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1702 01 02 - AGT (copia) - (A suor M. Lanceata sua sorella)

n questa settimana ho havuto due lettere una vostra di 27 Novembre, e l’altra di suor M. Serafica degli 8 Decembre e ne ringrazio nostro Signore. Dalla vostra intendo la vostra afflizione per il servizio impostovi di cotesto Monasterio, perché l’Abbadessa non è che serva di tutte le Monache per servirle nello spirituale e temporale, come un’infermiera che serve le mal sane, come siamo tutti noi huomini fino à tanto che il Signore non ci dà la perfetta sanità dell’anima doppo la morte, et anco quella del corpo nel giorno del Giudizio. Egli è che sanat omnes infermitates nostras, per cui renovabitur ut aquila iuventus nostra. Hora in cotesto servizio ponete la vostra speranza in Dio, e credete che non havete neanche questa speranza se non da Dio. Ogni speranza vien da Dio grande ò piccola che sia, e perciò pregatelo ve ne dia tanto quanto basta per servirlo e per ottenere per essa più grazie. Da nobis Domine fidei, spei et charitatis augmentum. E così potrete poi dire lodi à Dio, dicendo di lui qui me salvam fecit à pusillanimitate spiritus et tempestate. Quando sarà finito il temporale e la tempesta di questa vita, in cui non si può havere quiete, essendo essa piena d’inquietudini fino alla morte. Desiderate sempre la quiete, ma dove si trova cioè in cielo e non in terra. In caelestibus regnis Sanctorum habitatio est, et in aeternum Requies eorum.
Per hora bastino questi pochi punti per far una lettera religiosa. Pensate:
(1) chi scrive,
(2) à chi scrivete,
(3) e che cosa scrivete:
e perciò prendete qualche motivo particolare ò circostanza di ciascuno di questi 3 capi, per introdurvi e finire le lettere.
Tutta la difficoltà maggiore consiste nel principio e fine della lettera, perché nel mezzo di discorrere sinceramente del fatto con semplice racconto. E se volete una strada più corta, fate conto di scrivere à me, perché lo scrivere senza affettazione è proprio d’una religiosa.
Intendo poi con gusto le grazie avvisatemi fatte per intercessione della Serva di Dio, e del suo processo finito, del quale aspetto nuovi avvisi per sapere quando e come sarà mandato.
Il P. Bernardino con sue lettere de 15 Decembre mi scrive haver già inviata la scatola delle figure e rame onde già l’havrete ricevute per le grazie di Dio.
Quanto ciò che scrive il P. Attardo à Monsignore d’una Serva di Dio, trovata incorrotta nelle parti più soggette à guastarsi, e che fu per ciò canonizzata, desidero saper il nome di questa Santa, et il libro dove sta reggistrato questo caso; perché potrà servire all’Avvocato che ha da scrivere qui sopra il suo Processo. E questi casi simili giovano assai. Perciò fate diligenza per saper tutto questo caso distintamente.
Circa lo stampare à parte in un compendio piccolo la vita di nostra Madre, sarebbe cosa assai giovevole per edificazione delle Signore secolari, à gloria di Dio. Se v’è tanta materia che possa bastare per far un libretto, sarà meglio stamparlo à parte, senza diffondersi sopra questo punto nella vita di s. M. Crocifissa. Ch’è meglio che vada sola per sé senza mescolarsi altre narrazioni. Bisogna però trovar buon soggetto che faccia questo compendio, e che prima sia ben esaminato, e poi stampato. Questo è il mio parere; avvisate altre particolarità e risoluzioni che prendete.
Mando qui acchiuso un libretto da me stampato ultimamente, che contiene un disegno d’un’opera assai utile per la Chiesa, che suggerisco à Benedettini della Congregazione di S. Mauro in Francia. Nostro Signore ha dato la benedizione sopra questo libretto, perché è stato aggradito assai dalle persone virtuose amatrici della buona dottrina e pietà. Una persona lo portò al Papa, che ne lesse parti davanti à quella stessa persona, e poi lo lesse, credo io, tutto, e mostrò di piacergli assai, essendo egli dottissimo e di gran pietà che sempre si fa leggere i libri de’ SS. Padri. Staremo à vedere che faranno i nostri Benedettini, se faranno questa opera, come han fatto e fanno d’altre opere di SS. Padri. Ringraziate del tutto Iddio, perché ogni bene vien da lui, s’è gran bene vien da lui, s’è mediocre, vien da lui, s’è piccolo, ancora vien da lui. Se volete sapere meglio il contenuto di questo libretto fatevelo spiegare dal P. Confessore. Con buona commodità ve ne manderò alcune copie: questa così sciolta mandatela da mia parte à Monsignore Ill.mo per un contrasegno della mia osservanza.
I rumori di Napoli per grazia di Dio son quietati. Il Sig. Marchese del Vesto quando successero questi rumori era fuori del regno di Napoli, nella città di Ancona dello Stato della Chiesa. Poi per sua volontà è venuto in Roma, dove è stato ben trattato dall’Ambasciator di Spagna, e da’ Spagnuoli e Francesi. Hora si trova ancora qui, et ha preso casa, e perché il Vicerè di Napoli lo chiamò per dir le sue ragioni, e non v’andò, perciò gli sequestrarono i suoi beni. Quello che seguirà, appresso si vedrà. Pregate per me e vi saluto etc..
Roma 2 (o 7) Gennaro 1702.

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1702 01 14 - AMBP - (A suor M. Maddalena sua sorella)

o havuto la vostra lettera de’ 13 Decembre con l’avviso del cattivo stato della malattia della Signora Prencipessa, per lo quale ha fatto la professione, tutto che poi habbia havuto qualche miglioramento: per conto di detta Signora il suo male è stato occasione di merito, e poi ne havrà il premio in cielo quando piacerà à Dio, per le altre poi sì come è cagione di dolore, così havranno da consolarsi col divino beneplacito. Nostro Signore conceda à tutti la sua consolazione quanta è necessaria in terra per ottenere l’eterna della sua visione et amore.
Quanto al processo sto aspettando qualche avviso del tempo in cui pensa Monsignore mandarlo qua con le dovute formole etc. e rimettiamo ogni cosa nelle mani di Dio.
La venuta del Re di Spagna si conferma sempre più e verrà col Duca di Berrì suo fratello, figliuolo di 15 anni in circa, e con altri gran Signori, come potete voi stessa pensare senza che io dica altro.
I 3 corpi di breviarij due hanno ad essere legati di 2 semestri l’uno, ma il 3° sciolto, ma non so se habbia ad essere di 2 semestri, overo d’un solo tomo per tutto l’anno, avvisate più chiaramente questo terzo come ha da essere.
Le figurine di carta per i breviarij le cercarò, e spero mandarle col libretto del canto fermo che mandai un’altra volta, anzi se posso trovare qualch’altro libro migliore di detta materia, vedrò se sarà à proposito per voi altre. Ho preso un libro di lettere del P. Oliva che fu Generale de’ Giesuiti, e serviranno per suor Maria Lanceata; se bene sono di stile un poco alto, ma però religioso; servirà per imparare qualche formula di dire.
Qui poi ne’ Monasterij cantano di canto fermo le monache con molta divozione, e mi sono incontrato ad udirle con mia sodisfazione, cantando bene assai non solo i Salmi e le antifone, ma ancora gl’Inni col proprio tono di essi che riesce assai divoto. Così potete fare ancora voi nel vostro Monasterio anche ne’ Matutini solenni della Settimana Santa di Pasqua, Natale, Pentecoste etc. con cantare anche i responsorij, e le Laudi. Del resto vi raccomando di fare specialissime orazioni comuni e private per i bisogni della Christianità, che sta sottosopra per queste guerre: le quali quanto sono più vicine nella stessa Italia, tanto maggiormente ci spingono al ricorso del divino aiuto, non havendo speranza di concordia frà Prencipi Christiani se non in Dio. Pregate per me e vi saluto con le sorelle e coteste monache.
Roma 14 Gennaro 1702.

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1702 01 21 - AMBP - (A suor M. Serafica sua sorella)

on straordinaria consolazione ho ricevuto la vostra de’ 18 Decembre, con l’avviso del Processo già finito et aperto della nostra S. Sorella: ne siano eterne laudi à Dio qui dat gratiam et gloriam servis suis, per che indi ritorni alla sua maestà infinita, ch’è il principio e fine d’ogni bene. Dalla lettera di Monsignore si vede il suo contento et in esso le benedizioni che Iddio gli ha date per questa sant’opera fatta con tanta sua fatica e spesa. Chi gli ha dato la buona volontà, forze, et operazioni, gli darà anche le corone eterne in compagnia della sua Serva.
Ringrazio Iddio pure della professione fatta dalla Signora di Butera con tanto suo giubilo, e del miglioramento della sua malattia. Nostro Signore confermi essa nel suo santo servizio et amore, e le dia quella sanità che per ciò le sarà necessaria e profittevole. Godo che sia arrivata la scatola del rame, figure, Agnus Dei etc. e tengo in ordine l’altre figure commessemi e quelle fatte del P. D. Carlo per mandarle con prima commodità co’ libri delle lettere del P. Oliva e delle regole del canto fermo.
I Breviarij monastici non sono ancora finiti di stampare in Venezia: quando verranno, li manderò se piace à Dio, aspettando più chiara distinzione di quanti e come li volete, come avvisai à suor M. Maddalena la settimana passata.
Se saremo vivi sentiremo le resoluzioni che si prendono costì per mandar il processo, secondo le instruzioni da me trasmesse costà.
Questo è quanto occorre presentemente, pregate per me con le sorelle e coteste religiose, et in particolare passate un santo ufficio di congratulazione con la Signora di Butera per i santi legami, co’ quali s’è più stretta al Signore con i 3 voti, che sono alberi di gran frutto à chi li sa coltivare con l’aiuto di Dio.
Roma 21 Gennaro 1702.

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1702 01 28 - AMBP - (A suor M. Serafica sua sorella)

o ricevuto in questa settimana una vostra de’ 27 Decembre con la nota delle grazie havute per l’intercessione della Serva di Dio dalla Casa del Sig. Duca di Comastra, e ne rendo grazie à S. D. M.
In questa stessa posta ho ricevuta una di Monsignor Vescovo de’ 19 Decembre con l’avviso del processo finito etc. io vi mando qui acclusa la risposta acciò che gli arrivi più sicura e presto.
Quanto alla vostra maraviglia dell’affanni del Papa per le guerre presenti, sappiate ch’egli si rammarica per lo desiderio della pace de’ prencipi Christiani. 2°, perché essendo padre comune si tiene neutrale; ma per questa neutralità come ha fatto pure la Repubblica di Venezia, ha bisognato armarsi per mettere soldatesche e milizie alli confini, per difenderli da ogni insulto che potesse venire da qualche armata de’ principi discordanti, e sapete che spese portano queste milizie e soldatesche. 3°, lo stato del Papa sta in mezzo il Regno di Napoli, e Ducato di Milano che sono del Re di Spagna, e l’Imperatore ha la sua armata vicino allo stato di Milano, e così lo stato ecclesiastico sta in mezzo e vicino alle arme de’ principi guerreggianti, e questa vicinanza non fa stare senza timore. 4°, Roma essendo madre comune, ricetta ogni sorte di nazione: e succedendo qualche disordine di persone di nazioni fra loro contrarie, la città verrebbe à perdere la sua pace. Queste sono le cause de’ timori, lascio il principale del pericolo delle offese di Dio e della fede Cattolica se nell’armata tedesca vi fossero eretici. Pregate Iddio per la concordia e per il buon viaggio del Re di Spagna che à primavera viene in Napoli et in Sicilia accompagnato da gran Signori e guardie reali; se passerà per Palma, l’Abbadessa e suor M. Maddalena havranno da far i complimenti col Re, massime se vorrà entrare nel Monasterio.
Hora torniamo à noi. La dichiarazione della successione ne’ beni di nostra Madre, non la possiamo noi fare perché in caso dell’estinzione della linea, ella ha determinato; bisogna leggere la sua dichiarazione fatta con autorità del Papa doppo la sua professione con istromento di notaro nel 1675, dal qual atto dipende il tutto, e sarebbe bene che ne mandaste una copia à Monsignore per esserne consapevole e che poi la conservaste nel vostro Monasterio. Questo è il punto principale di questa successione. Le scritture poi che vi mandai nella scatola servono solamente per indirizzo se potessero gli eredi di nostra madre, mancando la linea, aggiudicarsi tutto lo stato di Palma per i suoi crediti; quelle scritture dunque servono per tal indirizzo, e bisogna conservarle nel Monasterio in luogo sicuro e segreto fra le scritture del Monasterio. Mi dispiace che havete mandate queste scritture à Monsignore senza l’atto della dichiarazione del 1675, perché senza quest’atto, Monsignore non può restar informato di tutto il negozio, ma si può rimediare con mandarlo hora, se non l’ha visto prima.
Ringrazio Iddio di quei capi riformati in cotesto Monasterio, che veramente sono utilissimi al santo ritiro e spirito del luogo. Nostro Signore per intercessione della sua Serva ha disposto soavemente le cose, che si sono effettuate subito e con facilità. Deo Gratias. Il libro di Monsignor Labia intitolato Simboli festivi non è cosa à proposito per voi altre, essendo libro d’erudizione tutto che adattata à cose sagre. Ho preso la Vita di S. Gaetano, et ancora le vite d’alcuni Santi Confessori del Maffei, bellissime, et in oltre i Dialoghi di S. Gregorio Papa ripieni di dottrina e d’esempij e pure i Sermoni di S. Agostino e d’altri SS. Dottori; questi due ultimi libri sono vecchi perché non se ne trovano più, ma sono tanto oro colato, e servono per lezione spirituale e meditazione per far orazione, e quanto più li leggerete tanto più vi saranno profittevoli, e vi parranno più belli, contenendo massime sode di spirito christiano e contengono il midollo della religione christiana.
Leggete la dedicatoria de’ sermoni di S. Agostino, e vedrete i sentimenti del Concilio di Trento, in quel tempo che si celebrava in Bologna, intorno à questi libri di Santi Padri per edificazione della Christianità.
Circa le Indulgenze del Rosario e benedizione delle corone etc. ritengo la vostra nota, e con buona congiuntura vedrò quello che si potrà fare.
Del resto pregate per me e vi saluto con le sorelle e coteste monache.
Roma 28 Gennaro 1702.

I sudetti libri con l’altre cose accennate da me per altre lettere, spero mandarle con prima commodità e manderò la nota della spesa. Vi ricordo à mandar quelle poste del Rosario di nostro Padre, perché la persona che le domanda, ne fa instanza.

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1702 02 18 - AMBP - (A suor M. Serafica sua sorella)

o ricevuto due lettere, una di suor M. Maddalena de’ 15 Gennaro, e l’altra vostra de’ 12 et intendo il disordine costì succeduto à causa dell’Immunità Ecclesiastica violata e la scommunica contra il Capitano. Mi dispiace primieramente per l’offese di Dio, massime in un luogo dove per le grazie che Dio ha fatto e fa maggiormente deve risplendere il suo servizio. Il rammarico poi che Monsignore ne riceve, lo sento ancora io in estremo, ma voglio sperare che le cose si calmeranno presto, anzi che già siano quietate, massime per il Cardinale del Giudice nuovo Vicerè, che farà rendere ragione alla Chiesa, onde ne aspetto nuove di mia consolazione.
Per le Scuole pie sono andato à posta al P. Luigi per sentirne qualche nuova, e m’ha detto che già per avviso del P. Provinciale l’istromento è stato accommodato come vuole la Sagra Congregazione e che l’havrebbe mandato con buona commodità onde l’aspettiamo di giorno in giorno, e venuto si farà la diligenza di presentarlo alla Sagra Congregazione per ottenerne la licenza desiderata, pregate Iddio per il buon successo.
Il P. Maestro Ricci Procurator Generale de’ Domenicani ha ottenuta la facoltà dal suo P. Generale in favore di cotesto Monasterio per essere scritte nella Compagnia del Rosario dal Confessore pro tempore, con tutte la altre facoltà etc. come vedrete nell’acchiusa concessione, quale conservarete nell’archivio del vostro Monasterio per autentica della grazia ottenuta.
Ho cercato un Sommario delle indulgenze e grazie della Compagnia del Rosario secondo la rivisione et approvazione fatta sotto Innocenzio XI, ma fin’hora non l’ho potuto havere; se lo potrò havere ve lo manderò per sapere tutto ciò che in virtù di esso potete fare et acquistare. Vedrò se posso ottenere una simile grazia per il Carmine per vostra consolazione.
Circa quel punto che dite d’invidiare il mio stato fuori della patria e di distanti, et in quiete: voi dite quello che tutti gli huomini dicono parlando di altri; ogni uno facilmente crede esser in altri ciò che vede mancare in se stesso. Ma sappiate che le borasche del mare non sono tutte fatte da uno stesso vento, ma tutte sono borasche e tempeste, e che una barca si sommerga per il vento di Levante ò di Ponente, ò di tramontana, ò di mezzo giorno, poco importa, basta che si sommerga per piagnere la sua disgrazia. Così noi in questa vita siamo nel tempestoso mare di questo mondo agitati da varij venti, ma tutti in un istesso mare tempestoso e pericoloso; quanto à me pochi sono i giorni, che non dico l’orazione di Tobia Peto Domine ut praecipias recipi in pace animam meam, quia expedit enim mihi mori magis quam vivere, sempre però secundum voluntatem tuam fac mecum.
Pregate per me acciò che il Signore secundum misericordiam suam dimittat servum suum in pace. E vi saluto tutte.
18 Febbraro 1702.

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1702 02 25 - AMBP - (A suor M. Serafica sua sorella)

on mia consolazione ho havuto la vostra lettera de’ 21 Gennaro, per la quale intendo la diligenza fatta da suor Maria Serafica presso la Signora Nipote per l’offesa fatta dal Capitano contra l’Immunità Ecclesiastica, spero che detta Signora ne farà le dovute dimostrazioni, e ne attendo l’avviso: e desidero almen il rimedio al male già fatto.
Circa l’orologetto d’oro, già scrissi che di tutto se ne facesse consapevole Monsignor Vescovo, e che il tutto si regolasse secondo il suo dettame et hora confermo lo stesso. Circa la professione della Signora Prencipessa non ho ancora havuto avviso della determinazione della Sagra Congregazione, quando l’havrò, avvisarò ciò che s’è determinato.
Del Papa non occorre altro di dire se non che ha proibito quest’anno il carnevale et ogni privato festino e dissoluzione, et è stato à proposito il giubileo qui solamente publicato, in cui il Papa ha fatto le visite delle Chiese, con far anche la Scala Santa con la sua solita divozione.
Ho parlato al P. Generale de’ Carmelitani per essere voi monache scritte nella Compagnia del Carmine etc. e l’ho trovato prontissimo; spero nell’altra posta mandarvi la facoltà sua in scritto, per hora vi mando la formola della Comunicazione in articolo di morte dell’indulgenze del Rosario: perché detta formola è stata di nuovo aggiustata, e corretta la prima.
Hora in questa settimana ho mandata una scatola raccomandata al P. Bernardino in Palermo, à cui farete sodisfare le spese del porto etc. il padrone della feluca si chiama Tomaso Morganti Messinese, e già è partito. In detta scatola vi sono 10 figure della SS. Trinità, 10 della Mano religiosa, e 30 della Crocifissione, e sono tutte del P. D. Carlo s. m.; vi sono anche 20 figure piccole in carta per Breviarij et i seguenti libri: Vite de’ Santi del Maffei, bellissime; Vita di S. Gaetano; lettere del P. Oliva; Sermoni de’ Santi Padri in volgare, libro rarissimo et preziosissimo, di gran frutto per lo spirito sodo; Dialoghi di s. Gregorio Papa pieni di grandi ammaestramenti, e di bellissimi esempij; Regole del canto fermo per impararlo; 8 libretti nostri intitolati Indiculus, 6 legati, e 2 sciolti, quali li potete dare à persone dotte e divote, e particolarmente à Monsig. Vescovo, al Sig. Abate Rini, et al P. Attardi, cioè di quelli legati in carta rossa ondata. Vi sono ancora 3 carte stampate del Sommario delle Indulgenze del Rosario approvato da Innocenzio XI, queste perché non si trovano più nella stamperia della Camera Apostolica, l’ha cercate, e date in dono à noi il P. Maestro Ricci Procurator Generale de’ Domenicani. Hora bisogna tenerne conto perché non se ne possono havere, e perciò incollatele insieme, e fatele mettere sopra una tela in telaro à modo di quadretto, per tenerlo in qualche luogo commodo, acciò che sempre possiate sapere le Indulgenze del Rosario, alla cui compagnia sarete scritte secondo la facoltà del P. Generale di S. Domenico procurata dallo stesso P. Maestro Ricci, e da me mandata nella posta passata. Quanto poi alle spese tanto delle cose presenti quanto del residuo che restava prima delle spese fatte per la causa della Serva di Dio in tutto importano scudi romani nove, e baiocchi 63.
Vi saluto con le sorelle e pregate per me.
25 Febbraro 1702.

Questa mattina Sabbato ho celebrata la Messa della Passione del Signore per voi secondo che mi domandate per la vostra lettera. Tribuat tibi Dominus secundum cor tuum. E con questa occasione vi prego à darmi avviso se la Messa del Mercoledì lasciata da nostra madre seguita à celebrarsi secondo la mia intenzione et applicazione: desiderando d’esser avvisato quando si tralascia per qualche caso.

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1702 03 04 - AGT (copia) - (A suor M. Maddalena sua sorella)

o ricevuto la vostra lettera de’ 30 Gennaro et intendo l’afflizione di suor M. Lanceata che è inconsolabile per la sua carica. Ditele che hilarem datorem diligit Deus. Queste cariche si devono fuggire quando non s’hanno: ma quando il Signore le dà, bisogna portare la croce sopra le spalle con forte volontà e non strascinare la croce per forza come fanno gli animali quando tirano il carro. Il Signore vuole il cuore pronto, che senza questo non gli piace neanche il martirio. Si tradidero corpus meum ita ut ardeat, charitatem autem non habuero, nihil mihi prodest. Se io dessi il mio corpo fino ad esser io arso, e non habbi carità, nulla mi giova. Porti dunque con amore questa croce, acciò che non habbia la croce in questo mondo e nell’altro. Ringrazio Iddio del proseguimento della vita della nostra S. Sorella, e dell’applicazione grande del Monsignore per essa e per la copia del processo. Sono opere di Dio che fa risplendere con maniera tanto straordinaria la sua misericordia inverso la sua Serva.
La vita del P. D. Carlo è finita, e sta copiandosi, e poi si darà à rivedere à chi spetta, per stamparla. Pregate Iddio che sia di sua gloria.
È venuta la minuta del nuovo istromento per le Scuole pie, e l’ho data al Sig. Auditore del Card. Colloredo ch’è il Ponente di questa causa in S. Congregazione. Intenderò come ci dobbiamo portare per portarla di nuovo in Congregazione, et haverne la licenza. Appresso piacendo à Dio avvisarò più distintamente.
Qui si vede una gran cometa, ma la vedrete anche voi essendo grandissima. Nostro Signore ce la dia per segno della sua misericordia, in tanto sconquasso di guerre. Il Re di Spagna dovea partire al primo di questo mese, onde à quest’hora sarà partito verso Napoli, donde poi partire in Sicilia come dicono, et indi à Roma et à Milano. Questi sono gli ultimi avvisi. Mando qui la licenza del P. Generale de’ Carmelitani per essere scritte tutte di cotesto Monasterio nella compagnia del Carmine, et è perpetua. Onde conservatela diligentemente nelle scritture del Monasterio acciò che non si perda. Mi diede pure la formula della benedizione degli habitini e dell’Indulgenza nell’articolo di morte. Et ogni cosa mando qui in questo piego. Il sommario dell’Indulgenze fin’hora non l’ho potuto havere, se l’haverò, lo manderò. Pregate per me e vi saluto tutte etc..
Roma 4 Marzo 1702.

