo, dicendovi che se non si paga il notaro non havremo il resto de’ processi, essendo in tutto 7 volumi, de’ quali ne habbiamo havuti già 3.
Scrivo la presente con intenzione di mandarla con la feluca del dispaccio, e perciò domane con la solita posta non scriverò, e così vi mancherà un ordinario delle lettere correnti per le consuete poste.
Questo è quanto m’occorre dirvi, pregate per me e vi saluto con le sorelle e tutte coteste religiose.
Roma 18 Luglio 1704.

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1704 07 26 - AGT (copia) - (A suor M. Serafica sua sorella)

n questa settimana ho ricevute 3 lettere da costà, una di suor M. Maddalena de’ 7 Giugno, e due vostre de’ 12 e 16 dello stesso mese et in prima infinitamente ringrazio il Signore dell’haver veduti vostri caratteri doppo tanti mesi; con che riconosco esser assai migliorata la mano.
Non lasciate però di far quel medicamento del castrato ò pollo etc. come vi scrissi, perché con l’aiuto di Dio potrà del tutto rimettersi nel suo vigore, come desidero. Ho letta la lettera di Monsig. sopra la stampa della vita della Serva di Dio, quale però spero havere presto. Della relazione poi della grazia fatta alla spiritata, copiata da suor M. Carità, ne ringrazio molto la stessa per la fatica presa nello scriverla e perciò gliene confesso molte obbligazioni. Nostro Signore esaudisca i miei desiderij di farla santa, et ella lo stesso preghi per me, perché Iddio è onnipotente per santificare i peccatori, come son io. Salutatela per me insieme con le altre due sue sorelle. Dell’altre grazie poi e concorso di gente alla Serva di Dio, ne lodo la Sua Divina Maestà, e voi pregatelo che per l’intercessione della stessa mi faccia misericordia.
Delli miei guai per questo ufficio della consulta, già ve ne ho scritto, e ringraziate Iddio che quella ciarla del Generalato costì sparsa, andò in fumo. Perché se fosse stata verificata, mi parebbe di tener un piede nell’inferno per la mia indegnità et insufficienza. Nella presente carica mi dà qualche sollievo che non è di cura d’anime come ancora dissi al Sig. Card. Colloredo. Non mancano però occasioni di peccare in essa. Ma pregate Iddio che mi perdoni gli errori fatti, e mi preservi per l’avvenire. Vorrei scrivere molto più, ma per questo mio ufficio, son carico di lettere et il solo pensare alle risposte mi sgomenta. Nella settimana passata vi mandai per la feluca del dispaccio una mia lettera raccomandata al P. Bernardino. Con essa v’era un’altra per il Sig. Canonico Turano, dalla quale havrete saputo quello che qui passa sopra i processi della Serva di Dio.
In ultimo vi saluto con le sorelle e tutte coteste Monache, chiedendovi sempre il suffragio delle orazioni.
Roma 26 Luglio 1704.

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1704 08 02 - AMBP - (A suor M. Serafica sua sorella)



on la vostra lettera de’ 28 Giugno intendo essere arrivate le lettere postulatorie trasmesse al Sig. Canonico Turano, del che ne ringrazio infinitamente il Signore. Sopra questa causa non m’occorre altro dire oltre lo scritto già per altre mie, aspettando la divina providenza per finire di pagare il Notaro con li scudi 130 per poter havere tutte le copie del processo.
Ho significato il vostro gradimento al fratel Andrea per gli Agnus Dei mandativi co’ servitori del Sig. Abate Rini, del quale non ne ho havuto più nuova doppo la sua partenza di qua. Mi dispiace dello sbaglio nella legatura del Diurno: se in Palermo havessero trovato in esso qualche foglio mancante, potrete rimandarlo, ò almeno significar il foglio che manca, per poterlo costà rimandare da qua.
Torno à raccomandarvi di far quel medicamento scritto per la vostra mano offesa, e ne aspetto l’avviso.
Circa i miei guai non ho che dirvi, se non che sono bisognoso assai delle vostre e comuni orazioni e raccomandatemi alla nostra Serva del Signore acciò che m’impetri una buona morte e presto se così piace al Signore.
Anni sono vi mandai molti libretti sciolti da me fatti stampare col titolo Breve Ristretto de’ Salmi, che comprende i versi d’orazione, in quelli contenute. Hora me ne trovo quasi affatto bisognoso, e però se ne havete alcuno, me lo potreste mandare per via del P. Bernardino, con domandarne però prima la licenza da Monsignore Ill.mo.
Avvisatemi qualche cosa della fabbrica del Collegio delle Scuole pie, e vi saluto con le Sorelle e tutte coteste religiose, e nostro Signore dia à noi tutti la sua grazia e misericordia.
Roma 2 Agosto 1704.

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1704 08 09 - AGT (copia) - (A suor M. Serafica sua sorella)

n questa settimana ho ricevute due, una vostra de’ 20 Luglio, e l’altra di suor M. Maddalena de’ 15 per le quali intendo le grazie concedute dal Signore per la sua Serva à quelle due povere donne delle spighe e del mento delle quali gliene do infinite lodi. Due buoni sacerdoti divoti della Serva di Dio si raccomandano con la loro casa alle vostre comuni orazioni, massime per un’inferma assai grave da molto tempo, che credo sia loro sorella, temendo della sua perdita per l’indirizzo della casa. Ve li raccomando tutti, e ricorrete alla Serva di Dio, acciò che interceda per essi. A quella persona poi che si chiama col nome di peccatore nostro Signore conceda la perfezione delle sue grazie, non essendo questa piccola grazia di farci conoscere le nostre miserie, e quello che siamo stati, e saressimo se con la potente sua destra non ci havesse aiutato e non ci aiutasse. Le mie orazioni sono così miserabili come è la persona che le fa. Con tutto ciò non lascerò di raccomandarla al Signore mettendola nel pelago della divina misericordia, e nel prezioso sangue di Giesù Christo.
Il nostro Padre Generale si chiama D. Tomaso Carafa Napolitano. Gli altri 3 Consultori sono D. Bartolomeo Ferro Ferrarese, D. Antonio della Maria Napolitano et D. Paolo Saracini Vicentino. Quanto poi all’ufficio di Consultore, questo consiste in assistere al P. Generale nelle risoluzioni più importanti, le quali dipendono da i più voti. Fra le quali vi sono l’elezioni di tutti i Superiori della Congregazione, che si rifanno ogni anno doppo Pasqua. E quest’elezione è il negozio più impicciato per me, non havendo io notizia de’ suggetti massime di Sicilia, che più particolarmente mi vien appoggiata, come consultore di quella provincia. Ho di bisogno d’orazioni acciò che il Signore m’aiuti, e mi dia pazienza, essendomi venuto oltre agli altri miei questo guaio di più. Pregatelo che mi faccia vedere e fare il suo santo servizio ch’è quello ch’importa, per non aggiungere nuovi peccati à vecchi.
Qui il Papa sta affogato nelli dispiaceri che sempre occorrono per queste guerre, e per alcuni intoppi havuti nello Stato ecclesiastico per queste occorrenze. E sta afflittissimo. E dà qualche timore anche la sua sanità, perché se gli sono seccate le gambe, che prima da molto tempo solea patire con gonfiazione e purga di humore, onde si teme che gli humori non prendono altra strada più superiore alle parti nobili dello stomaco e petto, quando prima calavano alle gambe. Vi scrivo questo per raccomandarlo al Signore nell’anima e nel corpo, perché in questi calamitosi tempi sarebbe una nuova disgrazia che venisse qualche Sede Vacante. Però presentemente egli assiste à negotij e cappelle et esse fuori di Palazzo etc..
Di nuovo mi raccomando alle vostre orazioni e di tutte e vi saluto nel Signore.
Roma 9 Agosto 1704.

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1704 08 16 - AMBP - (A suor M. Serafica sua sorella)

on havendo ricevuto lettere da costà in questa settimana, non m’occorre altro da dire, perché le cose della Serva di Dio sono restate come erano non havendosi havuti ancora tutti i tomi del processo, ma solo i 3 primi, perché non v’è il denaro da pagar il Notaro; et anche se questo vi fosse, se non v’è l’altro denaro per le altre fatiche di scritture, sommarij, etc. pure non potrei far proseguire la causa. Io credo che oltre i 130 scudi per il Notaro, vi vogliono almeno altri 400 scudi, ma perché le spese sempre crescono per varie occorrenze, io stimo che oltre la partita del Notaro, siano bastantissimi 500 scudi. Rimettiamo il tutto alla divina disposizione, mentre non vogliamo se non quello che vuole Iddio. Il Papa la vigilia della Madonna al tardi andò à visitare S. Maria in Trastevere, che è titolo di Cardinale e la più celebre della Madre di Dio doppo S. Maria Maggiore, e poi ieri mattina à 12 e mezzo andò à S. Maria Maggiore per tenervi cappella alla Messa solenne cantata da un Cardinale con l’assistenza del S. Collegio.
Resta che mi raccomandi sempre alle vostre orazioni e di tutte coteste religiose per il bisogno che ne ho anche per questo ufficio particolare per l’anima, faticoso per il corpo, e delicato per non haver disgusti ò darli senza necessità. E vi saluto tutte.
Roma 16 Agosto 1704.

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1704 10 18 - AMBP - (A suor M. Maddalena sua sorella)

o ricevuto la vostra lettera de’ 13 Settembre e ringrazio Iddio che suor M. Serafica si sia levata da letto il giorno della Natività della B. Vergine, salutatela da mia parte com’anche suor M. Lanceata, che à quest’hora starà fuori delle tribolazioni del suo ufficio; ogni cosa ha fine, fuorché l’eternità.
Circa la vita della nostra Serva di Dio, lo stile qui osservato è bellissimo divoto e nobile, e piacque assai à chi lo vidde. Se poi vi pare che sia mancante di molte azioni di essa, non ve ne prendete fastidio perché dopo la prima vita in ristretto, se ne possono far altre più copiose sopra i processi quando sarà introdotta la causa in Sagra Congregazione, e questo non è cosa nuova, perché il Sig. Sottopromotore della fede disse à me et al Sig. Canonico Turano che per maggior cautela si poteva far per hora un compendio della vita di questa Serva di Dio, riservando poi à scriverla più copiosa appresso, e ci disse d’un tal Servo ò Serva di Dio, che non mi ricordo, che egli ne haveva 3 ò 4 vite differenti. Sicché sopra questo punto quietatevi, che almeno per hora basta così, se Dio vorrà altro in altro tempo, inspirerà à farlo.
Mi dispiace che la fabbrica delle Scuole pie sia restata come la torre dell’Evangelio, di quello che coepit aedificare etc. nondimeno spero in Dio che non resterà abbandonata; fate da canto vostro ogni ufficio d’andar ricordando alla Signora Prencipessa il suo dovere, perché se il denaro non v’è hoggi, entrarà in un altro giorno, e così bisogna sempre ricordarle quest’opera pia con ogni calore. Pure del vostro legato, fate le diligenze già cominciate, per haverlo almen tardi al solito.
Vi raccomando l’anima del P. D. Nicolò de’ Bagni, ch’era moribondo nella posta passata; questo buon religioso è morto di 46 anni con disposizioni invidiabili di religiosità e rassegnazione nel divino volere, et io gli ho una santa invidia. È morto pure il Cardinal Carlo Barberino pronipote d’Urbano 8°. Era egli il più anziano del Sagro Collegio et è stato Cardinale più di 50 anni. Pregate per l’anima sua, credo ch’hora vachino da 18 luoghi del S. Collegio. Del resto pregate per me, e tutte vi saluto.
Roma 18 Ottobre 1704.

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1705 05 02 - AMBP - (A suor M. Serafica sua sorella)

endo molte grazie à Nostro Signore della vostra lettera de’ 30 Marzo ricevuta in questa posta per la licenza ottenuta da Monsignore di potersi servire del denaro delle vostre riserve per la causa della nostra Serva di Dio: in cui spero che nell’altra posta riceverò la prima poliza rimandatavi per le vostre instanze, perché come vi scrissi, la tornarete à mandare per esiggere il denaro, com’anche manderete la 2° poliza per maggior cautela. Io spero che non trovaremo difficoltà ad esiggerla tutto che saranno passati quasi tre mesi doppo l’accettazione del negoziante, rimettiamo il tutto nelle mani del Signore. Certo è che per tutto Maggio bisognerà far altro sborso di denaro al Procuratore, perché havrà finite le prime sue fatiche che faranno una buona somma, per tutto il presente mese di Maggio come vi scrissi con la posta passata.
Quanto alle calamità comuni di cotesti paesi, non resta che far ricorso alla misericordia di Dio, com’anche farò io tutto che indegnissimo: e torno à ricordarvi ad insistere acciocché si seguiti la fabbrica delle Scuole pie, giacché la Signora Prencipessa mi scrive che i fondamenti sono alzati più d’una canna, e che si seguirà la fabbrica; se questa si continuerà con calore, prima servirà al servizio di Dio in cotesta terra, e poi anche per aiuto de’ poveri, i quali con l’opera del fabbricare potranno havere il denaro più corrente, ò formento per sostentarsi in tanta carestia, e così come si suol dire, si farà un viaggio e due servitij.
Per hora non m’occorre dir altro, se non raccomandarmi molto alle vostre e comuni orazioni, com’anche i bisogni della Christianità che tutta sta in un fuoco di guerra, giustamente meritata da’ nostri peccati.
Vi saluto tutte nel Signore.
Roma 2 Maggio 1705.

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1705 07 18 - AMBP - (A suor M. Serafica sua sorella)

n questa settimana non ho havuto lettere da costà, spero haverne nell’altra piacendo à Dio.
Vi scrissi nella passata che mandaste una copia della licenza ottenuta di star nel Monasterio di Camerata quella Signora di Moncada: hora vi scrivo che non è necessario questo, perché havendone parlato coll’Agente di Monsignor Vescovo, egli fatta diligenza in Segreteria della Sagra Congregazione ha trovato che à 29 Maggio di questo anno fu concessa à quella Signora la facoltà solo per un anno, onde è stato sbaglio il credere altrimenti. Il sudetto Sig. Agente à mia instanza s’è informato che per via di breve la Signora Prencipessa di Butera potrà havere la facoltà di dimorar costì senza limitazione di tempo con due persone che la servino, ma per questo breve vi vorranno venti scudi romani in circa. Scrivo questo acciò che sappiate che se detta Signora vuole liberarsi dalla briga di rinnovar ogni anno la licenza, non v’è altra strada se non per via di breve come dissi.
S’ella comanderà, lo stesso Agente farà subito spedire il breve, onde potrete voi significarmi la sua volontà, ò farla sapere à Monsignore acciò che egli commetta ciò al suo Agente.
Del resto quanto alla causa della nostra Serva di Dio, Monsig. Segretario della S. Congregazione nella settimana passata non parlò al Papa per il consenso della ponenza in persona del Sig. Cardinale Colloredo: ma ne dovea parlare in questo mercoledì; fin’à quest’hora non so se ne habbia parlato, credo di saperlo prima di sera ma non sarà forse à tempo per scriverlo in questa, nell’altra posta spero farlo con la grazia di Dio, à cui mi raccomanderete con le sorelle e coteste religiose, quali saluto.
Roma 18 Luglio 1705.

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1705 08 01 - AMBP - (A suor M. Maddalena sua sorella)

o ricevuto la vostra lettera de’ 25 Giugno, ma non ho ancora ricevuto risposta da Monsignore della mia lettera scrittagli sopra la causa della nostra Serva di Dio. Dalla venuta costà del Sig. Turano, se piace à Dio, intenderemo più distintamente qualche cosa sopra le lettere postulatorie, senza le quali il Procuratore non può finire le sue scritture.
Quanto all’esposizione del SS. Sagramento in pubblica udienza, non intendo che volete dire per queste parole pubblica udienza, se ciò è lo star esposto sopra l’altare, questo si prattica anche nelle chiese delle monache, ma però senza le 40 hore, non concedendosi queste alle chiese di monache, non so che dire altro sopra questo punto. Il nuovo Imperatore si chiama Gioseppe figlio del morto ch’era un Signore assai pio e Christiano. Non vi so dire altro sopra il fratello della Signora Prencipessa di Butera perché non soglio leggere gli avvisi, né vo à caccia di nuove. Del resto pregate per me e vi saluto con le sorelle e tutte coteste religiose.
1 Agosto 1705.

Doppo d’havere scritto la presente, mi capita una del Sig. Turano fresca de’ 19 Luglio, venuta con la feluca del dispaccio, con la quale mi dice che Monsignore desidera che tutti gli scritti della nostra Serva di Dio siano conservati in cotesto Monasterio sotto due chiavi, e per conseguenza anche le lettere originali sue à me scritte, e da me consegnate al sudetto Sig. Turano. Io approvo assai questa risoluzione, e perciò havutane già la licenza del nostro P. Generale, vi dico che tutte le lettere da me consegnategli restino nel vostro Monasterio con tutti gli altri scritti della stessa Serva di Dio, e di questo mio consenso ne potete far certificare lo stesso Sig. Turano per mezzo del vostro P. Confessore ò della M. Abbadessa e scrivetemi quando vi saranno mandate per mia maggior quiete d’animo.
Dalla lettera dell’accennato Sig. Vicario Generale comprendo non esservi molta disposizione in Girgenti per la causa della Serva di Dio, e per conseguenza poca speranza d’havere le lettere postulatorie da Prelati, Città e Viceré. Se lor altre costì vedono che di questo non si fa cosa alcuna, bisognerà raccomandare assai il negozio à nostro Signore per vedersi con poca apertura. Se vi paresse per mezzo delle Monache del Cancelliere di Palermo farne parlare al P. Abate di S. Martino, se volesse egli procurare queste lettere, forse sarebbe à proposito.
Per la formola delle lettere, bastarà ricercarle dal Sig. Turano perché egli l’hebbe qui. Però avvertite à tener segretamente questo avviso, et à non far passo alcuno senza saputa di Monsignore; il P. Confessore destramente potrebbe sapere dal Sig. Turano se veramente si procurano queste lettere e trovando che nò, all’hora potrebbe destramente insinuargli, se Monsignore si contentaria che si procurassero per altra via. suor M. Serafica potrà confidare tutto questo al P. Confessore, e poi indirizzar le cose con prudente destrezza, e sopra tutto raccomandiamo l’affare al Signore e riverite da mia parte lo stesso P. Confessore.

