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1693 01 02 - AMBP - (A suor M. Serafica sua sorella)

o havuta una lettera di s. M. Isabella de’ 3 Decembre, con l’avviso della salute disperata della Signora Principessa: il mio sentimento in ciò potete immaginarlo, gli effetti però per la grazia di Dio sono di adorare le Divine Disposizioni, senza cercar di penetrarle. Spero in S. D. M. di sprofondarmi sempre più in tal abbassamento, e riservando ciò al mio interno passo à far l’ufficio che devo di somministrar il mio parere. Ho bensì qualche timore in farlo, perché veggo cotesto paese tanto preoccupato del giudizio de’ Palmesi ed altri consiglieri, che pare che à me non resta altro che di venir à scuola, et obbedire alla cieca al parere che corre costì; io veramente non pretendo di sapere più degli altri, ma è ben vero ancora che ho qualche prattica del mondo più di qualchedun altro di costì, tanto per le persone savie con le quali qui si prattica, quanto per quello che s’impara dagli esempi d’altri. Siano prese le mie parole come si vuole, e si buttino pure all’aria: io dirò quel che la carità verso nostro Nipote mi spigne à dire per sua utilità. Se la Signora Principessa è passata all’altra vita, non si trova altro efficace rimedio alla persona di nostro Nipote ed alla Casa, se non ch’egli si risolva di far il viaggio per qua. Le considerazioni sono tali, e così pesanti, che levano la vista ad ogni altro ripiego; io ne ho consultato, e mi viene approvato ciò unicamente, né spero d’errare, come non ho errato quando consultai il viaggio d’Italia tanti anni sono, e quando la congiunzione di parentela non era da me approvata, io non voglio qui addurre i motivi, ma credetemi che non credo d’ingannarmi.
Se voi approvate questo mio unico consiglio, procurate d’imprimerlo nell’animo di nostro Nipote, acciò che faccia gagliarda risoluzione di assolutamente intraprendere questo viaggio per visitar questi luoghi santi e per diviarsi dalla mestizia del lutto: tanto più che non è tempo così presto di trattar nuovo matrimonio, per lo quale non s’impegni assolutamente differendo ciò al suo ritorno passati alquanti mesi. Questi due punti del viaggio, e del non impegnarsi procurate efficacemente se egli non è costì per via di lettere confidenti, e di persone fedeli à bocca ch’egli gli abbracci, e se ciò siegue come dee seguire non essendo egli putto ch’habbia ad haver rossore di dir di no a chi lo sconsigliasse, procuri di metterlo prestissimo in esecuzione, e mettersi subito in viaggio acciò che sia qui prima della settimana santa.
Il suo viaggio potrà farlo per Messina, e fino alla detta città con poca gente, come costumano anche i personaggi grandi, senza farsi molto conoscere; da Messina poi fino à Napoli per mare in feluca terra terra, e da Napoli qua per terra. Da Messina bastarà ch’habbia seco qualche venerando Sacerdote ò Religioso, ò almeno il Sig. Guarini, et un cameriere essendo questo l’uso de’ Signori che camminano il mondo; habbia le provisioni necessarie e non superflue, e polize di cambio per Napoli se bisogna, e per qui, dove se piace à Dio sarà mia cura dargli l’indrizzo conveniente; il Sig. D. Gioseppe Naselli ch’ha fatto questo viaggio, saprà dargli qualche più particolar avvertimento. Se ha scarsezza di denaro, lo prenda ad interesse, poiché la necessità non ha legge, essendo cosa necessaria.
Il governo di Palma per quei pochi mesi d’assenza sua, se il Sig. Principe d’Aragona non lo volesse prendere, lo potrebbe dare ò al Sig. Barone Ribera, ò al Sig. D. Vincenzo Gaetano, con l’amministrazione de’ beni etc. Mi pare d’haver detto tutto in sostanza. Ho detto il mio parere di ciò che stimo necessarijssimo per nostro Nipote, per la Casa, e per Palma; non aggiungo altre persuasioni se non che da me non aspettiate altro consulto, vedendo ogn’altro vano et inutile. Se non lo vogliono esseguire io mi lavo le mani e lascio che ognuno si governi come vuole.
Mando questa per via di Napoli, acciò che quindi sia mandata in Palermo con la feluca del dispaccio, che ogni 15 giorni parte mandata dal Vicerè di Napoli al Vicerè di Sicilia. Raccomando questo piego al Sig. D. Placido Marchese con pregarlo à spedir un corriere à posta costà, quale voi farete pagare à nostro Nipote. Le risposte le mandarete allo stesso Sig. D. Placido, ch’egli me le manderà con la medesima via della feluca del dispaccio; anzi quando havrete cosa di maggior premura, pregatelo all’hora pure che mandi le vostre lettere con la stessa feluca di 15 giorni, con inviar le lettere à Napoli secondo che io gli havrò avvisato.
Carissima sorella l’affetto che porto à questo unico nipote mi ha fatto scrivere tutto questo: se voi gli volete male, siate pigra à sollecitarlo alla risoluzione; spero però ch’egli non sarà così poco avvertito che non habbia imparato à sue spese s’eran buoni i consigli datigli di qua tempo fa. Con la posta ordinaria scriverò pure à s. M. Isabella, queste stesse cose, acciò che se mai queste non capitassero, arrivino almeno quelle. Pregate per me. Vi saluto nel Signore con tutte le sorelle e coteste religiose.
2 Gennaro 1693.

Mando l’acchiusa à nostro nipote per significar à lui il mio senso come vedrete, lo fo però in generale senza molta lunghezza per degni rispetti, lasciando à voi di significargli il contenuto di questa lettera con tutta confidenza. Se la Signora Principessa però fosse viva come desidero, non occorre propalare à lei queste lettere etc.

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1693 04 18 - AGT (copia) - (A suor M. Maddalena sua sorella)