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1702 03 18 - AMBP - (A suor M. Maddalena sua sorella)

n questa settimana ho havuta una vostra lettera assai vecchia cioè de’ 5 Febbraro, in cui mi scrivete il capitolo di Monsignore sopra il processo e copiatura degli scritti della Serva di Dio, al quale rendo immense grazie della sua protezione in questa causa. Io ho qualche dubio se il Sig. Canonico Turano possa ricevere in sua persona la consegna del processo, per essere egli stato ministro dello stesso processo: nondimeno non dico altro per hora fino à tanto che m’informi meglio di questo punto, e poi avvisarò se piace al Signore.
Ringrazio poi la S. D. M. dell’aggiustamento del disturbo, e che il Capitano s’humilierà à Monsignore e riconoscerà il suo peccato, con farne la dovuta penitenza. Deo Gratias.
È venuto avviso che martedì 14 di questo mese fu in Napoli un terremoto con danno di fabbriche e di persone, non si sa ancora distintamente il tutto. Pregate il Signore che ci perdoni de’ suoi giusti flaggelli meritati dai nostri peccati.
La vita del P. D. Carlo si sta hora rivedendo da’ Rivisori, e poi piacendo à Dio si cominciarà la stampa, e si fa un nuovo rame della sua effigie per metterla nel principio della Vita. Raccomandate il tutto à Dio: e pregatelo per me con specialità, e fate qualche special divozione per me alla sepultura della sua Serva per qualche speciale motivo che ne ho per l’anima mia. Del resto vi saluto tutte con tutte coteste religiose.
Roma 18 Marzo 1702.

Non so ancora se il negozio delle Scuole pie sia stato trattato in S. Congregazione in questa settimana, onde appresso avvisarò ciò che occorre in questa materia.

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1702 04 22 - AGT (copia) - (A suor M. Serafica sua sorella)

o ricevuto due lettere una di suor M. Maddalena de’ 18 Marzo, e l’altra vostra de’ 25 con la copia del privilegio del Decreto del P. D. Carlo, quale è venuta in tempo opportuno, per la sua vita ch’ora si sta rivedendo.
Ho havuto la parte del Rosario di nostro Padre quale ho già mandato alla persona che la desiderava per chi ne havea fatta l’istanza. Ho pure letta la lettera del P. Giunta sopra suor M. Crocifissa, e ne ringrazio il Signore delle sue grazie che fa per questa sua Serva.
Havrete già havuta l’ultima scatola mandata, et in essa alcuni de’ nostri ultimi libretti, che quali ne potrete mandar uno senza legato in una lettera al P. Giunta perché può esser di profitto alli virtuosi di Messina e gli altri potrete dispensare al Sig. Arciprete e P. Confessore costì, et al Sig. Abate Rini et al P. Attardi in Girgenti. Il P. Mabillone m’ha risposto cortesemente e mi dà buona speranza che si farà in Francia la raccolta di questi opuscoli teologici per commodità degli Ecclesiastici. Pregate Iddio che benedica questa nuova opera secondo il suo santo beneplacito.
Quanto alle Messe votive di S. Felice, non si possono dire per non esser questo Santo nel Martirologio Romano; ma si può dire una Messa de’ communi di tutti i Martiri come potrebbe servire quella de’ 40 Martiri in cui non si nomina alcuno in particolare e questo sia in risposta a suor M. Maddalena, la quale particolarmente raccomanderò al Signore per il negozio particolare da lei meditato.
Circa l’indulgenze del Rosario, il P. Ricci Procuratore Generale de’ Domeni­cani, m’ha tornato à dire che non vi servirete di altri libretti di esse, ma solo delle ultime carte mandatevi ove sono l’indulgenze autenticate dal Papa. Che perciò queste carte tenetele attaccate in un telaro con la tela di sotto, acciò che si conservino in lungo tempo. La visita della Cappella del Rosario, voi la potrete fare alla Cappella della vostra chiesa, non essendo necessaria per detta Cappella altra licenza del Generale. La processione però della prima Domenica non credo che suffraghi alle Monache per l’indulgenza. Nondimeno potrete havere un’intenzione generale di guadagnar tutte quelle indulgenze che potete e così far la processione per vedervi quanto si può.
Ringrazio Don Giuseppe Celeste del suo saluto, e lo prego à tener memoria di me nelle sue sante orazioni. Ho ricevuto la nota del P. Attardi sopra l’essempio di quel corpo trovato incorrotto in parte non in tutto, e leggerò il libro che cita.
Dell’orologetto poi che dite non fate cosa alcuna senza saputa e consiglio di Monsignor Vescovo per camminar per le sue vie dirette.
Della Signora Principessa di Butera non dirò altro, rimettendomi à quanto ho scritto prima. Mi sono informato alla posta ch’era D. Andrea Roncetti, e dicono essere in Palermo onde io non posso indovinare à chi egli mandò le informazioni di Monsig. che perciò bisogna mandarle hora di nuovo.
Il Papa ha fatto tutte le sue funzioni della Settimana Santa e Pasqua. Dirò le straordinarie, e cioè che la Domenica delle Palme doppo le funzioni della mat­tina, per le 20 e 21 hora andò à S. Giovanni Laterano dove in quel giorno è la stazione, e quivi pubblicamente seduto confessò ogni sorte di gente con gran carità. E v’era un concorso grande, come io lo viddi, che mi trovai presente, andando in quel giorno à quella Basilica senza sapere che il Papa vi veniva.
Stette ad udire le confessioni più di due hore. La mattina di Pasqua poi cantò egli solennemente la Messa in S. Pietro, e doppo l’Evangelio fece l’homilia al popolo in latino, quale homilia i Papi da alcune centinara d’anni in qua non sole­vano più fare. Egli predica queste homilie con gran maestà e decoro, con voce sonora che s’intende da lontano. E sta seduto nella sua Cattedra e trono dove canta la Messa fino all’offertorio. Io non l’ho sentito per le funzioni della nostra Chiesa ma parlo per relazione d’altri. Laus Deo.
Il Re di Spagna arrivò a Napoli il Lunedì di Pasqua la mattina, e sceso dal vas­sello, andò subito al Duomo ò Cattedrale, e quivi fece apparar un suo cappellano per dir Messa, la quale volle egli stesso sentire pubblicamente, essendovi con­corso tutto Napoli il ch’è stato di grand’edificazione. Dicono veramente cose grandi di questo Re, ch’è un Angelo di costumi e di divozioni. Deo gratias. Ap­presso si sentiranno altri avvisi, di ciò che disegna fare e di suoi viaggi. Il Papa manderà un Cardinale legato à latere à Napoli per complimentare al Re di questa sua venuta. Pregate per me, e vi saluto tutte. 22 Aprile 1702. Comprarò le 43 figure, che manderò con i 3 Breviarij due de’ quali hora stanno legando. E pensarò all’iscrizione della lapide della Consecrazione della vostra Chiesa per aggiustarla in buona forma.

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1702 04 29 - AMBP - (A suor M. Serafica sua sorella)

o havuto una vostra de’ 3 del cadente mese di Aprile con una della Signora Nipote à voi scritta per la quale comprendo che il matrimonio è già quasi concluso.
Quanto agl’interessi di Ferdinandino, ciò non gli sarà di pregiudizio, nè posso credere che si facciano in questa occasione capitoli à lui nocevoli. Quanto à noi poi, come voi dite bene, le cose di questo mondo per grazia di Dio ci paiono giuochi di pupazzi: tutto è vanità e sogno, e ce ne accorgeremo meglio nel punto che uscirà l’anima nostra dal corpo, aprendoci in quel punto un nuovo teatro non più veduto dell’eterna pena e dell’eterna gloria, riguardandosi l’una e l’altra con occhio purgato dalle illusioni e fantasme caliginose di questa terra. Così à noi poco, anzi nulla deve calere ogni fasto, honore e parentela terrena. Sinite mortuos sepelire mortuos suos, e pensiamo esser detto all’anima nostra, Audi filia et inclina aurem tuam obliviscere populum tuum et domum patris tui, dove si dice Inclina aurem tuam, perché un’orecchia superba, che non si humilia et inclina ad udire queste verità evangeliche, non ascolta et ubbidisce à ciò che Dio domanda da noi per nostro bene e bene eterno.
Circa poi il diportamento vostro con detta Signora continuate ad usarle ogni carità et amorevolezza come prima insinuandole sempre nelle lettere sentimenti di pietà Christiana et esercizio di virtù, e lo farete più ò meno secondo ch’ella usarà confidenza con voi; per il figliolo poi non occorre altro se non raccomandarlo à Dio, e poi à detta Signora per farlo ben educare nella pietà e nelle lettere. Al nuovo poi suo marito, se egli vi scriverà per darvi parte del matrimonio, gli risponderete con termini religiosi ringraziandolo di questo ufficio, e poi non occorre più scrivergli se non fosse per qualche causa straordinaria importante ò per rispondere à qualche sua lettera. Questi sono i miei sensi, quali rimetto alla vostra prudenza. Del resto abbandoniamoci tutti nella Divina Providenza, di cui havete veduti miracoli nella causa della sua Serva M. Crocifissa.
Per il fratello della Signora Prencipessa, le cose sue sono totalmente rovinate con la Corona di Spagna, e s’egli non è partito, presto partirà, come ho sentito dire, da questa Città per andar forse à Vienna. Ma io di queste storie non sono ben’informato, che per essere odiose e gelose non mi curo di saperle, lasciandole à quelli che si dilettano di nuove e di gazzette. La Causa di detta Signora per la professione non so se hoggi si porti in Sagra Congregazione per un intoppo che forse la differirà all’altra Congregazione, che non sarà prima di 15 giorni. Appresso scriverò ciò che si sarà fatto, piacendo à Dio tratanto s’aspettano le nuove lettere d’informazione di Monsignore per ottenere la licenza di star ella da secolare costì, se la professione sarà dichiarata nulla, giacché le prime lettere d’informazioni si persero, come altra volta v’ho scritto. Riverite detta Signora da mia parte divotamente.
Per non errare nella Inscrizione da porsi nella vostra Chiesa per la sua Sagra, ho copiato quella che pose il Cardinal Barberino nella Chiesa delle Monache Capuccine qui à Monte Cavallo, da lui consegrata, e sopra di questa Inscrizione ho formato la vostra come vedrete nell’acclusa carta; solo s’hanno da aggiugnere i nomi de’ Santi, le cui reliquie furono poste nell’altar maggiore. Mandate questa carta à Monsignore per vedere se gli piace, e poi secondo il suo dettame, potrete fare scolpire il marmo ò pietra, quale metterete dentro la Chiesa nel muro dalla parte dell’Evangelio, alta da terra all’altezza d’un huomo, per poter esser letta da tutti commodamente, che così sta il marmo delle Capuccine; e la potrete mettere fra la Cappella di S. Benedetto e quella di S. Gioseppe, ò vero nel pilastro del cappellone ò dove sarà più commoda per esser veduta e letta.
Una persona pia m’ha fatta instanza di far raccomandar alle orazioni di cotesto Monasterio la causa del Venerabil Servo di Dio frà Sebastiano d’Apparicio laico minore osservante nell’Indie, di cui si raccontano cose ammirabili: ma perché queste Cause qui vanno esaminate con gran rigore, e s’incontrano sempre difficoltà, perciò desidera il suffragio delle vostre orazioni in cosa di gloria di Dio, per il cui amore spero che non lascerete di farle caldamente, come ve ne prego anche per le grandi necessità presenti di tanti flaggelli di guerre, di terremoti che si sentono in molti luoghi, e principio di carestia, e timori di altri mali che ci soprastano per tutto; e non vi dimenticate di me acciò che il Signore mi perdoni i peccati, e mi dia una buona morte. Vi saluto tutte.
Roma 29 Aprile 1702.

I Breviarij, figure e due libri di vostra sodisfazione stanno in ordine per mandarli con prima occasione, et all’hora scriverò distintamente della scatola che si manderà.

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1702 05 20 - AMBP - (A suor M. Serafica sua sorella)

n questa settimana ho ricevuto una di suor M. Maddalena del santo giorno della morte di nostro Signore e ne la ringrazio molto, come anche tutte coteste monache della Comunione fatta per me il Giovedì Santo; nostro Signore rimeriti loro la carità.
In questa settimana è arrivato l’istromento autenticato delle Scuole pie, onde piacendo à Dio s’havrà il decreto della Sagra Congregazione e speriamo haverlo per l’altra posta, perché quanto alla grazia già fu fatta à Marzo.
Con padron Aniello Spritollo Napoletano in questa stessa settimana ho mandata una scatola per voi raccomandata al P. Bernardino in Palermo, à cui scrivete il nome del padrone della feluca per star su l’avviso, come anche gli farete pagare il nolo e le spese di Palermo. In detta scatola vi sono 2 corpi di Breviarij monastici in 2 tomi, legati, et ogni corpo costa quattro scudi romani e mezzo; v’è un altro corpo delli stessi Breviarij sciolto per la sorella del Sig. Sciabarasi, il quale già me ne ha pagato il prezzo. Vi sono 44 figure grandi inclusa una d’un altare fatto in un oratorio di Milano in honore della B. Vergine Immacolata; vi sono pure due libri, una Selva d’orazioni bellissime, che possono servire anche per dirne alcuna al fine dell’orazione mentale comune, come per esempio quelle dell’Evangelij delle Domeniche e di Quaresima e delle feste etc.; v’è pure un altro libro di Detti memorabili, raccolti dal Batero, dove troverete cose belle morali, e saranno di vostro genio.
Hora tutta la spesa di questa scatola è stata di scudi romani quattordici e baiocchi 50, cioè mezzo scudo; il residuo delle spese passate era di scudi nove e baiocchi 63 che in tutto fanno scudi romani ventiquattro e baiocchi 13.
Devo domandarvi d’un punto che in questi giorni m’è venuto in testa, et è se nostra Madre s. m. mentre era viva mi mandava denaro della sua riserva delle onze 400. Io so che havea il legato di lei e di nostro padre b. m. di onze 100 e di questo non ho imbarazzo alcuno. Solo mi dà fastidio se oltre queste onze 100 detta nostra Madre mi mandava altra cosa di più della sua riserva, del che io non mi ricordo bene. Se voi vi ricordate di questa cosa fatemi piacere di avvisarmi se mi dava più del legato e se questo lo facea ogni anno, ò qualche volta et à che somma possa arrivare in tutto. A me da un canto mi pare che il solo legato di onze 100 mi mandava essa, ma non lo so di sicuro; qualche altra spesa di giacinto ò altro non so s’entrava al conto del legato ò di più. In somma avvisatemi come andava la cosa perché io non mi ricordo bene, et in particolare avvisate à che somma in tutto potrebbe arrivare hora tutto quello ch’ella m’havesse dato sopra più del legato, e rispondete chiaramente secondo la conscienza in questo punto.
Resta che vi raccomandi un negozio importantissimo di gloria di Dio, e della salute dell’anima d’una persona, anzi di più. La cosa è gravissima ma non posso né scriverla, né parlarne con altri. Vi prego, per saperlo io in confidenza. Vi prego in visceribus Iesu Christi che fate raccomandare questo negozio à tutta la communità con grandissima premura, e che continuate le orazioni per qualche tempo, facendo Comunioni et altre penitenze al sudetto fine. Non vi dico altro, si tratta della gloria di Dio e della salute di un’anima anzi di più come dissi, e spero che farete più di quello che desidero, acciò che il Signore illumini et indirizzi il tutto con la sua potente mano, e non vi scordate de’ miei bisogni. Di quella Congregazione della disciplina de’ religiosi fin’hora quei sei religiosi aggiunti non hanno cominciato i congressi, e forse non si cominceranno prima di S. Pietro perché il Cardinal Prefetto di detta Congregazione è fuori di Roma.
L’affare della Signora Prencipessa circa la professione si crede sarà portato di certo nella Congregazione seguente de’ 27 del corrente. Vi saluto tutte, e tutte pregate per me.
Roma 20 Maggio 1702.

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1702 05 27 - AMBP - (A suor M. Maddalena sua sorella)

o ricevuta una vostra de’ 21 Aprile, et intendo che vi sia stato di sodisfazione il libretto del canto fermo, ma per quel punto d’insegnare una sola chiave, credo che Monsignore intenda che insegniate le giovani come meglio sapete, perché se volete insegnare in modo differente di quello che voi sapete, v’imbrogliarete voi et imbrogliarete le vostre scolari; fate il meglio che potete, perché così incontrarete l’intenzione di Monsignore. Il decreto della Sagra Congregazione per la fondazione delle Scuole pie sperava haverlo in questa posta il P. Procuratore generale di esse, ma fin’hora non ho havuto altro avviso da lui; basta haverlo con l’aiuto di Dio, et un poco tardi non importa, mentre s’è aspettato tanto. La risoluzione del dubio della professione della Signora Prencipessa si dovea fare hoggi, ma se veramente s’è fatta non potrò saperlo per avvisarlo à voi prima della posta seguente.
Benché il Papa mentre era Cardinale mi favorisse per sua grazia con modi assai particolari, nulladimeno per un anno e mezzo del suo Pontificato mai vi sono andato per varij motivi. Ultimamente da per se mi mandò à chiamare una sera, acciò che la mattina seguente andassi da lui à 13 hore; v’andai ma non hebbi l’udienza prima delle 15. Mi ricevé con tanta amorevolezza, e discorse meco per una mezza hora tanto confidentemente che mio Padre forse non mi havrebbe discorso con tanta cordialità. Io sono restato edificatissimo in vedere tanta humiltà, ma molto più per sentire i suoi sentimenti che in un perfettissimo religioso sarebbono eroici: e pure negl’imbarazzi di tante cose il Signore me l’ha fatto trovare. Spiritus ubi vult, spirat.
Io vi scrivo queste cose confidentemente, e non ho gusto che si sappiano per buoni rispetti, e stracciate subito questa lettera. Solo vi raccomando à pregar assai il Signore per lui, acciò che lo conforti sotto questo gran peso ch’ha sopra le spalle, acciò che gli dia pazienza et efficacia à far gran cose per suo servizio, come desideriamo.
Del resto pregate per me e vi saluto tutte.
Roma 27 Maggio 1702.

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1702 06 03 - AMBP - (A suor M. Serafica sua sorella)

n questa settimana non ho ricevute lettere da costà e vi do avviso come Sabbato passato nella Sagra Congregazione per la causa della professione della Signora Prencipessa fu risolto che si citassero quelli che in questo negozio v’havevano interesse, cioè à dire la stessa Signora Prencipessa et il vostro Monasterio; che perciò è necessario ch’ella e voi facciate qui un procuratore per comparire e dire ciò che havete à dire ò in favore ò contro.
L’Agente di Monsignore ne ha scritto ad esso; et egli vi regolerà et indirizzerà in questo affare dicendovi ciò che havrete da fare, onde à lui mi rimetto. Solo dico che nel far il Procuratore non pensate à me perché né devo, né voglio comparire in questo negozio. Si potrà perciò fare l’atto della procura in testa dello stesso Agente di Monsignore ò d’altro come egli vorrà. Spero qui mandarvi il ristretto del contenuto dell’esposizione fatta da Monsignore per la risoluzione del dubio della professione, quale ristretto ve lo manderà lo stesso Agente come m’ha promesso; et io lo mando per sapere ciò che passa circa l’esposizione fatta alla Sagra Congregazione. Questo è quanto posso dirvi, restando tutto il negozio pendente fino à tanto che verrà la procura, come dissi. Il P. Procurator Generale delle Scuole pie m’ha fatto dire che per questa posta spera onninamente d’haver il decreto della fondazione di Palma: quale egli manderà al P. Provinciale per cominciarne l’esecuzione con l’autorità di Monsignore e con l’intrapresa della Signora Nipote; et io spero scrivere à tutte due per mettersi prontamente le mani à questa Santa opera, la quale in Roma è già finita per grazia di Dio.
Del resto pregate per me et Spiritus Sancti gratia illuminet sensus et corda nostra in questi santi giorni di Pentecoste, e vi saluto tutte.
Roma 3 Giugno 1702.

L’Agente di Monsignore m’ha già mandato qua copia volgare del memoriale latino presentato alla Sagra Congregazione per la risoluzione del dubio della professione.

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1702 06 17 - AMBP - (A suor M. Serafica sua sorella)

n questa settimana non ho havuto lettere da costà, onde questa sarà per salutarvi e raccomandarmi alle vostre orazioni, e per darvi avviso d’essersi havuto il decreto in scriptis per la fondazione delle Scuole pie, qual decreto si manda in questa settimana al P. Provinciale di Palermo onde qui è finito tutto questo lungo negozio della fondazione e perciò Benedicemus Dominum. Resta hora che s’incominci costì; già l’ho raccomandato à Monsignor Vescovo con la lettera mandatavi la posta passata, pensava farne un’altra per la Signora Nipote, perché così m’havea domandato il Padre Procurator Generale, ma fin’hora non l’ha domandata, e non è necessaria perché io scrissi à detta Signora subbito havuto la grazia con avvisarla e raccomandarle l’esecuzione, se bene non ne ho havuto mai risposta. Basta, toccarà à voi sollecitarla à trovarsi pronta à tutto. Di nuovo vi prego à pregar per me.
Roma, 17 Giugno 1702.

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1702 06 24 - AGT (copia) - (A suor M. Serafica sua sorella)

o ricevuto una vostra de’ 12 Maggio e ringrazio il Signore della consolazione havutane, com’anche della solennità della Sagra vostra Chiesa con la Messa e Vespri cantati con le candele accese avanti le croci, qual solennità dovete celebrare ogni anno per esser questa festa solennissima per voi.
S. Bernardo in un sermone fatto à suoi Monaci nella Sagra della sua Chiesa, diceva che tutte le altre solennità erano grandi sì, ma universali per tutta la Chiesa, ma quella della Sagra della propria Chiesa è una solennità grande propria di loro. E con ragione così si deve celebrare per ringraziar Iddio della santificazione di quel luogo al cui servizio particolare v’ha destinato. Vi mandai tempo fa un libro delli sermoni di S. Bernardo volgari, in esso troverete almeno un sermone della Sagra della Chiesa, et havrete consolazione à leggerlo. Anzi lo potreste leggere à tavola ogni anno nel giorno della detta festa. E vi trovarete belli documenti, e credo anche il significato di molte cerimonie fatte nella Consecrazione.
Godo poi in estremo della fabbrica finita della Madre Chiesa così bella come scrivete. La Divina Providenza ci fa vedere miracoli in tutto, perché essendo Palma sotto un pupillo, ogni altra cosa humanamente si potea aspettare. Desiderarei che Monsignore conservasse anche la Madre Chiesa, et in tempo opportuno potrebbe suggerirlo il Sig. Arciprete et aiutar il negozio il Sig. Abate Rini. Lasciamo far à Dio.
La morte del Principe di Oranges ve l’avvisai tempo fa, onde non occorre qui replicar altro. Il Re di Spagna è arrivato nello stato di Milano, e dicono che vada al campo. Nostro Signore ci conceda la pace con far accordare tutti i principi Cristiani. Fo fine con raccomandarmi alle vostre e comuni orazioni e vi saluto con le sorelle e tutte coteste religiose.
Roma 24 Giugno 1702.

Come l’argento si prova col fuoco e l’oro con la fornace,
Così il Signore prova i cuori.

Questa è una sentenza della Sagra Scrittura, e mi viene in mente perché ho cominciato à tradurre in volgare un compendio delle sentenze morali della Scrittura quale con qualche spiegazione aggiunta forse un giorno si potrebbe stampare se mi restasse qualch’altro giorno di vita. Raccomandatelo al Signore.