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1705 08 07 - AMBP - (A suor M. Maddalena sua sorella)

o ricevuto la vostra lettera del primo di Luglio e quanto alla scuola de’ PP. delle Scuole pie, spero in Dio si sia rimediato, havendone parlato col P. Procuratore Generale loro, che mi disse s’havrebbe mandato l’ordine; avvisatemi del seguito.
Quanto alla causa della nostra Serva di Dio, à dì 6 di questo mese ho fatto un ordine al Procuratore di scudi 123 e baiocchi 68 per saldo della visura del grosso Processo sopra la santità, virtù e miracoli della Serva di Dio, qual processo è di fogli 5592 e perciò importa scudi 223 e baiocchi 68, de’ quali prima egli n’havea havuto scudi 100, sicché questa partita della detta visura è saldata e restano al banco di S. Spirito circa scudi 66 quali serviranno per l’altre spese della scrittura e sommario e visura del processo de non cultu. Ma questo resto non basterà à tutto e perciò è necessario far ogni diligenza di vendere il vino raccolto per la Serva di Dio, con mandar subito il denaro con la dovuta licenza di Monsignore; vi raccomando questo negozio per la necessità di far i pagamenti à tempo.
Del resto il Procuratore non può finire la sua scrittura e sommario senza le lettere postulatorie del Viceré, Prelati e Città di cotesto Regno. In Girgenti non pare che si attenda à cercar queste lettere, per qualche riscontro che ho, tanto più che Monsignore non ha risposto alla mia lettera. Io non so come si sia raffreddata questa facenda: i giuditij di Dio sono imperscrutabili, però fin’à tanto che non sappiamo il divino volere, dobbiamo prima raccomandare questo negozio assai al Signore con speciali orazioni di tutto cotesto Monasterio come farà caldamente fare la M. Abbadessa: e poi per tentare i mezzi humani non vedo presentemente altri che possa procurare queste lettere se non il P. Abbate di S. Martino di Palermo, ò la Città di Girgenti. Si potrebbe far parlare al P. Abbate dal P. Bernardino perché la cosa consiste più in diligenze, non essendovi necessaria spesa; ò veramente si potrebbe trattare con li Giurati di Girgenti per mezzo del Sig. Abbate Rini. Come dissi questa cosa non richiede altro che un poco di cura di scrivere ò parlare col Viceré, Prelati e Città per haver loro lettere secondo le formole date qui al Sig. Turano dal Procuratore; è ben vero che tutto questo maneggio bisogna farlo col consenso di Monsignore per sapere la sua volontà et intenzione acciò che non paia di diffidare di lui. Se il P. Confessore vostro potesse con qualche pretesto andar in Girgenti potrebbe à bocca informarsi del tutto dal Sig. Turano, e dal Sig. Abate Rini, e poi concludere quello che si deve fare. Il mio desiderio sarebbe che questa causa fosse introdotta in S. Congregazione, perché fatto questo, poi si potrebbe far pausa fin’à tanto che Dio disponga di procedere avanti. Altrimenti resterà la cosa imperfetta senza haver concluso questo primo passo, restando hora le cose à mezz’aria. Saputa la loro risoluzione, se bisognerà procurerò io per mezzo de’ nostri Padri di Madrid d’ottenere una postulatoria anche del Re di Spagna; questo è quanto m’occorre dire sopra questo negozio. V’è di bisogno d’orazione, e confido nel Signore che per strade à noi incognite se sarà sua volontà, farà tirar innanzi questa opera. Vi saluto con le sorelle e coteste religiose, quali saluto tutte nel Signore.
Roma 7 Agosto 1705.

Mando la presente al P. Bernardino con la feluca del dispaccio; quando havete da scrivere cose di premura, potete mandare le vostre lettere allo stesso Padre, che me le manderà pure con la feluca del dispaccio, che parte ogni settimana da Palermo. Con la posta solita di domani non vi scrivo, perché basta questa lettera.

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1705 08 22 - AMBP - (A suor M. Serafica sua sorella)

o ricevuta una vostra de’ 17 Luglio con la relazione della grazia ricevuta dal Signor Duca di S. Giovanni, e della sua venuta costà, e di tutto ne ringrazio Nostro Signore autore e fine d’ogni bene.
Quanto alla grazia sudetta, ho mostrata la relazione al Procuratore, il quale dice che in essa apparisce una grazia singolare, ma per conto di miracolo, non apparisce per mancanza delle circostanze necessarie per conoscere la loquela di un muto; egli m’ha promesso darmi alcuni capi per interrogare il medico e familiari di detto Signore dalle cui risposte si potrà haver miglior notizia del fatto s’è stato miracoloso, quando me li darà ve li manderò.
Del resto intorno alla causa qui non si può andar avanti senza le lettere postulatorie, delle quali già v’ho scritto più volte, rimettiamo il tutto nelle mani di Dio acciò che egli faccia quello ch’è di sua gloria. Procurate ancora la vendita del vino, perché si possa trovar anticipatamente qui depositato il denaro necessario.
Monsignor Bottini Procuratore della Fede et assai divoto della nostra Serva di Dio ha havuto un accidente di gotta, e se bene pare che stia un poco meglio, però l’età sua di 85 anni fa molto temere della sua vita. Raccomandatelo al Signore prima per l’anima e poi per il corpo.
Qui sono alcuni che s’hanno fatto venire le vite di s. M. Crocifissa, vedendo che non v’era modo d’haverle qui. Ve lo scrivo per ringraziarne il Signore; in S. Andrea della Valle de’ nostri PP. hanno letto à tavola questa vita senza mia saputa prima, et è riuscita di gran sodisfazione di tutti. Laus Deo.
Mi raccomando alle vostre orazioni e delle sorelle e di tutte coteste religiose quali saluto nel Signore.
Roma 22 Agosto 1705.

Ho mandato al P. Bernardino un libretto dell’Historia del testamento vecchio e novo, con figure per mandarvelo; qual libro è permesso e non è proibito, io l’ho mandato franco di nolo, e la spesa d’esso come anche della compera del libro non va à conto vostro, giacché dal vostro Monasterio ho ricevuto li 4 libri delle lettere et li 5 libretti de’ Salmi, volendo io compensare in qualche modo la spesa fatta dal Monasterio per questi libri mandatimi, essendo voi tutte religiose.

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1705 09 12 - AMBP - (A suor M. Serafica sua sorella)

o ricevuto una vostra de’ 3 Agosto con la notizia di quelle 2 grazie ottenute à Naro per l’intercessione della nostra Serva di Dio, come l’avviso anche dell’essersi di lei parlato nel libro stampato a Messina e ne ringrazio il Signore. Quanto alle lettere postulatorie v’ho scritto altre mie lettere, e ne aspetto le risposte, solo qui replico che senza queste lettere qui non si può camminar innanzi. Io non torno à scrivere à Monsignore perché né alla mia lettera di dar licenza d’esser mandato il denaro delle vostre riserve, né alla seconda in cui lo raguagliava di quello che qui s’era fatto, egli ha mai risposto, e non so la causa. Circa il vino procurate di venderlo presto tutto e mandarne qui il denaro con licenza di Monsignore perché le spese sempre crescono, e quando non si trova pronto il denaro le cose si raffreddano.
Sarebbe bene che la M. Abbadessa domandasse à Monsignore consiglio e licenza di domandar altre vostre riserve dalla Signora nostra Nipote per esser qui mandato il denaro per la causa della Serva di Dio, essendo meglio andar raccogliendo à poco à poco ciò che bisogna per questa prima introduzione, che poi tutto in una botta chiederlo ed ottenerlo. Quando Monsignore ne sarà richiesto dalla M. Abbadessa se ciò stima bene, egli non si potrà offendere, mentre tutto si rimette al suo consiglio e volontà. Mi dispiace assai che le vite e le lettere siano restate sepolte in Girgenti, ma bisognerà raccomandar questo negozio e tutta questa causa à Dio benedetto, fiat voluntas eius.
Domenica mattina 6 del corrente andai al Papa dal quale hebbi grata udienza, e gli parlai della causa della nostra Serva di Dio in ordine à far il Cardinal Ponente, e con questa occasione volle informazione di detta Serva di Dio, et intendendo da me ch’era già stampata la vita, e poi anche le lettere, mostrò gusto di vederle, e m’ordinò che gliele mandassi, e perché io replicai che per le lettere mi dasse tempo, per farle meglio legare, essendo mal legate; non volle, ma m’ordinò che le mandassi come l’havea, e così gli ho mandata la vita legata in oro come la mandaste da costà, et un libro delle lettere, quali credo che hora siano in sue mani. La providenza di Dio ha disposto che il Papa havesse questi libri quando meno vi pensava, perché non volea che gli fossero portati appostatamente, e così hora egli gli ha prima domandati, e così gli saranno più grati. Deo gratias.
Mi raccomando alle vostre orazioni e delle sorelle e di tutte coteste religiose quali saluto nel Signore.
Roma 12 Settembre 1705.
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Vi raccomando in buona congiuntura di ricordar alla Signora Nipote il nostro legato, perché al solito sempre poi si tarda molto ad haverlo. Potrete far avvisare il Sig. Canonico Turano, che la vita da lui scritta è pervenuta nelle mani del Papa, il quale credo che l’habbia cominciata à leggere, perché detto Vicario Generale ne havrà contento.

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1705 09 19 - AMBP - (A suor M. Maddalena sua sorella)

o ricevuta la vostra lettera de’ 12 Agosto, ma quasi aperta perché l’ostia non era attaccata che nel suo orlo, e ve l’avviso acciò che stiate più attenta per levar ogni occasione di leggere le nostre lettere.
Ringrazio nostro Signore della buona volontà data à Monsignore per le lettere postulatorie nel tempo in cui eravamo imbarazzati per questo affare; io sono andato à S. Maria Maggiore per ringraziarne Dio benedetto, e poi la B. Vergine per cui intercessione credo sia spianata questa difficoltà. Resta che sollecitate d’havere le sudette postulatorie, perché come ho scritto più volte, qui non si può camminare innanzi senza di esse. Non so se vi scrissi la settimana passata che Monsignor Bottini Promotore della Fede che sta ancora non ben rihavuto dal suo male tutto che in età decrepita, mi mandò à domandare la vita di s. M. Crocifissa, et io stesso gliela portai. Ve l’avviso per vostra consolazione e per ringraziarne il Signore e vi ricordo di far dire al Sig. Vicario Generale che mandi qua quanto più presto può qualche balla di vite e lettere della Serva di Dio.
Al R. P. Confessore farete divotissima riverenza da mia parte con raccomandarmi alle sue sante orazioni, e ringraziarlo del suo ufficio interposto per le accennate lettere postulatorie.
Un nostro Padre assai buon religioso da Genova mi scrive d’haver havuto la vita e lettere di Crocifissa da me mandategli con sua consolazione, e desidera d’esser assai raccomandato alle orazioni di cotesto Monasterio per causa assai importante di servizio di Dio; pregatene la M. Abbadessa, quale riverisco, acciò che faccia fare questa carità. Godo poi in estremo dell’affezione che la nostra Serva di Dio portava al Sig. Cardinale Colloredo: per la cui destinazione per Ponente di questa causa ne parlai, (come ho già scritto) al Papa, e credo che l’havremo; è bisognata questa straordinaria diligenza perché v’era occorso uno sbaglio, per lo quale havressimo havuto un altro Cardinale, ma la cosa per grazia di Dio è accomodata, e fra breve speriamo in lui d’haver il decreto della Ponenza nell’istesso Sig. Cardinale Colloredo, col quale già mi trovava d’haverne prima parlato; raccomandatelo al Signore sempre.
Sto aspettando l’orazione di S. Caterina di Siena datavi da Crocifissa, nella forma stessa come ella ve la diede, e desidero sapere se la compose essa, o l’hebbe d’altri. Havutala poi l’accommodarò secondo il Signore m’aiuterà; è ben vero che non si dovranno mettere queste orazioni in Sagristia o altro luogo pubblico, per che poi non siano d’ostacolo al processo de non cultu, ma solo potranno esser tenute e recitate privatamente dalle persone divote. Mi raccomando alle vostre orazioni e delle sorelle e di tutte coteste religiose, e raccomandatemi alla nostra S. Sorella avanti il suo sepolcro secondo la mia intenzione, e vi saluto tutte.
Roma 19 Settembre 1705.

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1705 09 26 - AMBP - (A suor M. Serafica sua sorella)

n questa settimana non ho havuto lettere da costà, però ne ho havuta una per via del dispaccio del P. Bernardino de’ 12 del cadente, nella quale m’avvisa della sanità ricuperata da Ferdinando M. del che tutti ne ringrazieremo Iddio.
Ho inteso che da persona della famiglia del Papa s’è saputo ch’egli sta leggendo la vita di suor M. Crocifissa, ve lo avviso per vostra consolazione e per lodarne Iddio benedetto. Queste vite sempre più mi sono domandate, io non so che fare, sempre dico d’havere scritto costà per mandarne qua, e mai si vedono comparire; tornatelo à scrivere al Sig. Turano acciò che procuri mandare subito queste vite. Del resto mi raccomando alle vostre orazioni e delle sorelle e coteste religiose, com’anche una persona che molto si raccomanda alle loro orazioni, di che pregatene la madre Abbadessa, la quale riverisco.
Roma 26 Settembre 1705.

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1705 10 03 - AMBP - (A suor M. Serafica sua sorella)

n questa settimana ho ricevuto due lettere, una di s. M. Lanceata de’ 18 Agosto, e l’altra vostra de’ 26, e ringrazio il Signore dell’avviso della grazia ricevuta da quell’huomo di Naro, che portò costà le 20 salme di formento in ricognizione dell’intercessione della sua Serva in questa grazia.
Ho comperati i due occhiali per la sudetta nostra sorella, e con la sua cassa li manderò con prima commodità piacendo à Dio, e mi son servito di quel denaro che restava à conto vostro, ritenendo il resto per altre occorrenze.
Son andato à librari per comperare il libro desiderato dal vostro P. Confessore, ma non l’ho trovato, mi disse però il libraro che lo aspetta, onde venendo lo comprerò col denaro dell’onza datami dal Sig. Sciabarasi, come vuole la M. Abbadessa.
Mi sono informato se un Regolare possa esser confessore ordinario di Monasterij, e m’è stato detto in Segreteria della Congregazione de’ Vescovi e Regolari, che la stessa Sagra Congregazione dà questa facoltà à Vescovi ad triennium, quando però il Vescovo ne fa instanza col motivo d’havere scarsezza di Preti Secolari idonei à questo ministerio.
Godo in estremo che la Sig. Prencipessa di Butera si sia compiaciuta dell’avviso datole del breve, e quando ella l’ordinerà, l’Agente di Monsignore lo farà spedir subito, e da canto mio non lascerò mai di fare tutto quello che posso per servirla come devo, riverendola profondamente per hora.
Quanto all’indulgenza per la festa della Croce in occasione del ... (illeggib.) del SS. Crocifisso, io la procurai, ma non si poté ottenere, perché queste indulgenze hora vanno più ristrette.
Ho significato al fratel Andrea l’aggradimento vostro degli Agnus Dei, e n’è rimasto assai contento; pregate per lui, acciò che il Signore lo faccia santo. Intendo poi ch’havete mandato il libro al Sig. Turano, ma alla mia lettera congiuntagli, egli non m’ha risposto, ma mi basta che il libro gli sia capitato, perché è di molto utile à Superiori Ecclesiastici e Confessori. Delle cose della causa della nostra S. Sorella, hoggi credo s’havrà il placet del Papa per il Cardinal Ponente, perché per varij impedimenti prima non è stato alla sua udienza Monsig. Segretario della Congregazione de’ Riti; appresso v’avvisarò, se piace à Dio, l’esito. Circa le postulatorie, le vite e le lettere stampate, non occorre dir altro, havendo tante volte scritto sopra questa materia.
Resta à cura loro di sollecitar tutte queste cose, perché il Procuratore non può camminar avanti senza le lettere postulatorie, e la divozione di molti che desiderano la vita e le lettere stampate non può sodisfarsi senza d’esse.
Avvisatemi qualche cosa della fabbrica del collegio delle Scuole pie per mia consolazione e vi saluto con le sorelle e tutte coteste religiose e pregate per me.
Roma 3 Ottobre 1705.