o havuta una vostra di 18 Marzo con un’altra di s. M. Francesca (Serafica), delle quali vi ringrazio il Signore per che m’hanno recato buone nuove della salute loro e de’ nostri nipoti: l’andata de’ quali in Palermo ci darà maggior occasione di raccomandarli al Signore acciò che assista loro con la sua santa protezione. Bisogna che noi ci accomodiamo alle disposizioni della Providenza divina che governa il cielo e la terra, e senza la cui volontà foglia d’albero non cade in terra.
Ringrazio di cuore Iddio benedetto per l’avviso datomi da s. M. Francesca del Legato scorgendo il suo soccorso vicino per levarmi quell’inquietudine di quei debiti molto fin hora cresciuti. Ringrazio ancora i ministri della divina Providenza cioè la sudetta s. M. Francesca, e D. Giulio M. che in ciò si sono cooperati. Credo che con la posta ventura havrò se piace à Dio le polize, delle quali se una ne mandava à me il Sig. Basso con sua lettera, già l’havrei ricevuta à quest’hora. Ma non importa tanto una settimana più ò meno.
Spero di mandar con questa mia la licenza per s. M. Benigna, sopra la quale la S. Congregazione s’è rimessa all’arbitrio di Monsignore Vescovo. La settimana passata non potei haverla perché Mons. Segretario havea la chiragra e non potea sottoscrivere, spero però che per questo giorno la potrà sottoscrivere. Io l’aspetto, se mi viene, la manderò, altrimente si consolino della grazia fatta tutto che differita. Quanto alla mia salute me la vo passando meglio per grazia di Dio se bene alle volte mi sopragiugne all’improvviso quel flato del cuore e della testa. Io continuo il vino acciarato, e doppo la purga il medico mi vuol dare l’accaio in giuleppo che non mi darà incommodo ò suggezione come egli dice. Fiat voluntas Domini. Del resto io goduto nella vostra lettera quei sentimenti dell’ufficiatura della Chiesa con modestia senza tanti strepiti e distrazioni. Voi sapete quando era figliuolo come io era affezionato straordinariamente all’esteriorità della pompa: cum essem parvulus sapiebam ut parvulus. Ma hora che factus sum vir non so se sia per mia pigrizia ò per altri ammaestramenti, godo più nell’ufficiatura quieta e modesta, che nella distrazione e starei più facilmente 4 hore in coro nella semplice salmodia e canto che un quarto di hora applicato à certi minuti lavori et applicazioni benché sante dell’esteriore della Chiesa. E per dirla in una parola mi piace assai la moderazione e non m’aggradano molto tanti strepiti superflui di campane, di musici, di fiori e lunghi apparati, parendomi che la mediocrità in tutte queste cose solleva lo spirito, e la multitudine lo soffoca. Non potete credere quanto mi piacciono i riti de’ Certosini, e sono andato più d’una volta à sentir le loro Messe cantate, le quali sì come sono lunghissime nel canto fermo, così sono semplici senz’organi, senza campane, senza multitudine di ministri che camminano per il coro, che paiono più divote almeno al mio poco spirito, e quella semplicità d’ornamenti dell’altare e degli habiti sagri mi pare che renda più humile lo spirito e la mente più raccolta à Dio. Io lodo i santi usi diversi da questi, ma parlo con gusto di quelli che più piacciono. Ho detto questo per la causa che voi me ne havete data dicendomi che voi costì osservate come simili, benché stento à crederle in tutto, poiché le monache per l’ordinario spendono gran tempo in far ricci sopra ricci, odori sopra odori, fiorini sopra fiorini. Ma il Signore rimeriterà la buona intenzione indirizzata à sua gloria, se ben quel tempo potrebbesi più utilmente spendere in sante orazioni, preghiere, lezioni, e salmodie.
Del resto pregate per me voi e le sorelle e coteste religiose, e tutte saluto i nostri nipoti.
18 Aprile 1693.

Questa lettera stracciatela subito letta.

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1693 06 06 - AMBP - (A suor M. Serafica sua sorella)

o havuta la consolazione della vostra lettera de’ 6 Maggio, e ne ringrazio Iddio, come anche della sanità che vi dà; per l’avvisi vostri intendo il mancamento delle lettere vostre per qua onde nasca: si potrebbe pregare il Sig. Marchesi che rimediasse à questo sconcerto delle poste tanto disordinate.
La settimana passata hebbi lettera da D. Giulio, con la quale mi raguagliava del miglioramento della Signora Principessa e della sanità ricuperata dalla Sig.a suor Antonia, che spero hora stia pienamente bene. Voi riveritela à mio nome et hora e sempre, ò almeno di tanto in tanto, pregandovene hora per sempre, e la potrete assicurare che io mai tralascio di raccomandarla nominatamente à nostro Signore, al quale ella pure mi raccomandi per carità.
Le polize le ho havute tutte due e ve ne ringrazio di nuovo; il denaro finalmente è stato esatto, benché più tardi assai del solito, che sono scorsi molti giorni oltre il dovere. Ve lo scrivo acciò che con questo negoziante che si chiama Del Rosso non facciate fare più cambij, i quali saranno più à mio gusto in altre occasioni se saranno fatti ad un tal negoziante Pallavicini, ò ad un altro Bottini.
Gli anniversarij fatti per la nostra buona madre spero che siano più giovevoli à noi per riconoscere l’affetto di chi gli ha fatti fare, che per quell’anima benedetta, io non ho lasciato di far anche il mio privato, come lo fo à nostro Padre, Fratello e Zio. È ben vero che non ho havuto quel dolore che voi dite di haver provato in tali rammemorazioni: poiché vivamente apprendo che desiderarla viva, sarebbe desiderarle e volerle male; ella è fuori di questa valle di lagrime e di questa prigione, et il desiderarla viva sarebbe desiderarla di nuovo imprigionata e lagrimante.
Certo oltre tante tribolazioni di questo mondo che da ogni banda diluviano, se altro non vi fosse di dolore, quei due motivi che porta S. Agostino, del pericolo della dannazione eterna, e della penuria che qui v’è della perfetta giustizia, cioè della perfezione della santità della vita, questi soli basterebbono à tenerci qui con tanto dolore, quanto sta uno schiavo in Barbaria.
Il sudetto Santo fa un bellissimo discorso sopra tal materia, essortando tutti à vivere scontenti e con dispiacere d’esser vivi di questa vita, della quale parla con una santa impazienza suspirando et anelando all’altra. Se tanto dunque si desidera l’altra vita perché habbiamo noi da rammaricarci invidiosamente del bene acquistato dalla nostra buona madre?
Della mia salute poi, già ho finito l’acciaro, havendolo preso per 30 mattine, mi pare che m’habbia giovato assai per grazia del Signore al quale ne rendarete grazie.
Per la licenza che desiderate per la nipote del P. vostro Confessore, che non sa leggere bene, io m’informerò et avvisarò se ciò possa ottenersi, e che spesa vi voglia per il breve etc.; vi ricordo però le vostre costituzioni del numero prefisso delle religiose, perché mi pare che sempre multiplicate religiose: questa multiplicazione v’ha da rovinare il Monasterio nello spirituale, ma non si crede al Santo fin’à tanto che si vede il miracolo; col tempo piagnerà il Monasterio, quello di che hora gode. Lo dico per l’affetto che porto à cotesto santo luogo, che per altro à me nulla importa.
La settimana passata scrissi che fossero dati tarì 38 à suor M. Pacifica poiché havea havuta altretanta moneta romana qui dal suo fratello, ma questi poi m’ha scritto che importano tarì 40. Io non voglio attaccar lite per due tarì, voi fatemi il piacere che le siano date altri due tarì, per compire il numero di 40, e fate che gli scriva il tutto; questo denaro di tarì 40 voi lo levarete dal denaro che havrete à mandarmi per i Breviarij etc.. La moneta romana havuta qui dal Sig. Sciabarasi è stata di scudi tre giusti, tutta la spesa fatta per i sudetti breviarij come vedrete nell’acchiusa nota è di scudi 16 e baiocchi 93; di questi bisogna levarne scudi 3 havuti da Sig. Dr. Sciabarasi, e bisogna levarne scudi nove che devo à voi altre, perché quei 6 rami mandativi li comperai con denaro vostro: ma poi voi mi mandaste 9 scudi, come se quelli non fossero stati comperati col vostro denaro, onde quelli 6 rami mi furono pagati due volte: e perciò io à voi sorelle resto debitore di scudi nove. Sicché di tutta la somma di scudi 16 e b. 93 bisogna levarne scudi 12 e restaranno à mandarmi scudi romani 4 e baiocchi 93; quelli 9 scudi però l’havrete da esiggere voi, e tenerveli per voi. Ecco tutto questo gran negozio che m’ha fatto perdere mezza mattina per aggiustarlo. Li sudetti Breviarij già sono in ordine in Dogana, e non s’aspetta altro se non che venga qualche barca per mandarli.
Pregate per me che non ho più testa per questi imbrogli, i quali forse s. M. Isabella li saprà meglio intendere che io significarli. Saluto tutte etc.
6 Giugno 1693.