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1702 07 01 - AGT (copia) - (A suor M. Serafica sua sorella)

o havuta una vostra de’ 26 Maggio et intendo che s’aspettava costì la Signora Nipote per il principio di Giugno, e ne godo assai sì per la sua quiete sì per lo bene di cotesta terra per haver di presenza la propria padrona, che potrà hora più efficacemente cominciar la fabbrica del collegio delle Scuole pie, tanto tempo desiderato e procurato, e finalmente qui ottenuto dalla Sagra Congregazione. Fatele riverenza da mia parte, e nostro Signore la conservi in suo santo servizio col figliuolo, à cui mando molti saluti.
Il Papa continua ne’ suoi santi deportamenti; staccato da’ suoi, et intento à voler fare gran cose per servizio di Dio, ma la gran malinconia che ha di vedersi Papa et in tanti disturbi non poco l’abbatte. Pregate Iddio acciò che gli sgombri dal cuore tanta afflizione, perché se questa nuoce à tutti quando opprime, maggiormente nuoce à chi governa levandogli la lena. Egli al suo solito ha fatto con molta divozione la festa di S. Pietro, cantando il primo Vespro solennemente in S. Pietro, e poi la mattina seguente la Messa solenne nella stessa Basilica, et in essa doppo l’Evangelio Latino detto da un Diacono Cardinale, e Greco da un Diacono Greco, fece egli un’homilia latina al popolo, all’uso di S. Gregorio e d’altri santi Papi antichi. Queste homilie ch’egli ha fatte nelle solennità quando ha celebrato, io non le mando perché sono latine, e però non à proposito per loro.
Quanto à quello che dite delle offese di Dio che si commettono, pur troppo v’è da dolere, e mi fate ricordare quell’osservazione di S. Giovanni Crisostomo che nella parabola del seminatore che nostro Signore disse e registrano gli evangelisti, delle 4 parti della semenza, tre parti ne andarono male, e la sola quarta parte fece frutto. Le altre tre parti perché caddero sopra la strada publica, sopra una terra sassosa, e sopra le spine andarono male. La quarta parte cadde in buona terra, anzi, come osserva il medesimo Santo, questa terra buona non fece frutto uguale perché parte fece trenta, parte sessanta, e parte cento. Preghiamo Iddio che faccia i nostri cuori terra buona, acciò che gli rendiamo trenta almeno di buon frutto, e che ci dia spirito d’esser diligenti à coltivare la terra del nostro cuore, e ci levi la pigrizia per la quale s’insalvatichisce, e non si dica di noi quello che Salomone dice nella Sagra Scrittura i Proverbi così.
Io passai per lo campo dell’huomo pigro,
e per la vigna dell’huomo stolto,
et ecco, le ortiche haveano riempito tutto,
le spine haveano coperta la sua superficie,
et il loro muricciuolo di pietre era destrutto,
et havendo ciò veduto, lo posi nel mio cuore,
e con tal esempio imparai disciplina.

Pregate per me tutte, e tutte vi saluto etc.
Roma 1 Luglio 1702.

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1702 07 07 - AGT (copia) - (A suor M. Lanceata sua sorella)

n questa settimana martedì sera ricevei una vostra de’ 30 Maggio, e hieri ricevei una da un Padre de’ nostri di Genova sotto il primo di questo mese di Luglio, con cui m’avvisa, che essendo venuto colà ultimamente un tal Signor Grimaldi, ha portato nuova ch’è andato in Paradiso il nostro Ferdinando M. con estinguersi la Casa in terra. Io subito ne ho ringraziato Iddio, e questa mattina ho celebrata la S. Messa della SS. Trinità per le grazie fatte à quella anima santa, ch’ha portato candida la veste bianca dell’innocenza battesimale, che il merito del sangue del figlio di Dio gli havea data. Questa grazia è indicibile perché la gloria del Paradiso è ineffabile, e non si possono esplicare i tormenti dell’inferno, del cui pericolo è stato sottratto questo beato fanciullo. Felice egli che in un salto è arrivato dove noi strascinandosi per lungo tempo non so se v’arrivaremo. Nel rimanente circa l’estinzione della Casa questa è una vanità et un sogno. Tutto passa e passa presto perché ogni gran lungo tempo è nulla rispetto all'eternità. Questo importa. Il resto son burle e giuochi di bambini, degni di riso anzi di pianto. Hora voi et io ringraziamo il Signore che ci ha liberati di ogni distrazione. Parenti stretti non ne habbiamo più. Il temporale di Palma e della Torretta se lo pigli chi vuole, e lasciamone il pensiero à chi tocca, e fate conto di star in un Monasterio dell’Alicata ò Naro, che non pensano al governo di dette città quelle Monache. Una cosa resta et è l’esecuzione dell’opera pia doppo l’estinzione della Linea. Questa non tocca né a voi né à me che siamo religiosi, e di più spratticissimi di questi imbrogli di conti. Credo che la carità e zelo di Monsignore abbraccerà egli la causa di dirizzare questo negozio, trattandosi d’opere pie della sua Chiesa. Le scritture sono 1° Il testamento di nostro Padre, 2° La rinunzia di nostra Madre delli 14 Agosto 1674. 3° La dichiarazione della sua volontà à 14 Ottobre 1675. 4° Quelle scritture del Canonico Giardaidone che vi mandai non è gran tempo, cioè che il credito di nostra Madre contro nostro Padre si potea aggiudicare lo stato di Palma. Queste sono le scritture che Monsignore havrebbe da esaminare ò far esaminare con indirizzar poi l’esecuzione.
Nella dichiarazione della volontà di nostra Madre del 1675 sono espresse le opere pie da farsi: ma non so se queste solamente siano state ordinate nel caso che fossi già morto io, e voi, sue figlie perché havea prima ella ordinato che essendo io vivo, dichiarassi io la sua volontà, e morto io, voi altre fino all’ultima: e morte tutte, havesse à dichiararne il Monasterio, ma perché temeva che il Monasterio non fosse informato à pieno della sua volontà, perciò venne à quella particolare dichiarazione. Da tutto questo nasce il dubbio se viventi ancora noi, tocca à noi questa dichiarazione, ò veramente s’ha da fare assolutamente quello che ha dichiarato ella. Questo è un punto legale, e non è della mia professione, Monsignore potrebbe far considerare la cosa da qualche dottore leggista, e nel caso che toccasse à me la dichiarazione, all’hora con il consiglio e comunicazione di Monsignore si potrebbe intavolare un’altra disposizione d’opere pie, come fosse stimata di maggior servizio di Dio, che è quello che si pretende, perché per altro non vi vorrei pensare né pur un quarto d’hora. In occasione di scrivere à Monsignore fategli riverenza da mia parte, e significatigli i miei sensi per esser consapevole di ciò che egli stima doversi fare. Se mi verrà qui il taglio di poter sentire il giudizio di qualche Avvocato sopra questo punto se tocca à me la dichiarazione ò no, non lascerò di farlo ma è meglio sentir il parere di qualche Avvocato di Palermo per esser meglio informato dello stile della Curia e tribunale del paese. Questo è quanto m’occorre dire sopra questa materia. Del resto pregate per me con le sorelle e coteste religiose, le quali tutte saluto nel Signore.
7 Luglio 1702.

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1702 07 22 - AGT (copia) - (A suor M. Serafica sua sorella)

n questa settimana ho havuta una vostra lettera de’ 16 Giugno col saluto di Ferdinando, onde veggo che la nuova havuta da Genova di lui sia falsa, se ben con l’altre lettere d’appresso ne resterò più certificato se così piace à Dio, al quale sempre sia la lode et al quale rendo immense grazie del fervore dato alla Signora Nipote per la fabbrica del nuovo collegio delle Scuole pie, della quale s’eran cominciati già i fossati. Riveritela da mia parte, e continuate ad esortarla à sì santa opera per esser di gran servizio di Dio. A quest’hora sarà arrivato il decreto della stessa fondazione, per la quale vi mandai la mia lettera à Monsignore per raccomandargliela. Godo poi che habbiate concertato con Monsignore sopra le vostre riserve et onde neanche io vi penserò più.
Per quello che dite delle necessità de’ Monasterij di Monache di cotesti paesi per la vita comune, tanto più me ne dispiace, quanto più veggo difficile il rimedio. Quanto al mio parere per quanto comporta la coscienza, mi pare che si debba rimediare principalmente all’origine de’ disordini, perché mentre dura la radice, sempre troveranno à nascere le foglie della pianta. Non bisognerebbe dar licenza di vestirsi più Monache e religiosi se non in Monasterij e conventi che commodamente possino sostenere li religiosi. E bisognerebbe ancora per maggior cautela che li religiosi provassero bene bene lo stato religioso prima di professarsi, et aprir poi porte per mandarne fuora gl’inobedienti et inquieti. In somma questo è un negozio grande se si vuol rimediare con rimedij di durata. Quando uno sta in religione di mala voglia v’è da temere assai che non solo faccia male à se stesso, ma lo faccia ad una comunità col malo esempio o con mettere disturbi et inosservanze in una comunità. Io ho fatto riflessione sopra questa materia esaminando i fondamenti e l’origine donde possa provenire il male, et i pensieri che mi son passati per la mente, l’ho messi in carta con titolo di Riflessioni. Questa scrittura la comunicai col Monsig. Arcivescovo Valemanni Segretario della S. Congregazione sopra la vita comune, perché gli havea detto à bocca sopra questa materia varij pensieri, e non havea intenzione di farla vedere ad altri se non al Sig. Cardinal Colloredo per qualche confidenza che gli ho, e per esser egli di questa Congregazione. Hor Monsig. Segretario senza mia saputa l’ha fatta vedere al Sig. Cardinal Imperiale Prefetto della stessa Congregazione e credo che anche l’habbia fatta leggere al Papa. Poi l’ho portata al Card. Colloredo, il quale per sua bontà l’approva assai, come in un viglietto mi scrive; solo vorrebbe che v’aggiungessi la soluzione di una certa difficoltà che si potrebbe fare, perché fatta questa aggiunta, mi scrive, che vuol tenersene copia. Ho già fatta questa aggiunta e la rimetto al suo giudizio. Quest’è la storia di quel che s’è fatto fin’hora, e la scrivo confidentemente. Quello che si farà non lo so, perché non s’è fatta ancora nessuna Congregazione sopra tal materia, e non so di che opinione sieno i S. Teologi Consultori. La sostanza del mio parere è che si cerchi l’origine de’ mali e si torni alla prima disciplina de’ secoli antichi, ne’ quali le cose camminavano in altra maniera che hora. E se non si vuole tornare alla disciplina antica, ma persistere nella moderna, che s’habbia da procedere senza austerità e censure, ma con indulgenza e permissione di livelli e depositi, regolari però con i dovuti limiti della povertà religiosa. Et ho portato una sentenza di S. Agostino che dice che è meglio andar zoppicando in strada, che correre fuori di strada. Questo è quanto presentemente v’havea à significare, acciò che preghiate il Signore à darmi lume et efficacia di conoscere e seguire la sua volontà, e non solo li dia à me, ma à tutta la Sagra Congregazione.
Vi saluto con l’altre sorelle e coteste religiose, e mi raccomando alle loro divote orazioni.
22 Luglio 1702.

Doppo d’havere scritto la presente, ho ricevuta una lettera del P. Bernardino freschissima de’ 13 del presente venuta per via della feluca del dispaccio. E mi dice d’haver ricevuta la scatola mandatavi e d’esser già costà arrivata. E quel che più importa non dicendomi nulla di Ferdinando, mi fa vedere che sieno state false le nuove venutemi per via di Genova. Deo Gratias.

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1702 07 29 - AMBP - (A suor M. Serafica sua sorella)

o ricevuto una vostra de’ 22 Giugno, e ringrazio il Signore della salute che vi concede: e lo prego à continuarvela in suo servizio.
Quanto alla riserva di nostra madre s. m. godo di sapere che Monsignor Rini b. m. habbia egli stesso distribuite le partite da spendersi di detta riserva; il che io non sapeva. Circa poi che mi pare che ella mi mandasse onze 50 l’anno della sua riserva, mi pare difficile, perché il suo legato lasciatomi nella rinunzia, e l’altro di nostro Padre b. m. fanno insieme onze 100 che sono circa 212 scudi romani in circa, e se ad essi s’aggiungessero altre onze 50 sarebbono più di 300 scudi romani, e non crederei che haveva io ogni anno tanta somma, vivente lei. Delli scudi 212 in circa non v’è difficoltà nessuna, perché sono à titolo di legato, solo resta la difficoltà se oltre questi legati, v’era aggiunta altra partita presa dalla sua riserva. Per meglio certificarsi di questa cosa, si potrebbe far diligenza dal Sig. Catalano ne’ conti vecchi per vedere quanto fu il cambio mandatomi negli ultimi tre anni avanti la morte di nostra madre, perché così si potrebbe sapere à che quantità arrivava il cambio ogni anno, perché se sopra le onze cento de’ legati, vi fosse solo qualche partitella, questa poteva essere per qualche spesa fatta per sua commissione per esempio per compera di breviarij, figure etc. ma se fosse il di sopra più de’ legati una somma fissa e certa, questa potrebbe essere della riserva. Perciò vorrei che faceste diligenza per sapere di quanta quantità furono i cambij negli ultimi tre ò 4 anni prima della morte di nostra madre, e potreste scrivere al P. Bernardino ò ad altri, che parlasse col Sig. Catalano per rivedere i conti vecchi, senza dire la causa di tal domanda: e poi avvisarmi la somma di detti cambij. Vi prego ad usar questa diligenza con sollecitudine per mia quiete.
La Vita del P. D. Carlo già è stata approvata, e si comincierà la stampa piacendo à Dio nella settimana entrante. Il P. Maestro del Sagro Palazzo voleva che s’aggiugnesse un capitolo della Serva di Dio Maria Crocifissa, e fece questo motivo spontaneamente credo per le relazioni havutene per via di Monsignore, ma s’è risposto che hora si compone la di lei vita, e che s’aspetta il processo, nondimeno vi sono state aggiunte alcune altre linee delle virtù di questa Serva di Dio, con rimettersi al processo et alla sua vita propria che uscirà à luce. Ho detto questo per ringraziarne il Signore che inspira la divozione verso questa sua Serva anche à persone straniere.
Del resto mi raccomando alle vostre orazioni e delle sorelle e di tutte coteste religiose, e vi saluto con la Signora Nipote e nipotino.
Roma, 29 Luglio 1702.

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1702 08 12 - AMBP - (A suor M. Maddalena sua sorella)

o ricevuto una vostra de’ 27 Giugno con la lettera di Monsignore à suor Maria Serafica, per la quale intendo le cose della Serva di Dio in che stato siano: ne sia lode à S. D. M. nelle cui mani lasciamo la disposizione tanto di questo affare, quanto d’ogni altro. Per la sudetta lettera intendo che suor M. Lanceata non stava bene di sanità; voi non dite nulla di ciò, ma spero che nostro Signore l’habbia rimessa nella pristina salute, come desidero, e non lasciate di avvisarmi di tali occorrenze, e tra tanto salutatela assai da mia parte, e preghiamo il Signore che ci dia forze d’abbracciar di cuore la Croce, con darci il perdono delle cose passate, e pazienza nelle pene, che sempre in questa vita ci accompagnano.
La Vita del P. D. Carlo già è cominciata à stamparsi e lo stampatore proseguisce la sua stampa diligentemente, ma ancora è diligente à domandar denaro che io gli do di quelli de’ nostri legati: ma questi havuti già per l’anno passato non basteranno per tutta la stampa, e però io gli ho fatto il patto che secondo gli sarà somministrato il denaro, egli seguitarà la stampa, perciò se manca il denaro, s’intermetterà la stampa. Onde per farlo proseguire bisogna pregar instantemente la Signora Nipote, che i legati di quest’anno, che s’hanno da pagare nel prossimo mese di Settembre, li mandi con prestezza senza far aspettare tanti mesi fino à Decembre ò Gennaro. A questo effetto sarebbe bene che suor Maria Serafica le scrivesse una buona lettera per sollecitarla almeno per lo sudetto fine di poter finire la stampa della Vita. Non dico altro sperando che ciò farete con premura con riverire à mio nome la stessa Signora Nipote e salutar Ferdinandino, de’ cui buoni principij di pietà ne ringrazio il Signore mentre egli lo muove interiormente alla divozione, e lo prego à conservarlo et aumentarlo nel suo santo servizio.
Godo che siano arrivati i Breviarij e l’altre cose mandate, e che siano state di vostra sodisfazione.
Rendo grazie al Rev. Sig. P. Confessore vostro dell’amorevole memoria che tiene di me: della quale tanto più godo quanto che confido che l’habbia più viva nelli suoi santi sagrificij et orazioni, della quale instantemente lo prego, e seben mi riconosco indegno di un tal aiuto, nondimeno lo stesso esserne indegno, dimostra il bisogno che d’esso ho.
Fategli dunque riverenza per me e pregatelo caldamente del suffragio delle sue preghiere, acciò che il Signore si degni concedermi quelle sette domande, ch’egli c’insegnò nel Santo Evangelio nell’orazione da lui dettata del Pater Noster; chi ottiene queste sette grazie ha il paradiso in pugno: e chi ha il paradiso, ha ciò che può desiderare e saziar ogni suo desiderio, senza indigenza riposandosi in Dio, che satiat in bonis desiderium nostrum.
Lo stesso pregarete voi sorelle e l’altre religiose per me, e vi saluto tutte nel Signore. Roma 12 Agosto 1702.

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1702 08 19 - AMBP (mutila) - (A suor M. Serafica sua sorella)

n questa settimana ho havuto due lettere da costà, una vostra degli 8 Luglio, e l’altra di suor M. Maddalena de’ 22 dello stesso, e ringrazio Iddio benedetto delle buone nuove mi date di Ferdinandino M. à cui egli fa tante grazie dandogli una special propensione alle cose di pietà, la quale desidero che sempre gliel’accresca in suo santo servizio.
Intendo che il trattato del secondo matrimonio della Signora Nipote sia concluso; nostro Signore disponga per il meglio di lei e per la maggior vostra quiete, perché passando alle seconde nozze, si tratterà in Palermo, e voi potrete attendere più liberamente al santo ritiramento del vostro stato religioso, lasciando le cose del mondo al mondo, e tenendo l’ottima parte di Maria a’ piedi del Signore; fate riverenza à mio nome à detta Signora e salutate il figliolino. ...
(testo mutilo)
... di quei buoni Sacerdoti, i quali havranno la consolazione dell’Indulgenza che ho ottenuta senza loro instanze per i Venerdì di Marzo fino à 7 anni. In un Venerdì da designarsi da Monsignore vi sarà l’Indulgenza plenaria, e negli altri minore Indulgenza. Crederei che fosse bene che si facessero destinare il primo Venerdì di Marzo per l’Indulgenza plenaria, per cominciare con più fervore questa divozione, e sarà assai utile anco per il 1707 in cui il primo Venerdì di Marzo cade doppo il Giovedì grasso, e potrà santificare quel tempo che il mondo pazzamente profana col carnevale.
Scrissi la settimana passata à causa de’ nostri legati che toccano à Settembre prossimo, massime per la Vita che si sta stampando del P. D. Carlo, la quale forse restarà à mezza via, senza il sudetto soccorso; hora di nuovo raccomando questo negozio vedendone il bisogno. Vi saluto con le sorelle e coteste religiose...
(testo mutilo)
... Fo riverenza à Monsignore Illustrissimo.
Roma 19 Agosto 1702.

Circa la statua che desidera fratel Gaetano del monte Calvario è cosa che richiede grande applicazione, assistenza et abilità, e non è negozio per me, che però fategli le scuse da mia parte, e potrà applicare in altra cosa dello stesso Calvario il denaro destinato per tale statua.
Mando l’acchiuso breve d’Indulgenza pel Monte Calvario per i Venerdì di Marzo fino à 7 anni. Un Venerdì da destinarsi da Monsignor Vescovo havrà l’Indulgenza plenaria, e si potrebbe ricercar da lui il primo Venerdì di Marzo per cominciare con più fervore la divozione degli altri Venerdì seguenti. Quanto al ritener il SS. Sacramento nel Monte Calvario, è negozio difficilissimo; se me ne venisse qualche apertura havrò memoria del desiderio mostrato.
Nella vostra lettera scrivete che nella poliza delle spese fatte per voi, includerete il prezzo dell’orologetto etc. io suppongo che di ciò ne havrete consultato con Monsignore, come vi scrissi, ma desidero saperlo più chiaramente se v’è stato il suo consenso, e però avvisatemi.

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1702 08 26 - AMBP - (A suor M. Serafica sua sorella)

n questa settimana non ho havuto lettere da costà, spero haverne nell’altra se piace à Dio.
Per via della feluca del dispaccio il P. Bernardino m’ha mandato 2 lettere degli 8 del cadente mese de’ Signori Prencipe d’Aragona e Prencipessa sua figlia. Il primo mi dà avviso del matrimonio di detta Signora, e della morte di sua moglie e figlio primogenito del Sig. Conte. La seconda solo mi scrive dandomi avviso della salute di Ferdinando M. per l’avviso contrario da me havuto, e mi mostra buona disposizione delle Scuole pie. Io ho risposto, e mandate le lettere al P. Bernardino, e mi son congratulato con tutti due delle seconde nozze, e mi son condoluto delle morti di quei Signori; v’ho scritto questo per sapere quello che passa.
Pregate per me e per i bisogni della Christianità, in cui si sparge tanto sangue con tanto pericolo delle anime. Domine non secundum peccata nostra facias nobis. E vi saluto con tutte coteste religiose.
Roma 26 Agosto 1702.

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1702 09 02 - AMBP - (A suor M. Maddalena sua sorella)

o ricevuto una vostra de’ 29 Luglio e qui rispondo brevemente per esser un poco occupato per altre facende e vi ringrazio dell’avviso mi date del miglioramento di suor M. Lanceata doppo tanta afflizione havuta per più mesi. Ne ringrazio Iddio perché tanto nelle percosse, quanto nella risanazione deve egli sempre essere benedetto, e salutatela à mio nome, e raccomandatemi alle sue orazioni. Per le cose delle Scuole Pie, doppo che noi facciamo le nostre diligenze, non occorre pensare quello che sarà, lasciamo la cura alla divina Providenza, non volendo altro se non quello che vuole S. D. M.
Per la vita di s. M. Crocifissa che v’è stato detto che io scrivo, è un mero sogno, e parlar di sogni è cosa vana. Il Papa non so se habbia cognizione di questa Serva di Dio, e perché non so come possa haverne cognizione, mi persuado che non ne habbia informazione.
Quanto al secondo matrimonio della Signora Nipote, già ne ho havuto gli avvisi come vi scrissi nella posta passata. Circa poi gl’interessi di Ferdinandino quanto alla roba, non tocca à noi à pensarvi, essendo religiosi, e giacché il Signore ci ha levato dal mondo, preghiamolo à levarcene anche coll’affetto e sollecitudine. Vorrei dirvi, Magdalena, Magdalena sollicita es et turbaris erga plurima, porro unum est necessarium. La salute dell’anima è quella che importa, e tutto il resto sono sogni e comedie che durano un’hora. Pensiamo à questo figliuolo nell’orazione, ringraziando Iddio de’ beneficij donatigli e supplichiamolo à tenerlo in sua grazia e liberarlo dal peccato. Lo stesso facciamo per noi come vi prego à far voi per me, e vi saluto con le sorelle e coteste religiose.
Roma 2 Settembre 1702.