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1705 10 10 - AMBP - (A suor M. Serafica sua sorella)

o ricevuto una vostra de’ 4 Settembre, con l’acclusa del Sig. Vicario Generale Turano, e ringrazio Iddio della buona disposizione di Monsignore per havere le lettere postulatorie: sopra qual materia attenderò altri vostri avvisi, mentre io non ho ricevuto lettera fresca del Sig. Turano, come pare ch’egli accenna nella sua. Rimettiamo il tutto nelle mani del Signore.
Sabbato passato 3 del corrente il Papa diede il suo placet per la ponenza del Sig. Card. Colloredo à Monsignor Inghirami Segretario della Sagra Congregazione il quale m’ha promesso mandarmi questa sera il decreto fino à Casa. Havutolo lo porterò al Signor Cardinale e v’avvisarò appresso piacendo à Dio quello che si farà.
Il Sig. Pellegrini Procuratore havendo letta la relazione del Sig. Duca di S. Giovanni, la stimò assai breve et oscura per conoscere se veramente erano stati miracoli quelli operati nel suo figliuolo, e perciò per haverne una notizia più distinta e particolare ha fatto un foglio d’interrogatorij, per sapere tutte le circostanze di queste grazie havute. Per questo per hora non vi vuole processo, ma solo una persona intelligente et accurata che s’informi privatamente dal medico e dalle persone della famiglia di detto Signore di quelle cose notate in questo foglio, et havutene le risposte, poi mandarle à voi, che le mandarete poi à me per darle al Sig. Pellegrini et intendere il suo parere. Credo che vi manderò qui accluso il suo foglio, quanto però à trovar persona amorevole che voglia far le sudette diligenze in Palermo, mi rimetto à voi. Se il P. Bernardino volesse abbracciar questa cura credo che sarebbe buono, altrimenti bisognerà che trovate persona capace e divota della Serva di Dio che ciò faccia, onde lascio questa cura alle vostre orazioni e risoluzioni. Quanto alla raccomandazione che fate del nostro P. Mainardi che sta in Siracusa, non lascerò quanto porta il dovere e mio ufficio di servirlo nell’occasioni che verranno. Del resto mi raccomando alle orazioni vostre e delle sorelle e di tutte coteste religiose, le quali tutte saluto nel Signore.
Vi ricordo di sollecitar il Sig. Turano à mandar qua delle vite e lettere della Serva di Dio, per le continue instanze che ne vengono fatte, massime della vita. Se il Sig. Pellegrini non manda à tempo gli articoli per mandarli con questa, li manderò nella posta seguente, e questa mia lettera servirà per instruzione di quello che s’ha da fare senza replicar questa materia. (10 Ottobre 1705).

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1705 10 17 - AMBP - (A suor M. Serafica sua sorella)

n questa settimana non ho havuto lettere da costà. Vi mando qui acclusi gli articoli sopra le grazie ricevute dal figlio del Sig. Duca di S. Giovanni sopra i quali v’ho scritto à bastanza nella posta passata, resta che trovate persona habile in Palermo per prendere queste informazioni privatamente senza comparsa in tribunale ecclesiastico. Di questi articoli fatene fare copia, acciò che ne resti costì una, con mandar questo originale in Palermo, quale pure fatevelo ritornare per rimandarlo qua con le risposte. Questa settimana ho portato il decreto della ponenza al Sig. Cardinale Colloredo, che benignamente l’ha abbracciata; egli destinerà un Teologo per la revisione de’ scritti della Serva di Dio. Parlando sopra questa materia col Sig. Pellegrini Procuratore, m’ha detto che conservino costì tutte le scritture anche private sopra la Serva di Dio, per esempio il registro fatto dal Sig. Arciprete delle grazie ricevute per la Serva di Dio, tutti i notamenti delle parole che ella diceva ne’ Ratti, e scritti delle monache, e tutte le sue lettere e cartuccie e libretti di sua divozione etc. perché quando i processi anderanno al Promotore della Fede, trovandovi in essi citate queste cose, forse vorranno vederle, e bisogna trovarle pronte, altrimenti s’incontrerebbe qualche intoppo, se domandandole, non si presentassero, e perciò v’incarico à tener conto d’ogni minuzia, e non perderla, acciò che poi scrivendovi à suo tempo, si trovi pronto ciò che sarà domandato. Vi raccomando à farvi nescire nel Monasterio tutte le lettere originali della Serva di Dio anche quelle scritte à me, e tenerle ben custodite sotto due chiavi, come vuole Monsignore, e se ancora non sono venute, scrivete al Sig. Turano per mandarle subito. Ho ricevuto la scatola delle figure della Serva di Dio, quali per levarmi ogni scrupolo, le terrò à nome del vostro Monasterio per dispensarle à persone divote della Serva di Dio, come cosa propria del vostro Monasterio.Il P. Bernardino m’ha raccomandato una sua nipote di costì per farla nominare in occasione di vacanza dalla Signora Prencipessa di Scordia per una delle 12 monache di cotesto Monasterio. Io ho fatto questa raccomandazione à detta Signora e la fo anche caldamente à voi per quanto ciò sarà possibile parendomi opera di carità; del resto pregate per me con le sorelle e coteste religiose quali tutte saluto nel Signore. Roma 17 Ottobre 1705.

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1705 11 14 - AMBP - (A suor M. Serafica sua sorella)

o ricevuto una vostra de’ 9 Ottobre con la lettera di Monsignore alla M. Abbadessa, dalla quale cavo la sua attenzione continuata sopra le cose della Serva di Dio, e sopra le lettere postulatorie; ne sia sempre lodata la bontà di Dio. Al vostro R. P. Confessore forse scriverò appresso, non potendo hora, per cooperarmi da canto mio che stia costì di buon cuore. Ho memoria del libro da lui desiderato, quale s’aspetta, e venendo lo manderò piacendo à Dio.
Ho significato al P. Procuratore Generale delle Scuole pie il denaro mandato dalla Signora Nipote per il proseguimento della fabbrica loro costì, et insieme gli ho raccomandato à far ripigliare le scuole; e m’ha detto che a quest’hora saran ricominciate, perché il P. Provinciale da Palermo gli havea scritto che ad Ottobre havrebbe fatta mutazione di suggetti à questo fine; m’ha detto anche che di nuovo havrebbe raccomandato questo affare. Voi avvisatemi in che stato hora si trovano le cose, e se si son ripigliate le scuole.
Ho trovate due lettere del Sig. Turano, una del mese d’Agosto sopra l’arrivo del libro mandatogli, e l’altra di Ottobre, in cui dice che si mandano qua 50 vite, e 50 libri delle lettere della Serva di Dio; questa risposta qui acclusa mandategliela sigillata quanto prima potete.
Ringrazio il Signore della nuova raccolta di musto, e torno à ricordarvi di mandar qua il denaro cavato dal vino venduto, perché è meglio à poco à poco mettere il denaro al Banco di S. Spirito, che poi cercarlo tutto in una volta per il bisogno.
Il Sig. Cardinale Colloredo, Ponente, non ha dato ancora à rivedere gli scritti della Serva di Dio, perché insorse una difficoltà se bisognava far questo doppo l’introduzione della causa, ma il Procuratore l’ha superata, onde nella prima Congregazione, che sarà in questo mese, se ne parlerà in essa, e così il Sig. Cardinale Ponente farà la sua commessione.
Mi raccomando alle vostre orazioni, delle sorelle e di tutte coteste religiose che saluto, facendo riverenza al Sig. Arciprete et al P. vostro Confessore.
Roma 14 Novembre 1705.

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1705 11 21 - AMBP - (A suor M. Serafica sua sorella)

o ricevuto la vostra lettera de’ 20 Ottobre con l’avviso della malattia di suor M. Lanceata e suo miglioramento e sempre dobbiamo lodare e ringraziare il Signore tanto nelle cose avverse quanto nelle prospere, giovandoci colla sua grazia e l’une e l’altre per conseguire l’eterno amore di lui nella beatitudine eterna; salutatela da mia parte e raccomandatemi alle sue orazioni, e starò aspettando altro avviso della risoluzione d’entrare nel Romitorio. Credo che a quest’hora havrà ricevuti gli occhiali da me mandatile in una lettera dirizzata al P. Bernardino; e ditele che per gli occhi oltre il rimedio dettole dell’acqua vita, me ne è stato insegnato un altro, cioè di lavarsi gli occhi con acqua calda sopportabile almeno due volte il giorno, bagnandoli da 12 ò più volte per ciascuna applicazione. Io l’esperimento assai buono per grazia di Dio perché essendomi ritornate quelle nuvole nere avanti gli occhi, ho pratticato e prattico questo rimedio facile con profitto.
Dalla lettera del Sig. Turano al vostro P. Confessore intendo essersi già mandate le vite in Palermo e le lettere postulatorie esser già ben incamminate, e ne ringrazio il Signore com’anche della providenza mandata à cotesto Monasterio delle onze 50 per mano di Monsignore. Nostro Signore non abbandona quando è opportuno à sua gloria, e l’ha fatta in tempo tale che fa credere esserci stata l’intercessione della sua Serva. Godo che si sia cominciata la fabbrica delle Scuole pie, e ve la raccomando assai per aiutarla con le vostre orazioni, et esortazioni alli Ministri della Signora Nipote per venirne à capo piacendo à Dio. Riverisco il P. Confessore vostro e molto lo ringrazio del suo ufficio per la causa della Serva di Dio in Girgenti, e mi raccomando alle sue orazioni, com’anche alle vostre e delle sorelle e di tutte coteste religiose, le quali saluto nel Signore.
Roma 21 Novembre 1705.

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1705 11 29 - AMBP - (A suor M. Maddalena sua sorella)

o ricevuta la vostra lettera de’ 26 Ottobre con l’orazioni et antifone fatte dalla nostra Serva di Dio per S. Caterina e S. Teresa; quella di S. Caterina è alquanto diversa da quell’altra da voi accommodata, ma in haver un poco di tempo cercarò nel libretto di devozioni scritte di sua mano, che mandastevo à me doppo la sua morte, et io conservo; per vedere se v’è qualch’altra mutazione: e poi vi scriverò piacendo à Dio. Godo anche di quel rosario accennatomi, ma scrivete se ha da esser di 15 poste, ò di cinque, tratanto ditelo qualche volta per me acciò che il Signore m’aiuti in tutte le mie necessità e particolarmente nell’hora della morte.
Le vite della Serva di Dio fin’hora qui non sono venute, forse per i cattivi tempi ciò è provenuto, fiat voluntas Domini.
Riverisco il Sig. abate Guarini vostro Confessore e resto molto consolato della sua divozione d’animo et opere inverso la nostra Serva del Signore; ella gl’intercederà dal Signore ciò che io indegno non potrei ottenergli con le mie miserabili orazioni, nelle quali però non lascio di raccomandarlo alla divina misericordia. Raccomandate al Signore i comuni bisogni della Cristianità perché oltre questa fiera guerra che arde in Europa et in Italia, ultimamente nella Lombardia il gran fiume Po ha inondato gran paese come un diluvio con perdita che arriva à milioni di denaro, e morte d’infinito bestiame e di gran gente, con qualche pericolo [scoppi] qualche peste. La carità fraterna [serva] à placar l’ira di Dio giustamente [rivolta] verso noi peccatori e particolarmente per me … (testo mutilo) e pregate per me con le sorelle e coteste religiose, le quali saluto nel Signore.
Roma 29 Novembre 1705.

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1706 01 02 - AMBP - (A suor M. Maddalena sua sorella)

o ricevuta la vostra lettera de’ 24 Novembre con una carta di versi latini sopra la Serva di Dio, mandatavi dal P. Giunta, e ringrazio il Signore della divozione che ha inspirata à lui et agli altri inverso la sua Serva; acciò che egli glorificato nelle sue creature. Quanto all’offerta del P. Giunta di venir qua per questa causa, siccome molto ci obbliga questo suo affetto, così questa sua fatica non si vede necessaria: perché qui io per quanto il Signore m’ha aiutato ho fatto quanto ho potuto e fo; ma bisogna pensare ad operare costì in Sicilia tanto per le lettere postulatorie quanto anche per procurar di mandar qua le vite stampate, che fin’hora non son venute.
Ringrazio la carità della M. Abbadessa della S. Comunione fatta fare per me il giorno della Presentazione: riveritela à mio nome insieme con suor M. Candida, et alle loro orazioni molto mi raccomando. Intendo con rammarico il male di suor M. Lanceata, massime per esser nel capo tanto principale nel nostro corpo e nostre operazioni, io con specialità ho celebrata la Santa Messa per essa, acciò che il Signore l’aiuti, e sto desideroso di sentir altre nuove del suo stato; salutatela assai com’anche voi saluto nel Signore con suor M. Serafica e tutte coteste religiose, e pregate per me.
Roma 2 Gennaro 1706.

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1706 01 09 - AGT (copia) - (A suor M. Lanceata sua sorella)

o ricevuto la vostra lettera del primo di Decembre con mia molta consolazione per vedervi in stato di potere scrivermi stante la vostra malattia per la quale nostro Signore mostra volervi in altro Romitorio di quello che voi pensavate. Procurate col divino aiuto che sempre implorarete, di haver nella mente il Romitorio, pensando non esservi più le cose di questo mondo, le quali noi secondo l’insegnamento di quel venerando huomo dell’antico eremo, come riferisce Cassiano, dobbiamo considerare come cose che passaranno, anzi che passano, anzi già passate, transitoria, transeuntia, transita. Questo diceva S. Paolo che la figura di questo mondo passa, transit figura huius mundi e S. Giovanni evangelista, il mondo se ne passa com’anche tutte le sue concupiscenze e desiderij. Mundus transit et concupiscentia eius. Nostro Signore ci conceda questa grazia che queste poche hore che ci restano, le passiamo come al tormento aspettando e anelando alla morte per la quale entraremo colla divina misericordia nella sicurezza dell’eterna immutabilità, mentre qui ogni humana consolazione, sanità, honore, et ogni altra cosa ci sfugge dalle mani come un’anguilla che non può tenersi ferma.
Ringrazio poi io il Signore della fabbrica delle Scuole pie, sperando da questa fondazione profitto spirituale di cotesta terra. Ve la raccomando prima nelle orazioni e poi nell’esortazioni massime di suor M. Serafica per promoverla con ogni diligenza. Desidero sapere se quei due PP. che stanno costì, fanno la scuola, come mi promise il Procuratore Generale d’essi, perché se non la fanno, rinnovarò le mie instanze per farle fare, come richiede il bisogno di cotesta gente.
Io non mi ricordava più che il Sig. Principe di Niscemi era Tutore del nostro pupillo. Ho havuto sodisfazione di ricordarmene hora per valermi di questa notizia nelle occasioni. Sto aspettando col desiderio il ritorno di Monsig. sì per l’utile della sua Chiesa, sì anche per vedere qualche effetto delle lettere postulatorie per la causa della Serva di Dio, le cui vite qui ancora non sono venute che desiderano tanti. Del resto pregate per me assai con le sorelle e tutte coteste religiose, le quali tutte saluto nel Signore.
Roma 9 Gennaro 1706.

Nella carta de’ versi latini per Crocifissa mandata costà dal P. Giunta, si dice ch’ella scrisse al P. Mariano Venuto (?) Rettore di Naro, una lettera, nella quale prediceva la guerra d’Ungaria con l’apparirle una saetta venuta dal Cielo etc. e che questa lettera … in potere del P. Denti. Se costì non hanno … potreste scrivere al sudetto P. Giunta di mandare … copia autentica perché potrà poi servire … dal processo da farsi con autorità … di rihavere tutte le lettere originali … d’esser….

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1706 01 16 - AMBP - (A suor M. Serafica sua sorella)

o ricevuto due lettere vostre degli 11 e 20 Decembre alle quali non occorre rispondere sopra la causa della nostra Serva di Dio, se non rimetterla nelle di lui mani raccomandandogliela sempre caldamente.
Se il Sig. Abate Guarini mi scriverà, non solo non l’havrò à fastidio, ma sarà à mia consolazione straordinaria per la stima et affezione che debitamente gli porto.
Io sono stato in questa settimana con due giorni di febre et ho preso una medicina, poi per la grazia di Dio il male è cessato e ieri mi son levato da letto, com’anche hoggi sono fuori d’esso. Nostro Signore picchia la porta, e poi mi dà tempo da correggermi. Ringraziatelo de’ beneficij ricevuti da lui tutti tutti, e pregatelo che questo viaggio della vita presente vada à finire in salvamento.
Vi raccomando l’anima del P. D. Girolamo Vitale ch’è morto qui Domenica passata, havendo menata la sua vita in continue voci di malattie, e pure vi raccomando un altro nostro Padre che sta qui moribondo. … (illeggibile) l’anima d’un nostro Padre Siciliano che s’era offerto per andar alle missioni dell’Indie, ma il Signore l’ha drizzato ad una altra missione. Vi saluto tutte, e tutte pregate per me.
Roma 16 Gennaro 1706.

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1706 01 23 - AMBP - (A suor M. Lanceata sua sorella)

o ricevuto la vostra lettera de’ 22 Decembre et intendo che la commessione delle lettere postulatorie sia stata data da Monsignore al Signor Prencipe Lanza. In occasione che il Sig. Turano mi scrisse per le buone feste, io mi valsi di tal congiuntura per raccomandargliele: spero che a quest’hora la mia lettera gli sia arrivata, che la mandai per la posta solita; forse da essa egli si muoverà à qualche diligenza maggiore. Se poi bisognerà anche ne pregarò Monsignore e sopra tutto raccomandiamo tutta questa causa à Dio benedetto. Il P. Giunta da Messina m’ha scritto che v’era chi voleva fare stampare gli Avanzi della vita di Crocifissa, non registrati nella vita stampata: ma io gli ho risposto che non mi pareva hora tempo di far questo, perché à suo tempo doppo introdotta la causa si potrà fare una compilazione più perfetta sopra tutti i processi, e perciò gli ho scritto che questa raccolta fatta a Messina potrà servire allhora, e per maggior cautela ne potrebbe mandare una copia à cotesto vostro Monasterio per esser conservata e poi servire à suo tempo se piace al Signore.
Io poi per grazia di Dio sto bene del male havuto et à lui portatene humili ringraziamenti. Vi raccomando poi l’anima di un nostro Padre morto qui in questa settimana, com’anche l’anima mia con salutarvi nel Signore insieme con le altre sorelle e tutte coteste religiose.
Roma 23 Gennaro 1706.

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1706 03 13 - AMBP - (A suor M. Maddalena sua sorella)

o ricevuto la vostra lettera de’ 7 Febraro, e ringrazio il Signore della salute che vi dà. Hieri è arrivato il padrone che portava le vite e lettere della nostra Serva di Dio dirette al Sig. Agente qui di Monsignore, che le prenderà da Ripa in quest’altra settimana piacendo à Dio à cui ne rendo grazie per la sodisfazione de’ devoti. Lo stesso Agente mandò un pezzo fa la formola del breve per la Signora Prencipessa di Butera al Sig. Conte della Corcia per vedere se questa forma piaceva à detta Signora e per maggior cautela gli mandò la solita licenza per un anno fin tanto che venisse la risposta; egli però non ha riscontro alcuno del sopradetto Sig. Conte, e sta desideroso di sapere se ha havuto le sue lettere, e che cosa vuole che si faccia sopra la materia. Voi parlatene con suor M. Serafica, e fate che si mandi l’avviso del tutto all’Agente, e qui mi raccomando alle vostre comuni e particolari orazioni, com’anche della sudetta Sig. Prencipessa, alla quale fo humilissima riverenza.
Roma 13 Marzo 1706.