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1693 07 18 - AGT (copia) - (A suor M. Serafica sua sorella)

a vostra lettera di 15 Giugno m’ha portata la consolazione della vostra mediocre salute, della quale ne ringrazio Nostro Signore datore d’ogni bene. Al quale voi ancora renderete grazie per quella che mi dà, con miglioramento di quella mia indisposizione.
Voi sempre vi lamentate che io non vi do avviso della mia sanità, ma non havete in ciò ragione, perché la lettera di mia mano v’è testimonio che io stia almeno in mediocre stato: e quando io altro non avviso, è segno che sto al solito secondo altri precedenti avvisi. Del resto non lasciate di pregar il Signore per questa et ogni altra indisposizione corporale e spirituale.
In questa posta ho ricevuta pure una lettera di D. Giulio dalla Torretta degli 18 Giugno: nella quale m’avvisa che quell’aria havea giovato alla Signora D. A. ma che per S. Giovanni ritornano in Palermo per trattenervisi questa estate.
Mi dà pure commissione per comprar i pappagalli e cagnole. Hor vedete à che son’arrivato, ch’habbia ad andar cercando pappagalli e cagnole. Io lo compatisco essendo ancora giovane: et egli considererà lo stato mio ecclesiastico à cui disdicono queste zannate. Ve lo ho scritto per ridere, come io ne ho riso meco stesso, e sorridendo gli risponderò. In questa settimana il Papa ha finito il secondo anno del suo Pontificato ch’è stato di molto esempio et utile à questa città, massime per haver levata quella vendibilità di ufficij principali, e per haver raccolti tutti i poveri che mendicavano, e provvedutili con grossi assegnamenti. Egli continua à star applicato al bene della Chiesa et al buon governo di questa città.
Se bene no gli mancono bocconi anche amarissimi per varie incontrature, come ne ha una hora per volere la giustizia ch’è stata violata da un ministro qui d’un Potentato. Le cose stanno torbide e non si sa quel che seguirà. Loro costì lo raccomandino à nostro Signore acciò che gli dia lume et efficacia di fare sempre il servizio di S. D. M..
Quanto poi à quello che mi dite à non stare malinconico, io lo desidero più della vostra essortazione. Ma il desiderare e non havere accresce anzi che sminuisce la malinconia. Chi mangia assenzio, come può egli havere la bocca dolce? Dagli huomini non occorre aspettare consolazione perché ogni consolazione humana è consolazione di parole e non di cuore. Chi può consolarmi, per giusto suo giudizio et in pena della mia superbia non porge la sua consolazione: e se bene questa facilissima gli è, non di meno viene impedita dalla mia indegnità e colpa. Così diceva Elifaz a Giobe: Numquid grande est ut consoletur te Deus? Sed verba tua prava hoc prohibent. Egli e forse è qualche gran cosa che Iddio ti consoli? Ma le tue male parole e come cose ciò impediscono. Hora voi pregate il Signore acciò che ci dia la consolazione eterna, perché ogni cosa temporale ò dolce ò amara passa come un sogno; che finito, è come non fosse stato. Il Signore disse al languido Vis sanus fieri? Così possemo dire à noi stessi; ma questa sanità perfetta senza quelle malattie delle 4 passioni che sono come le ulcere e piaghe dell’anima nostra, cioè il desiderio et il timore, il dolore et il gaudio, che spesso perturbano come le piaghe mandano marci et escrescenza e puzza, queste malattie, dico, saranno sanate perfettamente di là in cielo: perché la grazia di Dio in questa vita è grazia medicinale: ma nella futura vita è grazia di sanità. Per questo S. Paolo diceva che il nostro huomo interiore cioè il nostro spirito renovatur de die in diem, si va rinnovando e sanando di giorno in giorno; va migliorando nelle sue indisposizioni, ma la perfetta sanità e rinnovazione totale sarà nell’altra vita. Che però à quella aspirano, come gli ammalati e gl’impiagati aspirano qui alla sanità corporale ch’è più tosto infermità continua che sanità. Inquietum est cor nostrum, inquietum est donec perveniat in te Domine.
Saluto le sorelle e tutte etc..
18 Luglio 1693.

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1693 08 29 - AGT (copia) - (A suor M. Maddalena sua sorella)

avendo ricevuta una vostra de’ 23 Luglio ringrazio il Signore delle nuove mi date della mediocre vostra salute costì e de’ nostri nipoti in Palermo e lo prego à sempre darvene tanta quanta vi sia salutare per ottenere la salute eterna. Io celebrai per voi la S. Messa nel dì dell’Assunzione della Madre di Dio: la quale spero che m’otterrà la misericordia di Dio, di esser partecipe di quell’immensi gaudij del cielo: i quali sono ò debbon essere gli oggetti de’ nostri desiderij: dove trovaremo cose tali preparatici da Dio che mai occhio qui vidde, né orecchio mai sentì. Che se voi volete sapere quale sarà quivi la vita nostra, se Iddio ce ne fa degni: io vi dirò con S. Agostino: ditemi voi prima qual è la vita degli Angeli lassù, che io poi vi dico quale pure sarà la nostra: poiché il Signore disse che gli huomini beati erunt sicut Angeli, et aequales Angelis. Quella maniera di vita è tanto più amabile quanto più grande: e tanto più grande quanto più sopravanza ogni terrena immaginazione. Diceva il medesimo Santo, io vi potrò dire quale non sarà la nostra vita; ma non già quale sarà. Poiché so quali non saremo, havendo noi qui l’esperienza di quelle cose che non saranno mai più in cielo e noi habbiamo l’esperienza di tanti mali, di tanti incommodi, di tante angustie, e di tante tentazioni, che né pure li possiamo contare e perché di questi ne habbiamo l’esperienza, e quivi non saranno più, perciò vi posso dire quali non saremo, poiché quivi absterget Deus omnem lacrymam ab oculis sanctorum; et iam non erit amplius neque mors neque luctus neque clamor nec dolor erit ultra. Poiché queste cose prima qui da noi provate, lassù svaniranno, quia prima abierunt. Del resto lo stesso santo diceva quales erimus, tunc sciemus cum fuerimus. All’hora noi sapremo quali saremo, quando arrivaremo ad esser tali. Ò beata vita alla quale si passa con la morte. Questa considerazione dell’esperienza de’ mali che lassù più non saranno, devono addolcirci ogni morte per la quale il buon Cristiano transit de morte ad vitam. Et à me riesce tanto viva et efficace questa considerazione che quasi mi toglie ogni sentimento d’afflizione quando intendo la morte di alcuno. Temo però assai la mia per non sapere s’habbia da passare dalla prima morte alla seconda ch’è la dannazione. Pregate Iddio che mi liberi da questa seconda morte, ch’all’hora sarà un bel passaggio la morte temporale, la quale a nobis est iter ad Deum.
Mi trovo alcune figurine le quali perché saranno di più profitto à far qualch’altro virtuoso fra noi, che appresso di me, ho pensato mandarvele. À voi per sorte è venuta questa della creazione del mondo e dell’huomo. Questi ci fece perdere il paradiso terrestre con la sua superbia: ma Christo secondo Adamo con la sua humiltà c’ha acquistato il paradiso celeste: et è stato più ammirabile il riscatto dell’huomo dalla potestà del diavolo, à cui era schiavo tutto il genere humano, che perciò disse Christo Princeps hujus mundi eijcietur foras; che non fu ammirabile la prima creazione dell’huomo, creato innocente e non soggetto al principe de’ demonij. Dalla miseria conosciuta la misericordia che maggior miseria che nascere schiavi del demonio? E pure Christo ci ricompera col suo sangue communicatoci col Sacramento del Battesimo: che perciò anche à bambini nati d’un’hora prima del Battesimo, il sacerdote grida Exi ab eo Satana, et da locum Spiritui Sancto Paraclito. E dice tanti altri esorcismi per scacciar la potestà di Satanasso in quel bambino che il suo padre Adamo vendé come suo figliuolo à Satanasso. Ma di ciò basti.
Resta che vi dica d’haver dato il memoriale per s. M. Benedetta Portoloni; e già s’havrà la lettera della S. Congregazione à Mons. Vescovo pro informazione. Spero mandarla qui acchiusa se l’havrò prima di serrar questa. Quando la riceverete fatela mandare à Mons. E poi la risposta rimandatela à me: poiché secondo la risposta si potrà havere buona speranza ò no. Prima di mandare questa lettera à Monsignore sigillatela etc.. Pregate per me; e vi saluto colle sorelle e coteste religiose con nostri nipoti e tutti pregate per me. Deus pacis sit cum spiritu nostro. Amen.
29 Agosto 1693.