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1702 09 09 - AMBP - (A suor M. Serafica sua sorella)

o ricevuta la vostra lettera de’ 4 Agosto, e del matrimonio conchiuso della Signora Nipote, già lo seppi per avviso datomi dal Sig. Prencipe suo padre. Godo che il nuovo sposo sia timorato di Dio, ch’è quello che importa. Del resto ogni humana prosperità è vana. Mi maraviglio però che il Sig. Prencipe suo padre si sia fermato in questo matrimonio con un parente, perché come mi pare che dica S. Gregorio, e l’esperienza mostra, tali matrimonij non soglion haver la benedizione del Signore in questo mondo; et il primo matrimonio fatto col nostro D. Giulio poteva farlo più avvertito, e se vi ricordate io sempre fui contrario al sudetto matrimonio per ragione della parentela. Comunque siano le cose in terra, poco importa, purché vadino bene per il cielo. Quanto alle Scuole pie, le loro rendite furono lasciate da nostro nipote, e credo che comincino à correre dal giorno dell’atto della fondazione, il che si potrà sapere con certezza dalla lettura dello stesso Atto, e fatelo dire à PP. che sono costì, acciò che se ne informino bene per mezzo del P. Provinciale. Però ò comincino da quel tempo, ò dal presente, la Signora Prencipessa l’ha da pagare e non v’è altra differenza se non dell’esazione de’ decorsi.
Se la sudetta Signora commette al suo Ministro di Palma il far questi pagamenti, vi raccomando à procurare da canto vostro ad esser egli puntuale e pronto à dar il denaro dovuto, perché la cura della fabbrica l’haveranno i Padri, come siamo restati qui col P. Procuratore Generale che voleva che la stessa Signora attendesse alla fabbrica, ma io l’ho fatto capace, ch’è meglio che li stessi suoi Padri facciano la fabbrica col denaro somministrato dalla sopradetta. Havuta dunque la licenza da Monsignor Vescovo devono cominciar la fabbrica e proseguirla di mano in mano, secondo le rendite annuali che loro saranno pagate. Io ho raccomandato à detta Signora questa santa opera, resta che voi ancora la sollecitate à dar gli ordini necessarij da farsi i pagamenti dovuti. Questo è quello che dobbiamo fare, e pregar il Signore ad indirizzar il tutto secondo il suo beneplacito.
La rendita assegnata è di scudi 500 onde detratto il sostentamento de’ due Padri che stanno costì, il resto si deve applicar alla fabbrica; e se vi sono i decorsi à quest’hora vi saranno più di due mila scudi. Circa quello che volete sapere se sono stato altra volta dal Papa, vi dico che no, perché non ho havuto questa necessità di farlo.
La vita del P. D. Carlo s. m. è stampata quasi fino alla metà, quando verrà la prima poliza delle spese fatte per voi altre, si stamperanno alcuni altri fogli, ma poi leverò mano, e lascerò dormire la stampa fino à tanto che venga l’altra poliza de’ nostri legati: perché lo stampatore spesso vuole denari, e fin’hora ha havuti scudi 40, onde se non vi sarà denaro, io gli dirò che soprasieda. Da questo potrete comprendere la necessità del pagamento de’ legati, e pregatene la Signora Nipote à farlo con prestezza; ma perché le cose di Palermo, come voi dite, sono eterne, forse sarebbe bene raccomandar questo affare al P. Bernardino acciò che solleciti il Sig. Catalano ò altri, perché se non hanno sprone questi Ministri, possono mandar le cose in lungo, come s’è veduto in questa prima poliza, che da molte settimane voi l’aspettavate, et ancora non v’era venuta quando mi scriveste quest’ultima lettera.
Quell’armata di mare che tanto temete, non verrà più almeno per quest’anno essendo vicino l’inverno, e forse il Signore ci darà la pace in questo inverno per sua misericordia. Fatene orazione come anche per me e vi saluto tutte.
Roma 9 Settembre 1702.

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1702 09 16 - AGT (copia) - (A suor M. Serafica sua sorella)

o ricevuto una vostra de’ 12 Agosto in risposta d’una mia sopra la falsa voce della morte di Ferdinandino e sopra ciò che dite de’ pretensori della sua roba in caso di morte, à me nulla importa: la terra è terra, se la pigli chi vuole, noi dobbiamo rallegrarci e solo pensare al cielo che il Signore promette a’ suoi amatori non per pochi anni ma per tutta l’eternità. Questa cognizione, questa celeste sapienza dobbiamo noi cercare come dice lo Spirito Santo nelli Proverbij, come si cercano i tesori, che si cavano sotto terra. Si sicut thesauros effoderis illam. S. Gregorio dice che quelli che cavano tesori, levano via la terra e la buttano in altro luogo. Così noi dobbiamo levare la gran massa di terra de’ pensieri terreni dalle nostre menti, molem terrenae cogitazionis, con gittarla dall’anime nostre, dal nostro affetto e dal nostro pensiero e memoria quanto si può. Tutto ciò che appartiene à gloria terrena, à sodisfazioni terrene, ricchezze terrene et ad ogni altra cosa che si lascia in terra, deve da noi levarsi, se vogliamo trovare la sapienza celeste d’una sublime cognizione di Dio e di ciò che ci promette lassù alto, perché quanto più conosceremo Dio, tanto più l’ameremo; e quanto più conosceremo il cielo, tanto più l’ameremo col disprezzo della terra. Pregatelo che ci dia egli il volere et il fare in tutto ciò che bisogna per conoscerlo et amarlo.
Ho veduto le lettere di Monsig. e del P. Giunta, et intendo che il processo non sarà mandato che à primavera, e ringrazio Iddio d’ogni sua disposizione. Solo aggiungo una mia ammirazione della Divina Providenza, perché credevo che venuto il processo, qui domandassero le copie degli scritti della Serva di Dio: et io non sapeva come s’havesse ciò potuto fare per la spesa della copiatura, perché non havrei havuto ordine d’aspettarla da Monsignore doppo tante spese fatte per il processo. Ma senza che io pensassi al modo di superare questa difficoltà, il Signore ha fatte fare coteste copie à Monsig. e ci ha levato questo nuovo intoppo. Iddio soavemente dispone il tutto, et io soglio dire che quello che non è scritto in cielo, non si scrive in terra e così pure ciò ch’è scritto in cielo si scrive in terra. Spesso rifletto alle cose del mondo, e veggo che tante cose che paiono haverle in pugno, non riescono, et altre che paiono lontanissime, all’impensata compariscono. Ricordatevi sempre del Salmo: Nisi Dominus aedificaverit domum etc. et nisi Dominus custodierit civitatem, tanto nell’edificare quanto nel guardare in vanum laborant qui aedificant, et qui custodiunt nisi Dominus aedificaverit, et nisi Dominus custodierit.
Intendo essersi fatte le procure per la causa della Signora Principessa di Butera alla quale fo humilissima riverenza. Secondo che risolverà la Sagra Congregazione si procederà à domandar le due ò tre converse ò serventi ch’ella desidera. Come siamo rimasti d’accordo con l’Agente di Monsig.. Se saremo vivi, s’avviserà ciò che s’è fatto.
Già ho cominciato l’anno 57 della mia miserabil vita. Pregate Iddio che sia l’ultimo per metter fine à miei peccati e per mandarmi à cominciar à farne penitenza nel Purgatorio, contentandomene con molto gusto infino al Giudizio purché in aeternum parcat. Vi saluto con le sorelle e coteste religiose.
Roma 16 Settembre 1702.

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1702 09 23 - AGT (copia) - (A suor M. Serafica sua sorella)

n questa settimana ho havute due lettere, una di suor M. Maddalena de’ 19 Agosto, l’altra vostra de’ 25 dello stesso, per le quali intendo la morte di suor M. Rosaria, e qualche cosa delle sue virtù. Io le porto una santa invidia, perché tutti gli abbassamenti e penitenze sue in terra, hora le paiono non essere state degne per se stesse dell’eterna gloria, non sunt condignae passiones huius temporis ad futuram gloriam. Oh quante mutazioni di scena si vedranno nell’altra vita, perché persone, che il mondo non apprezzava né anche nominava, et erano occupate nelle pignatte e scudelle, si vedranno lassù essere più sublimi di tutti gl’imperatori e re della terra. E molti che sono stati in questo mondo altissimi d’honore e gloria mondana, si vedranno nell’altra vita esser gittati nel profondo dell’inferno e divenuti le feccia del mondo non per pochi anni ma per tutta l’eternità.
La Santa Fede ci fa aprire questi occhi havuti per vedere ciò che l’occhio di carne non vede. Iddio ci offerisce il regno eterno ne’ cieli, e noi come fanciulli apprezziamo più un pomo ò un pupaccio di cartone. Egli ci faccia misericordia di ben conoscere queste verità, e ce le faccia pratticare col disprezzo della terra e coll’amore del cielo, acciò che egli sia per noi sempre glorificato. Sanctificetur nomen tuum per nos.
Ringrazio il Signore delle buone nuove mi date di Ferdinandino e che la Signora sua Madre lo voglia mandare à studiare al collegio quando sarà in Palermo. Il che lodo assai perché meglio s’impara nella scuola pubblica che in casa propria, dove il proprio Maestro non è tanto temuto per esser di casa. Godo poi che la sudetta Signora habbia date quelle 79 per principio della fabbrica del collegio delle Scuole pie, e quando sarà ella in Palermo, il P. Provinciale à bocca non lascerà di far le sue parti acciò che faccia fare i pagamenti dovuti.
Voi pure in occasione di scriverle le raccomandarete questo negozio, e se ella dà le commissioni di far questi pagamenti al suo governatore di Palma, farete anche la carità à bocca di raccomandargli la puntualità e sollecitudine. Facciamo da canto nostro quello che dobbiamo, e rimettiamo il tutto nelle mani di Dio.
Ho havute le due polize di scudi 35.71 e così resta pienamente sodisfatta tutta la spesa fatta per voi et l’altre di costì, ch’era di sc. 24.13 giacché il resto della poliza è per l’orologgetto, etc. del quale già ne havrete preso il beneplacito di Monsig. come vi scrissi. Ve ne ringrazio assai, e con questo denaro si stamperanno alcuni altri fogli della vita del P. D. Carlo, per la quale bisogna poi aspettare la poliza de’ legati, come per altra mia v’ho significato.
Per la pace de’ Principi Cristiani il Papa e tutto il mondo la desidera et il Papa dal principio del suo Ponteficato che travaglia sopra questo negozio e se si fossero rimessi nelle sue mani, con l’aiuto di Dio havrebbe trovato qualche strada d’accordarli. Ma i nostri peccati, hanno ciò impedito, castigandoci Iddio con questo terribil flaggello della guerra nella Cristianità e nell’Italia. Vi bisognano orazioni, perché i cuori de’ Re stanno nelle mani di Dio, Cor regis in manu Domini. Quando egli si placa, muta i cuori degli huomini per vie à noi non conosciute. Per quel negozio grande che vi raccomandai, bisogna continuar le preghiere, perché ancora v’è il bisogno urgentissimo. Pregate per me e vi saluto tutte etc..
Roma 23 Settembre 1702.

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1702 09 30 - AMBP - (A suor M. Serafica sua sorella)

n questa settimana non ho havute lettere la costà, sarà perciò la presente per salutarvi e per pregarvi del sussidio delle vostre orazioni, delle sorelle e di tutte coteste religiose, che tutte saluto nel Signore.
L’agente di Monsignore m’ha detto che sono venuti gli atti di procura per la causa della professione della Signora Prencipessa di Butera, ma che Monsignor Segretario della Sagra Congregazione gli ha detto assolutamente non potersi riferire questa causa nell’ultima Congregazione d’hoggi, e che bisognerà aspettare che passino le vacanze del mese d’Ottobre, onde il negozio non sarà portato fino doppo l’ottava di tutti i Santi. M’ha detto pure che non sono venute le informazioni cioè il duplicato d’esse per Monsignore per l’instanza d’haver due ò tre serventi ò converse quella Signora per il caso che si dichiari nulla la sua professione; egli ha tornato à scrivere à Monsignore, et io lo scrivo à voi per farne le diligenze, acciò che almeno si trovino qui nel tempo della risoluzione di tal affare.
Del resto di nuovo vi saluto e pregate per me.
Roma 30 Settembre 1702.

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1702 10 07 - AMBP - (A suor M. Maddalena sua sorella)

o ricevuto una vostra de’ 30 Agosto, et una de’ 17 Settembre della Signora Prencipessa di Scordia per la feluca del dispaccio, con cui mi avvisa del dovuto riguardo ha havuto al figliuoletto nel secondo matrimonio e del suo affetto inverso la sua zia etc. e mi scrive d’haver à cuore assai l’opera delle Scuole pie che perciò concerterà il tutto col P. Provinciale in Palermo, come quello le havea scritto, sicché spero in Dio che la cosa s’incamminarà bene, e che voi restarete con la vostra quiete e ritiratezza.
Circa la nuova del passaggio di Monsignor Vescovo di Girgenti à Palermo, anche che fosse vera tal nuova, egli per hora non potrebbe passar à quell’Arcivescovado, perché tutti i Vescovadi che nomina il Re di Spagna restano così pendenti e vacanti, perché non havendo egli ancora ricevuto l’Investitura dal Papa del regno di Napoli e Sicilia, non può far nomina con questo titolo di Re delle due Sicilie fino che habbia l’Investitura.
Del resto veggo dalla vostra lettera che vi prendete gran travaglio di tal voce sparsa à causa delle cose della Serva di Dio Maria Crocifissa, ma mi fate un poco ridere per vedervi così spesso inquietare per le cose future, le quali non sono nelle nostre mani. Noi dobbiamo operare da canto nostro quello che possiamo nel tempo presente, del resto di quello che si farà, ò non si farà, di quello che succederà ò non succederà, non ce ne dobbiamo inquietare.
Nostro Signore ci dice nell’Evangelio nolite solliciti esse in crastinum. Non v’affannate per il giorno da venire: perché questa sollecitudine et ansietà non serve se non per inquietarsi presentemente, senza utilità, perché noi non possiamo né meno sapere che giorno farà domane buono ò cattivo. Rimettiamo ogni cosa nelle mani di Dio, e pensiamo à quello che egli vuole che pensiamo, che sono le operazioni presenti, e non li futuri avvenimenti e casi che possono succedere.
L’agente di Monsignore m’ha detto che sono venute le informazioni di detto Signore per la Signora Prencipessa di Butera e che già le ha presentate nella Segreteria della Sagra Congregazione; ma tutta questa causa della professione, e della sopradetta informazione, non si porterà che doppo le vacanze d’Ottobre, e l’ottava de’ Santi à Novembre. Pregate per me e vi saluto con le sorelle e coteste religiose.
Roma 7 Ottobre 1702.

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1702 10 14 - AGT (copia) - (A suor M. Serafica sua sorella)

o ricevuto una vostra de’ 5 Settembre per la quale intendo d’haver ricevuta la lettera di quei PP. Gesuiti fatta à Monsig. Vescovo d’Amico per lo stato di bambina della Serva di Dio. Io credo che sia bene metterla nella vita perché quei PP. furono mandati dal Vescovo come esaminatori del suo spirito, e perciò nel racconto di tale stato pare ch’habbiano qualche autorità per la carica commessa loro. E serve ciò ancora per far vedere che allora si camminava non alla cieca, ma si facevano le diligenze necessarie da’ Superiori.
Per il libro del P. Segneri dell’Amor di Dio, non ne ho cognizione, ma farò la diligenza et avvisarò, come anche per i libri sopra Evangelij. Mi sovvengono presentemente alcuni, il Bruno che mette tutti gli Evangelij prima in volgare, poi soggiunge le meditazioni. E dicono ch’è un libro assai buono. Il Finetti, il Remigio che spiega gli Evangelij che sono nel Messale, l’Ambrogi che fa lo stesso parafrasticando e spiegando le parole d’essi. L’Agnello, l’erario evangelico del P. Monsi in due tomi. Il Ricci ch’ha ancora le figure.
V’è poi Lodolfo di Sassonia Certosino ch’ha fatto la vita di nostro Signore cavata dagli Evangelij, ch’è un libro utilissimo et al principio v’è la tavola degli Evangelij che si leggono nelle Domeniche e feste e ferie. Potete far diligenza se havete tutti questi libri ò altri di tal materia, e mandarmi i nomi di quelli ch’havete, perché possa sapere ciò che manca. E tra tanto farò diligenza d’haver notizia d’altri libri di tal suggetto. Vi ringrazio poi della diligenza cominciata à fare per il numero legato, dal quale lo stampatore della vita del P. D. Carlo havrà d’esser pagato. Per ciò vi raccomando à seguitare la diligenza acciò che si possa finire questa vita.
Intendo l’estremo della vita del Sig. Arciprete et ho rammarico della perdita che costì si fa di tal suggetto; ma per lui la morte non gli sarà di perdita ma di guadagno, perché chi perde questa vita perde una cosa che s’ha da perdere ò presto ò tardi, et il buon Cristiano guadagna la vita eterna, lascia le spine, e coglie le rose per l’eternità. L’ho raccomandato al Signore in qualunque stato che si trovi ò in questo mondo ò nell’altro. Se il Signore l’ha chiamato, desidero che si faccia il suo successore huomo di bontà, dottrina e zelo. Il che raccomandarete assai alla Signora Nipote, che si potrà guidare col consiglio di Monsig. Vescovo per la cognizione c’ha delle persone habili. Mi viene pensiero che forse questa carica caderà sul vostro Confessore per le buone relazioni che m’havete date di lui. Nostro Signore disponga il meglio. Del resto mi raccomando alle vostre orazioni, delle sorelle e di tutte coteste religiose, e vi saluto nel Signore.
Roma 14 Ottobre 1702.

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1702 10 28 - AMBP - (A suor M. Maddalena sua sorella)

er la vostra lettera de’ 25 Settembre intendo che il Sig. Prencipe (di Scordia) ha scritto à suor M. Serafica, e m’havete fatto ridere che per questa risposta si siano fatte tre minute, che voi chiamate pitazzi, come s’havesse da comporre una bolla Papale. Nelle lettere de’ religiosi non vi vogliono tante sottigliezze, basta scrivere con cuore religioso massime le donne religiose, significando una religiosa gratitudine e desiderio del vero bene dell’anima di quelli a’ quali si scrive. Quella tardanza poi di rispondere non la lodo: perché i religiosi massime, non devono stare ne’ i puntigli secolareschi, che S. Gio. Crisostomo chiamerebbe ridicoli, come suol parlare di simili cose. Vi serva per l’avvenire per soprabondare più tosto in cortesie, che esserne scarsi. Godo de’ buoni avvisi mi date de’ buoni Sacerdoti del Monte Calvario per lo zelo ch’hanno delle anime, nostro Signore dia loro maggior fervore di giorno in giorno. Pure godo del contento del Sig. Prencipe d’Aragona d’haver abbracciato lo stato ecclesiastico per finire la sua vita consegrato à Dio.
Godiamo ancora noi che i nostri buoni parenti siano in cielo in strettissima unione con Dio, e nella felicità d’amarlo e vederlo per sempre, à comparazione della quale ogni felicità terrena è miseria. Ho ricevuta la nota delle grazie concedute dal Signore per la sua Serva Crocifissa: et à lui ne porgo ringraziamenti com’è dovere di fare.
Quanto al mio occhio va meglio assai per gratia di Dio, perché quelle nebbie sono mancate assai, e nostro Signore per quanto pare s’è servito di mezzi e rimedij humani, cioè del lavar gli occhi col vino gagliardo, e con una cert’acqua particolare di un certo segreto che una persona havea in una speziaria, la quale ultimamente è morta, ma forse havrà lasciato il segreto al suo figlio, il che anchora non lo so. Ogni bene viene da Dio, il quale lo dà per quei mezzi che à lui piace: è ben vero che tutta la mia vista s’è indebolita assai, ma non è maraviglia che si comincia ad oscurar l’aria quando finisce il giorno e viene la notte; siamo alla fine della nostra vita et è hormai tempo d’andarsene à casa nostra, il corpo alla terra, l’anima al purgatorio come spero nell’infinita misericordia di Dio, il quale prego col S. Tobia (se così gli piace) Praecipe recipi in pace spiritum meum, quia melius est mihi mori quam vivere.
Non lascerò di raccomandarvi con specialità nelle mie preghiere tutto che indegno, secondo che voi me ne fate instanza, e lo stesso farete per me e voi e le sorelle e tutte coteste religiose.
Roma 28 Ottobre 1702.

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1702 11 04 - AMBP - (A suor M. Serafica sua sorella)

o ricevuta una vostra de’ 2 Ottobre con la lettera del Sig. Prencipe di Scordia, che m’è paruta assai aggiustata, cortese et humile: credo che gli havrete risposto con termini di religiosa humiltà e gratitudine come si deve sempre fare dalle persone religiose. Godo che il Sig. Prencipe d’Aragona si sia fatto cherico et habbia ricevuto il Suddiaconato, e credo che nelle tempora susseguenti havrà gli altri ordini sagri, perché il Papa non gli ha voluto concedere l’ordinazione in tre giorni festivi, che non si concede se almeno uno non sia stato cherico per tre anni avanti. Desidero sapere che titolo hora gli danno le persone che non sono di suo servizio: perché havrà egli rinunziato al figlio il titolo di Prencipe, e ciò per saper diportarmi giustamente in occasione di scrivergli, come anco desidero sapere il suo nome per lo stesso fine. Quanti a’ libri della Madre [d’Agreda] non so dirvi altro se non che sono stati qui proibiti, e perciò contentatevi di leggere i libri approvati, et habbiamo tanto da imparare dagli Evangelij e vita di nostro Signore Gesù Christo, che se campassimo 200 anni sempre vi trovaressimo nuovo pabulo da pascer la nostra mente et affetto.
Qui è morto il Cardinal Rudolovic Napolitano ma di origine di Dalmazia in età di 75 anni, e non havea ancora finiti i 3 anni del Cardinalato; era un suggetto assai degno e di gran lettere, et hora credo che vacano 10 titoli di Cardinali.
Starò aspettando le polize, mentre la stampa della Vita del P. D. Carlo dorme. Nostro Signore indirizzi il tutto in suo santo servizio. Del resto pregate per me perché ne ho gran bisogno, e vi saluto con le sorelle e coteste religiose.
Roma 4 Novembre 1702.

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1702 11 25 - AMBP - (A suor M. Serafica sua sorella)

o ricevuta la vostra lettera de’ 23 Ottobre con la carta delle grazie concedute dal Signore per la sua Serva Crocifissa, com’anche l’avviso della speranza d’haver compita la sua Vita per Pasqua; ne ringrazio del tutto il Signore e lo prego ad indirizzar ogni cosa in suo santo servizio. Salutate la Reverenda Madre Abbadessa, e ditele che sono in collera con le sue facende che l’impediscono lo scrivere, non si scordi però di pregare, se non può scrivere. Quanto al Fratello della Signora Prencipessa, già ho scritto altre volte che io non soglio leggere le gazzette, e perciò non sono informato delle nuove, che non le so se non à caso ch’uno le racconti; questi tempi addietro sentij ch’era in Vienna, e poi non ho sentito altro. Ringraziate à mio nome suor M. Matilde e suor M. Candida, e pregatele ad haver particolar memoria di me nelle loro preghiere, acciò che il Signore mi dia una buona morte e luogo di salute doppo di essa.
Mi sono informato da’ Certosini de’ libri della loro religione, et ho saputo che ultimamente il lor Generale che sempre sta nella Certosa, ha stampato tre tomi in foglio degli Annali della sua religione in lingua Latina. I librari non gli hanno, e né pure ne hanno cognizione: perché credo che all’uso Certosino non li pubblicano per tutto, ma solo li mandano per i suoi Monasterij. Si potrebbe far diligenza qui col Procurator Generale per farli venire à posta da Francia, ma se lui si contenta, forse sarà troppo grande la spesa per la compera di detti libri; questo sia per avviso di ciò ch’ho fatto.
Circa le polize per la vita del P. D. Carlo, bisogna aspettar la divina providenza che benedica le diligenze fatte à questo effetto. Fiat voluntas Dei. Per la sudetta Vita è stato fatto un nuovo rame del P. D. Carlo per metterlo al principio d’essa, perché l’altre sue immagini non parevano buone. L’intagliatore è stato lo stesso che fece quel di s. M. Crocifissa, e m’ha fatto stentare molti mesi; finalmente l’ha finito, et io vi mando l’acclusa mostra ch’è riuscita bella e divota. Mando l’annessa lettera di buone feste à Monsignore acciò che gli arrivi più sicura per via vostra.
Pregate tutte per me e vi saluto con le sorelle e tutte coteste religiose. Et ignem sui amoris accendat Deus in cordibus nostris.
Roma 25 Novembre 1702.