Con l’accennato padrone spero mandare i libri per il Sig. Abate vostro Confessore raccomandati al P. Bernardino, à cui farete pagare il porto etc.

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1706 03 27 - AGT (copia) - (A suor M. Maddalena sua sorella)

o ricevuta la vostra lettera de’ 20 Febraro con l'avviso della sanità ricuperata di suor M. Serafica doppo la sua pericolosa malattia. E sì come ne ho ringraziato e ringrazio il Signore così mi devo dolere di loro altre che non m'avvisarono nella passata lettera la malattia. Ma comunque sia, sia sempre lodato il Signore nelle cose avverse e prospere. Salutatela à mio nome mentre con specialità la raccomanderò al Signore massime in questi santi giorni vicini della Settimana Santa, nella quale spero esser accompagnato dalle orazioni di tutto il Monasterio, per lo quale celebrai la S. Messa Lunedì passato in cui si faceva l'ufficio di S. Benedetto.
Dite à suor M. Lanceata che il Generale de’ Francescani Conventuali è in Venezia e quivi in parte governa la sua religione, mentre qui sta il Vicario Generale. Non so come vi dichino tante bugie.
Per l'indulgenza dell'orazione del Rosario nell'esposizione del SS. Sagramento non occorre pensarvi perché non si puol ottenere.
Già qui si cominciano à vendere le vite e lettere della Serva di Dio mandate all'Agente di Monsignore. Il Gran Duca di Toscana che tiene la figura e la vita di nostro Padre, non so come hebbe cognizione della vita s. M. Crocifissa e ne scrisse al suo Agente qui il Sig. Conte Fede, che legge la stessa lettera del Gran Duca al Papa, il quale gli disse di non haverla egli più, ma che la procurarebbe. Tra tanto il Conte andò al Sig. Card. Colloredo e gli significò lo stesso. Et il Card. gli diede la sua vita et anche le lettere, che subito furono mandate al Gran Duca. Il Sig. Card. poi al quale era io andato per altri affari, mi disse ridendo ch'era stato spogliato di questi libri, onde io gliene portarò altri due, che fo legare meglio. V'ho raccontata quest'historia per consolazione vostra spirituale, e per ringraziarne il Signore il quale per vie impensate dilata la cognizione della sua Serva. Ho parlato col sudetto Sig. Card. Colloredo come Sommo Penitenziere per haver qualche dispensa à causa del male degli occhi com'ha detto che la darà. Onde spero nell'altra posta mandarvi la grazia in scritto, com'anche una nuova Messa fatta per impetrare la grazia di ben morire, ch'è assai bella e divota la farete mettere nel vostri Messali. Se viene costà la Signora Nipote raccomandatele la fabbrica delle Scuole pie, e se tarda à venire, fategliela raccomandare per lettera di suor M. Serafica per esser questo tempo di primavera opportuno alla fabbrica. E fate che si comincia la casa come cosa più necessaria. Avvisate pure se è venuto l'altro padre delle Scuole pie per far la scuola, per poter rinnovar le mie instanze qui al P. Procuratore Generale di loro.
Vi saluto tutte nel Signore e pregate tutte per me.
Roma 27 Marzo 1706.

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1706 04 03 - AMBP - (A suor M. Maddalena sua sorella)

o ricevuto una vostra de’ 23 Febraro con l’avviso di miglioramento di suor M. Serafica, tutto che la ripigliasse qualche volta la febre, spero in Dio che à quest’hora starà nel primo stato di salute, se così gli piace et è giovevole alla salute eterna di essa. Salutatela molto da mia parte e raccomandatemi alle sue orazioni; io non ho lasciato tutto che indegnissimo, di raccomandarmi al Signore e particolarmente e ho celebrato la S. Messa il martedì Santo per voi sorelle e nipoti miei e per i nostri buoni morti. Credo che lor altre si sono ricordate di me in questi santi giorni, quali per mia colpa ho passato e passo senza quella divozione che voi forse vi persuadete.
Vi mando l’annesso memoriale da me dato per la M. Abbadessa al Sig. Card. Colloredo maggior Penitenziere, per la infermità de’ suoi occhi acciò che havesse qualche dispensa dell’ufficio; il Sig. Cardinale ha havuto tanta carità et humiltà che senza fare scrivere la concessione dal suo Segretario, egli stesso avanti à me la scrisse di sua mano come vedrete. La grazia è stata rimessa al Confessore, il quale farà come il Signore gli inspirerà. Però avvertite che questa dispensa egli l’ha da fare nel tempo della Confessione della stessa M. Abbadessa, perché il tribunale della Penitenzieria così suole pratticare per il foro della coscienza.
Vi mando qui pure alcuni decreti generali per l’ufficij che solete fare una volta o più nella settimana ò nel mese come della Concezione di S. Benedetto, etc. Fatevi dichiarare questi decreti dal P. Confessore (à cui farete riverenza à mio nome) e regolatevi nell’ufficio secondo essi e non secondo l’ordinario vostro stampato, perché questi decreti ultimi derogano alle disposizioni delli Ordinarij dove sono contrarij. Credeva mandarvi la Messa nuova per ottenere la grazia di ben morire, ma non è ancora stampata, e si stamperà passati questi 3 giorni di feste, quali nostro Signore ve le conceda à voi sorelle et à tutte coteste religiose piene di consolazione celeste con desiderij di celebrarle in regno Dei, dove sarà la vera Pasqua cioè il passaggio dalla colpa alla carità e santità perfettissima, e dalla miseria di questa vita alla felicità sempiterna della sempiterna vita.
Roma il Sabbato Santo 3 Aprile 1706.

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1706 04 10 - AGT (copia) - (A suor M. Maddalena sua sorella)

o ricevuta la vostra lettera de’ 9 Marzo con l’avviso delle replicate febri di suor M. Serafica che di quando in grande le vengono nella sua convalescenza sopra di che ne vederò le divine disposizioni, sottomettendomi ad esse e nello stesso tempo sperando nella divina bontà che le habbia à restituire la perfetta sanità per fatigare in questa valle di miserie per l’aumentarsi l’eterna mercede nella felicità che oculus non vidit, nec auris audivit, nec in cor hominis ascendit. Non lascio di pregare con essa come specialmente ho fatto nella Messa di Giovedì havendo per altro celebrato per tutte voi vive e per gli altri nostri defonti anche in questo Martedì di Pasqua la Santa Messa. Avvisatemi se il P. Giustino doppo il suo ritorno ha ripigliato costì la scuola per cooperarmi qui à farla fare, se non si fosse ripigliata.
Quanto alla Congregazione de’ Riti, questa è differente da quella dell’Indice, di cui prima era Consultore. Questa de’ Riti è di maggior rilievo et anco di maggior travaglio. Pregate Iddio per me che m’aiuti in tutto.
La Messa per impetrar la grazia di ben morire in questa settimana s’è stampata, ma sarà difficile ad haverla à tempo per metterla con questa lettera, perché le stampe vogliono tempo per correggerle, e poi asciugar i fogli. Se piace à Dio spero mandarla nell’altra posta. E per hora vi saluto con suor M. Serafica e s. M. Lanceata e tutte coteste religiose, et alle orazioni di tutte mi raccomando.
Roma 10 Aprile 1706.

Le vite e lettere di Crocifissa hanno grand’esito e si ne mandano fuori di Roma. Deo gratias.
Vi raccomando l’anima del nostro Medico di Casa chiamato Bartolomeo Ventinelli, il quale havendo havuta una lunga e pericolosa malattia, poi guarito e stando nella convalescenza il Martedì di Pasqua fu assaltato da un accidente che gli levò i sensi et il Giovedì è morto, essendosi prima comunicato il giorno di Pasqua. Era molto caritatevole con noi e massime con me.

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1706 04 24 - AGT (copia) - (A suor M. Lanceata sua sorella)

ingrazio nostro Signore della lettera vostra de’ 20 Marzo perché da essa comprendo che siete per sua grazia assai migliorata nella vostra travagliosa convalescenza. Noi siamo già avanzati nell’età, poco ci resta da fare, preghiamo Iddio che ci perdoni i peccati, e ci mandi in luogo dove non l’offenderemo più ma sempre l’amaremo. Io per grazia di Dio sempre desidero à questo fine il Purgatorio, perciò che quivi le anime credono, sperano et amano Dio senza offenderlo, sicure d’un giorno arrivare à vederlo et amarlo perfettamente in gloria.
Quando penso à miei peccati, e pericoli di peccare et à peccati che si commettono al mondo et à terribili flaggelli ne’ quali siamo, e molto più temiamo, non so come desiderar si possa questa vita, ò vero amarla. Non è poco sopportarla pazientemente con il cuore e desiderio all’altra, ch’è quello dicono i Santi. Sia la vita presente in pazienza, e la futura in desiderio. Sit vita praesens in patientia, et futura in desiderio. Pregate Iddio che mi conceda l’una e l’altro perseverantemente fino all’ultimo spirito.
Godo assai del profitto fatto dal Predicatore di questa quadragesima, e mi sono affezionato à cotesto Padre del quale non scrivete il nome. Nostro Signore gli dia l’eterna mercede per le sante fatiche da lui fatte in questo poco tempo.
Oltre li gran flagelli di guerra ne’ quali siamo con tanti casi miserabili che si sentono, e tante morti repentine che da per tutto si sentono in gran numero e qui e fuori oltre le grandi inondazioni nella Lombardia state questi mesi passati, hora è venuta una secca così grande che si fanno orazioni per la pioggia, temendosi una gran carestia. Vi sentono molte mortalità che fanno sempre d’una peste quando si riscalderà l’aria. Son tornati i terremoti, e qui sono stati sentiti la settimana passata, e molto più a Norcia patria di S. Benedetto, e nelle città dell'Aquila, dove sono rovinate di nuovo le case refabricate doppo il gran terremoto di tre anni fa, che quivi fece grandi rovine. Dicono che nel Borgo di S. Pietro diocesi di Rieti sono suonate sole le campane, se bene ancora non si sa distintamente ogni circostanza. In somma il dolore de’ mali presenti, et il timore de’ futuri ci tiene sospesi, e faccia Dio che sia con nostra emendazione. Pregatelo per me et in particolarità per la prima fonzione ch’havrò da fare nella Congregazione de’ Riti, che sarà l’ultimo Sabbato di Maggio per una causa di beatificazione. Ringrazio cotesto Monasterio della S. Comunione fatta per me il giorno di S. Giuseppe, e mi raccomando all’orazioni di tutte, quali saluto con le sorelle.
Roma 24 Aprile 1706.

Vi mando l’annessa Messa per la grazia di ben morire, tanto opportuna per le morti subitanee che corrono, la darete alla Madre Chiesa per poterla celebrare quei P. R. Sacerdoti.

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1706 05 01 - AMBP - (A suor M. Maddalena sua sorella)

o ricevuto la vostra breve lettera del mercoledì Santo, e vi ringrazio della carità che pensavate farmi col raccomandarmi in specialità al Signore nella S. Comunione del giorno seguente; godo anche assai d’essersi rimessa nella sanità suor M. Serafica, mentre dite che havea ripigliati i cibi quaresimali. Deo gratias.
Della nostra Serva di Dio, qui oltre lo spaccio della vita e lettere e divozione di molti, non si fa altro, perché costì si deve operare, e mentre non vengono le lettere postulatorie, qui non si può far cosa di rilievo. Scrissi à Monsignore di Girgenti e vi mandai la lettera, ma lor altre non mi danno riscontro d’haverla ricevuta, né io mi ricordo del giorno in cui la scrissi, seben mi pare che ciò facessi al principio di Maggio; starò aspettando se piace à Dio altre poste per intendere se l’havete ricevuta.
Qui è stato un tale P. Bonanni del Monte Calvario, e poi s’è partito per tornar costà, con la direzione d’abbracciare l’istituto della vita Comune Clericale, ch’è stato abbracciato in Palermo et in Messina, per farlo introdurre nel Monte Calvario; io ho lodato molto il disegno, e forse il Signore per questa via vorrà stabilire cotesto santo luogo et aumentarlo di suggetti. Egli porta li ricapiti necessarij per questo fine e s’indirizzerà à Monsignor Vescovo à cui è stato raccomandato da qua dal Sig. Abate Luggio Segretario del Cardinal Vicario generale di Roma. Lor altre da canto loro aiutino questo negozio di servizio di Dio prima con le orazioni, e poi con l’opere aiutandolo e costì et appresso la Signora Prencipessa con dargliene parte per termine di convenienza.
Del resto pregate per me assai assai e vi saluto nel Signore con le sorelle e coteste religiose.
Roma 1 Maggio 1706.

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1706 05 08 - AMBP - (A suor M. Serafica sua sorella)

o ricevuta la vostra lettera de’ 2 Aprile et intendo che cantate la medesima canzone che io qui canto del desiderio dell’altra vita perché mi trovo tanto attediato di questa ch’è misericordia di Dio il durare che fo, sia però sempre egli lodato in saecula.
Intendo le cose delle Scuole pie, raccomandiamole al Signore e non lascerò qui d’adoperarmi col nuovo loro Generale per utile di cotesta fondazione.
Quanto poi alla nipote del P. Bernardino, sarebbe bene che voi gli significaste il tutto e la quasi impossibilità del negozio, che io ancora gli cennerò se egli me ne tornerà à scrivere. Scrivo brevemente per le molte occupazioni che mi tengono oppresso; pregate per me e tutte vi saluto nel Signore.
Roma 8 Maggio 1706.

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1706 05 15 - AMBP - (A suor M. Serafica sua sorella)

o ricevuto una vostra degli 11 Aprile et in questa stessa posta la risposta di Monsignor Vescovo alla mia: della quale resto molto consolato per la divozione mostra verso la Serva di Dio Crocifissa, e dice d’haver molte lettere postulatorie in sua mano, e che con l’altre che s’aspettano presto si manderanno, sia lodato sempre il Signore. Il Sig. Vicario Generale Turano mi scrive congratulandosi della Consulta de’ Riti datami, e pure mi accenna che prima che spiri questo mese di Maggio si manderanno le lettere postulatorie.
Io gli rispondo con l’annessa lettera, nella quale gli ricordo ancora di mandar à cotesto Monasterio le lettere originali di Crocifissa insieme con gli scritti come havea disposto Monsignore.
Quanto alla Consulta de’ Riti datami, già ho scritto che consiste nell’esaminare le virtù e miracoli de’ Servi di Dio per la beatificazione e canonizzazione: per la qual applicazione ho di bisogno dell’aiuto delle loro orazioni.
Il P. Bonanni è ritornato costà, ma io poco l’ho visto se non quando venne e partì, spero che la sua venuta qua possa dar miglior sesto alle cose del monte Calvario in servizio di Dio, come ho accennato per altra mia.
S. Giovanni di Dio è stato canonizzato da Alessandro 8° con S. Lorenzo Giustiniani et altri, et io era qui: e sicuramente v’avvisai allhora il tutto, e credo vi mandassi la relazione stampata, ma già siamo vecchi e non ci ricordiamo più come prima, e questo l’esperimento in me stesso.
Spero che in questi giorni di preparazione alla venuta dello Spirito Santo havrete speciale memoria di me nelle vostre orazioni, ma io la domando più speciale all’arrivo di questa per qualche necessità particolare.
Vi saluto nel Signore con le sorelle e tutte coteste religiose.
Roma 15 Maggio 1706.

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1706 05 22 - AGT (copia) - (A suor M. Serafica sua sorella)

o ricevuta la vostra lettera de’ 15 Aprile con la lettera del Sig. Turano à sua sorella sopra le lettere postulatorie, delle quali pure egli me ne ha scritto che per tutto questo mese di Maggio sarebbono state in ordine. Siane ringraziato il Signore.
Godo assai del ricominciamento della fabbrica delle Scuole pie, et io qui ho parlato col nuovo loro Generale, com’anche col Procuratore Generale passato per raccomandare questa fondazione per mandarvi buoni suggetti per la scuola e per la fabbrica. E spero in Dio che se ne havrà buon effetto. Se bene v’è stata qualche doglianza per conto della tardanza nel somministrar il denaro per fabbrica. Ma hora pare che la Signora Principessa supplisca à ciò con maggior sollecitudine. Procurate da parte vostra di sempre raccomandarle questa sant’opera acciò che si riduca à perfezione à gloria di Dio.
Quanto alle vite di nostro Padre per farne una nuova stampa vi vuole grande spesa d’alcune centenara di scudi. E per ciò procurate di conservare quelle che vi sono rimaste al meglio che potete, e se la rosicatura de’ sorci è stata d’uno o pochi fogli della stesa materia, sarà più facile ristampare in Palermo i soli fogli guasti, che ristampare tutta la vita.
Qui è stato il Sig. Pr. Sciabarasi à favorirmi dovendo tornare fra 2 giorni à Civita Vecchia. Sta bene e datene l’avviso alla sua sorella costì.
Il Fiume Tevere passa dentro Roma, ma lontano da Monte Cavallo. È navigabile anche di galere, ma non sogliono venire fino alla Città, ma solo feluche e tortane. Il palazzo del Papa è vicino à noi essendovi fra mezzo una gran piazza, ma egli hora sta à S. Pietro.
Lunedì 17 del corrente finalmente si fece la promozione di 20 Cardinali de’ quali uno non è stato publicato, ma si crede sia Monsig. Davia già Nunzio all’Imperio. Degli altri 19 publicato il Card. Filippucci ha rinonziato il Cardinalato subito, non volendolo accettare con somma edificazione di tutta la Città e poi anche della Cristianità. Egli era prelato con carica honorevole e Canonico di S. Giovanni Laterano, e con tutto che fosse in Corte non ha voluto ascendere superius. Non è stato possibile à persuaderlo, et il Papa gli mandò il Predicatore Capuccino di Palazzo con la poliza di sei mila scudi per le prime spese del Cardinalato, ma né pur ha voluto cedere. Onde è restato il Sagro Collegio privo di questo degno huomo, c’ha mostrata una virtù massiccia prima non ben conosciuta. Si dice che si ritirerà fra i PP. dell’Oratorio di S. Filippo Neri per finirvi i suoi giorni. Tra tanto il Papa gli ha assegnato cento scudi il mese, et ha data la sua carica di prima di Prelato e Canonico di S. Giovanni Laterano ad un suo nipote assai virtuoso. Ringraziate Iddio che in ogni tempo dà à noi esempij di virtù e fa conoscere la perfezione di huomini nascosti agli altri huomini. Raccomando à tutto cotesto Monasterio la conversione d’un heretico dotto che ha mostrato propensione à venire alla Chiesa. Questo è forastiero, è stato qualche tempo qui facendo grandi limosine et opere di carità. È partito poi con la sua comitiva, ma ha detto di volere tornare. Pregate Iddio che l’illumini, e gli dia il dono della fede e penitenza del suo errore. Ve lo raccomando assai e dite alla M. Abbadessa che ne faccia far particolare orazione. Com’anche per un mio amico virtuoso che sta per fare un lungo viaggio acciò che il Signore gli assista nelle sue risoluzioni et operazioni. E per me in ultimo caldamente pregate il Signore in cui vi saluto con le sorelle e coteste religiose.
Roma 22 Maggio 1706.