La Contessa di Prades delle infermità della quale vi feci menzione, era Signora in Palermo et è ben conosciuta da voi: ma io per errore scrissi Prati per Prades.

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1693 09 05 - AGT (copia) - (A suor M. Serafica sua sorella)

o havuta una vostra lettera de’ 28 Luglio con l’avviso delle indisposizioni de s. M. Isabella (Crocifissa), sebene migliorate con l’uso del sciroppo di granci: ringrazio Iddio Signore nostro e delle tribolazioni che per nostro bene ci manda, e del sollievo di esse per poterle tollerare con rendimento di grazie.
Siane egli lodato sempre in qualunque tempo ò sereno ò tempestoso con la speranza d’haver l’eternità interminabilmente serena. Aspetto nuovi avvisi della salute di essa e di voi tutte; e per me la passo mediocremente, anzi ottimamente à rispetto de’ miei peccati. Rimettiamoci nelle mani di Dio, e preghiamolo che omnia cooperentur nobis in bonum.
Per le cose di D. Giulio intendo quel che voi mi scrivete et il Sig. Guarini ha scritto costà. Ma nel medesimo giorno ho ricevuta una lettera di detto D. Giulio di 7 Agosto: il quale mi dice non essersi ancora presa risoluzione sopra la sua dimora in Palermo. Io gli risponderò chiaramente i miei sensi nel disapprovarla: e penso scrivergli che se non vuole assolutamente ritornar costà, almeno vada in Aragona, poiché credo ò che sotto la direzione del Signor Principe habbia à regolar meglio le cose di sua Casa: ò sia poi più facile à risolversi di venire costà. Benché questo ultimo motivo non glielo significarò, perché sarà più a proposito di suggerirlo à suo tempo: e potremo per hora contentarci del primo passo. Né voi dite cosa alcuna di ciò, anzi stracciate questa mia lettera, aspettando l'opportunità del tempo. E sopra tutto raccomandiamo al Signore e lui e la sua Casa e noi tutti, acciò che ci faccia fare sempre la sua santissima volontà.
Giacché nella vostra lettera fate menzione di Abel e Caino, ho risoluto mandarvi una figura di essi e di loro sagrificij: e vi servirà per ricordo acciò che preghiate Nostro Signore che ci faccia partecipi di quello spirito che diede ad Abel facendo che offerisse plurimam hostiam come dice S. Paolo.
Poiché qui seminat in benedictionibus, de benedictionibus et metet. E sì come egli gli diede la buona volontà di offrirgli gli animali migliori e più grassi, così egli gli significò l’accettazione con il fuoco celeste venuto, che consumò quelle vittime: non venendo quel fuoco sopra le spighe di Caino che non così liberamente gli offeriva. Non mi dilungo più per riservarmi il tempo di scrivere a D. Giulio. Del resto pregate sempre per me. E salutatemi le sorelle e tutte coteste religiose. Et Dominus pacis sit semper nobiscum.
5 Settembre 1693.

La settimana passata mandai la lettera pro informazione per s. M. Benedetta Portoloni à Mons. Vescovo. Ve lo torno à dire per quando non fosse capitata, acciò che sappiate quel che s’è fatto etc..
Il P. Vitale sta così mezzo stroppiato dalla chiragra e podagra, cammina però per casa e dice la Santa Messa, e vi saluta tutte assai etc..

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1693 10 20 - AGT (copia) - (A suor M. Serafica sua sorella)

o havuta una vostra de’ 2 Settembre e ringrazio il Signore della mediocre salute che vi dà, e non lascio di meravigliarmi che le lettere tanto tardino à venire, perché se di questi tempi buoni stanno tanto, che faranno l’inverno? In questa settimana ne ho avuta un’altra del Sig. Barone Ribera de’ 7 Settembre, e perciò più fresca, e pur la Licata è più lontana di Palermo. Comunque sia sit nomen Domini benedictum.
Quanto poi al parlare spesso della morte, non dovete meravigliarvi, poiché la qualità del presente ci fa desiderare il futuro. Pregate Iddio che ce lo conceda buono: poiché la morte in qualunque tempo non è cattiva, quando si fa in beneplacito e grazia di Dio. Ho ricevuta la poliza di scudi romani 17 e baiocchi 23 quale credo non vi sarà difficoltà ad esser pagata. La spesa da me fatta fu di scudi 16.97 sì che la vostra poliza ha di più baiocchi 26, che saranno più o meno tre tarì. Hora voi scrivete che cosa volete che ne faccia di questi tarì di più. Similmente li tre scudi romani havuti dal Sig. Sciabarasi sono meno delli tarì 40 da voi dati à s. M. Pacifica, poiché in moneta romana la spesa degli smaltini fu di scudi 2 e 30 onde io vi resto creditore di giulij 7. Ma per non imbrogliare me e voi, di questo poco sopra più ne compererò gli ufficij di S. Scolastica come mi scrivete com’anche di quelli baiocchi 26 di sopra, per non tener tanti conti lunghi. Del resto per quella partita de’ rami di fiori che furono pagati due volte, giacché havete voluto assolutamente mandarla buona, io ricevo questo denaro à titolo di elemosina e gratitudine come voi ne havrete presa espressa licenza dalla superiora, havendovi scritto di questo già tempo fa che se non havete la licenza à questo modo, avvisatemelo con tutta prestezza.
Ringrazio il Signore della grazia data à nostro Nipote con fargli fare quell’opera grande di carità nel mandar costà quella figliolina orfana. Queste sono opere di gran misericordia perché riguardano in primo luogo il bene dell’anima. Ne sia lodato Iddio, e preghiamolo che gli dia sempre un tale spirito d’impedire le offese sue. Voi salutatelo, et avvisategli la mia gran sodisfazione in questo fatto non per vanagloriarsene, perché conosca la misericordia di Dio che lo ha scelto per fargli fare una tale opera.
Mando ancora à voi l’acchiusa figura di David che fuggendo affamato da Saul Re che lo perseguitava, andò al monte Silo, dove era stato collocato fermamente il Tabernacolo doppo l’entrata nella terra promessa, quello stesso Tabernacolo che fu portato nel deserto per 40 anni. Hora il Sommo Sacerdote non havendo come soccorrere à David et à suoi compagni per la necessità gli diede de’ 12 pani della proposizione ch’erano stati levati dal luogo chiamato Sancto, perché ogni sabbato si mutavano, egli diede pure la spada stessa con la quale havea troncato il capo à Goliat ch’era stata riposta nel Tabernacolo. Questi pani erano figura della S. Eucharistia che ci sostenta nelle necessità e persecuzioni.
Del resto pregate per me e vi saluto con le sorelle e coteste religiose e nipoti e pregate per me sempre.
20 Ottobre 1693.