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1702 12 02 - AGT (copia) - (A suor M. Serafica sua sorella)

o ricevuto una vostra de’ 28 Ottobre con la quale m’avvisate le istanze che si fanno à cotesto Monasterio di ricevere altre persone per monacarsi et io ringrazio il Signore che vi fa conoscere questo punto così importante per una Casa religiosa, di non aumentarsi il numero, perché forse crescendo il numero, mancarebbe lo spirito. Stiate salde sopra questa massima e e non passate il numero di 40 al più, perché altrimenti vi muterete in gran pericolo. Quanto poi a quello che dite delle gran necessità de’ Monasterij di cotesti paesi, è una gran meraviglia, come possino essere tanto poveri, che non possono soccorrere a’ bisogni delle sane e delle ammalate. Tutti i Monasterij antichi dovrebbono essere ricchissimi, perché ogni monaca porta la dote, e la monaca poi muore, e la rendita di quella dote resta, e le nuove monache sempre portano nuove doti. Questa è una cosa che non si sa capire come vada. Del resto dove veramente la povertà è ridotta à tale che non si può provedere alle necessità delle monache bisognerebbe che i Vescovi non dassero più licenza di monacarsi in quelli Monasterij, ò veramente unire le rendite di Monasterij in uno, e quivi radunarle da’ Monasterij poveri dove non si può far comunità et osservanza. Credo che forse vi possa essere qualche altro inconveniente ne’ Monasterij, cioè che si spenda assai per le feste e paramenti di Chiesa e d’Altari, onde poi manca il denaro per le necessità delle monache. Ma à nostro Signore piace più la carità verso il prossimo, ch’haver quelli ornamenti esterni, restando più ubbidito et honorato nel soccorrere à bisogni della religione, acciò che più libere di cuore lo possino servire et amare nell’osservanza delle regole. Nostro Signore disse misericordiam volo non sacrificiam, ama più la virtù interiore, che gli apparati e sontuosità esteriori della Chiesa. S. Gio. Crisostono dice che se quella donna che spese tanto nell’unguento prezioso con che unse il Signore havesse prima di far ciò domandato allo stesso Signore se voleva che quel denaro si dasse ai poveri, Christo benedetto le havrebbe risposto di sì. La lodò dunque il Signore doppo il fatto, perché l’opera era veramente buona, Bonum opus operata est in me e così, dice quel Santo, dobbiamo fare noi, doppo fatto dobbiamo lodare ogni buona opera, ma se prima uno si consiglia con noi, dobbiamo esortarlo non solo alle cose buone ma alle migliori. Le superiori religiose hanno da render conto à Dio se hanno proveduto le sorelle con carità di maniera che possino osservare il voto fatto à Dio senza sua offesa; né il Signore domanderà conto da loro se hanno fatti belli giucali, e palij e pianete ricamate in chiesa. Bisognerà anco avvertire ne’ Monasterij che le monache lavorassero per il proprio Monasterio, perché quel lavoro non s’havrebbe poi à comprare fatto da altri, anzi con la vendita de’ lavori del Monasterio, lo stesso poi potrebbe comperare altre cose necessarie. Noi vediamo che tante povere famiglie campano col lavoro che fanno le sue donne, perché dunque non si possono aiutare i Monasterij anche per questa via? Il loro non è continuo et una messa sentita non porta gran tempo, perché il resto del tempo non si passa in lavoro con la lezione spirituale, e fuori delle hore destinate al ritiramento? Leggete la regola originale di S. Benedetto, e trovarete che comanda il lavoro delle mani ogni giorno per più hore. Ho detto tutto questo per occasione della vostra lettera, del resto preghiamo il Signore che dia lume e zelo a’ suoi ministri acciò che provedano alle necessità de’ Monasterij. Pregate anche per me e vi saluto con le sorelle e coteste religiose.
In questa mattina si dovea portare la causa della professione della Signora Principessa di Butera in S. Congregazione se v’è stata riferita, con l’altra posta avvisarà la risoluzione data, se così piace al Signore.
Roma 2 Decembre 1702.

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1702 12 09 - AMBP - (A suor M. Serafica sua sorella)

n questa settimana non ho havuto lettere da costà, ma bensì una de’ P. Bernardino da Palermo de’ 17 Novembre con la quale mi dà avviso della vostra salute costì per relazione havutone da suo fratello nel passar che fece per Aragona, dove vidde con buona salute ancora Ferdinandino M., del tutto ne sia ringraziato il Signore.
La causa della professione della Signora Prencipessa non fu portata hoggi otto, ma infallibilmente dicono che sarà portata l’altro Sabbato 16 del corrente. Però per il caso di nullità di professione, già s’è ottenuta la licenza per detta Signora di poter dimorare in cotesto Monasterio in habito secolare con una altra servente oltre la già concessa, ma la grazia è stata ad annum, cioè per un altro anno. Onde se detta Signora ha volontà di dimorar in cotesto Monasterio, se la professione sarà dichiarata nulla, io son di parere ch’ella ottenesse dal Papa per breve questa licenza per sé e per le sue serventi per non haver da ricorrere ogni anno alla Sagra Congregazione. Per ottenere questo tanto straordinario breve crederei che fosse bene che detta Signora raccomandasse questa sua instanza qui à qualche Prelato ò suo parente ò Napolitano, acciò che ne parlasse à bocca al Papa e l’informasse pienamente. Il meglio sarebbe Monsignor Rufo Maestro di Camera del Papa, Signore di quella qualità ch’ella sa: perché stando sempre appresso il Papa, saprà trovar il tempo opportuno di portar questa supplica. Questo è un mio semplice pensiero, solo per levar à detta Signora la cura di cercar ogni anno nuove licenze per sé e per le serventi dalla Sagra Congregazione, che non le darà se non ad annum; et il Papa la concederebbe senza limitazione di tempo. Ma bisogna prima aspettar la risoluzione della professione. Del resto vi saluto con le sorelle e coteste religiose, e pregate tutte per me.
Roma 9 Decembre 1702.

Qui dicono per certo che sia morto in Napoli il Cardinal Cantelmo Arcivescovo di quella Città.

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1702 12 16 - AMBP - (A suor M. Serafica sua sorella)

uesta è la seconda settimana che non ho havuto lettere da costà, bisogna offerire questa mortificazione al Signore perché così à lui piace.
Lo stampatore della Vita del P. D. Carlo ha voluto continuare la stampa con la speranza che almeno per le feste havesse d’esser sodisfatto, e così detta stampa è quasi finita e nell’entrante settimana saran portati qua i libri; ma pensate la mia mortificazione anche in questo, perché non potrò sodisfarlo totalmente, oltre alcune altre necessità occorrenti. Fiat voluntas Domini. In cui spero che non tarderanno molto le polize aspettate. Io spero mandarvi una decina di dette Vite, delle quali una ne regalerete à Monsignor Vescovo. Non penso mandarne più, perché queste basteranno per voi: mentre se altri ne vorranno, potranno haverle in Palermo in S. Gioseppe, dove questo P. Superiore credo che ne manderà qualche numero, perché l’utilità della vendita di detti libri sarà per la comunità di questa Casa nostra di S. Silvestro.
Qui non occorre altro di nuovo, se non che il Papa ha instituita una particolar orazione per i grandi bisogni della Christianità e per la pubblica pace. Questa orazione è stata ordinata per 15 giorni, cioè da Domenica passata fino alla Vigilia di Natale. Tutte le chiese di Roma à due hore di notte suonano la campana per un ottavo di hora, et in quel tempo s’han da dire 5 Pater e 5 Ave con l’Indulgenza d’alcuni anni, et in oltre ha conceduto che quelli che faranno continuatamente quest’orazione delle due hore di notte, possono fra questi 15 giorni guadagnare un’Indulgenza plenaria confessati e comunicati, visitando qualche chiesa di Roma dedicata à Dio in honore della Madonna Santissima. Questa divozione riesce assai divota per sentirsi suonare le campane di tutta Roma in quell’hora straordinaria. Pregate ancora voi Iddio benedetto per le presenti necessità perché tutta la Christianità sta in grande sconcerto. Con questa occasione vi ricordo à cercar una copia della lettera scritta da suor M. Crocifissa sopra la successione di Carlo 2° alla Vice Regina, che Monsignor Rini non volle mandarla. Ve l’ho scritto un’altra volta, ma forse ve ne siete scordata. Del resto pregate per me con le sorelle e tutte coteste religiose, e tutte vi saluto.
Roma 16 Decembre 1702.

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1702 12 23 - AMBP - (A suor M. Serafica sua sorella)

n questa settimana ho havute due lettere, una di suor M. Maddalena de’ 5 Novembre, e l’altra vostra de’ 20, e ne ringrazio il Signore per la consolazione havutane.
Quanto al pensiero ch’havete di poter sapere la mia morte è negozio facilissimo: perché noi costumiamo di mandar il bollettino della morte di ogni uno di noi per tutte le case della religione, qual bollettino si legge à tavola: acciò che tutti sappiano i nostri morti per poter far i suffragij ordinati nelle nostre Costituzioni e decreti, e questi bollettini si fanno tanto per i Sacerdoti e cherici, quanto per i laici morti, onde per saper la mia morte basta far domandare in S. Giuseppe ò alla Catena di Palermo, che subito sapranno dirvi la mia morte.
Intendo la morte del Sig. Conte di [Corcia] con mio rammarico per l’accrescimento delle tribolazioni della Signora Prencipessa di Butera. Nostro Signore governa il mondo, e di tutto si serve à maggior gloria sua, e seben noi non possiamo penetrare gli arcani suoi consigli, sempre però sono giusti e santi, et à noi tocca adorarli con sommessione.
L’utilità delle tribolazioni di questa vita si conosceranno nell’altra eterna, perché qui seminant in lacrymis, in gaudio metent. Preghiamolo che dia pazienza e buon fine, perché tutto il resto è un sogno che presto passa.
Circa la stranezza usata con la Signora Prencipessa di Scordia e con gli altri suoi parenti, io non so capire come per che loro non hanno acconsentito, per questo quei Signori non siano venuti costà. In questo negozio non bisognava far altro, se non che quando dissero di voler venire costà per far questo complimento, bisognava ringraziarli e dir loro che non si faticassero e pigliassero questo incommodo, che se poi volevano venire, bisognava accettar religiosamente questo complimento.
Se le nostre buone sorelle hanno rifiutato per tenerezza di D. Giulio questa visita, si devono confondere avanti Iddio che doppo tanti anni di vita religiosa, e di meditazione della morte, della vanità di questa vita, e del vero bene della vita eterna, ancora hanno sentimenti d’huomini mondani e di ragazzi che non sono capaci di ragione.
A me è venuto un pensiero che se veramente v’è questa tenerezza sregolata, il Signore forse ha voluto mortificarci in questa stessa piaga che duole, con levarci dal mondo quasi tutti i parenti, e guai à noi se non ce ne approfittiamo almen hora. Il nostro P. D. Carlo quando sentì la nuova della morte del suo caro fratello nostro Padre, tutto allegro andò in Chiesa à ringraziarne Iddio per havergli levato quel poco d’attacco; e quando poi mi parlava di nostro padre, me ne parlava come se parlasse d’uno straniero secondo l’affetto della carne: e solo godeva delle sue virtù con una santa invidia d’essere stato prevenuto da lui nell’uscir da questo mondo; la memoria de’ parenti morti christianamente, ci deve rallegrare non attristire, perché per grazia di Dio siamo Christiani e religiosi e che la morte è un guadagno e non una perdita. L’errore è stato fatto, bisogna come dissi, humiliarsene avanti Iddio, et in altre occasioni bisogna lasciarsi regolare dal consiglio di altri tanto dentro il Monasterio quanto di fuori come dal P. Confessore, dall’Arciprete etc.
Ringrazio il Signore dell’odore speciale sentito nella cella della sua Serva nel suo giorno anniversario: egli per intercessione di lei ce lo faccia sentire nel nostro cuore spiritualmente per amarlo con tutto il cuore. Delle polize, non dico altro. Fiat voluntas Domini.
La vita del P. D. Carlo già è finita e s’è havuta la licenza di pubblicarsi; à suo tempo se piacerà à Dio, ne manderò 10 per voi al P. Bernardino, à cui scriverete, se le volete legate e come. Il detto Padre m’ha scritto che raccomandi à lui le cose per costà, perché egli lascia persona nel suo convento come credo, che le prenda, nel caso che facesse viaggio per il Capitolo Generale.
Il Re di Francia è vivo, né so perché costì dicono che il Re di Spagna sia richiamato in Francia, perché doppo la morte del Re di Francia succede il Delfino padre del Re di Spagna, e doppo la morte del Delfino il Duca di Borgogna fratello maggiore di Filippo V. Pregate Iddio per la pace generale e per me, e vi saluto con le sorelle e coteste religiose. La causa della professione non è stata ancora portata come vedrete dalla sopracarta di questa lettera.
23 Decembre 1702.

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1702 12 30 - AMBP - (A suor M. Maddalena sua sorella)

o ricevuta la vostra lettera de’ 29 Novembre, et in prima vi ringrazio della carità che mi fate di raccomandarmi con special modo al Signore, egli vi esaudisca facendo meco secondo la sua misericordia, della quale sono tanto indegno sì, ma desiderosissimo per il colmo delle mie miserie per tanti capi; pregate sempre chi sa, e chi può, e ditegli Qui omnia nosti, et omnia potes, miserere.
Quanto à miei anni io son nato alli 12 Settembre del 1649, e così corre l’anno l’anno 54 della mia miserabil vita.
Circa il legato sto aspettando la Divina Providenza per supplire alle spese fatte per la Vita del P. D. Carlo et altre. ... (testo cancellato illeggibile).
Nella festa di Natale il Pontefice ha fatto le sue funzioni solennemente, cantando il primo Vespro in S. Pietro, e la notte assisté al Mattutino e Messa cantata da un Cardinale nella Cappella di Palazzo; e la mattina poi egli cantò la Messa solenne in S. Pietro, e doppo l’Evangelio fece come l’altre volte l’homilia ò predica latina, che dicono sia stata più lunga dell’altre volte, e communicò i Diaconi Cardinali et altre persone al solito.
Si sono poi fatte le cappelle solite nell’altre feste seguenti. Il giorno avanti della Vigilia di Natale il Papa calò di notte in S. Pietro, et à 12 hore già era in detta chiesa, e celebrò la messa privata all’altare del corpo di S. Pietro, cioè al sotterraneo che sta sotto l’altar maggiore e risponde al corpo di S. Pietro; forse fece questa divozione per implorar l’aiuto divino per la pace della Christianità, che tutta sta in continue guerre.
Nella settimana passata il fiume sboccò per le gran pioggie, et ha allagato le campagne, e parte della città ne’ luoghi e strade più basse; si sono mandate barchette per le campagne per portar pane e vittovaglia a’ poveri contadini che restavano assediati nelle case sparse per le vigne e tenute. Poi si mutò il tempo et il fiume è calato. Sit nomen Domini benedictum.
Pregate per me e vi saluto con le sorelle e coteste religiose.
Roma 30 Decembre 1702.

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1703 01 12 - AMBP - (A suor M. Serafica sua sorella)

o ricevuto la vostra lettera de’ 6 Decembre e ciò che fate per il legato etc. Stiamo alla divina providenza, che disporrà tutto à tempo come speriamo.
Il Sig. Canonico Turano per le lettere di Monsignore della settimana passata mi disse che esso Monsignore mostrava di voler dare i 500 scudi romani, come prima havea significato, e per le lettere poi havute in questa settimana dice che Monsignore venderà il frumento à Febbraro, e che manderà subito i sudetti 500 scudi, e di più mostra qualche disposizione à spese ulteriori per li tre mila scudi, che al suo conto parevano esser necessarij per queste prime facende in ordine alli processi mandati. Il Sig. Canonico et io habbiamo fatto il conto che non vi vuole tanto, ma che al più arriverà la spesa à 2 mila scudi.
Sopra questi avvisi di Monsignore il Sig. Canonico sollecitarà la copia delli processi, per haverla presto. Dico sollecitarà, perché il Notaro prima di haver l’ordine della copia, cominciò à farli copiare, sicché hora poco vi resta da copiare; e con questi 500 scudi che Monsignore manderà à Febbraro, si spera pagare la sudetta copia. Il Sig. Canonico prima di ritornare desidera che il Procuratore vedesse i processi e facesse la scrittura, per sapere con più certezza che i processi siano stati ben fatti e validi, e se vi sono cose rilevanti per potersi procedere avanti in questa causa. Per la quale rivisione di processi e scrittura vi vogliono 300 scudi: et egli ha speranza che Monsignore dia ancora questi altri oltre i 500 significati.
Io sempre più ammiro la divina providenza in questa causa, perché oltre tutto quello che s’è fatto costì, poi ha proveduto della spesa della copia de’ processi, e quando pareva che la cosa restasse così incagliata, ecco in questa settimana che Monsignore allarga il cuore per altre spese con speranza d’andar avanti. Ho detto più volte al Sig. canonico che se questa causa Iddio benedetto la vuol tirare avanti, egli aprirà le strade e darà il modo: e noi qui faremo tanti passi, quanti se ne possono fare con li soccorsi che si mandano. Monsignore ha pensato una buona cosa, che dice essersi fatta in Spagna nella Causa di S. Isidoro, la quale tutto che la portasse il Re stesso di Spagna; nondimeno s’andavano in quei regni raccogliendo delle limosine per tal effetto; et egli pensa con questa via potersi ottenere molte limosine in Sicilia, che possino servire à questa causa. Ringraziate di tutto Iddio benedetto; e per hora non dite ad altri queste cose, fino à nuovo mio avviso.
Nella settimana seguente, se Dio vorrà, scriverò à Monsignore e forse vi manderò la lettera: e saprete qualche risoluzione sopra la Vita, perché hoggi la persona che la rivede havrà da parlarne col Signor Canonico.
Una persona richiede dall’Abbadessa che la faccia raccomandare assai assai à tutto il Monasterio e Romitorio con farle fare una communione e pregare Iddio in essa per un certo negozio importantissimo per la salute dell’anima sua per un gran pericolo d’essa. Vi raccomando molto questa carità per quanto amore e divozione portate alla Madre di Dio Maria, né altro soggiungo, bastando questo.
Pregate per me sempre e vi saluto con le sorelle e coteste Monache tutte.
Roma 12 Gennaro 1703.

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1703 01 12 - AMBP - (A suor M. Serafica sua sorella)

o ricevuto una vostra degli 8 Decembre, nella quale mi dite che il Sig. Catalano ha scritto di haver mandata la poliza del cambio già più tempo fa per via di Messina; io non ho ricevuto tal poliza, e dovea almeno egli avvisare per qual via particolare la mandò, ò chi fece in Palermo il cambio, ò à chi fu indirizzato qua. È stata poca avvertenza in questo fatto, e dovea mandar le polize à voi, come l’altre volte, ò almeno mandarmene l’avviso per la posta con la quale poteva mandare la seconda. Io aspettava di posta in posta con le vostre lettere la poliza, ma hora non occorre più aspettarla non sapendo donde habbia à venire. Ho fatto diligenza qui da due Negozianti che sogliono haver corrispondenza con li negozianti di Palermo, e dicono di non haver riscontro di tal cambio.
La conclusione è che i miei peccati meritano da ogni parte afflizione, preghiamo Iddio che me li perdoni, e che mi dia pazienza. Scrivo la presente per mandarla con la feluca del dispaccio se forse arrivasse prima della posta, acciò che mi facciate il piacere di tornar à scrivere al Sig. Catalano che vi mandi ò la seconda poliza, ò almeno ve ne mandi una terza, perché altrimenti ogni cosa resta nell’incerto, non sapendo dove indirizzarmi; e voi poi mi mandarete subito con la posta la sudetta terza poliza, giacché l’altre polize prima e seconda fa quasi conto che siano perse, non potendo sapere à chi furono consegnate. Vi raccomando la sollecitudine e pregate per me.
Roma 12 Gennaro 1703.

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1703 01 13 - AGT (copia) - (A suor M. Serafica sua sorella)

n questa settimana ho havuta una vostra degli 8 Ottobre con la quale m’avvisate le vostre comuni facende e la vicina venuta di Monsig. e del Sig. Principe d’Aragona per esser ordinato diacono. Quanto alla quiete che desiderate, se la volete vedere quanto al corpo, riguardate la sepultura, e se quanto all’anima, pensate al Paradiso ò al Purgatorio, dove tra’ dolori si gode d’una pace che seco porta l’amor di Dio e la speranza di goderlo senza più alcun timore di offenderlo ò di perderlo. E questa è la pace santa del Purgatorio, per la quale diciamo alle Messe qui dormiunt in somno pacis, alli quali poi preghiamo da Dio il luogo del refrigerio della Luce, e della pace, ch’è la perfetta pace del Paradiso. Se cerchiamo quiete, cerchiamo la pace del Paradiso ò almeno del Purgatorio, perché in questo mondo non v’è requie.
Credevo poi con le vostre lettere haver la poliza, ma vedo chiusa la porta ad aspettarla più con le vostre lettere, perché il Sig. Catalano vi scrive d’havermela mandata per via di Messina, senza dire per qual persona et à qual negoziante, e senza mandarmene la seconda poliza per la posta ordinaria, perché le due polize si mandano in differenti poste, perché se si perde una, arriva l’altra. Iddio benedetto mi vuol castigare per i miei peccati, sia egli sempre benedetto. Il Sig. Catalano dovea mandare le polize à voi come s’è fatto l’altre volte, e non uscir dal solito. Basta la cosa è fatta; ma per rimediar al meglio che si può, scrivetegli che vi mandi la terza e quarta poliza e mandatemele subito in due poste: perché le prime polize non so dove sieno. Hieri vi ho scritto questo stesso per via della feluca del dispaccio, acciò che vi potesse forse capitar questo avviso prima della presente lettera. Vi prego ad usar ogni diligenza da canto vostro, e del resto fiat voluntas Dei.
Pregatelo per me e vi saluto con le sorelle e coteste religiose etc..
Roma 13 Gennaro 1703.

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1703 01 19 - AMBP - (A suor M. Serafica sua sorella)

o ricevuto la vostra lettera de’ 17 Decembre, con la quale mi dite che havevate mandato la mia lettera à Monsignore, del che ne ringrazio Iddio, perché per altre lettere prima venute al Sig. Canonico Turano havea appreso che non haveva egli ricevuta questa mia lettera. Intendo poi dalla mezza lettera copiata di Monsignore i suoi sentimenti, e sempre più lodo Iddio ch’apre le strade per sperare il proseguimento della causa della sua Serva e per la stampa della di lei vita. Questa vita la sta hora vedendo, come scrissi, una persona prattica dello stile della Curia Romana: onde non sarà se non bene che sia passata sotto il suo occhio. Quando l’havrà finita di leggere, vi scriverò i suoi sentimenti, tanto più che non v’è prescia, perché già stiamo di parere che sia meglio stamparla in Girgenti che qui per molte ragioni; il P. Can.co pensa ritornar doppo Pasqua subito, e così egli se la riporterà. La copia del processo si sta facendo, ma il Notaro non potrà darlo collazionato et autenticato se non per tutto Marzo, perché finita la copia bisogna collazionarla con l’originale e rubricarla e così darla autenticata, il che non si può far così subito; e se il Notaro non havesse già subito senza ordine fatta cominciare la copia, vi vorrebbe più tempo. Deo gratias.
Qui sono venuti avvisi di terremoti di luoghi vicini à Roma, et il papa ha conceduto un’Indulgenza particolare per visitare S. Pietro il giorno della Catedra, et ha ordinato altre divozioni per li pubblici bisogni.
Sono venuti avvisi che in Olanda vi siano stati un turbine in aria e terremoti in terra così spaventosi che han desolata una città con danno di 3 milioni, et altre tre città hanno havuto rovine grandi, come se fossero state bombardate, e tanti legni in mare si sono persi che dicono arrivino à 100, se ben qualcheduno dice mille. Non si sanno le particolarità distinte, ma vi sono state grandi rovine. Preghiamo Iddio che ci liberi dal peccato, e ci dia una buona morte, perché quando l’eterno va bene, il temporale che finisce in un momento non importa gran cosa. Vi saluto con le sorelle e coteste religiose.
Roma 19 Gennaro 1703.