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1706 05 29 - AGT (copia) - (A suor M. Serafica sua sorella)

n questa settimana ho ricevuto 2 lettere una di s. M. Lanceata de’ 21 Aprile, e l’altra vostra de’ 30 e rendo grazie al Signore della divozione del Sig. Giunta che viene costà alla sepultura della nostra Serva di Dio con tante esibizioni com’anche della divozione mostrata dal Sig. Viceré verso d’essa. Iddio benedetto opera occultamente ne’ cuori degli huomini movendoli à suo beneplacito. Ipsi laus.
Quanto all’indulgenza per il SS. Crocifisso per i venerdì non occorre pensarvi, per mera cosa insolita nella concessione de’ brevi. Quanto poi all’indulgenza per le feste della Croce, non so se nella Madre Chiesa vi siano altre indulgenze plenarie fra l’anno; perché se vi sono, non si possono ottenere altre, non concedendosi se non una indulgenza plenaria l’anno per Chiesa, ò due al più per le chiese Parochiali. E perciò informatevi dal Sig. Arciprete, e poi avvisatemi Godo assai della fabbrica delle Scuole pie continuate, e sempre più ve la raccomando. Già v’ho scritto della parlata fatta col loro Generale, e spero in Dio havrà buon effetto. E voi avvisatemi quello che costì si va facendo in tal affare.
Salutate suor M. Lanceata, e ditele che spero doppo l’ottava del Corpus Domini, quando si potranno dir Messe votive, dire la Messa per impetrar la grazia di bene morire per lei. Nostro Signore ci esaudisca.
Il nostro fratel Andrea vi saluta, e vi ringrazia della caritatevole memoria tenete di lui, e si raccomanda alle vostre orazioni.
Vi mando l’acclusa lettera per Monsignore al quale sigillata la mandarete subito. Monsig. Filippucci fatto Cardinale nella settimana passata sta forte come un marmo à non accettare il Cardinalato. Non ostante le persuasioni fattegli, il Papa gli mandò il Predicatore di Palazzo, ch’è un Capuccino con la poliza di 6 mila scudi d’oro per le prime spese da farsi da un nuovo Cardinale. Ma egli non volle cedere. E perché questo Signore non è ricco, per levargli ogni rispetto di non havere per far le spese, un negoziante ricchissimo gli mandò una poliza di 50 mila scudi, con dirgli di doverglieli. Ma né pure ha acconsentito. Il Papa ha fatto una particolare Congregazione di molti Cardinali per vedere se deve ammettere questa rinunzia. Non so ancora quello fusse risoluto. So bene che detto Monsig. Filippucci per il grande assedio fattogli ha havuto la febre. Questi sono quei Servi di Dio nascosti, che poi nell’occasioni compariscono. Questo dotto e santo vecchierello darà una grand’edificazione alla Chiesa, mentre ha cercato di restar Canonico di S. Gio. Laterano, com’era prima, senza diventare Cardinale della Chiesa Romana. Ringraziatene Iddio, et à lui raccomandate questo buon Prelato.
Per fine vi saluto con le sorelle e tutte coteste buone religiose, e pregate per me.
Roma 29 Maggio 1706.

È venuto avviso che l’altro hieri è morto il Sig. Card. Barbarigo Vescovo di Monte Fiascone, santo Cardinale e zelantissimo della sua chiesa. È sentita con grande dispiacere questa gran perdita. Pregate per l’anima di lui.

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1706 06 19 - AMBP - (A suor M. Maddalena sua sorella)

oppo due settimane senza lettere di costà ho ricevuto in questa una vostra de’ 7 Maggio con l’avviso del terremoto sentito costì nel giorno della S. Croce. Ringrazio il Signore che mostra i flaggelli senza percuotere, mentre non è succeduto danno alcuno per quanto comprendo dalle vostre lettere.
Il Sig. Card. Colloredo Ponente della causa della nostra Serva di Dio ha destinato per rivisore delle opere di lei il P. Palermo ch’è stato Commissario generale de’ PP. dell’osservanza, huomo dotto assai e qualificatore del S. Ufficio, e consultore della Congreg.ne de’ Riti, alla quale spettano queste cause di canonizzazione. Questa rivisione servirà per guadagnar tempo, perché si troverà già fatta, quando s’havrà da introdurre la causa della Serva di Dio, della quale il P. sudetto come Palermitano si trova haverne cognizione. Raccomandatelo al Signore acciò che gli assista in questa revisione con dargli i lumi necessarij; segli daranno dunque i scritti inseriti ne’ processi, et insieme la vita e lettere stampate; questo è quanto occorre qui in questa materia, dipendendo il resto dalle lettere postulatorie, che spero verranno presto.
Pregate Iddio per me per haverne molto bisogno con le sorelle e coteste religiose che tutte saluto nel Signore.
Roma 19 Giugno 1706.

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1706 06 26 - AGT (copia) - (A suor Maria Serafica sua sorella)

n questa settimana non ho havuto lettera da costà, e vedo che da un mese in qua s’è sconcertato l’ordine solito delle vostre lettere, non havendone ricevuta in detto tempo se non una delli 2 di Maggio. Comunque sia, bisogna far la volontà di Dio, e pensar più à mandar lettere al cielo, e riceverne di lassù, mentre d’hora in hora dobbiamo star preparati à partirci da questo paese di fango, che non è buono per noi, né noi non siamo per lui.
Raccomandatemi al Signore con le sorelle e coteste religiose che tutte saluto nel Signore.
Roma 26 Giugno 1706.

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1706 07 03 - AGT (copia) (A suor M. Lanceata sua sorella)

o ricevuta la vostra lettera de’ 18 Maggio con una inclusa del Sig. Guarini vostro Confessore al quale mando qui annessa la risposta. Havrei voluto che i libri datigli glieli haveste dati à nome del Monasterio essendo la licenza havutane da Monsignore e non da mia parte. E seben io non tocco questo punto, con esso lui, nondimeno sarà bene significargli che io solamente ho posto la mia opera nel comperar detti libri per vostra commessione.
Godo della venuta costà del Sig. Principe di Scordia, e dell’affetto mostrato à cotesta terra, e particolarmente alla fabbrica delle Scuole pie, et assai delle qualità buone di detto Signore e delle buone relazioni datevi di Ferdinando Maria. Ne sia sempre lodato il Signore il quale per questo mezzo, come spero, darà calore alla fabbrica accennata per ridarla à stato che possa esser habitata da PP. con utilità maggiore della terra.
Quanto poi al racconto delle virtù del Sig. Guarini, io nel sentirla ho pensato che forse sarebbe di gran servizio di Dio se un giorno accadendo il bisogno, fosse Arciprete di Palma, perché con le sue prediche et instruzioni potrebbe giovarle molto. E se Monsig. glielo ordinasse, egli non ricusarebbe tal peso, perché quanto alla Signora Principessa di Scordia, non credo vi havrebbe difficoltà à nominarlo à tal carica, tanto più che il Sig. Principe di Scordia l’ha conosciuto e lo stima. Fiat voluntas Domini.
Starò aspettando la lettera di suor M. Serafica per il Sig. D. Felice Michelini, come cennato, il quale vive assai divoto della nostra Serva di Dio e di tutto cotesto Monasterio.
Le lettere postulatorie non compariscono, non so attribuire ad altro la causa se non all’assenza di Monsig. da Girgenti per la visita della Diocesi.
Questo è quanto presentemente m’occorre. Mi raccomando alle orazioni vostre e delle sorelle e di tutto cotesto Monasterio, e tutte saluto nel Signore.
Roma 3 luglio 1706.

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1706 07 23 - AMBP - (A suor M. Serafica sua sorella)

o ricevuto una vostra de’ 9 Giugno assai ... (illeggibile) et intendo l’affetto che porta il Sig. Prencipe di Scordia à Ferdinando M., et à Palma, ne sia lodato Iddio. Mi dispiace dell’amarezze che riceve Monsignore per conto di Palma, desidero ch’habbia ogni buona corrispondenza et ubbidienza da tutti loro, e procurate con la Sig. Prencipessa di Scordia di non accendersi fuoco nel farsi ricorsi in Monarchia, e scrivetelo da mia parte, pregandola à smorzarlo se fosse acceso. Se bisognerà, le scriverò ancora io, ma non sapendo lo stato delle cose, soprasiedo. Dalla lettera qui acclusa al Sig. Turano vedrete ciò che gli scrivo sopra quest’affare, com’anche per conto delli 2 Padri delle Scuole pie, onde basta che leggete questa lettera senza che replichi qui le stesse cose. Mi resta dirvi in generale che in tali disturbi, procuriate di sodisfare Monsignore la cui santa intenzione è nota, e quando fosse mal’informato, procurate che il Sig. Abate Guarini vostro Confessore scriva al Sig. Vicario Generale la verità delle cose, e si metta per mezzo per acquietare ogni disturbo. So che il Sig. Turano lo stima assai, e gli havrà credito. Così circa quell’... (illeggib.) all’orecchio del conservatorio delle orfanelle che [dovea] haver fatto il Sig. Prencipe di Scordia, bastava che il Sig. Guarini ne [havesse] informato il Sig. Vicario Generale; in ogni conto procurate che non si facciano ricorsi in Monarchia, perché ciò, quando non altro, servirà à turbare la pace e dovuta riverenza à Monsignore. Sono arrivate qui le lettere postulatorie come vedrete dalla mia risposta al Sig. Vicario Generale, onde altro non soggiungo. Sigillate la lettera e mandatela con prima commodità allo stesso.
Mi par bene per levar ogni semenza di discordia di far parlare il vostro P. Confessore con D. Gioseppe Celestre, e mettergli avanti l’importanza della fondazione delle Scuole pie ... (illeggibile) procurare di non intorbidare da sua parte questa sant’opera; se ha qualche dissapore, si potranno raddolcire gli animi col divino aiuto. Insomma, percorrete tutte le strade per mantenere la carità e principalmente con le orazioni, acciò che il Signore riconcilij i cuori di tutti.
In questa settimana è morto Monsignor Filippuccio eletto Cardinale nell’ultima promozione, e che non volle assolutamente accettar il Cardinalato; era vecchio e da molti mesi in qua con indisposizioni, che forse se gli accrebbero con il disturbo havuto di fargli accettare questa dignità. Il Papa gli ha fatto fare un funerale solennissimo con l’assistenza della Prelatura con la famiglia Papale, e con ... (illeggib.) funebre; è morto un santo huomo, prima conosciuto per huomo di bontà, ma poi toccato con mani ch’era di una gran perfezione nascosta, et hora si raccontano le cose della sua vita senza che prima non si sapevano comunemente. Egli sarà in cielo, ma pur raccomandatelo al Signore per la carità Cristiana.
Roma 23 Luglio 1706.

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1706 07 31 - AMBP - (A suor M. Serafica sua sorella)

a settimana passata scrissi costà per via della feluca del dispaccio con una lettera al Sig. Vicario Generale Turano, che v’arriveranno presto più della solita posta: hora rispondo brevemente alla vostra de’ 25 di Giugno, avvisandovi esser qui venuti al Seminario Romano i figli del Sig. Prencipe di Niscemi, a’ quali ho fatto riverenza offerendomeli etc..
Spero qui mandarvi una per Monsignore dalla quale intenderete ciò che passa, e la manderete sigillata con prestezza.
Mi raccomando alle vostre e comuni orazioni, e tutte voi saluto nel Signore.
Roma 31 Luglio 1706.

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1706 08 14 - AMBP - (A suor M. Serafica sua sorella)

n questa settimana non ho havuto lettere da costà com’è accaduto frequentemente da qualche tempo in qua, ne sia sempre lodato Iddio.
Sto attendendo la risposta di Monsignore ò per dir meglio la sua lettera postulatoria per la causa della nostra Serva di Dio, come io gli scrissi in una lettera, che vi mandai e la settimana passata hebbi da voi riscontro d’esservi capitata. Rimettiamo ogni cosa nelle mani di Dio, al quale mi raccomanderete caldamente per speciali bisogni ch’ho del divino aiuto; lo stesso prego alle sorelle e coteste religiose, che tutte saluto nel Signore.
Roma 14 Agosto 1706.

Maria optimam partem habuit, quae non auferetur ab ea in aeternum. Pregatela che c’impetri lo stesso da Dio à noi.

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1706 08 27 - AMBP - (A suor M. Serafica sua sorella)

o ricevuto due vostre lettere de’ 3 e 8 Luglio e ringrazio il Signore d’esser arrivata costà la lettera mia à Monsignore sopra la sua postulatoria, la quale mancava nelle altre mandate già, come ho scritto. Spero che presto la manderà e sarà abbondante perché così tocca farla al proprio Ordinario. Mandai la vostra lettera al Sig. D. Felice, il quale è stato contentissimo et allegrissimo delle cose della Serva di Dio mandategli nella vostra lettera.
Del resto non m’occorre altro da dirvi, se non che raccomandiate con orazioni specialissime un certo affare concernente la salute d’un’anima; ve ne prego quanto posso insieme con tutta cotesta Comunità, nella quale con specialità la M. Abbadessa ciò raccomanderà. Vi saluto tutte nel Signore.
Roma 27 Agosto 1706.

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1706 08 28 - AMBP - (A suor M. Maddalena sua sorella)

o ricevuto la vostra lettera de’ 24 di Luglio che l’ho letta con un poco di fatica per essere quasi tutta male scritta in lingua Siciliana. Però ringrazio il Signore che ve la passiate competentemente di salute, com’ancor io. La Messa della buona morte spero celebrarla per voi nella settimana seguente, se Dio vorrà; voi non lasciate di pregarmela buona da nostro Signore e presto per me.
Vi scrivo brevemente per trovarmi occupato in altre lettere in questa giornata.
Vi saluto con le sorelle e coteste religiose et alle orazioni loro mi raccomando.
Roma 28 Agosto 1706.

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1706 10 09 - AMBP (mutila) - (A suor M. Serafica sua sorella)

o ricevuto la vostra/
bre con l’avviso d’haver/
una lettera à Monsignore/
in Dio che da essa/
la sua lettera postulatoria/
significava.
Nella vostra lettera mi/
prete era in estremo:/
vuto avviso della su/
Prencipessa con lettera/
mandatami per i Seg/
di Niscemi, che stanno qui/
che io le significassi/
per l’Arcipretato: ma/
di tal ufficio, le scris/
Guarini che forse non/
/, non sapeva nominare altri e per-
/pregai che per compire all’
/della sua coscienza nominasse perso-
[na]/esemplare e dotta, che havesse il zelo
/nella salute delle anime, e partico-
[larmente]/le raccomandai che il suggetto
/sermoneggiare con santa semplicità
[chri]/stiana, per spiegare le feste il Santo
[Van]/gelo et il Catechismo, e far anco labr> [dottr]/ina Christiana massime a’ fanciulli:
[per]/ché le terre sono più bisognose
[nel]/le città della parola di Dio per nonbr> [esser]/vi molti operarij. Le ho risposto subito
/ella desiderava, et ho data la lettera
[al]/figlio maggiore del Sig. Prencipe di
[Ni]/scemi, che m’ha detto d’haverla mandata.
Questo è quanto è passato sopra questa materia, nostro Signore disponga à suo maggior servizio. L’accennato figlio maggiore del Sig. Prencipe di Niscemi partirà postdomane per ritornare al Sig. suo Padre: e lascia il suo piccolo fratello di 10 anni qui in Seminario Romano, nel quale in questi pochi mesi ha fatto assai profitto, come m’è stato detto: ne sia sempre lodato Iddio.
Il P. Giunta da Messina mi manda un Indice di alcune cose raccolte della nostra Serva di Dio, le quali per la sua vecchiaia non potendole distendere, consegnerà le stesse scritture ad un suo Nipote Padre Agostiniano per mandarle costà: quando vi fossero mandate, conservatele à parte ... (testo mancante) della stessa Serva di Dio, in luogo sicuro e sotto chiave poiché un giorno possono servire.
Avvisatemi se Monsignore ha mandati costà li scritti originali della stessa Serva di Dio com’anche le lettere originali da me date al Sig. Canonico Turano qui; perché gli scrissi che le mandasse costà per esser conservate con gli altri scritti di lei, havendone per ciò ottenuta la licenza del nostro P. Generale.
Per ultimo vi saluto con le sorelle e tutte coteste religiose e pregate per me.
Roma 9 Ottobre 1706.