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1693 12 19 - AMBP - (A suor M. Maddalena sua sorella)

a vostra lettera de’ 9 Novembre con la giunta de’ 13 m’è stata tanto più cara delle altre volte quanto è meno aspettata di man vostra, e più aspettata sopra la vostra salute, ne sia benedetto sempre il Signore il quale con la sua santa e giusta mano percuote e con la stessa misericordiosa raddolcisce la piaga. Haec est quella mutatio dexterae Excelsi; che muta il tutto hora d’una maniera dolorosa, et hora d’un’altra gioconda; queste sono le varietà mondane tanto necessarie alle nostre infermità hereditate da nostro padre Adamo, et aumentate da’ nostri peccati e vitij, hora si conforta l’infermo con ristorativi, et hora si tormenta con acerbi medicamenti. Preghiamo Iddio che ci dia pazienza nelle cose avverse, et humiltà nelle prospere fin tanto che venga quella lieta giornata, in cui ci sia detto Intra in gaudium Domini tui: e poi quell’altra ultima in cui alla venuta gloriosa di Christo, sia riscattato il nostro corpo d’ogni corruzione e dolore, et in cui aspettiamo redemptionem corporis nostri, quando sarà transfigurato nella gloria del corpo di Christo; e sarà un ritratto benché non tanto perfetto dell’originale ch’è il corpo glorioso di Christo. Voi pregatelo per me acciò che habbia portionem in sorte justorum, in quella gloriosa venuta del regno manifesto di Christo, che cotidianamente domandiamo che venga, Adveniat regnum tuum.
Hora quanto à vostri dubbij sopra la dottrina Christiana non occorre che vi prendiate altro affanno: poiché quelle cose che voi mi dite di sapere, bastano per il vostro stato; solo vi dico quel che Christo disse agli Apostoli nell’ultima sera: si haec scitis, beati eritis si feceritis ea. Se voi sapete queste cose, non sarete per questo beati, ma all’hora quando le metterete in prattica.
Solo ho da aggiugnere qui ciò che dite di non sapere circa il precetto di non nominar il nome di Dio in vano: questo precetto proibisce sotto peccato mortale ogni giuramento falso: e sotto peccato veniale ogni giuramento vero fatto senza necessità: et anche sotto peccato veniale ogni nominazione di Dio in cose vane e di poca riverenza verso la Maestà Divina, si proibisce pure da questo precetto la bestemmia e la trasgressione de’ giuramenti e de’ voti, e tanto basta à sapere sopra questo capo, e dell’altre cose non havete necessità à saperle.
Godo che habbiate cavato profitto per grazia di Dio delle figurine delle historie della legge antica: hora io vi mando la figura dello scopo e fine di quella legge, finis legis, Christus ad justitiam, Christo è quello che ci ha meritato la vera giustizia, per la quale siamo fatti giusti, col perdono delle nostre ingiustizie e peccati. La pena dovuta eternamente alle nostre colpe l’ha pagata Christo, sopportandola egli, e portandola egli per noi; in virtù della qual passione anche noi sodisfacciamo le pene temporali che ci restano à pagare per i nostri peccati, perché senza il valore e la virtù della passione di Christo, né anche per cento e mille milioni d’anni potressimo per le nostre sole forze sodisfare à Dio la pena dovuta al più piccolo peccato veniale: perché Iddio non accetta da noi cosa alcuna benché piccolissima, se non viene da lui per dominum nostrum Iesum Christum, e non v’è altra via di salute se non Christo, onde dicea l’Apostolo non est aliud nomen sub caelo, in quo nos oportet salvos fieri, et per Christo salvati et liberati sumus, ipsi gloria in saecula .
Per i nostri nepoti non ho che dire, poiché non so che far loro. Eglino vogliono far à modo loro: e non potendo io dissuaderli di vantaggio, resta che mi metta il cuore in pace, lasciando e mettendo la loro cura nella providenza Divina.
Ringrazio Iddio dell’acqua ritrovata fuori di aspettazione: e quanto à quegli idoli ritrovati sotto terra, non mene maraviglio, trovandosene anche qui nelle rovine, e servono per farci conoscere la misericordia di Dio, che da’ nostri progenitori Gentili, noi figli ci ha fatto Christiani; burlandoci di quelli e cantando per gratitudine verso Iddio, simulacra gentium, argentum et aurum opera manuum hominum, aures habent et non audient, pedes habent et non ambulabunt, et non clamabunt in gutture suo. La poca prattica di questi ritrovamenti v’ha fatto credere esser cose di magia; ma come ho detto, non sono queste cose d’Inquisizione, ma cose da ridere sopra la cieca gentilità. Non so se hanno trovata qualche inscrizione, se vi fosse, havrei à caro ad haverne copia per conoscere, se si può, i tempi et i padroni di cotesto paese.
Per quel che desiderate sapere circa il nostro buon Pontefice, egli continua nella sua applicazione continua alla giustizia inverso i sudditi, et alla misericordia inverso i poveri, che ha raccolti tutti insieme, come altra volta ho avvisato. Hora applica molto à stabilire questi luoghi con entrate, acciò che siano durevoli.
Egli (dicono) ch’habbia gran disegni per bene della Chiesa massime in questa Città: ma ad ogni cosa vi vuole il suo tempo. De’ Cardinali non si sa se vorrà far questi 10 che mancano: ò voglia aspettare più numero: si sta con gran curiosità aspettando la promozione, credendola tutti che sarà di ottimi suggetti: benché non si possa indovinarli fuorché i 3 Nuntij delle Corone, che si credono dovervi esser inclusi. De’ parenti poi nulla fin’hora, e nulla si stima che v’habbia d’essere, non essendo qui né pur presenti et in maneggio i suoi congionti. Qui habbiamo il Giubileo universale publicato da S. Santità per la pace de’ principi Christiani; la guerra de’ quali in questi ultimi anni ha fatto spargere tanto sangue Christiano che potrebbe far un fiume di sangue: e Dio sa come l’anime siano andate dico de’ Cattolici, poiché degli eretici à migliara à migliara sono andate all’inferno. Questo Giubileo verrà pure costà: e farete caldissime orazioni acciò che il Signore tocchi gli animi di questi suoi ministri mondani per farli accordare: poiché cor regis in manu Domini, quocumque voluerit, inclinabit illud. Iddio permette queste guerre per castigar il mondo: come chi permettesse ad un leone di scappar dalla sua tana, perché con la sua ferocia ammazzasse un popolo scelerato e ribelle, degno di supplicio.
Vi mando qui acchiuse le litanie proprie per questo Giubileo: ve ne servirete al vostro Monasterio, e sene potranno servire anche cotesti RR. Preti nelle processioni che faranno. Del resto pregate per me, né so come meglio possa spiegarvi il desiderio ch’ho per le mie particolari necessità; ma Iddio vede tutto, et scit antequam petamus quid opus sit nobis. Voi pregatelo sicut scis et vis miserere ei Domine. Saluto le sorelle e coteste religiose et i nostri Nepoti, e tutti si ricordino di me nelle loro orazioni.
19 Decembre 1693.