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1703 01 27 - AMBP - (A suor M. Serafica sua sorella)

uesta è la seconda settimana che non ho ricevuto lettere da costà, né si vede altro avviso del Sig. Catalano sopra le polize; già v’ho scritto di procurar la terza e quarta poliza, e farmele venire voi, che me le manderete con vostre lettere. Così doveasi fare in questa occasione fin da principio, senza mandar il cambio senza sapere come. Queste son tribolazioni meritate da’ miei peccati, e bisogna lodar sempre Iddio in omni tempore.
Qui per l’occasione del terremoto il Papa ha conceduto il giubileo per due settimane con li soliti digiuni etc. e si fa per ordine del Papa in 20 Chiese una Missione per 15 giorni predicandosi mattina e sera con prediche fruttuose per eccitar à penitenza i fedeli; e si vedono continuamente processioni à S. Pietro, à S. Giovanni Laterano, et à S. Maria Maggiore, e si fanno molte confessioni et anche generali con universal compunzione. Il Papa questa mattina è andato à S. Giovanni Laterano à confessare.
Quanto poi al terremoto qui hanno patito molte fabbriche ma senza danno di persone per grazia di Dio. Fuori però vi sono state grandi rovine e mortalità di persone. Dicono che un pezzo di montagna nello stato del Gran Duca di Fiorenza, si sia staccato e caduto nella strada, e che per rifarla vi vogliono 5 mila scudi. Preghiamo Iddio che fermi i flaggelli che con i nostri peccati meritiamo, e ce li perdoni.
Del negozio della professione della Signora Prencipessa di Butera, la Sagra Congregazione vuole un’altra informazione da Monsignor Vescovo, come il suo Agente gli scrive, onde vi vorrà tempo per haverne la determinazione.
Resta che preghiate per me peccatore, acciò che il Signore mi dia la sua grazia in vita et in morte, e vi saluto con le sorelle e coteste religiose.
Roma 27 Gennaro 1703.

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1703 02 17 - AMBP - (A suor M. Lanceata sua sorella)

o ricevuto una vostra lettera de’ 18 Gennaro con mia consolazione doppo un lungo vostro silenzio, et insieme la risposta di Monsignor Vescovo alla mia lettera.
Pensava scrivere in questa posta più à lungo, ma essendo venute tardi le vostre lettere, et havendomi trovato occupatissimo per accommodare certe preci per il terremoto, e ciò per ordine di chi può comandare, finisco con salutarvi, e riserbarmi all’altra posta più copiosa risposta. Qui non v’è stato altro terremoto doppo quel grande del giorno della Purificazione. Deo Gratias. Pregate per me.
Roma 17 Febbraro 1703.

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1703 02 20 - AGT (copia) - (A suor M. Serafica sua sorella)

n questa settimana non ho havuto lettere da costà, onde non m’occorre rispondervi, ma havrei molto da scrivere s’havessi tempo. Dirò brevemente che nell’ultimo terremoto qui sentito il giorno della Purificazione cadde la città dell’Aquila alcune giornate da qui lontana e cadde la Cattedrale con ammazzar da mille e tante centinara di persone che si trovavano in esse, dicono che vi sia stata mortalità grande. Qui per grazia di Dio da quel giorno fin’hora non s’è sentito altro, ma non potete credere il gran frutto ch’ha cagionato questo gran predicatore il terremoto, et io godo della gloria di Dio e della salute dell’anime. Si contano gran conversioni, restituzioni di danari, di robbe, penitenze pubbliche massime nelle processioni che li fanno anche di notte fino à 4 e 5 hore, e cantano il Miserere alcuni cantori, e tutti poi ad ogni versetto rispondono ad alta voce Sanctus Deus, Sanctus fortis, Sanctus immortalis, miserere nobis, che fu l’inno rivelato per quietare il terremoto di Costantinopoli. L’altra sera ad un’hora e mezza di notte passò una compagnia con la quale erano i musici della Cappella Papale che cantavano il Miserere con voci lugubri come negli ufficij delli 3 giorni delle tenebre, e tutti gli altri poi cantavano il Sanctus Deus ad ogni versetto del Salmo, era all’oscuro perché portavano poche torcie, poi in una piazzetta vi fu un Padre che andava con loro che fece un breve sermoncino facendo gridare à tutti più volte Misericordia, et altre parole che non potei ben intendere per esser un poco lontani dalla finestra di Casa nostra. Dicono che à S. Pietro fino à 5 hore di notte v’è concorso d’innumerabili persone come se fosse l’Anno Santo, e vanno à piedi scalzi anche persone riguardevoli portando Croci grandissime, con catene etc.. In somma si vedono pubbliche mortificazioni, et anche le donne hanno dismesse le loro vanità nel vestire. Dicono ch’usciranno ordini, prammatiche et editti sopra varie materie di riforma per impedir l’offesa di Dio e si sta in una general compunzione per la misericordia di Dio. il Papa ha dato per grazia specialissima il giubileo in questa 3° settimana, e mercoledì 7 del corrente fece una pubblica processione da S. Maria in Trastevere Collegiata insigne fino à S. Pietro ch’è strada più lunga d’un miglio, v’intervenne il clero et religiosi et il Papa co’ Cardinali e Prelati e gran popolo. E dicono che riuscì divotissima. Si sono continuate le Missioni in questa settimana, nella quale si sono tenute scoperte le immagini de’ SS. Crocifissi e Madonna di maggior divozione che sono in Roma. Havrei d’avvisare un fatto succeduto la notte precedente a’ Domenica passata assai strano; ma hora ho fretta, e forse appresso lo scriverò se Dio vorrà. Scrivo queste cose per ringraziare Iddio delle sue grazie spirituali fatte à questa città et anche temporali, e per pregarlo à liberarci dal peccato, e dalle pene che meritiamo per le nostre colpe.
M’è stato raccomandato da una persona un negozio di servizio di Dio per certa risoluzione che s’ha da prendere da qualche persona, acciò che lo scrivessi costà acciò coteste religiose ne pregassero il Signore perché indirizzi il tutto in suo santo servizio. Perciò pregatene l’Abbadessa acciò che lo raccomandi à tutte, alle orazioni delle quali ancora io mi raccomando, e vi saluto nel Signore.
Roma 20 Febbraro 1703.

Avvisatemi qualche cosa delle Scuole pie, come io hora v’avviso d’havere esatto il danaro de’ legati etc..
Mentre stava per chiudere questa lettera è venuta la posta di Sicilia assai più tardi del solito e m’ha portata una lettera di s. M. Maddalena de’ 3 Gennaro con la seconda poliza di cambio, e non v’essendo cosa più particolare di rispondere, basterà ciò che ho scritto fin’hora.

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1703 03 03 - AMBP - (A suor M. Maddalena sua sorella)

o ricevuto due lettere in questa posta, una vostra de’ 23 de Gennaro, e l’altra di s. M. Serafica de’ 24; se non v’è errore nel numero, e con esse la copia delle lettere di suor M. Crocifissa fatta da Monsignor Vescovo, à cui forse farò appresso una lettera per ringraziarlo di questo favore.
Quanto à quei regali fatti dal Sig. Prencipe d’Aragona à cotesto Monasterio, non occorre farmene partecipe, perché tutto ciò che si dà ad un religioso ò religiosa va al Monasterio, e non s’ha da dare à questo et à quello, se non v’è motivo di farlo à nome del Monasterio con giusta causa. Perciò io vi ringrazio di tutte quelle esibizioni che fate, per mandarmi qualche cosa col Sig. Turano; se qualche cosa m’occorre, posso haverla qui senza farla venire da tanto lontano. Per le figurine di Fiandra che altre volte mandava, sappiate che quella bottega in cui si vendevano, hora non v’è più, per non so che lite che hanno havuti quelli che vendevano questa roba, et hora quando vi passo, in luogo di figure, vedo barili alla porta, onde credo che sia divenuta bottega di vino. Gli altri Santiari hanno figure grandi, come quelle che v’ho mandato altre volte, et hora ultimamente con la feluca che condurrà il nostro P. Bargellini in Palermo, la quale per il vento contrario non è ancora partita, e perciò ho fatto stampare 100 figure del P. D. Carlo, che le porterà lo stesso Padre con il fagotto delle 10 Vite del sudetto P. D. Carlo, con le altre 20 figure etc. come vi scrissi la settimana passata.
Ringrazio Iddio de’ buoni avvisi mi date di Ferdinandino, di cui desidero sapere l’anno et il mese in cui nacque per non saperli.
Raccomandate con buona occasione alla sua nutrice di allevarlo nel santo timore di Dio, et dirgli sempre di pensar sempre al paradiso, et à disprezzar la terra, sopra la quale noi huomini vi stiamo per quattro giorni di passaggio, con restar l’eterna eternità. Scrivetele che sempre instilli questi sensi dell’eternità, che sono tanto profittevoli ad un Christiano, e scrivetele che gli faccia dire ogni giorno, ò almeno diviso per i giorni di ciascuna settimana quel Breve Ristretto de’ Salmi che feci stampare in latino et in volgare, perché in questa tenera età assuefacendosi à queste sante preghiere de’ Salmi nella lingua volgare da lui intesa, potrà sempre con l’aiuto di Dio saper il modo di far orazioni e preghiere à Dio, senz’altro maestro, havendo per maestro lo Spirito Santo che le ha dettate à David per nostra instruzione. Per la Signora Prencipessa di Butera, giacché trova difficoltà per raccomandar à Monsignor Arcivescovo Rufo, la grazia di haver un breve di potere stare in cotesto Monasterio senza limitazione di tempo, ma à suo beneplacito, potrebbe ella scriverne à Monsignor Vescovo, acciò scrivesse al suo Agente qui di procurar questo breve, à spese della sudetta Signora Prencipessa, perché se non s’ottiene per via di breve Papale, la Sagra Congregazione non concederà questa licenza se non ad annum, e nello stesso breve bisogna far esplicar il numero delle serventi che vuole et il mantenimento etc..
Qui non v’è stato altro terremoto doppo quello del giorno della Purificazione, ne sia lode à Dio: alla quale anche ci spinge la memoria d’esso che sempre ci sta presente anche per vedere tante Case appontellate, e dicono che il numero delle Case e palazzi che hanno patito sia di due mila. L’andata del Papa à Loreto, s’è assai raffreddata per le presenti sciagure del terremoto ch’ha fatto gran rovine nello stato Ecclesiastico, et il Papa per la lunga processione à piedi fatta à S. Pietro, è peggiorato assai del suo antico male d’una gamba, che s’è esacerbato, ma egli non cessa giorno e notte di faticare con esempio grande di tutta la Chiesa.
Alle 100 figure del P. D. Carlo ho aggiunto il libretto degli ufficij de’ Santi nuovi domandato da suor M. Serafica, sicché la spesa di questa roba con l’altra del fagotto delle Vite del P. D. Carlo, in tutto importa uno scudo romano e baiocchi 75.
Vi saluto con le sorelle e coteste religiose, e pregate per me massime ne’ giorni della Passione e Resurrezione del Signore.
Roma 3 Marzo 1703.

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1703 03 10 - AMBP - (A suor M. Maddalena sua sorella)

o ricevuto la vostra lettera de’ 3 Febbraro con l’avviso d’esser à buon termine la Vita della Serva di Dio, e che già si dava principio à scrivere le sue virtù in particolare. Deo Gratias, amen.
Sabbato passato partì il nostro P. Bargellini per Palermo, e con la sua feluca porta per voi un fagotto di libri delle vite del P. D. Carlo et un involtino di figure: quali saranno riposti in casa del Sig. Barone di S. Benedetto suo padre fino à tanto che voi manderete à pigliarle, e fategli pagare il porto e ciò che bisogna etc.
Il P. Procuratore Generale delle Scuole pie mi scrive l’acchiuso biglietto, ma prima di scrivere à Monsignore sopra questo negozio, desidero sapere da suor M. Serafica se Monsignore ha difficoltà nel dare il consenso et essecuzione alla fondazione, ò veramente questa tardanza venga per negligenzia de’ Padri, che non insistono appresso Monsignore per havere queste spedizioni.
Sarebbe bene che un Padre di quelli che stanno in Palma, andasse in Girgenti per far terminare questo negozio, perché Monsignore non ha d’andar appresso d’essi, ma essi hanno da far instanza à lui. Dite à suor M. Serafica che faccia parlare con cotesti Padri per questo effetto; che se poi Monsignore havrà qualch’altra difficoltà non facile à superarsi, me la potranno scrivere per aggiugnere ancora io le mie parti; e ricordate a s. M. Serafica di scrivere à nostra Nipote di far pagar qui quel poco denaro che deve al P. Procuratore Generale delle Scuole pie secondo la nota del P. Provinciale, come in altra mia ho scritto.
Qui per grazia di Dio non s’è sentito altro terremoto e dicono che un spiritato esorcistato, prima che il demonio uscisse da quell’ossesso, fece cenno ad un’immagine della Madre di Dio, e disse che se non fosse stata ella, Roma sarebbe stata sublimata dal terremoto del giorno della Purificazione, e se bene il demonio è bugiardo, nondimeno alle volte dice la verità per comandamento di Dio.
Il Senato e Popolo Romano ha domandato al Papa di far vigilia di precetto la vigilia della Purificazione et ha stabilito d’andar in forma ogni Sabbato alle Litanie della Madonna nella Chiesa della Madonna di Campitelli, vicina al Campidoglio.
Nello stesso terremoto ultimo, in quel tempo giusto, si trovavano due forastieri dentro la palla di bronzo sopra l’altissima cupola di S. Pietro, come sogliono andarvi molti forastieri per curiosità; fu tanto grande lo spavento ch’hebbero, che poi uno n’è morto, e l’altro è impazzito. L’altezza era smisurata, e quella gran palla sta quasi attaccata in aria senza gran fondamento. Ringraziamo Iddio della preservazione dal male, e della concessione del bene in tante buon’opere fatte in questo tempo. Pregatelo per me e vi saluto.
Roma 10 Marzo 1703.

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1703 03 24 - AMBP - (A suor M. Serafica sua sorella)

o ricevute due vostre lettere degl’11 e 19 Febbraro con la relazione del miracolo di suor M. Crocifissa in quella donna di Pietra Pretia, ch’è assai notabile per le sue circostanze. Deo Gratias. Quanto alla di lei Vita bisogna mettere non solamente le cose del Processo, ma anche le altre notizie havute d’altra banda, purché siano sode. Lo stesso si deve fare de’ miracoli di maggior considerazione, che non sono stati portati nel processo ò sono stati dipoi, purché vi siano notizie certe del fatto, per la qual cosa sarebbe bene di procurare le notizie ò relazioni di quelli che veramente paiono miracoli come questo di Pietra Pretia, e che fossero sottoscritte dalle stesse persone, perché queste relazioni servono per la Vita, et anco appresso possono servire per il Processo da farsi con autorità Apostolica.
Quanto alla professione della Signora Prencipessa di Butera se la sua professione fatta in pericolo di morte sarà dichiarata nulla, come potrà ella validamente professarsi in un altro caso di morte? Se il primo sarà stato invalido, sarà anche il secondo.
Quanto alla vostra curiosità di sapere come Moisè poté scrivere la creazione del mondo, nella quale egli non vi si trovò; io vi rispondo con domandarvi come Moisè, David, et i Profeti poterono scrivere tante cose di Christo e della Chiesa, tante centinara e centinara d’anni avanti? Voi mi risponderete con S. Zaccaria padre di S. Gio. Battista, cantando il Benedictus, sicut locutus est per os sanctorum, qui à saeculo sunt, Prophetarum eius, cioè di come Iddio ha parlato per la bocca de’ vari Santi Profeti, che sono stati già un tempo. Iddio ha parlato per la bocca de’ Scrittori della Sagra Scrittura, et egli ha loro rivelato le cose nascoste agli huomini, e per questo dicono i Santi che quando noi leggiamo ò ascoltiamo la Sagra Scrittura, leggiamo et ascoltiamo le parole di Dio, e dicono quella bella sentenza, che quando noi leggiamo la Sagra Scrittura, Iddio parla con noi, e quando noi facciamo orazione, noi parliamo con Dio; e c’esortano à questi due grandi esercitij, cioè à sentir parlare Iddio, et à noi parlare con lui. E per questo la Santa Chiesa fra tutti i libri della Sagra Scrittura, ha scelto i Salmi notte e giorno per tutta la vita, perché i Salmi ò ci raccontano misterij et istorie e ci danno precetti, et allhora Iddio parla con noi, ò contengono orazioni e preghiere: et allhora noi parliamo con Dio, et esprimiamo i nostri bisogni. E con questo solo libro de’ Salmi habbiamo un compendio et una maniera facile di sentir parlare Iddio, et di noi parlare con Dio. Oh se questa celeste e divina conversazione fosse da noi pratticata con divozione et amore, havressimo un paradiso anticipato in terra, mentre gli Angeli et i Beati in cielo questo stesso fanno con modo però assai superiore al nostro intendimento, parlando con essi Iddio, et essi con Dio; però quivi non sono più per loro stessi le orazioni d’esser liberati ò preservati da’ peccati, ma lodi e ringraziamenti, che sono le prime parti dell’orazione che noi qui facciamo in terra, perché le nostre orazioni ò per noi ò per altri devono sempre cominciarsi dal lodare e ringraziare Iddio di tutti i suoi beneficij tanto in comune quanto in particolare. Hora dunque voi riflettete che per questo la Sagra Scrittura si dice rivelata dallo Spirito Santo, e non vi può esser errore, essendo dalla prima verità, quando gli altri libri d’huomini anche santi possono esser soggetti ad errare perché alla fine sono huomini, e non sempre hanno il lume dello Spirito Santo.
Per Roma dicono esservi stati in questa settimana 3 terremoti due di notte et uno di giorno, ma né io né altri qui in Casa nostra gli habbiamo sentiti. Pregate Iddio per noi. Vi mando l’acclusa relazione che vi servirà per santo trattenimento delle vostre ricreazioni, sentendo il bene ch’ha fatto questo reverendo predicatore + il Padre + Terremoto. In somma noi altri huomini habbiamo bisogno del bastone, et è una gran misericordia di Dio quando ci castiga in questo mondo. Per salvarci nell’altro. Vi saluto con le sorelle e con coteste religiose etc. Avvisatemi quando il Sig. Prencipe d’Aragona riceve il Presbiterato, perché penso allhora scrivergli, se piace à Dio.
Roma 24 Marzo 1703.

Questa relazione fatela leggere ad altri in Palma, e se vi pare poi potrete mandarla à Monsignore.

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1703 03 31 - AMBP - (A suor M. Serafica sua sorella)

o ricevuto la vostra de’ 26 Febbraro in risposta del mio avviso del primo terremoto de’ 14 Gennaro, et intendo come era già arrivata la nuova assai alterata. Ringraziamo Iddio benedetto in ogni tempo, e pregatelo per me per una morte Christiana. Amen.
Ringrazio anche il Signore della licenza ottenuta da Monsignore per le Scuole pie; in somma le opere buone vanno lente, et Iddio fa maggiormente vedere la sua assistenza nel far cessare le difficoltà fuori d’ogni aspettativa, com’è stato in questa congiuntura inspirando alla Signora Prencipessa di generosamente supplire da canto suo ciò che mancava per detta fondazione. Godo pure della stuccatura bella della Madre Chiesa e la bellezza della Chiesa renderà più divozione à quelli che vi staranno, che sono il tempio vivo di Dio, ch’egli ama più che il tempio di pietre.
Circa la Professione della Signora Prencipessa di Butera per farla un’altra volta in articulo mortis, ho scritto con altra mia, e se mai s’ottenesse tal facoltà et ella allhora professasse, restarebbe veramente professa se poi sanasse, il che forse non s’accomoda alla delicatezza della sua conscienza.
Del resto qui non s’è sentito terremoto in questa settimana per grazia di Dio, in cui vi saluto con le sorelle e coteste religiose e pregate tutte per me.
Roma, 31 Marzo 1703.

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1703 04 14 - AMBP - (suor M. Serafica sua sorella)

o ricevuta una vostra de’ 9 Marzo con l’avviso del Sacerdozio ricevuto dal Sig. Prencipe d’Aragona, al quale ho scritta una lettera sopra ciò, che mando sotto piego del Sig. P. Placido Marchese in questa posta, com’anche mando un’altra alla Signora Prencipessa di Scordia, che m’ha scritto per la facoltà d’esser assoluti da Monsignore quei due che furono da lui scommunicati, e perciò le mando tal facoltà.
Qui la mattina di Pasqua à 12 hore e mezza in circa con tempo sereno vi fu un terremoto, ma non gagliardo, però io non lo sentij, tutto che che fossi in stanza ritornato da dir la Santa Messa. Dicono che fuori di Roma habbia fatto rovine, e che si sia aperta in un luogo una gran voragine in terra. Dicono pure che molti giorni sono verso lo stato di Venezia e termini d’Italia per il terremoto si sia spezzata una montagna, e che la metà sia caduta sopra un fiume navigabile, e che perciò si sia allagato quel paese per quindici miglia con perdita di barche e grande spavento di quei luoghi. Noi sempre stiamo con timore per questi flaggelli, et ogni poco vento, ò strepito di carozze ci pare terremoto.
Sit nomen Domini benedictum in saecula.
Il Papa poi nella Settimana Santa ha fatto tutte le funzioni, e la mattina di Pasqua non ostante il terremoto poco prima sentito in Roma, calò in S. Pietro, e vi cantò egli la Messa Pontificale e doppo l’Evangelio fece la predica in latino, come questo benedetto Papa suol fare quando egli canta la Messa, rinnovando l’uso antico de’ Santi Pontefici che così facevano.
Del resto pregate il Signore per placarsi à nostri peccati, perché habbiamo tutta la Christianità in fiamme e fuoco di guerra, e la terra in moto, e dicono esservi divine minaccie d’altri castighi di fame, peste etc., almeno che ci liberi a poenis inferni. Vi saluto con le sorelle e tutte coteste religiose.
Roma 14 Aprile 1703.

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1703 04 28 - AMBP - (A suor M. Maddalena sua sorella)

o ricevuta la vostra lettera de’ 22 marzo, e ringrazio voi e tutta cotesta Comunità della carità fattami nel giorno di S. Gioseppe nella Santa Comunione, nostro Signore ve ne renda il merito. Le malattie e mortalità che corre costì, se si mirano con occhio christiano è una grazia superiore di Dio, perché sì come la vita presente è una grazia di Dio, così e molto maggiore anche l’altra vita quando è in luogo di salute.
Quanto alla venuta differita del Sig. Canonico Turano fino à Settembre, fiat voluntas Dei, perché noi dobbiamo stare alle divine disposizioni, e circa la risoluzione di far stampare costì le lettere, gli scritti, e la vita della Serva di Dio: non ho difficoltà niuna se così piace à Monsignore; solo vorrei che prima di stamparsi queste cose, fossero mandate qua scritte, acciò che fossero qui rivedute et esaminate da Monsignor Promotore della Fede, à cui appartiene fare le opposizioni alla causa della Canonizzazione, perché quando saranno da lui approvate, non s’incontrerà poi difficoltà in questo particolare. Doppo questa approvazione, se Monsignore vuole fare stampare queste cose costì, potrà fare come meglio gli piace. Le materie della Canonizzazione vanno tanto delicate, che per una sola parola trovata in una vita stampata, fu precipitata per sempre una causa d’un Servo ò Serva di Dio, e non vorrei che succedesse qualche cosa simile alla causa di s. M. Crocifissa.
suor M. Serafica potrebbe far suggerire destramente questi motivi à Monsignore acciò che con la sua prudenza li consideri, e poi faccia quello che Iddio gl’inspira, e noi raccomandiamo il tutto à S. D. M. acciò che indirizzi il tutto in suo santo servizio, e noi protegga con la sua santa grazia. E vi saluto con le sorelle e coteste religiose.
Roma 28 Aprile 1703.