Vostro fratello e servo nel Signore
Gioseppe M. de’ Tomasi


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1706 11 27 - AMBP - (A suor M. Serafica sua sorella)

o ricevuto la vostra lettera de’ 18 Ottobre con li versi sopra suor M. Crocifissa nelli quali lodo la divozione di chi li ha fatti, ma io perché non mi diletto di versi, non ne posso dar giudizio, però non stimo utile questa materia di scrivere le fattezze corporali, essendo meglio rammemorare le sue virtù. Circa le Scuole pie e nuovo Arciprete ho scritto con altre mie quello occorreva in tal materia.
Vi mando l’acclusa per Monsignore per occasione delle buone feste, la leggerete e poi sigillata la mandarete, e la sua lettura servirà per abbreviar questa mia lettera. Del resto mi raccomando alle vostre orazioni e delle sorelle, e di tutte coteste religiose, quali saluto nel Signore.
Roma 27 Novembre 1706.

Il Papa oltre la Consulta de’ Riti m’ha fatto qualificatore del Santo Ufficio con tre altri: un Domenicano, un Gesuita, et uno della Missione. Pregate per me.

Vostro fratello e servo nel Signore
Gioseppe M. de’ Tomasi


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1706 12 09 - AMBP - (A suor M. Serafica sua sorella)

entre stavo per rispondere alla vostra lettera del primo di Novembre, mi capitano per la via della feluca del dispaccio due altre vostre de’ 17 e 20 Novembre. Per le sudette lettere intendo che già l’Arcipretato di Palma era stato offerto al Sig. Abate Guarini dalla Signora Prencipessa e che non l’habbia egli accettato; dal che potete comprendere che quella Signora ha cercato il meglio, e che non è stata spensierata sopra questo affare, con provederlo con negligenza e senza considerazione dovuta, come qualcheduno con poca carità forse s’è immaginato. Quanto al suggetto poi proposto dal Sig. Vicario Generale, rimettendomi al suo giudizio e zelo e volontà di Monsignore l’approvo ancora io massime per l’abilità di poter annunziare la parola di Dio e far la dottrina Christiana. Spero che la Signora Prencipessa si rimetterà à questa proposta, e così s’havrà costì un buon operario per la salute delle anime. Nostro Signore disponga ciò ch’è di maggior suo servizio, e voi avvisatemi le risoluzioni che si saran fatte.
Hor quanto al Canonicato del Sig. Guarini benché lo havrei desiderato Arciprete di Palma, nondimeno giacché la divina provvidenza pare che disponga altrimenti, non lascerò di far da canto mio tutto quello che si converrà per farglielo conferire. Manderò hoggi la lettera all’Agente di Monsignore sopra tal negozio, e questa sera ò domani spero parlare con lui per trattare quello che si dovrà fare in questa materia, e perciò non potrò rispondere in questa posta à Monsignore che s’è compiaciuto d’impormi che ancora io entri nel procurare questo Canonicato al Sig. Guarini suggetto tanto più meritevole, quanto più alieno à cercarlo e volerlo. Mi riservo dunque à rispondere à Monsignore et al Sig. Vicario Generale nell’altra settimana, in cui ancora v’avvisarò ciò che passarà in tal negozio.
Quanto al breve dell’ufficio della Concezione ne’ Sabbati, non essendovi in esso espressamente nominata la Quaresima, Avvento, Vigilie etc. non ve ne potete servire in detti tempi e giorni, e perciò dovete stare agli ordini degli ultimi decreti mandati con far l’ufficio feriale in detti giorni, com’anche in tutte le altre cose contenute in quelli. Circa quelle composizioni in musica de’ Gaudij il Sig. D. Felice tempo fa mi disse che un tal musico della Cappella Papale per sua divozione le componeva per mandarle costà, e che finite, in una cassetta s’havrebbono trasmesse; ma come ch’è cosa di sua spontanea divozione non devo io far altra instanza, ma solo aspettare quello che mi consegnarà.
Questo è quanto m’occorre presentemente, pregate per me con le sorelle e coteste religiose, le quali tutte saluto nel Signore.
Roma 9 Decembre 1706.

Nella festa di S. Bibiana, quando andai à venerare il suo Santo corpo, un divoto Sacerdote mi diede l’acclusa immagine di questa Santa protettrice ne’ mali di testa e nel mal caduco.

Vostro fratello e servo nel Signore
Gioseppe M.a de’ Tomasi


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1707 01 01 - AMBP - (A suor M. Maddalena sua sorella)

o ricevuto la vostra lettera de’ 29 Novembre per la quale intendo che ancora non havevate havuto avviso della risoluzione della Signora Prencipessa circa la presentazione del nuovo Arciprete propostole. Nostro Signore spero ch’havrà disposto il meglio per bene di cotesta terra à gloria sua.
Quanto alle Scuole pie il lor P. Procuratore Generale m’ha detto che à quest’hora forse sarà arrivato costà il P. Matteo il quale è tardato, perché si trovava in Sardegna; pure egli raccomanderà al lor P. Generale di dargli un altro Padre compagno abile per la scuola, onde spero che quanto prima s’accomoderà questo punto, restando l’altro della fabrica per la quale bisognerà sempre insistere con la Signora Prencipessa, tutto che fin’hora non habbia dato l’annualità à cotesto Monasterio, né i legati per me: bisogna pregar Iddio che le smuova il cuore efficacemente à corrispondere quanto più presto potrà.
Qui v’è un Padre il quale per le molte instanze havute da diversi, desidera che facciate stampare 100 figure di suor M. Crocifissa, et altre 100 del cuore da lei designato; vi prego à dar la commessione à persona diligente in Palermo, per farle stampare, e poi farle consegnare al P. Preposito di S. Gioseppe: il quale darà tutto il denaro necessario per la spesa della stampa, secondo che questo Padre scrive à quel P. Preposito, il quale pure le porterà qua, per Pasqua, dovendo egli venire per il Capitolo generale che habbiamo da fare à Maggio, se piace à Dio. Sicché in questa facenda non vi sarà spesa per il Monasterio, ma solo l’incommodo di fare stampare le sudette figure per devozione della Serva di Dio, et à gloria di lui. suor M. Serafica potrà dare ... (illeggib.) queste commessioni.
Del Canonicato non sortito nel Sig. Guarini già ho scritto in altre mie, forse le vostre orazioni hanno ottenuto l’haverlo voi per Confessore almeno per qualch’altro tempo. Mi raccomando alle vostre orazioni, delle sorelle e di tutte coteste religiose, quali saluto nel Signore.
Roma 1 Gennaro 1707.

Vostro fratello e servo nel Signore
G. M. de’ Tomasi


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1707 01 08 - AMBP - (Alla Principessa sua Nipote)

Ill.ma et Ecc.ma Signora Prencipessa Colendissima.



ervirà la presente per far riverenza a V. E. e salutare caramente Ferdinando Maria, et insieme per avvalermi della bontà sua in tante occasioni mostratami con supplicarla à compiacersi di dar gli ordini necessarij per il solito cambio de’ legati fattimi, perché qui non mancano occasioni d’haverne bisogno. So che non manca la buona volontà à V. E., ma quando questa havrà la giunta delle mie preghiere saprà trovar la via di favorirmi.
Scrivo con confidenza, e le farei torto se mi diportassi altrimente con estranezza e cerimonia. Non mi resta altro per la presente se non confermare à V. E. il mio divotissimo ossequio e servitù col desiderio che nostro Signore la assista con la sua protezione, com’anche al Sig. Prencipe e tutti di sua Casa.
Roma 8 Gennaro 1707.
Di V. E.

Divot.mo et obligat.mo Servitore
Gioseppe M. de’ Tomasi


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1707 01 15 - AMBP - (A suor M. Serafica sua sorella)

n questa settimana ho ricevute due lettere una di s. M. Maddalena de’ 6 Decembre, e l’altra de’ 19 dello stesso, e ringrazio Iddio per la nuova di vostra salute e della presentazione del nuovo Arciprete D. Rocco Tagliarini, al quale spero scrivere appresso se piace à Dio, doppo che saprò d’haver preso il possesso in Palma. Prego nostro Signore à dargli lumi et efficacia per conoscere il suo beneplacito et esseguirlo nel governo delle anime commessegli.
Quanto al Canonicato del Sig. Abate Guarini, il Signore ha esaudite le sue preghiere, com’anche credo le vostre necessità perché prima ... (illeggibile) le lettere di Monsignore era già stato dato il Canonicato, ma perché noi ciò non sapevamo, fecimo tutte quelle diligenze humane che si potevano per farlo dare al Sig. Guarini, e tali che ci credevamo di ciò sicuri moralmente per l’indirizzo fatto al [Papa], ma poi c’[accorgemmo] che la fatica era stata inutile, mentre il Canonicato era stato dato prima, onde il Sig. Cardinal [Prodatario], per cui mani passano queste facende, hebbe à dire che un’altra volta bisogna esser più solleciti.
Ma noi chiudendo gli occhi alla terra, et aprendoli al cielo riconosciamo le disposizioni della divina providenza, ch’altro havea disposto per bene dello stesso Sig. Abate e del nostro Monasterio. Riverite detto Signore da mia parte e riconosca ... (illeggib.) gli effetti de’ suoi desiderij.
Salutatemi cotesta suor M. Archangela, e ditele che io più bisogno delle sue orazioni, ch’ella delle mie.
Quelle orazioni de’ Ss. Martiri erano per una Chiesa particolare, né io me ne trovo copia di mandarvela.
La Congregazione poi avanti al Papa si tenne agli 11 del corrente che durò per molte hore: io vi fui, ma non posso parlare per il rigoroso silenzio sotto pena di scommunica riservata al Papa.
Quanto al nostro legato, già la settimana passata vi mandai una mia per la Signora Nipote per inviargliela caso che ancora non havesse fatto il cambio all’arrivo di quella mia lettera. Nostro Signore disponga il meglio in suo santo servizio.
Questo è quanto presentemente occorre, raccomandatemi à nostro Signore con le sorelle e coteste religiose che tutte saluto.
Roma 15 Gennaro 1707.

Vostro fratello e servo nel Signore
Gioseppe M. de’ Tomasi


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1707 02 12 - AMBP - (A suor M. Serafica sua sorella)

o ricevuto la vostra lettera de’ 9 Gennaro con l’avviso dell’arrivo del nuovo Arciprete, delle cui buone qualità ne ringrazio Iddio nostro Signore, forse qui aggiugnerò una mia lettera allo stesso Sig. Arciprete per cooperarmi da canto mio al buon servizio di Dio.
Monsignore ancora non m’ha risposto alla lettera delle buone feste, forse tarda per mandar con la risposta la lettera postulatoria. Il Sig. Vicario Generale scrisse all’Agente di Monsignore qui alli 2 Gennaro che io havea scritto allo stesso Monsignore per mandar le vite di Crocifissa, e che sarebbono mandate presto, ma per le molte faccende di Girgenti, è bene l’informarsi se sono mandate per ricordarglielo se non fossero mandate.
Avvisatemi se le lettere originali di Crocifissa sono state costà mandate da Monsignore.
Sento che il formento e vino dati dalli devoti di suor M. Crocifissa siano stati venduti con ricavarne onze cinquanta, quali credo che siano state applicate al servizio del Monasterio. Quando però questo non stasse in tanta angustia, queste limosine si potrebbono mettere da banda per le spese della sua Causa qui e costì.
Del nostro legato non se ne parla né si vede, già vi mandai una mia lettera per la Signora Prencipessa: forse si muoverà per essa. Quello mi dispiace più è la dimora della fabbrica delle Scuole pie tanto necessarie à cotesta terra; il Papa nella città d’Urbino sua patria tutto che vi siano altre religioni, ultimamente v’ha fatto fondare il collegio delle stesse Scuole pie per utilità spirituale e temporale de’ figliuoli e gioventù anche nobile di quella città, e per levar l’ozio padre de’ vitij da’ figliuoli e giovani. Se la Signora Prencipessa conoscesse il bene di quest’opera Santa s’impegnerebbe per così dire il suo letto per ridurla à perfezione. Nostro Signore vi proveda per sua misericordia. E qui vi saluto con le sorelle e coteste religiose, e pregate per me.
Roma 12 Febbraro 1707.

Vostro fratello e servo nel Signore
Gioseppe M. de’ Tomasi

È venuta la lettera postulatoria di Monsig. Ventimiglia Vescovo di Lipari per la causa della nostra Serva di Dio; l’avviso per loro consolazione.
L’acchiusa lettera leggetela e poi sigillatela e datela al Sig. Arciprete.

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1707 03 05 - AMBP - (A suor M. Serafica sua sorella)

o ricevuto la vostra lettera de’ 26 Gennaro con la quale mi discorrete della stampa de’ scritti della nostra Serva di Dio; in questa cosa vi sono due difficoltà, una se la stampa d’essi scritti possa poi nuocere alla sua causa, ma di questa difficoltà ne prenderei consiglio dal Procuratore della causa stessa; la seconda difficoltà è per la spesa, perché quelle onze cinquanta de’ devoti sarebbe meglio à conservarle qui al banco di S. Spirito per le spese occorreranno per la causa, ò veramente conservarle costì nel Monasterio per il nuovo Processo da farsi con autorità Papale da 3 Vescovi, ò almeno da due Vescovi, perché doppo introdotta la causa s’ha da fare questo nuovo Processo da più Vescovi sopra le virtù e miracoli della Serva di Dio per procedere avanti per la beatificazione.
Hora pensate se vi vuole della spesa per far venire costà e trattenere per qualche tempo almeno due Vescovi. Noi al presente stiamo all’oscuro, non sapendo come disporrà il Signore, tanto più che bisognano replicate lettere postulatorie di Vescovi, Capitoli, Città e Signori, né v’è chi le procuri. Lasciamo far à Dio: se egli vorrà, aprirà le strade. Avvisatemi quanti anni ha D. Ferdinando Maria: perché vo pensando che alli 14 anni possa egli cominciar à disporre, et in questa maniera aiutare la spesa. Fiat voluntas Domini.
Qua sono venute due altre lettere postulatorie del Capitolo e Città di Lipari oltre quella di Monsignor Ventimiglia Vescovo pure di Lipari, che ha presa tanta divozione alla Serva di Dio, che se le raccomanda tre volte il giorno; forse egli potrebbe essere uno de’ Vescovi delegati. Tra tanto non si vedono le lettere di Monsignor Vescovo di Girgenti, né del Capitolo e Città di Girgenti, né delle altre città della Diocesi.
Quanto alla Messa in musica per uso di cotesto Monasterio, sappiate che quel Musico che compone i Gaudij non è da me conosciuto se non forse di vista, onde non ho la confidenza di pregarlo sopra questa materia; e circa i Gaudij lascio che egli faccia come e quando vuole, essendo cosa di pura sua divozione e volontà. Se col Sig. D. Felice mi venisse il taglio di dirgli qualche parola sopra la sudetta Messa, forse la potrei suggerire, ma il meglio è che cantiate nel canto fermo, perché è assai divoto e più facile ad esser imparato, e per conseguenza à farlo continuare costì doppo la vostra morte.
Vi mando l’acclusa licenza per suor Maria Lanceata, alla quale la consegnerete; e Monsignor Segretario Nuzzi Arcivescovo Niceno mi mostrò tanta benignità in questa occasione, che volle egli stesso mandarmela la stessa sera à casa à due hore di notte, tutto che prima mai gli havessi parlato. Raccomandatelo al Signore com’anche me con le sorelle e coteste religiose, quali tutte saluto nel Signore.
Roma 5 Marzo 1707.

Il mio fratel Andrea vi saluta, e si raccomanda alle vostre orazioni.

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1707 03 19 - AMBP - (A suor M. Serafica sua sorella)

o ricevuta una vostra de’ 12 Febbraro con la quale m’avvisate che la Signora Nipote ha infantato una figlia femina, e che vi ha scritto che il cambio del mio legato l’havea inviato più giorni prima: ma io né presto né tardi l’ho havuto; perciò ho risoluto in questa posta scriverle in congratulazione del nuovo parto, e che voi havendomi dato l’avviso del cambio mandato io ancora non l’ho ricevuto. Manderò la lettera à dirittura in Palermo sotto piego del Sig. D. Placido Marchese al solito per non perder tempo. Poteva detta Signora mandar una poliza à dirittura à me, e la seconda mandarla per via vostra, perché le due polize sempre si mandano in differenti poste, perché perdendosi una, avvisi l’altra.
Vi mando qui i capi del contenuto delle lettere postulatorie dirette al Papa quali capi ho havuti dal Procuratore della Causa, solo devo aggiugnere che le lettere degli Ecclesiastici si sogliono far latine, e quelle de’ Secolari in volgare, tutte con la data, sottoscrizione, e sigillo [volante]. Da Monsignore non ho havuto mai risposta della mia lettera delle buone feste di Natale, né lettera sua postulatoria, né delle città di Girgenti, Naro, Licata, Sciacca etc. fiat voluntas Domini.
Sto aspettando qualche nuovo notamento trovato sopra lo scritto di Crocifissa delli 24 Agosto 1677. Se trovaste almeno li notamenti del P. D. Fortunato, del P. Vitale, e del P. Giunta me li potreste mandare copiati fedelmente, con trattenervi l’originali perché un giorno possono servire. Se questi 3 notamenti sono rimasti in mano di Monsignore fate ogni diligenza per haverne copia, e non sarà molto difficile per via del nuovo Arciprete amicissimo del Sig. Vicario Generale. Potreste anche far una nuova diligenza di scrivere e pregare il P. Giunta, che se egli si trovasse il suo notamento fatto sopra il sudetto scritto, ve lo mandasse originale ò copia da lui sottoscritta, né io posso far questo passo con lui per molti capi; non vi perdete tempo perché il P. Giunta è vecchio assai.
Ho ricevuto le misure della Colomba Rosata e le ho date à chi l’havea richieste.
Hor sentite un miracolo. In questa Causa della Serva di Dio, se s’introdurrà in S. Congregazione et havrà buon esito, bisogna far poi il processo con autorità Apostolica, perché il primo fu con autorità ordinaria; per questo secondo processo vi vogliono 3 Vescovi destinati dal Papa, ò almeno due. Io non sapeva come potesse ciò farsi e per l’incommodo de’ Prelati e per la spesa, essendo Ferdinando M. ancora pupillo. In questo oscuro viene una lettera del nostro Monsignor Ventimiglia Vescovo di Lipari al P. Cigala qua nella quale significa che spontaneamente s’è risoluto d’esser uno de’ delegati con Monsignor di Mazzara. Io ho fatto copiare alcune righe della sudetta lettera, e ve le mando qui acchiuse: con le quali m’è paruto apparire un poco di luce à mezza notte, e cominciar à vedere la strada che Dio ci mostra. Il detto P. Cigala ha risposto à Monsignore di Lipari per sentir meglio i suoi sensi massime per le spese del viaggio e trattenimento etc. e quando verranno altre risposte del sudetto Prelato, v’avviserò meglio e più chiaramente la sua mente, se sarem vivi; tra tanto ringraziate il Signore del tutto: e cercate di sollecitare la lettera postulatoria di Monsignore per non ... (illeggib.) delle nostre diligenze. Del resto pregate il Signore per me et aggiungete alle vostre orazioni quella della Serva di Dio acciò che preghi ella ancora per me per il bisogno che ne ho, lo stesso faccino le nostre sorelle e l’altre religiose tutte per carità.
Roma 19 Marzo 1707.