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1694 05 22 - AMBP - (A suor M. Serafica sua sorella)

er una vostra de’ 13 Aprile ringrazio la Divina Maestà della salute che vi dà da particolari infermità, dandovi questa mitigazione ne’ mali habituali. Sia egli in eterno benedetto, per me fate conto dello stesso modo, trovandomi in questa mediocrità la quale però è sempre gran dono rispetto alla pena che dovrei havere per i miei peccati. Quanto a qualche sollievo al quale m’esortate, mi sarebbe certamente opportuno: e forse con la venuta di quel fratello ( di cui però non ne ho nuova alcuna) vi potrà esser qualche commodo di ciò. Penso d’andar à Frascati per alcuni giorni nel mese prossimo di Giugno: ma lo stesso pensiero ho havuto alcuni anni sono, e poi non l’ho ridotto in esecuzione. Preghiamo il Signore che ci faccia fare sempre la sua volontà; intenderò se piace à Dio, che havrete havuto di nuovo con la venuta del Sig. Vicario Generale e del P. Attardi; confido in S. D. M. che questo ritorno v’habbia recata consolazione et indirizzo sopra le prime risoluzioni. Quanto à quei due Reverendi, il Teologo et il Dottore di legge: mi dispiacerebbe molto che vi lasciaste passare così buona occasione, perché hoggidì non è facile il trovar di queste persone e che vogliono anche ritirarsi in luoghi piccoli. Procurate di facilitare la venuta costà di cotesti RR.di con le maniere possibili, et almeno con le prime vacanze di Cappellanie, preferendoli ad ogn’altro meno habile. Per li scudi venti del Dr. Sciabarasi, vi scriverò appresso quello che si farà, perché io gli procurai persona con cui potesse far il cambio costì, ma perché questa persona non ha ancora la nuova del denaro sicuro costì in Sicilia penso bisognarà aspettare qualche altra posta per dar l’inclusiva ò l’esclusiva afatto; insomma appresso vi scriverò ciò che si farà con l’aiuto di Dio. Per le 2 figure del Rosario e della Concezione io non mi ricordo più lo speso, ma già che volete voi onninamente saperlo credo che fosse la spesa di cento ò ducento quattrini in circa: hora vedete se potete far cambij di centinara di monete romane. Da nostro Nipote è gran tempo che non ho lettere, credo che stia bene mentre d’altro non mi avvisate della sua salute, e come anche della nostra Signora Nipote, ne sia lodato Iddio; e quanto alle sue risoluzioni io non gli scrivo cosa alcuna, se egli non me ne scrive, et io credo che sarà meglio metter questo negozio nelle mani della providenza di Dio, che inquietarci inutilmente. Fo fine con salutarvi nel Signore insieme con le sorelle, coteste religiose e nipoti, et Dominus custodiat nos ab omni malo et hoc nunc usque in saeculum.
22 Maggio 1694.

Qui sono venute nuove cattive di altri terremoti in cotesto regno dalla parte di tramontana da Cefalù a Milazzo. Sono castighi di Dio ne’ quali bisogna conoscere la gravezza delle nostre colpe.

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1694 06 19 - AGT (copia) - (A suor M. Serafica sua sorella)

ispondo in primo luogo all’ultima parte della vostra lettera de’ 9 Maggio con significarvi che la vostra lettera non è arrivata qua se non il mercoledì fra l’Ottava del Corpus Domini: onde quella Messa che dovea celebrare per voi, secondo che mi scriveste, nella festa sudetta, l’ho celebrata il giovedì ottavo giorno di essa. Ma voi se credete che à questo sagrificio tremendo io accompagni qualche fervoroso affetto: mostrate il vostro desiderio più tosto, che crediate il vero. Credo però io veramente quello che voi dite con la penna che havete in odio et horrore questo mondo. Con desiderare d’uscirne questo linguaggio io l’intendo bene perché l’ho imparato à mie spese; perché le mie colpe et ingratitudini in verso Dio e la mia superbia, ha havuto in questa vita tali frutti quali gli hanno connaturalmente prodotto le cattive semenze, e le cose davanti à me sono tutte tali che non trovo con quali accomodarmi, sì che solo resta lo scapparne e fuggire da questo mondo all’altro. È ben vero che nel consolarsi di questa uscita vi s’incontra con pericolo massimo ch’è quello della morte, che tiene in continuo spavento e per l’incertezza della caduta dell’albero tagliato ò alla destra ò alla sinistra, com’anco per la maniera e condizione del taglio se havesse da farsi con senso così horribile, com’è quello d’una conscienza conturbata et agitata. Miseri viventi, miseri morienti, e beati solamente i mortui qui in Domino moriuntur, qui requiescunt à laboribus suis. Voi pregate per me la misericordia di Dio, acciò che habbia pietà di me nel tempo e nell’eternità: e mi faccia fare la sua santa volontà sempre, in tutto. Del resto da me non aspettate altre narrazioni del mio spirito, perché né io so farle, né puro huomo può capirle. Resta che a Dio si dica Tu omnia nosti, tu scis omnia. Del resto ringrazio il Signore del meglioramento della vostra indisposizione e della sanità delle sorelle e nipoti. Il Signore vi renda tolerabili con la sua grazia le indisposizioni, e vi faccia profittevole la sanità. Ringraziatelo anche per me passandomela mediocremente.
In occasione di scrivere al Sig. Abate, gli farete riverenza da mia parte e vi sia detto una volta per sempre. Io lo riverisco et amo e lo desidero santo in questa vita e beato nell’altra.
Mercoledì à notte è morto il Sig. Card. Huvardo de Nortfolo Inglese dell’ordine di S. Domenico, Signore di gran nascita e di parentela co’ Re d’Inghilterra, e quel che importa di pietà e virtù. Raccomandarete al Signore nelle vostre orazioni. Egli era di 63 anni et hora vaca l’undecimo cappello cardinalizio. È stato pure male per morire il Sig. Card. D’Aguirre Spagnuolo vostro Benedettino, huomo di grandi lettere e di molta virtù e zelo. Egli tempo fa mi mandò a dire che volea vedere certi libri scritti à mano antichissimi, che io haveva, come havea saputo: e che havrebbe mandata la carozza à prenderli essendo grandi assai. Non mandò poi più la carozza, forse per le grandi applicazioni che ha stando attualmente stampando, oltre gli studij per il S. Ufficio etc.. Io nemeno v’andai à riverirlo come anco desiderava, conoscendo volontieri le persone dotte e virtuose, alle quali m’affeziono anche che non prattichi con loro. Finalmente venuto il fratel Tomaso, andai per riverirlo e trovai che poche hore prima gli era venuta la goccia all’improviso: essendo stato quella stessa mattina nella Congregazione del S. Ufficio avanti il Papa. Sì che per tal’impedimento non feci questo mio ufficio. Al settimo vi sopragiunse febbre e delirio, ma poi è megliorato. Et hora sta bene. Ma i medici non se ne fidono. Voi raccomandate questo Signore del vostro Ordine, perché Roma perderebbe un gran suggetto per servizio della Chiesa. Vi saluto tutte con sorelle, con coteste religiose, e pregate per me.
19 Giugno 1694.

Il Sig. Sciabarasi mi scrive d’haver già fatto il cambio delli scudi 20 per via di Messina al Se… suo padre nell’Alicata. Onde sua sorella potrà fargli instanza di trasmetterli costà per quello che detto suo padre deve à cotesto Monasterio e non vi perdete tempo, acciò che detto denaro non sia speso in altro.