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1703 05 05 - AMBP - (A suor M. Serafica sua sorella)

uando havrei creduto d’esservi arrivate à quest’hora le vite del P. D. Carlo, intendo dal P. Bargellini da Napoli, che la feluca che le portava s’è sommersa con la morte di due huomini e d’una donna. Mi scrive però il detto Padre che l’involtino delle figure l’havea seco ritenuto per dimenticanza, e che lo porterebbe egli stesso in Palermo fra pochi giorni. Quanto alle Vite penso mandarvi 5 ò 6 che mi restano da potervi mandare, e spero farlo in prima commodità; se altri costì ne vorranno, potranno haverle in Palermo in S. Giuseppe ò alla Catena, dove credo che ne sia stato mandato sufficiente numero per esitarle.
Raccomando alle vostre e comuni orazioni il Sig. Abate Muti morto ultimamente, ch’era un cavaliere e Sacerdote assai divoto e spirituale, il quale havea alcune lettere di suor M. Crocifissa che gli scrisse qualche volta, et egli n’era divotissimo. Ha havuto un lungo purgatorio di malattie e travagli, questo buon Signore: ma gli è stata la strada più sicura al cielo.
Pregate per me e per i presenti bisogni del mondo; i terremoti qui si fanno sentire ma leggieri per grazia di Dio. dicono che vi sia stato il terremoto in Inghilterra, et anche nell’Indie occidentali.
In questa settimana non ho havuto lettere da costà, spero haverne nell’altra se Dio così vorrà. Vi saluto con le sorelle e pregate per me.
Roma 5 Maggio 1703.

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1703 05 19 - AMBP - (A suor M. Serafica sua sorella)

o ricevuto in questa settimana una vostra de’ 14 Aprile con la lettera di Monsignore all’Abbadessa, e sopra il negozio della stampa della Vita di suor M. Crocifissa già v’ho scritto i miei sentimenti e quelli d’altri; desidero che Monsignore ne sia consapevole, e poi faccia quello che il Signore gl’inspira et avvisatemi delle risoluzioni che prende.
Ho ricevuto pure i due zecchini, quali sono sopra la spesa fatta per le figure, che rimasero salve in mano del P. Bargellini, onde le havrete dalla casa del Sig. Barone di S. Benedetto. Per non rimandare il sopra più delli due zecchini, penso compensarli con mandarvi qualche libro et alcune vite del P. D. Carlo, perché così s’aggiusterà la conscienza vostra e mia. Circa poi à quel Monasterio da voi designato, non è cosa da mettervi l’animo, perché né il vostro Monasterio deve ciò permettere, né Monsignore, né la Sagra Congregazione mai permetterebbono che si levassero l’entrate di cotesto Monasterio per darle ad altro nuovo.
Le rendite sempre più tosto calano che crescono onde sarebbe gran detrimento del vostro Monasterio diminuirle in luogo d’accrescerle, tanto più che le rendite dell’altre monache oltre le 12 sono difficili ad esser esatte, come voi stesse confessate, sicché la rendita principale delle 12 non deve in conto alcuno toccarsi, il che sarebbe anco contra la mente de’ fondatori. Se vi fossero facoltà grandi di qualche persona da potersi fondare e fabbricare di nuovo un altro Monasterio costì, allhora sarebbe facile d’ottenere che due vostre religiose passassero in quello per fondarlo anche con costituzioni di più rigoroso ritiramento; in altra maniera non vedo come possa farsi un altro Monasterio come desiderate per sodisfare le persone che desiderano farsi religiose in Monasterio osservante.
Mandate miei saluti alla Signora Prencipessa di Scordia et à Ferdinando Maria il che potrete sempre fare senza che lo replichi. Ella non m’ha mandato il denaro per il P. Procuratore Generale delle Scuole pie, né so se l’habbia mandato per via del P. Provinciale: ricordatele ciò in qualche occasione, e pregate per me con le sorelle e coteste religiose, che tutte saluto nel Signore.
Scrivete in Palermo per haver le figure dal P. Bargellini, figlio del Sig. Barone di S. Benedetto, al suo arrivo in quella.
Roma 19 Maggio 1703.

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1703 06 02 - AMBP - (A suor M. Serafica sua sorella)

n questa settimana non ho havuto lettere da costà, e perciò la presente servirà per salutarvi e pregarvi del suffragio delle vostre e comuni orazioni. Doppo il terremoto della sera de’ 24 Maggio non s’è sentito qui altro per grazia di Dio. Sto aspettando la commodità di barca per mandarvi altre Vite del P. D. Carlo, che saranno una già legata et altre 9 sciolte, havendone comperate alcune col denaro avvanzato dalli 2 zecchini mandati. Del resto di nuovo vi saluto et il Signore vi protegga con la sua divina grazia sempre.
Roma 2 Giugno 1703.

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1703 06 16 - AMBP - (A suor M. Serafica sua sorella)

o ricevute due lettere da costà, una vostra de’ 5 Maggio, e l’altra di suor M. Maddalena de’ 9, e per quel punto della professione della Signora Prencipessa da farla un’altra volta in articulo mortis, sono stanco à più rispondere. Di grazia levate dalla testa di cotesta Signora questa disordinata divozione, e ditele che riceva l’altre indulgenze in quel punto, senza cercar altro. Perché per parlarci confidentemente è una cosa un poco ridicola di voler far voti per osservarli doppo morte, ma che in vita non vaglino; basta, con destrezza levate questo pensiero da detta Signora che parla per eccesso di divozione.
Quanto alle vite del P. D. Carlo ne tengo già infagottate 10; 6 legate, e 4 sciolte per poterle far legare à modo vostro, et ho fatto il sopra scritto al Sig. Marino in casa del Sig. Barone di S. Benedetto, e sto aspettando d’hora in hora la feluca, voi anticipatamente avvisatelo del tutto.
Quanto alle domande di suor M. Maddalena, non è vero che sia necessario che siano morti i parenti d’uno che ha da esser canonizzato, ma solo il decreto è che siano passati 50 anni doppo la morte di quel Servo ò Serva di Dio, ma à questo Decreto fatto da Urbano 8° un altro Papa può dispensare quando vi siano cause rilevanti, e quando Iddio vuole, si fa tutto. Prima però delli 50 anni si fa il processo con autorità Apostolica da 3 ò due Vescovi, sopra il quale si fonda il Papa per la Canonizzazione, perché il primo Processo fatto dall’Ordinario è una preparazione e disposizione per questo solenne secondo processo, e la prima cosa bisogna mandar qua il processo dell’Ordinario, e poi trattare del rimanente.
Preghiamo Iddio che disponga il tutto in suo santo servizio e gloria, e noi pensiamo à fare ciò ch’egli vuole, e come vuole e quando vuole.
Per la fabbrica del Collegio bisogna insistere con la Signora Prencipessa di Scordia, tanto voi quanto il P. Provinciale à voce viva, perché quando si tratta di spender denaro, sempre si trovano intoppi, e perciò la diligenza gli ha da superare. Ella poi non m’ha mandato mai più quella poca somma spesa dal P. Procuratore Generale delle Scuole pie, né so se l’habbia data al P. Provinciale, come vi significai: sarebbe bene saper come sia rimasta questa cosa.
La divozione de’ fanciulli scolari per la festa di S. Felice, m’è piaciuta assai, e ne ringrazio il Signore; ne farei altro ... (parola abrasa) nell’anno seguente, se non che cantassero il Credo, dicendo un figliuolo un articolo, e ripetendolo poi gli altri à modo di Coro; et il tuono potrebbe essere da Fa in Re nel fine delli Articoli, ch’è un tuono usato in Roma in qualche simile funzione. Doppo il Credo potrebbono aggiugnere il Pater Noster nello stesso modo à petizione à petizione ripetendolo, senza interporre altre parole nel Credo, ò nel Pater.
Del resto pregate per me, e vi saluto con tutte le sorelle e coteste religiose.
Roma 16 Giugno 1703.

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1703 06 23 - AMBP - (A suor M. Serafica sua sorella)

o ricevuto la vostra lettera de’ 18 Maggio con la lettera di Monsignore à cui rispondo l’acchiusa che doppo haverla letta gliela mandarete sigillata. Se Monsignore risolve di fare stampare qui la vita, scrivetemi à spese di chi si farà la stampa. Ordinariamente si stampano queste vite à n° di cinquecento, ma à me paiono poche per questa vita stante il desiderio generale che se n’ha. Se Monsignore vuole che se ne stampino 500 mi pare che altre 500 si potrebbono stampare à spese del vostro Monasterio, che esigge le vostre riserve, onde non è di grande incommodo, oltre à che poi col vendersi il Monasterio ne ricaverà forse tutta la spesa. Avvisatemi di tutto, e cercate con destrezza servire la volontà di Monsignore, e che il tutto si faccia col suo beneplacito, potendo voi offerirgli la spesa ò tutta ò in parte come ho detto, però avvertite che il denaro bisogna mandarlo prima di stamparsi la vita per sodisfare di mano in mano lo stampatore.
Ho parlato col P. Procuratore Generale delle Scuole pie, e m’ha detto che in questa posta scriverà al P. Provinciale per sollecitarlo alla fondazione, e pure m’ha detto che non ha ancora ricevuto quel poco denaro speso, del quale altra volta v’ho scritto; e la Signora Prencipessa di Scordia fin’hora non ha mandato. Ve lo scrivo per sollecitarla e finire questa cosa di poca importanza nella somma, ma non poca di rossore. Per le somme poi della fabbrica, oltre le nostre raccomandazioni, fate à sentire al P. Provinciale quando sarà costì, ch’egli insista à viva voce con detta Signora perché quando si tratta di far pagamenti, bisogna hoggidì esser importuni, e con le importunità vincere le difficoltà che sempre nascono.
Circa l’indulgenze delle Croci di S. Turibio, torno à dire ciò che scrissi costà molti anni sono ad una simile domanda, cioè che il Cardinal Ricci s. m. mi disse quando era Segretario della S. Congregazione dell’Indulgenze, che queste Croci non hanno indulgenze, sicché è sciolto il dubio in una parola.
Pregate per me con le sorelle e coteste religiose, che tutte saluto nel Signore.
Roma, 23 Giugno 1703.

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1703 06 30 - AMBP - (A suor M. Maddalena sua sorella)

o ricevuto una vostra de’ 28 Maggio, e ringrazio Iddio benedetto d’havervi inspirato d’havere special memoria di me nelle vostre orazioni nel santissimo giorno di Pentecoste, com’anche d’havervi fatto prendere con cotesto popolo il santo Giubileo, con frutto come spero. Vi ringrazio della notizia mandatami delle grazie fatte da Dio per l’intercessione della sua Serva, alla quale mi raccomanderete per impetrarmi una buona morte, finem vitae Christianum, e che il Signore praecipiat recipi in pace Christiana animam meam.
Col padron Meo ho già mandato la bolletta delle 10 Vite del P. D. Carlo, delle quali 4 sono sciolte per farle legare in maniera che più vi piace; l’ho indirizzata con mia lettera al Sig. Marino in casa del Sig. Barone di S. Benedetto, con significargli di pagar il porto, e che poi ogni spesa gli sarà costì sodisfatta dal Monasterio. V’era anche una figura bella del B. Pio V datami dal P. M.ro Ricci Procuratore Generale de’ Domenicani con desiderio che la mandassi costà.
Sabbato passato doppo haver sigillate le lettere hebbi avviso dell’arrivo del Sig. Abate Rini, à me inaspettato, egli sta con le sue tribolazioni, e pensa passar alla rinfrescata alla Santa Casa di Loreto. Lo visitai quel giorno due volte mattina e sera, ma poi non vi sono più stato per impedimenti sopravenutimi, ma se piace à Dio, ci vedremo spesso come egli ancora m’ha detto, stando fin’hora ritirato fino à farsi gli habiti da poter uscire perché è venuto ancora egli quasi all’impensata. M’ha mostrata la solita amorevolezza e confidenza, et io parimente me gli son mostrato quale sempre gli sono stato.
Qui poi il Papa ha celebrato solennemente la festa di S. Pietro, la vigilia del primo Vespro in S. Pietro, e ieri mattina quivi ancora cantò solennemente la Messa con fare doppo l’Evangelio la predica ò homilia latina come ha costumato di fare nelle solennità nelle quali egli celebra. Pregate Iddio che lo conservi e che gli dia spirito di servirlo in utilità della Chiesa nel pericoloso grado in cui sta.
Per ultimo mi raccomando alle orazioni vostre e delle sorelle e di tutte coteste religiose, che tutte saluto nel Signore.
Roma 30 Giugno 1703.

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1703 07 07 - AMBP - (A suor M. Serafica sua sorella)

n questa settimana non ho havuto lettere da costà, questa servirà per salutarvi e raccomandarmi alle vostre e comuni orazioni. Essendo avvanzati alcuni baiocchi delli 2 zecchini mandati, ne ho comperate l’accluse figure della Via Crucis, che i PP. dell’Osservanza, ò zoccolanti hanno fatto qui in Roma attorno alla loro chiesa, e credo che corrispondono alla Via Crucis di Palma, serviranno per farla voi spiritualmente con la meditazione alla rimembranza di queste figure.
Il Sig. Abate Rini sta bene et aspetta lettere di costà, e m’ha detto ch’è più simile il ritratto di suor M. Crocifissa da voi mandatomi che quello mandò Monsignore al P. M.ro Ricci, al contrario di quello che io haveva presupposto. Pregate per me.
Roma 7 Luglio 1703.

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1703 07 14 - AMBP - (A suor M. Serafica sua sorella)

o ricevuto la vostra lettera degli 8 Giugno, e ringrazio il Signore che stiate mediocremente bene di salute. Ho portato subito le vostre lettere al Sig. Abate Rini, che forse vi manderà la risposta sotto il mio piego.
Già ho mandate altre 10 vite del P. D. Carlo con padron Meo che porta certa roba al Sig. Cardinal Viceré, e l’ho raccomandato al Sig. Marino come v’ho scritto. Il P. Superiore di qua mandò molte vite sudette à Messina, ma da quella Città saranno state mandate ancora in Palermo onde potete farne prendere informazione à S. Gioseppe, et anco alla Catena. Per quella persona poi ch’ha quelle palpitazioni e tirate etc. bisogna in ciò havere lo spirito del discernimento di spirito, ch’è un dono speciale di Dio, che io non ho, e per la prattica et uso, bisogna havere una piena cognizione dello stato interiore et esteriore della persona, onde difficilmente se ne può far giudizio da lontano.
Bisogna raccomandar il tutto al Signore con orazioni speciali, e che la guida sia vigilante ad osservare tutti gli andamenti ordinarij, e gli accidenti straordinarij che occorrono. Né lasciate d’avvisarmi ciò che di notabile avviene in tal persona per haver quelle notizie che possono poi giovare ò per consulte ò per altro. Pregate per me con le sorelle e coteste religiose le quali tutte saluto nel Signore.
Roma, 14 Luglio 1703.

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1703 07 21 - AMBP - (A suor M. Lanceata sua sorella)

o ricevuto una vostra de’ 15 Giugno doppo molti mesi che non m’havete scritto per le vostre occupazioni in cotesto Monasterio; ringrazio nostro Signore che vi dia questa applicazione dovuta al vostro ufficio, e lo priego à sempre più aumentarvela per camminar poi meglio i vostri conti, quando vi si dirà redde rationem villicationis tuae.
Ringrazio assai Iddio benedetto che Monsignore habbia risoluto di mandar qua prima la vita della Serva di Dio avanti di farla stampare. Se saremo vivi, qui la consideraremo, e poi col parere di persone prattiche delle cause di beatificazione si risolverà quello che si crederà di maggior servizio di Dio et utile alla sua causa.
Il Sig. Abate Rini si trova qui con buona salute e mi fa mille grazie, et io procuro di mostrargli il mio vero affetto al meglio che posso; et i nostri discorsi sempre sono del vostro Monasterio et in particolare della Serva di Dio, et in vederlo gli rappresenterò i vostri saluti, e le orazioni che per lui fate.
Intorno alla vita del P. D. Carlo, già ho scritto d’havervi mandato una seconda partita di 10 libri d’essa, e forse à quest’hora saranno in Palermo, onde mi rimetto alle altre mie lettere.
Le indulgenze che il Papa concede alle medaglie sono le stesse di quelle che gli altri papi concedevano, onde chi ha delle medaglie altre volte benedette con l’indulgenza, hanno quelle che potrebbono havere dal presente. Con qualche buona congiuntura forse ve ne manderò alcune per le religiose che non havessero altre medaglie antiche.
Quanto al Papa egli oltre l’occupazioni del santo governo tiene quelle delle presenti guerre tanto per cercare di metter pace, quanto per fare le grosse spese di soldatesche che bisogna tenere ne’ confini dello stato Ecclesiastico per la vicinanza degli eserciti che fra di loro sono contrarij, e per questo gli bisogna spendere per soldati dello Stato Ecclesiastico da 70 mila scudi il mese. Pregate per lui acciò che il Signore gli assista e per le cose spirituali e per le temporali.
Pregate anco per me con le sorelle e coteste religiose, e vi saluto tutte.
Roma 21 Luglio 1703.

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1703 07 28 - AMBP - (A suor M. Serafica sua sorella)

o ricevuto la vostra lettera de’ 24 Giugno, e ringrazio Iddio della salute che vi dà, e delle grazie che fa continuamente per l’intercessione della sua Serva come m’avvisate. Per le vite del P. D. Carlo, ho scritto che questo P. Superiore ne mandò in Messina a’ nostri Padri come credo, i quali poi ne havranno mandate in Palermo, onde se in Palermo non fossero state mandate, il che non credo, potrete procurarle da Messina.
De’ terremoti qui per grazia di Dio non è stato sentito più altro oltre quello del fine di Maggio, se bene fuori di Roma continuano, anzi si vanno sentendo in altri paesi come nel Piemonte ne’ confini d’Italia. In Genua sono state horribili tempeste di mare, ch’anno fatto naufragare molti legni, et il mare si ritirò per un miglio, se ben poi ritornò come prima. Dicono pure che in Genua et in Milano si sono vedute molte macchie gialle nelle mura delle case fuori e dentro, e non si sa la causa. Et oltre à queste cose, le guerre continuano fieramente: tutto che il Papa faccia ogni sforzo per mettere la concordia e la pace. Preghiamo Iddio che liberi da’ flaggelli temporali, ma molto più dagli eterni.
Il P. M.ro Ricci Procurator Generale de’ Domenicani sta molto male, e si dubita assai della sua vita massime per esser ottogenario. Raccomandatelo ò vivo ò morto à nostro Signore et à suor Maria Crocifissa, della quale era egli divotissimo, per le molte esperienze havute della sua intercessione, come più volte m’ha detto.
Il P. M.ro Puzzolante Segretario dell’Ordine de’ Carmelitani, ch’è dell’Alicata, è venuto ultimamente à trovarmi perché vuole far fare un ritratto di suor Maria Crocifissa, del che io prontamente l’ho compiaciuto, e m’ha domandato qualche scritto di essa, perché egli ne ha 10 in poter suo. M’è parso un religioso molto modesto e divoto, e tanto più spero compiacerlo, et havendogli date due figure di suor M. Crocifissa, le gradì in estremo; v’avviso tutto questo per ringraziarne Iddio. Nella città di Bologna una donna ch’havea una risipola e per molte notti non havea preso sonno, applicatasi un pezzetto della sua tonaca, prese subito sonno e restò sana. Deo Gratias.
Il Sig. Abate Rini sta bene al suo solito con le sue afflizioni quando più quando meno; pregate per lui et à suo nome vi saluto, come ancora fo io con le nostre sorelle e religiose e non vi scordate di pregar per me per il gran bisogno che ne tengo.
Roma, 28 Luglio 1703.

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1703 08 11 - AMBP - (A suor M. Serafica sua sorella)

n questa Settimana non ho havuto lettere da costà: e con la presente vi do avviso che in essa è morto il P. M.ro Giacomo Ricci Procurator Generale de’ Domenicani, religioso di molta dottrina e bontà e mio antico amico col quale molte cose consultava et era divotissimo della Serva di Dio, che l’havrà aiutato in quell’ultimo passo fatto da lui con sentimenti di pietà; raccomando l’anima sua alle vostre e comuni orazioni con ogni caldezza.
Della Signora Prencipessa di Scordia non s’è havuta da me alcuna nuova per quel poco denaro dovuto al P. Procuratore Generale delle Scuole pie; se in questa poca cosa si trova tanta lunghezza, che cosa si potrà aspettare per il legato nostro che si matura à Settembre? Io anche di questo ve ne fo un ricordo, perché già si sa quanto bisogna stentare per haverlo doppo Natale.
Il Sig. Abate Rini sta bene e meglio di quello stava costì, ne sia lodato Iddio, al quale lo raccomanderete come anche me con le sorelle e coteste religiose che tutte saluto nel Signore.
Roma 11 Agosto 1703.

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1703 09 15 - AGT (copia) - (A suor M. Serafica sua sorella)

o ricevuta una vostra de’ 13 Agosto con una per il Sig. Abate Rini, che gliel’ho mandata diligentemente e ringrazio voi e tutte coteste religiose delle divozioni per me fatte il giorno di S. Gaetano. Nostro Signore ve ne renderà l’eterna mercede per questa carità. Godo che finalmente vi sieno arrivate le vite del P. D. Carlo, e che vi sia piaciuto lo stile. Ringraziamone sempre il Signore da cui ogni bene proviene. Credo che vi sieno anche arrivate le 100 sue immagini, com’anche le 20 figure grandi domandatemi da suor M. Lanceata, et il libretto degli ufficij nuovi, perché questo fagottino restò in mani del P. Barzellini, e non si son messe con le prime vite mandate. E se bene non ne havete scritto nulla, nulladimeno credo che vi sia poi stato mandato all’arrivo di detto Padre in Palermo.
Per la causa di s. M. Crocifissa la settimana passata risposi à Monsig. sopra certi dubbij proposti, onde credo che havuta la mia risposta, finirà il tutto, con mandare il Sig. Canonico Turano, come mi significò.
Del resto già per grazia di Dio ho finiti i 54 anni della mia vita e come gli rendo immense grazie della vita datami, così devo domandargli perdono d’haverla io male spesa con tanti peccati.
Io lo prego, se così gli piace, di mandarmi presto in luogo di far penitenza delle offese fattegli, senza farsene altre nuove, e questo luogo è il Purgatorio. E dico con il Santo Re Esechia Si sic vivitur, et in talibus vita spiritus mei; corripies me et vivificabis me, et ecce in pace amaritudo mea amarissima. Se così si vive, e se in tali peccati, occasioni di peccare, e miserie havrà d’essere la vita del mio spirito: castigatemi Signore massime nel Purgatorio, e vivificatemi con mantenermi ivi in vita di grazia. Perché così se ben in pena, saprà però in pace la mia amarissima amarezza di quelli castighi.
Lo stesso pregate per me, e vi saluto con le sorelle e coteste religiose, che lo stesso pregheranno ancora esse. Nostro Signore esaudisca le nostre preghiere secondo ch’egli vede e vuole.
Roma 15 Settembre 1703.

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1703 10 06 - AMBP - (A suor M. Serafica sua sorella)

o ricevuto una vostra de’ 28 Agosto, con la quale mi significate la comune sodisfazione havuta della vita del P. D. Carlo; ne sia lodato il Signore il quale ha indirizzata questa opera, quando hormai non vi pensava più.
Il Sig. Abate Rini sta con le sue afflizioni, e per qualche occupazione ch’egli ha presentemente intrapresa non credo che farà il suo viaggio à Loreto se non al fine di questo mese ò nell’altro. Credo che hormai sia già il tempo della partenza del Sig. Canonico Turano, e ne aspetto avvisi; raccomandatelo al Signore per un felice viaggio: mentre hora in questi mari di Toscana sono comparsi molti vasselli Olandesi, senza sapersi che cosa vogliono fare; questa flotta d’eretici dà da temere e bisogna pregar Iddio benedetto che ci aiuti col suo potente braccio.
Quanto alla testa e gambino di mistura, m’informerò come desiderate, et appresso piacendo à Dio v’avvisarò.
Del resto non m’occorre dir altro delle presenti sciagure del mondo, perché troppo vi sarebbe da dire; à noi appartiene à raccomandare le comuni necessità à Dio, acciò che ci liberi da tanti flaggelli meritati da’ nostri peccati. Et in ultimo vi raccomando ad havere special memoria di me nelle vostre orazioni insieme con le sorelle e coteste religiose.
Avvisatemi quello che si fa della fabbrica del Collegio delle Scuole pie, essendo il tempo opportuno per la fabbrica, e sollecitatene sempre la Signora Prencipessa.
Roma 6 Ottobre 1703.