Vostro fratello e servo nel Signore
Gioseppe M. de’ Tomasi


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1707 03 26 - AMBP - (A suor M. Maddalena sua sorella)

o ricevuto la vostra lettera de’ 15 Febbraro e ringrazio il Signore de’ buoni avvisi mi date di Ferdinando M. secondo la relazione mandata dal nuovo Sig. Arciprete, com’anche della lettera scritta di mano del figliuolo. Nostro Signore lo conservi in suo santo servizio e lo liberi dalle sue offese.
Ho ricevuto le due righe mandate dalla Signora Prencipessa sopra il nostro legato etc. ma io fin hora non ho veduto né padrone di barca, né lettera. Io scrissi a detta Signora la settimana passata con significarle non essermi arrivato il cambio, secondo ch’ella havea scritto à suor M. Serafica, vedremo quello che farà tratanto; la stessa suor M. Serafica può ancora essa accertarla dello stesso almeno fin al presente giorno: il meglio è mandar polize per la posta, e non fidarsi dell’incertezza del mare. Fiat voluntas Dei.
Dite à suor M. Serafica che già quello scritto lungo della nostra Serva di Dio di Agosto 1677 non si trova più, il Procuratore ha stimato bene per prevenire ogni intoppo, haverne almeno qualche notizia dal P. Giunta, consapevole del detto scritto e perciò m’ha promesso di farmi un notamento di ciò che si desidera sapere dal sopradetto P. Giunta, et io l’ho sollecitato per la vecchiaia di detto Padre. Se questo notamento l’havrò à tempo, lo manderò con questa posta, altrimenti lo manderò con l’altra, acciò che suor M. Serafica scriva allo stesso Padre Giunta per haver questa sua relazione secondo la direzione e notamento del Procuratore della causa. Le lettere postulatorie di Monsignore, del Capitolo e della Città di Girgenti non si vedono, solo ho saputo dall’Agente di Monsignore che doppo Pasqua verrà qua il Canonico Marchese di Girgenti per visitare i limini degli Apostoli, e che porterà altre vite della Serva di Dio. Del resto pregate per me con le sorelle e coteste religiose, quali saluto nel Signore.
Roma 26 Marzo 1707.

Il Papa non sta molto bene, se ben non lascia di far le funzioni, lo scrivo perché preghiate per lui.
Il Procuratore m’ha mandato il notamento ma perché bisogna tempo per mandarvi l’indrizzo e l’hora è tarda mi riservo all’altra posta, piacendo à Dio. Solo vi soggiungo à domandar licenza à Monsignore di mandar qua il denaro cavato dal vino e formento dati alla Serva di Dio: perché qui bisognano spese per le fatiche si fanno di scritture etc.
Vostro fratello e servo nel Signore

Gioseppe M. de’ Tomasi



Minuta per il P. Giunta



Essendosi in Roma riveduti per commessione dell’Em.mo Sig. Cardinal Ponente della causa della nostra venerabile Serva di Dio suor M. Crocifissa gli scritti della medesima, chi li ha riveduti ha desiderato vedere lo scritto lungo della stessa Serva di Dio sotto li 24 e 31 Agosto 1677; ma non essendosi questo trovato né originale né copia, e comparendo per altro essere stato conservato dal P. Vitale Cherico Regolare in Roma, come contenente illusioni tutto che senza colpa e senza danno alcuno della Serva di Dio, non havendo ben inteso il sudetto P. Vitale i detti del Signore che in quello scritto si contenevano: perciò per maggiore dilucidazione del fatto si desiderano in Roma tutte quelle notizie che si possono havere sopra questa materia; per tanto supplico V. R per la divozione che porta alla nostra Serva di Dio delle seguenti cose.
La 1.a se havesse ò originale ò copia di quello scritto de’ 24 e 31 Agosto 1677 e mandarmelo.
La 2.a se non havesse lo scritto cennato, almeno di attestare ciò che di quello si ricorda, et il concetto che se ne fece, particolarmente à confronto della censura del P. Vitale che da lei sarà stata veduta; anzi havendone V. R. fatta all’hora una sua spiegazione, se questa ancora la conserva, la prego à compiacersi di mandarmene una copia da lei sottoscritta in autentica forma.
La 3.a se V. R. conservasse la spiegazione dello stesso scritto fatta dal Sig. P. Fortunato Alotto all’hora Confessore ordinario, che comincia Sensi oscurati, farebbe grazia singolarissima a mandarmela, con sua attestazione che quella è la spiegazione del Sig. Alotto.
La 4.a per ultimo se conservasse lettere ò note tanto della Serva di Dio, quanto d’altri sopra la stessa materia di questo scritto de’ 24 e 31 Agosto 1677, si compiaccia pure trasmetterle, acciò che possino contribuire à dilucidare questo punto, pregandola à mandarmi ogni cosa in forma autentica, ò almeno da lei sottoscritta.

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1707 04 -- - AMBP - (A suor M. Maddalena sua sorella)

o ricevuto la vostra lettera de’ 15 Marzo e ringrazio Iddio che stiate bene, com’anche lo ringrazierete per me, come sempre dovete fare, perché quando si fa orazione speciale per uno o più, sempre in primo luogo si deve cominciare dal ringraziare Iddio delle grazie e beneficij concessi à quello ò quelli, come insegna e pratticava S. Paolo. Del resto in questa santa settimana non ho lasciato di racomandarvi tutte voi al Signore et il Martedì Santo ho celebrato la S. Messa per i nostri stretti parenti e vivi e morti, come spero fare pure il lunedì ò martedì di Pasqua, secondo il mio costume, perché così darò le buone feste di Natale e di Pasqua ad essi ò vivi ò morti ogni anno, ma questo forse è l’ultimo se così piace à Dio.
Godo che cotesto Monasterio habbia havuto la sua annualità dalla Signora Prencipessa: io sto aspettando il dovuto de’ legati che ancora non si vede. Non lasciate di raccomandarle la fabrica delle Scuole pie, perché bisogna usare dell’importunità per venire à capo di questa sant’opera.
Del resto vi saluto con le sorelle e tutte coteste Religiose, e tutte pregate per me.
Roma il Sabbato Santo 1707.

Vostro fratello e servo nel Signore
Gioseppe M. de’ Tomasi


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1707 04 09 - AMBP - (A suor M. Maddalena sua sorella)

ieri ricevei una vostra de’ 7 Febbraro con l’avviso della morte di suor M. Candida, per la quale questa mattina ho offerto il Santo Sagrificio della Messa. Ho una santa invidia della sua felice e santa morte, ma non del suo lungo viaggio di 84 anni in questa miserabile terra. Pregate Iddio che in suo santo servizio me lo abbrevij e presto dia termine alla mia pellegrinazione con mandarmi à purgare i miei peccati nel purgatorio, dove egli non è offeso, ma amato fra i dolori e tormenti di quel santo luogo, da me sommamente desiderato.
Ho ricevuta ancora una lettera dal Sig. Bonanni del monte Calvario, ma risponderò appresso se piace à Dio, per esservi bisogno di tempo.
La lettera al Sig. Sciabarasi la mando hoggi; quanto alle lettere postulatorie di Monsignore, del Capitolo e Città di Girgenti mi rimetto alla divina Providenza doppo d’haver fatto da canto mio le diligenze.
L’Agente di Monsignore questi giorni passati mi disse che destramente voleva insinuare al Sig. Vicario Generale Turano la necessità della sudetta lettera postulatoria. Faccia Iddio quello che è di sua gloria.
Noi in questo non cerchiamo se non adempire la sua volontà, e perciò qualunque si sia, dobbiamo rimetterci ad essa, e così sempre havremo l’intento di quello che pretendiamo. Vi raccomando l’anima del P. D. Pietro Gaetano Orisles morto in S. Gioseppe di Palermo, religioso di gran bontà et affezionatissimo, la cui morte forse non saprete.
De’ legati nostri poi non si vede più altro et aspettarò la risposta della Signora Prencipessa alla mia lettera, e suor M. Serafica non lascerà di ricordarglieli, con scriverle che una delle due polize la mandi à lei per mandarla essa à me. Vi saluto con le sorelle e tutte coteste religiose e tutte pregate per me.
Roma 9 Aprile 1707.

Vi raccomando il nostro Capitolo Generale che si farà doppo Pasqua, acciò che il Signore ci assista e ci faccia fare il suo santo servizio.

Vostro fratello e servo nel Signore
Gioseppe M. de’ Tomasi


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1707 04 30 - AMBP - (A suor M. Serafica sua sorella)

avendo Monsig. Ventimiglia Vescovo di Lipari mostrata tanta divozione alla nostra Serva di Dio, e tanto calore che la sua causa andasse avanti, gli fu significato dal nostro P. Cigala che sta in S. Andrea, che à ciò s’havrebbe incontrata difficoltà per il nuovo processo da farsi auctoritate Apostolica da tre ò almeno due Vescovi, per causa delle spese dell’accesso e mantenimento de’ sudetti Vescovi, alle quali spese non poteva il Monasterio soccombere, né il nostro nipotino dar la mano per esser ancora pupillo. A queste notizie il sudetto Prelato risponde ch’egli vuol fare il tutto à spese sue per quello spetta alla sua persona, credendo ch’anche oltre Monsignor di Girgenti, voglia far lo stesso Monsignor di Mazzara: e scrive con maniere tanto efficaci che mi pare un miracolo della mano di Dio. Io vi mando la stessa lettera originale per ringraziarne Iddio, e poi per consultarla col Sig. Guarini vostro Confessore, il quale con destrezza potrebbe come mosso da sé mandarla al Sig. Vicario Generale come cosa inaspettata e che la divina providenza ci manda, acciò che la mostrasse à Monsignore con farsela rimandare indietro, per conservarla costì per ogni occorrenza. Questa lettera può servir molto, perché se Monsignor di Girgenti fosse dubioso ad intraprendere questo nuovo processo per non impegnarsi à far le spese di due ò almeno d’un altro Vescovo venuto di fuori, per la sudetta lettera vedrà che questo intoppo cessa, mentre già v’è un Prelato che senza dispendio vorrà far le sue fatiche; e se Monsig. di Mazzara non volesse ciò fare senza il necessario trattamento, il che non credo di quel santo Prelato, questo non pregiudica, perché se bene il Papa dà la commessione à tre Vescovi, bastano però due per la formazione del processo. Questo è quanto presentemente m’occorre dire sopra questo punto.
Io qui non lascio di fare quello che posso in Roma, ma in Sicilia non posso operare, e perciò non so più che fare per haver la lettera postulatoria di Monsig. di Girgenti e del Capitolo e Città pure di Girgenti, se non d’altre città. Queste lettere bisogna che siano replicate più d’una volta, e fin’hora non sono venute neanche le prime d’alcuni; quando saranno venute e replicate queste lettere postulatorie, all’hora si potrà cercare la dispensa per la commessione del nuovo processo, se Monsignor di Girgenti vorrà farlo, havendo sicuro già Monsig. di Lipari. Del resto facciasi sempre la volontà di Dio.
Riverite da mia parte il Sig. Abate Guarini e molto raccomandatemi alle sue orazioni, com’anche à quelle dell’altre sorelle, e coteste religiose, quali tutte saluto nel Signore.
Roma 30 Aprile 1707.

In questa settimana non ho havute lettere da costà, e né anche dalla Signora Prencipessa di Scordia.

Vostro fratello e servo nel Signore
Gioseppe M. de’ Tomasi


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1707 05 07 - AMBP - (A suor M. Serafica sua sorella)

n questa settimana ho havuto due lettere, una vostra de’ 28 Marzo, e l’altra di suor M. Lanceata de’ 6 d’Aprile, ma la risposta cennata dal Sig. Arciprete non è venuta né con l’una né con l’altra delle sopradette lettere. Ringrazio però il Signore del zelo dato al sudetto R. Arciprete per la cura delle anime commessegli.
De’ nostri legati ancora non si vede nulla.
Il Sig. D. Baldassare Musico della Cappella del Papa ha già composti i Gaudij, e presto spera mandarli; io son’andato à vederlo per altro, e con tal occasione m’ha cantato sotto voce col suo cimbalo qualcheduno de’ sudetti Gaudij, che sono d’un canto assai bello e divoto; sono però composti à più voci, e li farà cantare qui ad una chiesetta da musici e mi farà avvisare per sentirli. Con l’occasione di parlargli ho chiesto da lui qualche lume per trovar la Messa in canto fermo col suono dell’organo come desiderate, egli ha lette le parole scrittemi da voi e da suor M. Maddalena per conoscere la maniera nella quale la desiderate; ma egli doppo molte mie ripugnanze ha voluto vincere con dirmi di volerla lui stesso comporla, e così spero che l’havrete con li Gaudij, e con una reliquia autentica che vuole mandar à cotesto Monasterio. Non potete credere quanto buon Sacerdote sia egli, e quanto divoto di s. M. Crocifissa, che ne ha fatto fare il suo ritratto e lo tiene in camera sua, et ha composti questi Gaudij per sua divozione con tanta pietà che prima di mettervi le mani ha sempre fatta un poco d’orazione per esser ben guidato. Raccomandatelo assai al Signore, com’anche il Sig. D. Felice ch’è stato il propagatore della divozione della Serva di Dio, per cui mezzo il Sig. D. Baldassare l’ha conosciuta, essendo tutti due della Cappella Papale.
Intendo poi le cattive influenze costì state e che voi e suor M. Lanceata ne havete provati gli effetti con le flussioni e febbri.
Si bona suscipimus de manu Domini, mala cur non sustineamus? Onde bisogna dire con lo stesso S. Giob Sit nomen Domini benedictum, tanto per le tribolazioni havute quanto per la sanità ridonata.
Godo poi che si conservi per la causa della Serva di Dio tutto ciò ch’è stato dato à sua considerazione da divoti, e veramente mi pare un effetto della divina providenza per le spese che bisogneranno non essendovi presentemente chi porga la mano.
Quanto alle lettere postulatorie di Monsignore, del Capitolo e Città di Girgenti bisogna rimettersi alla divina providenza insistendo con salde e speciali orazioni acciò che disponga il tutto come e quando le piace, e per li mezzi humani presentemente non habbiamo altra diligenza da fare più di quella s’è fatta; è stata opera del demonio di seminar zizzania fra Monsignore e la Signora Prencipessa e Sig. Prencipe di Scordia: et io veramente credo che detti Signori dovranno usare tutte le convenienze anche soprabondanti col Prelato prima per la persona che rappresenta di Giesù Christo primo Pastore, e poi per tanti favori ricevuti da lui in Palma e nella causa della Serva di Dio. A me pare che la Signora Prencipessa e D. Ferdinando M. prendessero l’occasione di raccomandargli la conferma del nuovo Instituto della vita Comune del monte Calvario, e nel medesimo tempo fargli tutte quelle espressioni di stima, riverenza e di ricognizione di gratitudine di quanto ha fatto per Palma, perché con tali atti di santa humiltà Christiana si viene à vincere la superbia del demonio seminatore di queste zizzanie; anzi se la stessa Signora Prencipessa gli mandasse le sudette lettere con un suo gentilhuomo à posta, la cosa sarebbe più nobilmente fatta per accompagnare le lettere con la voce viva. Dovrete suggerire questo mio consiglio alla sudetta Signora, pregandola à ciò anche da mia parte. Ma si serva solo del motivo del monte Calvario, senza parlare delle lettere postulatorie per buoni rispetti.
Pregate tutte per me.
Roma 7 Maggio 1707.

Vostro fratello e servo nel Signore
Gioseppe M. de’ Tomasi


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1707 06 04 - AMBP - (A suor M. Serafica sua sorella)

o ricevuto la vostra del primo Maggio con l’avviso del Sig. Garafo che viene col Sig. Can.co Marchese; egli ancora non è arrivato, e mi servirò delle notizie datemi.
Col P. Preposito di S. Gioseppe vi ho mandato 3 libretti della Via Crucis, e due medaglie benedette per la Signora Prencipessa di Butera e per voi; egli consegnerà l’involtino alla Signora Prencipessa di Scordia, alla quale scriverete per mandarvelo; tutta la spesa è stata di sei giulij.
Ho fatta l’acclusa lettera in risposta della Signora Prencipessa di Scordia, leggetela e poi sigillata mandatela, et intenderete in essa i miei sentimenti.
Sto aspettando la risposta vi darà il P. Giunta sopra lo scritto abbruciato, del quale con altre mie v’ho scritto, e perciò non replico qui le cose già dette. I Vescovi che faranno il Processo non si devono mai offerire ma destinarsi dal Papa, al quale qui si potranno nominare quelli che possono ciò fare; ma di queste materie della causa della Serva di Dio spero scrivervi appresso, doppo l’arrivo del Can.co Marchese, tanto più che hoggi ho poco tempo.
Vi saluto e pregate per me, e vi raccomando l’anima d’un nostro Padre mio amicissimo morto ultimamente fuori di Roma.
Roma 4 Giugno 1707.