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1694 11 06 - AMBP - (A suor M. Serafica sua sorella)

on una vostra del primo d’Ottobre, ricevo acchiusa una piccola lettera di s. M. Crocifissa col raguaglio della morte di Monsignor di Giovanni, già molto tempo è, saputa qui; ci consola la vita di detto Signore per le sue grandi limosine che faceva, essendo Signore pijssimo, come dicono; onde non ci rammarica la morte, perché con essa ha mostrato il Signore di volerlo bene, togliendolo da questo mondo prima che entrasse all’amministrazione di tante anime, e pecorelle di Giesù Christo.
Molti ricevono i talenti da Dio per negoziarli, ma altri ascoltano nel fine Euge serve bone et fidelis; intra in gaudium: et altri Serve male, et piger. Et inutilem servum elicite in tenebras exteriores: illic erit fletus, et stridor dentium. Leggete la parabola de’ cinque talenti, e de’ due, e dell’un talento.
Quanto alla mancanza di prole de’ nostri nipoti, io non lascerò di raccomandarli a’ Santi Apostoli gloriosi Pietro e Paolo, facciate ch’essi ancora facciano ricorso à loro, con qualche voto à Dio in honore de’ beati Apostoli, e suggerite che siano voti di carità ò di mortificazione ò d’incommodi, come sarebbe maritare orfanelle povere nella loro festa, dispensar limosine di cose mangiative ò di vestiti etc.
E se volessero allargar il cuore, potrebbero far voto di metter un tanto da parte ogn’anno per una Casa di Scuole pie ò d’altra Communità da fabbricarsi con chiesa de’ SS. Apostoli, ò vero di mantenere per tanti anni uno ò due poveri cherici di Palma al Seminario etc.
In somma à me piacciono questa sorte di voti, poiché oltre la virtù della religione che in essi si prattica verso Dio, s’esercita anco la carità verso il prossimo e cresce la bontà dell’opera per Dio, e da lui viene accresciuto anche il premio.
Circa la mia sanità, la sera della festa de’ Santi hebbi una febbre che appena durò per tutto il giorno seguente; ogn’anno di questi giorni verso la festa de’ Santi ò poco prima ò poco doppo mi vengono queste febbri, con tutto che in quest’anno v’habbia preceduta una purga preservativa verso il fine d’Ottobre.
Hora sto bene per grazia di Dio, alzato da letto, et ho tornato à dir la S. Messa, voi ringraziate del tutto il Signore et ad societatem civium supernorum perducat nos rex Angelorum. Amen. Restituite da mia parte il saluto alle tre figliolette Gaetano et acciò che si ricordino di far ogni giorno orazione et orazione grande e lunga per me, darete à loro 3 figurine delle qui acchiuse, restando à voi la 4°.
Salutatemi s. M. Crocifissa e ditele che ho scritto à lungo sopra l’Arcipretato à nostro Nipote, con dirgli che significhi il tutto à voi. Io già molto tempo fa che gli scrissi sopra tal materia, e credo che fosse à Gennaro, perché egli mi significò l’instanze che gli faceva il Sig. Pri.pe di R. nelle quali egli non inclinava; e mi maraviglio come all’hora egli non vi desse parte di questi miei sentimenti. In caso di morte del presente Arciprete, se havreste sodisfazione di haver un forastiero, potrebbe procurarsi qui, se ben non son certo di trovarlo, ma bisognarebbe haver una nota distinta delli frutti certi et incerti annuali dell’Arcipretato come sono al presente. Pregate tutte per me e fate qualche special divozione à mia intenzione, tanto voi quanto coteste religiose, e tutte vi saluto nel Signore.
6 Novembre 1694.

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1694 12 23 - AGT (copia) - (A suor M. Lanceata sua sorella)

ieri sera ho ricevuto una vostra de’ 21 Novembre, et anticipo à scrivervi perché domane e postdomane saranno occupati per la festa del S. Natale la quale desidero à tutte loro santa e divota à piacer di Dio, sì che in essa habbiate una caparra delle feste sempiterne, delle quali tutta la nostra vita mortale non è che una laboriosa vigilia. Beati quei che già vi sono arrivati, et intraverunt in gaudium Domini sui. Se tale è la vita nostra, perché voi vi siete quasi meravigliata di quello che scrissi in un tal giorno, ch’era svogliato? È maraviglia che gli ammalati habbiano appetito e vigore, ma non già che habbiano inappetenza e tedio. E che siam noi in questo mondo, se non ammalati, chi più chi meno, ma tutti infermi? Non concedendosi la perfetta sanità dell’anima che doppo la morte del corpo: e non concedendosi la sanità del corpo se non nella resurrezione de’ morti nel dì del giudizio. Nel qual felice giorno si dà compimento alla nostra redenzione e riscatto, dandosi l’immortalità felice per sempre anche al nostro corpo. Non havete voi letto nell’Evangelio dove nostro Signore havendo predetto i segni del giudizio, erunt signa in sole luna et stellis, etc. con tutti quei terribili prodigij: seguita poi à dire à suoi discepoli, che cominciandosi à fare questi portenti, non si rammarichino, ma si rallegrino et alzino la testa per giubilo, perché già s’avvicina il loro ultimo e perfetto riscatto? His autem fieri incipientibus, levate capita vestra quoniam appropinquat redemptio vestra. Il desiderio di quel giorno che ci beatifica perfettamente, è sempre stato fin dal tempo degli Apostoli. E nostro Signore ci obbligò à desiderarlo et à domandarlo nell’orazione cotidiana, insegnandoci a domandare Adveniat Regnum tuum. All’hora si ridurrà in perfezione il regno di Dio, soggettati in eterna prigione dell’Inferno i rebelli di questo regno, e glorificati i fedeli vassalli, quali saranno consegnati da Christo al Padre, havendoli egli riscattato col suo sangue dalla potestà del principe delle tenebre, che s’era impadronito di tutto il genere humano per la volontaria soggezione fattagli da’ nostri primi genitori Adamo ed Eva. Conchiudiamo dunque col dire Adveniat Regnum tuum.Veni Domine Jesu. E questo serva per risposta à voi et à s. M. Crocifissa di cui vi sono alcune righe nella vostra lettera, e vi ringrazio unitamente dell’attenzione che mostrate ad ogni mio travaglio.
Ho ricevuta la poliza del cambio: il quale prontamente mi fu pagato in virtù della prima. Scrivete al Sig. Bosso d’essere stato già sodisfatto da Sig. Domenico Ciampini per commissione di quelli che fecero il cambio in Palermo.
Al Sig. Card. Aguirre è tornato un altro accidente apoplettico la notte doppo li 19 del corrente, ma non tanto gagliardo: gli diedero un bottone di fuoco per recuperare i sensi esterni, seben riteneva gli interni perché in quel tempo faceva atti d’amor di Dio. Hora va meglio, ma la cosa è assai pericolosa per qualche replica che gli possa venire. Almeno resterà molto più indisposto per faticar per la Chiesa. Raccomandatelo à nostro Signore.
Mando qui un altro foglio dell’Ufficio del Venerdì Santo. In esso termina il mattutino, e seguiteranno appresso Prima 3° 6° 9° e Vespro, che andarò mandando appresso se piace à Dio. Per vedere tutta l’ufficiatura, bisogna mettere assieme per ordine di numeri i fogli, che così si vede più chiaro l’ordine. La settimana passata mi dimenticai di mandar à s. M. Crocifissa la sua figurina, ma hora gliela mando con una vostra: anzi quelle che restano le mando tutte insieme perché le dividiate fra voi con egual porzione. Pregate Iddio per me, e vi saluto con le sorelle e coteste religiose.
23 Decembre 1694.