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1703 10 13 - AMBP - (A suor M. Lanceata sua sorella)

o ricevuto la vostra de’ 9 Settembre con l’avviso della continuazione del concorso al sepolcro della Serva di Dio M. Crocifissa, e me ne rallegro sempre in esso, rendendogli immense grazie delle misericordie che per intercessione di quella fa. Intendo ch’aspettavate l’arrivo del Sig. Canonico Turano con la Vita, e se piace à Dio sentirò nuove della sua partenza verso qua. Rimettiamo il tutto nelle mani della Divina Providenza.
Mi dispiace molto della durezza di Ferdinandino d’andar alla scuola: ma la Signora Prencipessa se lo vuol bene, lo batta in casa per fargli fare per timore quello che non vuol fare per amore; ella è obbligata in conscienza ad usar ogni severità con cotesto ragazzo, acciò che poi la possa benedire in maggior età.
Perché le coronine e croci di s. M. Crocifissa mi sono quasi venute meno, sarebbe stato bene mandarmene qualche una col Sig. Canonico Turano: ma perché questo non sarà à tempo, in qualch’altra occasione ò con la posta mi potreste mandare qualche crocetta, inclusa nella lettera per sodisfare alla divozione di chi le domanda.
Della fabbrica delle Scuole pie, bisogna che suor M. Serafica insista con la Signora Prencipessa per sollecitarla: perché quando si tratta di pagare, spesso s’incontrano difficoltà, che bisogna superarle con l’importunità. Preghiamo Iddio per questo negozio particolare e per i nostri bisogni spirituali e temporali e particolari e comuni mentre stiamo in un gran fuoco di guerre che sempre più s’infieriscono: sono castighi de’ nostri peccati, e bisogna ricorrere alla misericordia di Dio. Vi saluto con le sorelle e coteste religiose.
Roma 13 Ottobre 1703.

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1703 10 20 - AGT (copia) - (A suor Maria Lanceata sua sorella)

o ricevuta benché tardi una vostra de’ 27 Agosto, et un’altra ancora di suor M. Serafica de’ 15 Settembre e ne ringrazio Iddio per la consolazione che ho di sentire che stiate bene, e voi in particolare nelle vostre afflizioni del governo, le quali tutte che hora vi paiono pesanti e lunghe, nondimeno verrà tempo (come spero in Dio) che vi paranno leggierissime e che sieno state d’un solo momento perché tutto ciò che si fa ò si voleva nel corso del tempo, nell’eternità parrà un nulla. Siate paziente nella presente vita, e desiderate sempre la futura; quanto più desiderate l’altra vita, tanto più havrete à tedio la presente; e quanto più vi sarà di tedio questa vita, tanto più amerete e cercarete l’altra vita, e vi studiarete d’arrivarvi presto e carica di buone opere in virtù della passione e morte del Figliuolo di Dio: per la quale sono accetti al Padre e grate e meritorie le nostre buone operazioni. Guardate sempre il cielo e voltate le spalle alla terra et à tutte le cose della terra. E se il mondo ci bastona, servaci questo per maggiormente fuggirlo, e correre à chi ci chiama in cielo.
Intendo che il Sig. Canonico Turano sia venuto costà, e che v’habbia letto qualche cosa della vita della Serva di Dio con vostra sodisfazione, se Dio vorrà, quando egli arriverà qua la consideraremo, e terrò à memoria quelli punti che stimate essere stati tralasciati. Pregate Iddio che indirizzi il tutto secondo il suo santo beneplacito: perché in questo et in ogni altro la sua santa volontà e gloria dobbiamo havere per mira, e dee essere la nostra stella polare per navigare in questo torbido mare della vita presente.
Il Sig. Abate Rini vi saluta tutte, e vi domanda il suffragio delle vostre orazioni per trovarsi assai afflitto de’ suoi mali, i quali ordinariamente se danno triegua non danno pace, senza un aiuto specialissimo di Dio. Perciò caldamente ve lo raccomando acciò che il Signore gli dia qualche mitigazione e pazienza.
Ringrazio suor M. Serafica del suo ufficio per il pagamento di quel poco danaro al P. Procuratore Generale delle Scuole pie, com’anche del legato con la Signora Principessa: si vedrà ch’effetto havrà per l’uno ò per l’altro.
Ho fatta diligenza per quelle teste di mistura etc. ma non trovo se non qualche cosa di cera ò di carta pesta. Non voglio però tralasciare di ricordarvi a non dar eccesso in straordinarie rappresentazioni come si fa nelle scene: perché ogni superfluità nella stessa devozione, vi può sminuire la devozione interna e tutto quel tempo che si spende in queste acconciature, puol esser meglio impiegato nell’orazione e lezione spirituale, e nella meditazione di divini misteri, che tanti quadri e sante immagini che già havete vi possono sufficientemente rappresentare quando amaremo di tutto cuore Christo nostro Signore. Ogni sua immagine et ogni Croce ce lo rappresenta per portare subito à lui il nostro cuore coll’amore e riverenza dovuta e per supplicarlo per i nostri e comuni bisogni. Una madre perché ama il figlio suo morto, se vede una sola scarpa di lui, piagne, et un altro che l’ama, se vede un bello ritratto di quel morto, forse ride. Un filosofo disse al gran S. Antonio Abbate, che si maravigliava come poteva stare senza libri nella solitudine. S. Antonio gli disse che havea un gran libro per mostrargli le grandezze del Creatore: e questo era tutto il mondo, il cielo, il sole, la luna, le stelle, il mare, i fiumi, le fontane, la terra, gli alberi, le piante d’erbe, gli animali, gli uccelli, gli huomini, et in una parola tutto ciò che vedeva e che tutto era un libro che predicava il Creatore che il tutto ha fatto, il tutto governa e conserva, e muta come à lui piace e quando gli piace. Se amiamo Iddio, ogni cosa ci sarà una scala per ascendere à lui con l’affetto.
I vascelli Inglesi et Olandesi ch’erano venuti in questi mesi vicini di Toscana, sono ritornati verso il loro paese per quanto dicono, et hanno havuto nel viaggio tante malattie che sono morte in essi nel viaggio da tre mila persone sepellendole in mare. Un signore heretico di detti vascelli prese licenza d’andar in Provenza, v’andò et abiurò l’heresia, e poi non tornò più a’ vascelli, ma è venuto qua in Roma. Il Signore gli ha fatto una gran grazia, e noi siamo restati senza il timore di questi vascelli.
Pregate per me con le sorelle e coteste religiose, et il Signore vi conservi in suo santo servizio.
Roma 20 Ottobre 1703.

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1703 11 10 - AMBP - (A suor M. Serafica sua sorella)

uesta è la seconda settimana che non ho havuto lettere da costà: ma col Sig. Can. Turano ho havute due lettere, una comune di tutte voi sorelle, e l’altra vostra; e ringrazio Iddio dell’arrivo di detto Signore il quale ha portato anche le altre cose, cioè le notizie della vita di nostra madre s. m. e la scatolina per il Sig. Sciabarasi, à cui scriverò per avvisarlo e per sentire il modo che vuole che s’adoperi per mandargliela.
Le notizie di nostra madre, le conserverò per leggerle con commodità appresso, se Dio vorrà, perché hora ho cominciato à leggere la vita di suor M. Crocifissa del Sig. Canonico, la quale assai mi piace nello stile: e qualche piccola mutazione non sarà difficile. Io penso di leggerla tutta e poi col consiglio di persone prattiche si pigliarà quella risoluzione, che sarà giudicata più à proposito à fine che possa essere stampata senza intoppo della causa.
I processi non sono ancora consegnati, ma saranno presto, come anche speriamo havere la licenza di potersi aprire, come vedrete nella lettera che scrivo à Monsignore al quale sigillata la manderete subito. Per le spese poi che vi vogliono per i primi atti da farsi doppo l’apertura delli processi, cioè per la copia collazione, sommarij, scritture etc. il Signor Canonico Turano ha dato qualche cenno che forse Monsignore le farà, et ho saputo dal Sig. Abate Rini che Monsignore havea dato ordine di potersi spendere 500 zecchini: ma non credo che bastino per tutte le spese; ma il Sig. Turano, come dissi, diede cenno che forse Monsignore havrebbe abbracciato il tutto. Scrivo questo capitoletto con confidenza, non essendo bene che noi proponghiamo queste cose; lasciamo fare à Dio: il quale non vuole da noi se non quanto possiamo da canto nostro.
Il Sig. Abate Rini vi saluta e si raccomanda alle vostre orazioni, perché ne ha bisogno assai, essendo assai aggravato da’ suoi mali spirituali e corporali; io vi raccomando lo stesso perché lo vedo assai abbattuto, et ha di bisogno d’uno speciale aiuto di Dio. Non dico altro: suor M. Maddalena farà la sua procuratrice per chiedere le limosine spirituali d’orazioni per detto Signore, il quale non pensa partire così presto, perché l’editto avvisatovi non pare che comprenda se non i provisti di beneficij da poco tempo in qua. Io non mi diffondo più per non haver tempo, quello che appresso si farà, se Iddio ci concede vita, s’avviserà. Vi saluto con le sorelle e coteste religiose, e tutte pregate per me perché ne ho bisogno grande. Il Signore ci dia grazia di trovar misericordia e qui e colà nell’altra vita.
Roma, 10 Novembre 1703.

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1703 11 17 - AMBP - (A suor M. Serafica sua sorella)

n questa settimana ho havuta una di suor Maria Maddalena de’ 15 Ottobre, con la quale m’avvisa il suo prossimo ingresso nel Romitorio con 4 altre e che Monsignore havea destinata voi per servente di quel Santo Ritiro. Io godo delle divine disposizioni, sperando che tutte due servirete Iddio da Marta e Maddalena, e di quella voi farete l’ufficio, e l’altra che ne porta il nome l’esercizio ... (illeggibile). La mancanza delle lettere e consolazione che non havrò da suor M. Maddalena, mi sarà profittevole per l’aiuto delle sue più fervorose orazioni in quel ritiro. Nostro Signore esaudisca i miei desiderij.
I Processi della Serva di Dio non sono ancora consegnati, perché Monsignor Segretario della S. Congregazione è fuori di Roma, e s’aspetta hoggi ch’è la vigilia della Sagra di S. Pietro, di cui egli è Canonico, onde fra due ò tre giorni si spera far la consegna e nella prima Congregazione che sarà alli 24 del corrente si spera pure ottenere la licenza di poter aprirsi come appresso v’avvisarò, se Dio ci dà vita.
Sto leggendo la vita della Serva di Dio con mia consolazione grande e per le cose raccontate, e per lo stile con cui si raccontano, e vo notando alcune cosarelle in un foglio à parte, per trattarle poi insieme col Sig. Canonico et accomodarsi per maggior intelligenza de’ lettori. Il capitolo lunghissimo sopra nostra Madre, ch’è al principio, non mi pare à proposito in quel luogo, perché il lettore aspetta la vita di Crocefissa, e non della Madre. Onde ho detto al Sig. Canonico che saria meglio conservarlo al fine dell’opera come un’aggiunta, cennandola solamente al principio della vita.
Il capitolo di quei altissimi gradi d’unione, non so se sia meglio à levarlo ò lasciarlo; perché sono materie altissime, e forse fra cento non vi sarà uno che l’intenda, e lo gradisca; consultaremo però di questo più maturamente. Mi è sommamente piaciuto il capitolo dello stato di bambina, perché è una cosa straordinarijssima, e che poteva trovar intoppi, nondimeno per grazia di Dio è stata ben portata, e spero che il resto ancora corrisponderà al già letto.
Quale occorre per hora, pregate Iddio per me e vi saluto con le sorelle e coteste religiose, e nostro Signore vi dia sempre la sua grazia.
Roma, 17 Novembre 1703.

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1703 11 24 - AMBP - (A suor M. Serafica sua sorella)

o ricevuto una vostra scritta già quasi due mesi cioè à 27 Settembre, credo che sia restata per strada in questa posta dimenticata, comunque sia, ne sia sempre lodato il Signore. Vi ringrazio delle diligenze fatte con la Signora Prencipessa per i legati etc. e già vedo che le cose vanno à lungo, fiat voluntas Domini.
Il Sig. Abate Rini vi saluta tutte, egli sta in medicamenti per i suoi mali corporali ch’assai si cooperano agli spirituali; m’ha fatta una caldissima instanza d’esser raccomandato assai alle vostre e comuni orazioni, io con dire che veramente n’è bisognoso, havrò detto à bastanza perché so la carità che portate à detto Signore.
Ho mandata la scatolina al Sig. Sciabarasi: il quale m’ha fatto dare due scudi romani perché li faccia capitare costì a sua sorella suor M. Pacifica. Vi prego à dargliele à proporzione di due scudi romani quali poi vi tratterrete dal denaro de’ legati, con mandarli meno di due scudi. Vorrei che gliele daste subito, e ch’ella avvisasse à suo fratello d’haverli ricevuti.
I Processi già per grazia di Dio si sono consegnati, et hoggi si spera ottenere la licenza della S. Congregazione per poter esser aperti, ma la copia non credo si comincierà fino à tanto che il Signore non provede del denaro, quale spera il Signor Canonico che lo darà Monsignore, ma bisogna aspettarne la certezza con sue lettere. Il Sig. Canonico ha fatto all’ingrosso il conto delle spese per la copia, rivisione, scritture, etc. per detti Processi, e gli pare che possa arrivare à due mila scudi: se bene non sono necessarij tutti insieme da principio, perché per questi atti significati sempre vi vorranno due anni.
Bisogna rimetter il tutto nelle mani della Divina providenza, non volendo noi altro che la Divina volontà. Non lasciate di raccomandare sempre questa causa nelle vostre orazioni. Sto ancora leggendo la vita di Crocifissa, e non si lasciano le diligenze per sapere incamminarla bene. Credo che bisognerà levarne qualche cosa per togliere qualche intoppo; e se le cose del processo anderanno bene, sempre poi vi sarà tempo di potere stampare insieme tutti i scritti e lettere della Serva di Dio: perché in essi s’havrà una più compita notizia del suo spirito et azioni, spiegati dalla stessa sua penna. Facciamo al presente ciò che presentemente Iddio vuole di noi, e non pensiamo à quello che poi s’havrà da fare, perché come dice il Signore dell’Evangelio Basta a ciascun giorno il suo male. Sufficit diei malitia sua.
Pregate per me acciò che il Signore mi dia una buona morte e mi mandi in luogo di salute, e lo stesso facciano per carità l’altre religiose e sorelle che tutte saluto nel Signore.
Roma 24 Novembre 1703.

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1703 12 01 - AMBP - (A suor M. Serafica sua sorella)

n questa settimana non ho havuto lettere da costà, avviso dunque ciò che qui occorre. Sabbato passato nella Sagra Congregazione s’ hebbe la licenza di aprirsi i processi della Serva di Dio: ma perché in oltre vi vuole il consenso del Papa, questo si spera haver hoggi, che deve andar all’udienza del Papa Monsignor Segretario della Congregazione per riferirgli le cose determinate nella precedente Congregazione per haverne il placet. Havuto questo speriamo nella settimana entrante di far aprir i processi con la ricognizione de’ sigilli etc. il che si farà avanti il Cardinale Prefetto della S. Congregazione presente il notaro etc. Però non si comincierà la copia de’ processi fino à tanto che venghino ordini di Monsignore di farla à causa della spesa, perché se non v’è denaro non si può poi sodisfare alli copisti che l’havranno da copiare.
La vita l’ho quasi letta tutta, et insieme col Sig. Canonico habbiamo trattato d’aggiustar alcune cose e gli ho significato la mancanza v’è di suor M. Maddalena nel numero delle sue prime compagne, il che s’aggiugnerà. Ciò che si farà appresso l’avvisarò se piace à Dio, perché almeno vi vorrà una settimana acciò che il Sig. Canonico dia una rivista à tutta la vita, il che egli dice di non haver potuto fare in Sicilia per il tempo.
Tempo à dietro vi mandai la lettera de’ tre PP. Gesuiti scritta à Monsignor d’Amico sopra lo spirito di Crocifissa, la qual lettera è registrata tutta nella vita, ma bisognerebbe haverne l’originale per ogni buona cautela della causa; quella che io vi mandai mi pare sia stata l’originale, però cercatela e tenetene conto perché al ritorno del Sig. Canonico si potrà fare autenticare con la ricognizione della loro mano per via di Notaro, prima che muoiono quelli che possono conoscere il carattere de’ detti 3 Padri Gesuiti. Tra tanto avvisatemi se veramente è originale ò copia la lettera da me mandatavi, che io qui trovai fra le altre scritture: acciò che possa stare senza sospensione e si possa dare qualche indirizzo per l’autentica. Non occorre mandarmi questa lettera, ma solo conservarla diligentemente, con certificarmi tra tanto se (come dissi) sia originale ò copia, il che si può conoscere dalla diversità del carattere nelle sottoscrizioni.
Questo è quanto presentemente occorre scrivere: pregate per me assai che ne ho di bisogno assai. Vi saluto con le sorelle e coteste religiose, et il Signore ci faccia misericordia et in questo mondo e nell’altro.
Roma 1 Decembre 1703.

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1703 12 08 - AMBP - (A suor M. Serafica sua sorella)

uesta è la seconda settimana senza vostre lettere, ho però ricevuta una del P. Bernardino del primo del corrente venuta in 7 giorni con la feluca del dispaccio, il quale mi manda inclusa una della Signora Prencipessa di Scordia con cui mi dà avviso del suo figlio maschio partorito e della buona cura che tiene di Ferdinandino con haverlo proveduto di buon maestro. In questa settimana è stato aperto l’uno e l’altro processo della Serva di Dio con le forme giuridiche presente Monsignor Protonotario etc. onde si potrà dar principio alla copia, quando si vuole; ma come vi scrissi, non si farà altro fino à tanto che Monsignore non dia ordine di quello che s’ha da fare: rimettiamo il tutto nella providenza di Dio.
Non dico altro per scarsezza di tempo, pregate per me e vi saluto con le sorelle e coteste religiose.
Roma 8 Decembre 1703.

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1703 12 15 - AMBP - (A suor M. Serafica sua sorella)

o ricevuto due vostre lettere de’ 28 Ottobre, et 11 di Novembre con i saluti per il Sig. Abate Rini, et il Sig. Canonico Turano, a’ quali gli ho rapportati et essi ve ne rimandano molti altri con molte espressioni che brevemente tralascio; il Sig. Abate Rini sta molto afflitto d’animo e di corpo, et si raccomanda assai assai alle vostre orazioni, e m’ha detto che in ogni mia lettera ciò v’inculchi, e perciò vi serva per continuo ricordo la presente lettera.
La settimana passata la Signora Prencipessa di Scordia mi diede parte del figlio maschio, et io le risposi subito, come vi cennai nell’altra; quanto a’ legati aspettaremo la Divina Providenza facendo noi da canto nostro quello che si può, come Dio vuole. Mi dispiace la lunghezza della fabbrica del Collegio delle Scuole pie, bisogna che voi fate intendere a’ Padri che stanno costì che scrivano al loro P. Provinciale che insista à voce con detta Signora per havere il dovuto sussidio, perché con la voce viva si opera più efficacemente, e così egli bisogna che insista anche importunamente per ricavare almeno in varie partite ciò che deve havere per la fabbrica e così bisogna incaricar questo negozio caldamente alli stessi Padri.
Di quella piccola somma poi dovuta qui al P. Procurator Generale non ne ho havuto più nuova, e pure non si tratta se non da 3 scudi in circa, ch’è vergogna à dirlo.
L’Ordinario monastico per altri 3 anni l’ho già comperato due giulij: ma la difficoltà sarà à mandarlo per esser cosa così piccola; all’ultimo se saremo vivi si potrà dare al Sig. Canonico Turano, che pensa far ritorno doppo Pasqua, se Monsignore non ordina altrimente. Quanto a’ processi già furono aperti, et il Sig. Canonico sudetto ha contati i fogli, le linee e le sillabe per far calcolo della spesa della copia d’essi: e tirato il conto non crede che vi vogliono 2 mila scudi, come prima havea creduto, ma fino all’introduzione della Causa al più bastano anche mille scudi, anzi prontamente per la copia e scritture bastano scudi cinquecento, perché poi altri 400, ò 500 scudi non saranno così presto necessarij. Sicché per hora bastarieno 500 scudi; egli ne ha avvisato Monsignore e dalle sue risposte dipende il cominciamento delle copie etc. Sicché hora si fa pausa aspettando le disposizioni della divina providenza.
Quanto alla vita, lo stesso P. Canonico la sta rivedendo meglio, e pensa prima delle feste darla à leggere à persona dotta e prattica delle cose dello stile della Curia Romana, e sentito il suo parere, si farà poi con l’aiuto di Dio, ciò che si crederà opportuno per non dar intoppo alla causa della beatificazione.
Raccomandate al Signore tutto questo negozio, e di queste cose di spese non ne parlate senza necessità per non parere che si cerchi con ansietà ciò che dipende dall’altrui liberale carità. In ultimo pregate per me con le sorelle e coteste religiose, quali tutte saluto nel Signore.
Roma, 15 Decembre 1703.

Una persona m’ha domandato d’havere il breve ò copia dell’indulgenze concesse alle stazioni della Via Crucis del Monte Calvario, ottenute dal P. D. Carlo; fate la carità di mandarmene copia se l’indulgenza è perpetua, e s’era per 7 anni mandatemi l’originale, quale facilmente sarà à Monte Calvario ò l’havrà il P. Arciprete. Informatemi, et avvisatemi.

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1703 12 22 - AMBP - (A suor M. Serafica sua sorella)

o ricevuto la vostra de’ 19 Novembre, e ringrazio il Signore della sanità che vi dà, particolarmente à suor M. Maddalena nel Romitorio, stante le sue indisposizioni.
Ho ricevuto le 3 crocette della Serva di Dio, e per le cose sue qui s’aspettavano lettere di Monsignore per sapere quello che s’ha da fare, come già v’ho scritto con le poste passate. Quanto al legato intendo dalle righe scritte dal Sig. Vincenzi, esservi più vicina speranza; rimettiamo il tutto alla divina providenza.
Lunedì 17 del corrente il Papa ha fatto il primo Cardinale, e solo, Monsig. Pignatelli Arcivescovo di Napoli, ch’è stato Nunzio in Polonia, et il Papa lo richiamò perché andasse alla Chiesa di Napoli che non poteva stare senza Pastore, et acciò che v’andasse con più autorità massime in questi tempi l’ha fatto Cardinale essendo ancora per strada del suo ritorno, e fra pochi giorni credo che arriverà qua. Questo è stato de’ nostri, e poi fu fatto Arcivescovo di Taranto, e nell’ultimo anno d’Innocenzio XII s. m. fu mandato Nunzio, e poi questo Papa lo fece Arcivescovo di Napoli.
In questo fatto s’è veduta una cosa di grand’edificazione nel Papa; egli ha un nipote ecclesiastico che l’ha fatto studiare nel Seminario Romano da giovine e s’è addottorato in Teologia, e nondimeno non gli ha data altra dignità che di farlo Canonico di S. Pietro; fatta poi questa Promozione l’ha fatto Cameriere d’honore, e l’ha mandato à portare la beretta rossa al Cardinal Pignatelli per strada. Sicché questo suo nipote che in altri tempi forse sarebbe stato Cardinale, hora è diventato Cameriere d’honore e porta la beretta ad altri. Nostro Signore ch’ha dato questi sentimenti così humili e modesti al Papa, gli dia anche forza di ben servirlo in tutto il resto e non lasciate di raccomandarlo al Signore com’anche il Sig. Abate Rini e me, perché tutti habbiamo bisogno della misericordia di Dio.
Un nostro Padre ha fatta la vita di Nostro Signore in versi volgari che saranno da 2 mila ottave, perché le persone idiote sapessero la vita del Redentore più facilmente anche cantando in luogo d’altre canzoni profane, hora è arrivato alla Passione e desidera d’essere raccomandato all’orazioni d’altri acciò che il Signore gli dia special assistenza in questo argomento di misterio di pietà; perciò ve lo raccomando, e ne havrete special menzione nell’orazioni, acciò che il tutto riesca di frutto dell’anime e gloria del Redentore.
Vi saluto con le sorelle e coteste religiose.
Roma 22 Dicembre 1703.

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