Vostro fratello e servo nel Signore
Gioseppe M. de’ Tomasi


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1707 06 18 - AMBP - (A suor M. Serafica sua sorella)

on la posta di questa settimana ho ricevuto una vostra de’ 10 Maggio, e ieri sera doppo l’Ave Maria altre vostre con il Sig. Can.co Marchese et il Sig. Garafo, che m’hanno portato altre lettere di Monsignore, etc.; ma io risponderò appresso piacendo à Dio, et hora scrivo queste due righe con scarsezza di tempo per haver voluto leggere la scrittura del P. D. Fortunato e scorrere l’altre per mandarle subito al Procuratore che l’aspetta con desiderio. Il denaro di cotesto Monasterio per la causa della Serva di Dio è arrivato, se ben non l’ho veduto ancora per l’importunità dell’hora tarda ch’era già notte ieri sera. Appresso scriverò à lungo con l’aiuto di Dio, solo soggiungo che il Sig. Ludovico Godin ... (testo mutilo) di Monsignore m’ha detto che non ... (testo mutilo) risposta alcuna dal Sig. Conte ... (testo mutilo) dell’arrivo della licenza perpetua [accor]data alla Signora Prencipessa di Butera di poter stare costì. Forse si saranno perdute le lettere, ma è bene che ciò sappia il sudetto Sig. Conte.
Vi saluto nel Signore e pregate per me tutte.
Roma 18 Giugno 1707.

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Gioseppe M. de’ Tomasi


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1707 07 28 - AMBP - (A suor M. Serafica sua sorella)

a settimana passata non ricevei lettere da costà, io però scrissi una lettera, ma havendo poi sentito dire che le lettere della posta non correvano per Sicilia, lasciai di mandarla. In questa settimana ho ricevuto una di suor M. Maddalena de’ 23 Giugno con la posta solita, onde seguiterò à scrivere per essa fino à tanto che saprò altro di certo; questa lettera però per sicurezza maggiore la mando con la feluca che manda la Viceregina di Sicilia, che si trova qui, raccomandata al Sig. D. Placido Marchese, et in primo v’avviso d’havervi mandato con padron Matteo Faro una scatolina raccomandata alla Sig. Perpignano nel Cancelliere di Palermo, la qual Signora sodisferà il padrone del porto della scatolina, in cui sono 20 medaglie, e 3 dozzine di camaldole; il prezzo l’avviserò appresso piacendo à Dio, con altre spese se occorreranno.
Il P. Onofrio è partito per Loreto e per Ancona, et ha voluto prestati cinque scudi romani per le occorrenze del suo viaggio: quali cinque scudi egli scrive al Sig. Abate Guarini suo fratello acciò che me li mandi: voi quando havrete questo denaro, trattenetelo fino à mio nuovo avviso, perché scriverò appresso ciò che dovete fare; tratanto vi mando la lettera dello stesso P. Onofrio in cui gli scrive di questo negozio: e gliela darete subito con riverirlo sommamente da mia parte.
La risposta à suor M. Maddalena la manderò con la posta, e tratanto ditele che prima che arrivasse la sua lettera, io il giorno di S. M. Maddalena celebrai la S. Messa per lei. Scrivete al Sig. D. Placido Marchese per il ricapito delle vostre lettere, acciò che se la posta non corre più per via di Napoli come prima, ci faccia grazia di mandarle con la feluca che manda il Viceré qua alla Viceregina et all’Ambasciatore.
Questo è quanto m’occorre dire con la presente. Mi raccomando alle vostre orazioni e di tutte coteste religiose, e vi saluto nel Signore.
Roma 28 Luglio 1707.

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Gioseppe M. de’ Tomasi


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1707 08 27 - AMBP - (A suor M. Serafica sua sorella)

eri sera notte ricevei una vostra de’ 14 del presente mese, venuta con la feluca del dispaccio da Palermo in qua in 6 giorni: me la manda il Sig. D. Placido Marchese e Strazzeri nipote del Sig. D. Placido, la cui morte egli m’avvisa; spero che questo nipote ci favorirà come il primo nella diligenza delle lettere. Le lettere del P. Giunta con li notamenti del P. Vitale e D. Fortunato col capitolo della lettera di M.r Rini, già l’ho ricevute, come per altre mie v’ho avvisato.
Vi mando l’acclusa del P. Onofrio al Sig. Guarini suo fratello, al quale fo la dovuta riverenza con pregarlo delle sue orazioni. Intendo la scarsezza del raccolto di questo anno, quale è stato scarso ancora qui: nostro Signore ci liberi da nuovi flaggelli giustamente meritati da’ nostri peccati. Per le Scuole pie il P. Generale loro vi manderà 4 suggetti presto, che potranno aiutare la terra e promovere la fabbrica. Io ho raccomandato caldamente questa fabbrica al Sig. Prencipe di Niscemi Tutore, con occasione di scrivergli per altro motivo. Nostro Signore indirizzi il tutto in suo santo servizio.
Per l’indulgenza della Via Crucis ne prenderò qualche informazione, ma vi vuole un poco di tempo per haverla compita. Del resto qui non occorre altro di nuovo, e per la causa di Crocifissa stiamo aspettando le seconde lettere postulatorie, delle quali non ne tengo più nuova. Vi saluto tutte con raccomandarmi alle vostre orazioni.
Roma 27 Agosto 1707.

Vostro fratello e servo nel Signore
Gioseppe M. de’ Tomasi


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1707 09 10 - AMBP - (A suor M. Serafica sua sorella)

on la feluca del dispaccio venuta qui ieri ho ricevuto una vostra de’ 20 Agosto, e vi rispondo brevemente perché la lettera l’ho havuta hoggi; lo scritto del P. D. Fortunato e del P. Vitale l’ho ricevuto, come per altra mia v’avvisai: e lo conservo ad ogni buon effetto, havendolo mostrato al Procuratore.
Vi mando l’acclusa del P. Onofrio al Sig. Abbate Guarini, quale riverirete à mio nome. Ho comperata per il vostro Monasterio l’historia monastica volgare, secondo i loro desiderij d’haver qualche notizia delle cose dell’ordine di S. Benedetto, è costata uno scudo romano. Sicché congiunto questo scudo con li cinque scudi romani prestati al P. Onofrio che vi darà il Sig. Guarini, com’anche con le spese delle camaldole, medaglie, libretti della Via Crucis etc. che importano uno scudo e baiocchi 32 e mezzo, fanno tutta la somma di scudi romani sette e baiocchi 32 e mezzo; di questa sommetta fatemi piacere di farne comperare in Palermo un vasetto d’alchermes senza odore, ma non spendete più di scudi sette romani, e baiocchi 32; quel vasetto me lo mandarete con la feluca del dispaccio, facendolo consegnare al padrone della feluca con vostra lettera, e così non havrete da mandar qua il denaro, mandando in suo luogo l’alchermes.
Pregate per me e vi saluto con le sorelle e tutte coteste religiose.
Roma 10 Settembre 1707.

Il libro dell’Istoria Monastica lo darò al Sig. Canonico Marchese con la reliquia autentica di S. Benedetto, e forse con qualch’altra cosa.

Vostro fratello e servo nel Signore
Gioseppe M. de’ Tomasi


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1707 10 17 - AMBP - (A suor M. Serafica sua sorella)

oppo d’haver tardato più giorni la feluca del dispaccio, finalmente è venuta ma senza lettere di costà: perciò mi restringo à poche parole. Vi mando l’acclusa per Monsignore Illustrissimo, la quale leggerete e poi sigillarete e gli mandarete, e da essa vedrete quello che passa intorno alla causa della nostra Serva di Dio. Il P. Onofrio sarà di ritorno à Roma al fine di questo mese, ò principio dell’altro, e per questo viaggio ha voluti prestati altri scudi sette Romani, oltre li cinque havuti quando partì di Roma. Per questi cinque già v’ho scritto di comperarne l’alchermes, e per questi altri sette quando ve li darà il Sig. Abate Guarini suo fratello me li mandarete per via di poliza di cambio, quale potete procurare per mezzo del P. Bernardino ò altro, le quali polize li mandino à voi, e voi poi in diverse poste mi mandarete la prima e la seconda poliza. Il P. Onofrio scriverà al suo fratello di questi altri scudi sette, e se la sua lettera d’Ancona dove si trova, verrà prima che la feluca parta, la manderò con questa feluca, ò almeno si manderà con l’altra feluca.
Con quest’occasione vi ricordo che quando scrivete alla Signora Prencipessa di Scordia, le rinfreschiate la memoria del nostro legato: perché sapete quante lungherie vi sono poi à venirne à capo. Del resto pregate per me con le sorelle e tutte coteste religiose, quali saluto nel Signore.
Roma 17 Ottobre 1707.

Quando passano costì gli ordinarij soliti potete sempre scrivermi perché poi si conserveranno in Palermo alla correria, fino à tanto che parta la feluca del dispaccio, con la quale mi si manderanno tutte quelle ch’erano già arrivate à Palermo.

Vostro fratello e servo nel Signore
Gioseppe M. de’ Tomasi


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1707 11 05 - AMBP - (A suor M. Maddalena sua sorella)

on la feluca passata del dispaccio venne una vostra lettera de’ 16 Settembre, quale però mi fu data doppo d’havere io scritto la mia lettera, e mandata à suor M. Serafica. Hora anticipatamente, prima ch’arrivi l’altra feluca, comincio la presente con ringraziare coteste buone religiose della special memoria havuta di me nella festa della S. Croce. Quanto alle cose della causa della Serva di Dio il Sig. Barone Ribera ha mandata una lettera postulatoria del Capitolo di Siracusa, e mi scrive che ne manderà dell’altre. Qui i PP. Benedettini han preso la cura di scrivere à loro religiosi di Sicilia per procurare le seconde postulatorie, et à Pasqua ne faranno special instanza essi uniti al Capitolo Generale. Il Rivisore de’ scritti di Crocifissa ha fatta una buona relazione di essi, nostro Signore sia benedetto sempre in tutto.
Delle Scuole pie avvisatemi quello che si fa della fabbrica, della quale m’ha data buona speranza il Sig. Prencipe di Niscemi Tutore, al quale io ne scrissi, e se sono venuti costà altri Padri mandati dal Generale.
Il P. Onofrio mi manda l’acclusa al Sig. Abbate Guarini suo fratello, e m’ha scritto che la mandi aperta à suor M. Serafica, acciò che ella lo favorisca in ciò che in essa domanda; voi consegnatela à s. M. Serafica, e ditele che delli scudi 12 prestati al sudetto Padre, i primi cinque me li mandi in tanto alchermes senza odore, e gli altri sette per poliza di cambio, come più distesamente le ho scritto in altre mie.
Fo fine perché hoggi si spedisce una feluca per Sicilia tuttoche ancora non sia arrivata la feluca del dispaccio di Palermo. Pregate per me etc.
Roma 5 Novembre 1707.

Vostro fratello e servo nel Signore
Gioseppe M. de’ Tomasi


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1707 11 08 - AMBP (mutila) - (A suor M. Serafica sua sorella)

on la feluca del dispaccio venuta ieri, ho ricevute due lettere, una di suor M. Maddalena de’ 24 Settembre, e l’altra vostra de’ 24 Ottobre e ringrazio il Signore della consolazione havutane, com’anche della nuova elezione della Abbadessa, alle cui orazioni molto mi raccomando, con riverirla divotamente, et esibirmi al servizio ... (mutila)
... oltre le fedi della morte de’ testimonij esaminati nel processo ch’erano in Palma, bisogna anche procurare le fedi autentiche della morte d’altri testimonij morti fuori di Palma, come la fede del Canonico Gaetano che fu esaminato, e d’altri che loro sapranno meglio di me; e perciò ne potete scrivere al Sig. Vicario Generale Turano, quali fedi poi mandarete con la feluca ... (mutila)
... li potrete havere dal Sig. Guarini, e con essi pagarete lo smeraldo, aggiunti altri scudi due e baiocchi 32 che in tutto fanno scudi sette e b. 32. l’altra poi partita prestata al P. Onofrio di scudi sette, la mandarete per poliza come pure v’ho scritto.
La lettera del Sig. Abbate Guarini al P. Onofrio la manderò prestamente, et alla lettera à me scritta dallo stesso Sig. Abbate, se havrò tempo risponderò con questa feluca, ò al più tardi con l’altra. Godo della buona provista del vostro nuovo P. Confessore, e prego nostro Signore ad assistergli con la sua santa grazia per profitto di cotesto santo luogo. Del resto vi saluto nel Signore con le sorelle e coteste religiose, e pregate per me.
Roma 8 Novembre 1707.

L’Historia Monastica e la vita scritta in versi di Crocifissa di s. M. Scolastica la porterà il Sig. Canonico Marchese, quale sta aspettando buona imbarcazione per ritornare.

Vostro fratello e servo nel Signore
Gioseppe M. de’ Tomasi


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1707 12 19 - AMBP - (A suor M. Serafica sua sorella)

' più d’un mese che non è venuta la feluca del dispaccio: ma io comincio questa per trovarmi più spedito quando verrà, se Dio mi dà vita. Con un’altra feluca ricevei il barattolo dello smeraldo mandatomi dal P. Bernardino et io vi ringrazio della buona volontà havuta di favorirmi: seben il Signore ha voluto mortificare la mia troppo cura di simile medicamento, mentre devo pensare più alla mia vicina morte che alla vita; quello che io domandai era l’alchermes non lo smeraldo, che qui non si usa, né sanno che cosa sia. Ma giacché s’è fatta la spesa, per non perderla in tutto, fatemi piacere di farmi venire la ricetta degl’ingredienti di detto smeraldo, e mandarmela; acciò che la possa io mostrare al nostro medico: il fatto è fatto, ma sempre sia benedetto il Signore.
Già credo havrete ricevuti li scudi cinque romani dal Sig. Guarini prestati la prima volta al P. Onofrio suo fratello, quali sono entrati nella spesa dello smeraldo; e credo che poi havrete havuti gli altri scudi sette romani prestati la seconda volta allo stesso P. Onofrio, perché egli scrisse al Sig. Abbate suo fratello di consegnarli à voi. Questi come v’ho scritto, li mandarete per poliza di cambio diretta à me. Il sudetto P. Onofrio è tornato in Roma, ... (illeggibile) l’acclusa al Sig. Abbate suo fratello, nella quale pure gli replica il pagamento che deve farvi delli stessi scudi sette dopo li primi cinque, fatemi piacere di mandargliela subbito per via del Sig. Conte della Corcia; egli poi vi scrive un’altra pure qui acclusa per un favore che vuole da voi con la Signora Prencipessa di Butera. Intenderete il tutto dalla lettera, solo aggiungo le mie calde instanze acciò che, se si può, vi adoperiate con detta Signora à favorirlo: perché essendo il P. Onofrio qui forastiero, desidera d’esser di meno aggravio al suo convento. Se la Signora Prencipessa di Butera vorrà dargli quel denaro per Messe, procurate di farne fare subbito la poliza del cambio diretta al medesimo P. Onofrio da S. Gaspare con esprimere il numero delle Messe che ha da dire, ma questa poliza mandatela à me, perché io qui gliela darò, et havrò da lui ò dal suo superiore la fede delle Messe sudette, e ve la manderò per consegnarla alla Signora Prencipessa; vi raccomando assai il negozio e la prestezza.
Finalmente doppo più d’un mese e mezzo è arrivata la feluca del dispaccio per grazia di Dio, con 3 lettere, due vostre de’ 31 Ottobre, e 9 Novembre, et un’altra di s. M. Lanceata de’ 20 Novembre; io rispondo brevemente perché dicono che la feluca presto sia di ritorno. Vi ringrazio dunque della diligenza fatta per i nostri legati, e ne spero buoni effetti, com’anche aspetto il cambio delli 7 scudi romani prestati la seconda volta al P. Onofrio, come già v’ho scritto; quanto allo smeraldo, mi rimetto à quanto mi trovo havermi scritto qui sopra, mandatemi però presto la sua ricetta cioè dell’ingredienti d’esso, e delle sue dose.
Circa le Costituzioni vostre, per farle confermare è cosa da pensarvi bene e farvi molt’orazione. Io vi farò riflessione, e ne consulterò, e poi v’avvisarò; tratanto conserverò memoria di questo affare: è ben vero che per il punto del mangiar carne non mi pare tanta gran necessità di usarla, potendosi adoperare le ova e li latticini, che sono anche cose più facili à digerirsi da complessioni deboli, e credo che le Teresiane in Sicilia tutte s’astenghino dalla carne. Basta, pregate Iddio acciò che c’illumini e ci faccia fare la sua santa volontà.
Intendo poi i flaggelli di Dio ne’ terremoti et inondazioni come scrive suor M. Lanceata, da per tutto si sentono i castighi di Dio, e si vede cominciata una gran carestia di formento in molte provincie d’Italia, le guerre non cessano, et in una parola tutto il mondo sta sossopra. Sia sempre benedetto il Signore che ci castiga qui, sperando nella sua infinita misericordia che ci perdonerà nell’altra vita.
Ho ricevuto lettera del P. Paolo Giunta, che mi significa che si farà l’esame suo in Messina per la Serva di Dio; io spero far parlare col P. suo Generale, acciò che con questa feluca scriva al P. Provinciale di Sicilia per dargli la dovuta licenza.
Del resto qui la causa dorme, perché s’aspettano le lettere seconde postulatorie da costà. Vi saluto con le sorelle e coteste religiose, e tutte pregate per me.
Roma 19 Decembre 1707.

La lettera del Sig. Abbate Guarini al P. Onofrio l’ho mandata al suo Convento. La risposta à [questa] lettera del Sig. P. Felice mandatela à me acciò che non si perda per strada.

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