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1695 03 12 - AMBP - (A suor M. Serafica sua sorella)

oppo varij e molti impedimenti occorsi nella causa de’ loro Santi Martiri Traspadano e Felice, finalmente fu portato questo negozio nella S. Congregazione de’ Riti, Sabbato passato 5 del corrente. Il ponente ò relatore dell’affare, fu il Sig. Cardinal Colloredi, che ne era stato designato à mia instanza. La risoluzione della S. Congregazione fu di rimettere tal negozio alla prudenza del detto Sig. Card. Colloredi, non stimando bene per altro che se ne formasse Decreto: il quale poi potesse servire ad altri per esempio, e così aprire la strada ad ottenere simili grazie, le quali assolutamente non vogliono concedere ad altri.
Il Sig. Cardinale sudetto subito mi mandò l’acchiuso viglietto di sua mano dandomene l’avviso, e poi con esso s’è concertato il modo di poter mostrar costì fondatamente la gratia havuta di potersi fare l’ufficio
de communi plurimorum Martyrum nelle feste de’ SS. Traspadano e Felice. La maniera poi è stata ch’egli scrivesse l’acchiusa lettera à Monsignor Vescovo, la quale mandarete à lui, con pregarlo di rimandarla costà originale, ò almeno la sua copia etc. per tenerla appresso di voi per autentica della concessione. Io vi mando una rubrichella dell’ufficio nella festa di S. Felice che sarà doppo Pasqua, essendovi tempo per l’altra di S. Traspadano. Resta che ringratiate il Signore della gratia, giacché egli tiene i cuori nostri nelle sue mani per inchinarli dove gli piace, e come e quando gli piace in suo santo servizio: e lo pregarete per il Cardinal Colloredi di cui s’è voluto servire in questa opera, facendogliela fare con molta diligenza, amorevolezza e premura.
Con padron Nicola de’ Benedetti ho mandata una cassettina di ufficij della Passione raccomandata al P. Bernardino di S. Filippo Neri de’ Scalzi della Mercè in Palermo, in essa vene sono 4 legati in corame pavonazzo per voi 4 sorelle, 30 legati in cartoncini con carta ondata per le monache, et altri 6 sciolti per qualche altra occorrenza, havendo ancora mandatine altri a’ nostri Nipoti et al Sig. Principe di Raffadale. Alla Signora Zia in Palermo glielo mandarete voi per me.
Per l’intelligenza della S. Scrittura ho stimato bene imparare un poco di lingua hebraica, et ho cominciato con un maestro Hebreo chiamato Moise Cave, ch’ha insegnato molti religiosi et ecclesiastici, com’anche al presente. Pregate il Signore che mi profitti in suo santo servizio: e principalmente ciò vi scrivo per questo povero vecchio mio maestro, acciò che il Signore gli ammollisca il cuore, e vegga con gli occhi della fede Christo, che tiene avanti gli occhi corporali nella Sagra Scrittura, e gli levi quel velo spirituale dell’ostinazione dal suo cuore: ut auferat velamen de corde eius. Ve lo raccomando per quanto posso, e pur, quanto vi detta la carità di Dio, acciò che sia creduto et amato da questo pover’huomo.
In questa settimana non sono venute lettere di costà, spero haverne nell’altra piacendo à Dio, cui pregarete per me sempre con le sorelle e coteste religiose: le quali saluto co’ nostri Nipoti. Il Signore ci faccia degni di arrivare là dove ci ha chiamato. Dignetur nos vocatione sua Sancta.
12 Marzo 1695.

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1695 05 28 - AMBP - (A suor M. Serafica sua sorella)

ingrazio il Signore della vostra lettera de’ 24 Aprile per l’avviso ch’ho della mediocrità di salute che vi concede con le altre sorelle, ne sia egli sempre benedetto.
Il nostro Capitolo generale è già finito da molte settimane, e s’è fatto il nuovo Preposto Generale, come scrissi, il quale di nuovo raccomando alle loro orazioni perché Iddio gli assista. Le distribuzioni dell’altre cariche et ufficij non vel’avviso perché voi non conoscete i suggetti à quali sono state date, onde sarebbe cosa oziosa l’avvisarlo. Quanto à me sono restato come sono stato sempre nell’applicazione solita gli studij, e nelle mani di Dio, cieco al futuro, havendo pur troppo da vedere nel presente anche nel solo mio interno. Del resto mi fa ridere la lettera di D. Giulio che voi mi mandate, con quei sogni che si sogna di giorno e scrivendo. Di esso però prendo motivo di lodar S. D. M. delle misericordie che gli fa, sperando da questi primi semi ch’egli sparge nel di lui cuore in ordine alla pietà che ne habbia à far produrre frutti di Christiana perfezione. Quello che voi havete osservato sopra questa materia l’havea ancor io osservato, come costà ne scrissi nel tempo addietro; e veramente s’esperimenta che spiritus ubi vult, spirat. Raccomandiamolo al Signore acciò che quello che ha cominciato in esso, lo riduca à perfezione.
Quanto alle cose dell’Arciprete e distribuzione non so vedere perché l’autorità del Sig. Abate Rini e del p. Attardi non potessero mettervi qualche sesto, in occasione di venir costà; io non posso determinare con autorità non havendola, ma solo generalmente parlando mi pare che nelle spese che appartengono al Coro et all’ufficiatura di esso e Messe cantate deve esser soggetta la distribuzione: nelle altre che appartengono alla Chiesa et amministrazione de’ Sagramenti e simili dee esser soggetto l’Arciprete pro tempore, il quale per saper conoscere quello che à lui appartiene ò no, deve far conto che non fosse fondata la distribuzione, né vi fusse Coro; come egli farebbe in quel caso, così deve far hora: questo sì che anche nelle cose del Coro et ufficiatura si dee il rispetto, l’obedienza e la preminenza in tutto all’Arciprete, essendo egli il Superiore, eccettuato solamente quando egli non volesse fare cosa d’interesse ò discapito ò sregolamento della distribuzione e del Coro; et in questo caso si dee dire la ragione senza contrasti, e con rispetto, procurando di farlo capace, et all’ultimo darne parte amichevolmente à Monsignor Ill.mo per intenderne il suo giudizio.
Scrissi già che faceste dare costì tarì 20 alla sorella del Sig. Medico Sciabarasi, e credo ch’all’arrivo di questa saran già dati, l’ho però hora replicato per maggior cautela, quali saranno per conto delle spese fatte per le camaldole et acqua, sicché restarà solamente uno scudo e baiocchi 21 di moneta romana.
Fo fine con raccomandarmi alle orazioni vostre e delle sorelle e di coteste religiose, quali saluto tutte nel Signore.
28 Maggio 1695.

Si raccomanda alle loro orazioni il Sig. Agostino che dà l’acqua etc.

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1695 06 04 - AGT (copia) - (A suor M. Serafica sua sorella)

a vostra lettera de’ 22 Maggio con l’avviso della sanità che il Signore vi concede della quale gliene rendo le grazie che posso: come farete di quella ch’egli concede à me provandomi in mediocrità di stato corporale.
Quanto à quello che dite dell’avviso datovi della maniera di vivere, io non mi ricordo più di quello che v’habbia scritto: nondimeno ho poca allegrezza delli esercitij stessi santi: poiché non basta che serviamus Deo in sanctitate et justitia se questa santità e giusta vita è tale avanti gli occhi degli huomini ò di noi stessi che pure siamo huomini come gli altri, mentre il Santo Zaccaria v’aggiugne le parole coram ipso. Essendo all’hora grato il nostro servizio à Dio, quando lo facciamo in sanctitate et justitia coram ipso. E chi s’affida della sua conoscenzia dicendo S. Paolo: Nulla mi rimorde la conscienza, cioè di cosa grave, e pare non per questo io sono certamente giusto. Nihil mihi conscius sum sed non in hoc justificatus sum. Pregate nostro Signore che gli siamo accetti nell’opere esterne e nell’animo interno, ut voluntate illi et actione placeamus.
Di Mosè Cave non occorre dir altro, se non ch’egli continua a darmi lezione nella lingua santa, e nella durezza del suo cuor malo. Questa è materia di adorare i segreti giuditij di Dio, che lascia nell’ostinazione questi poverelli, dal sangue de’ quali ha voluto prendere carne e sangue, con convertire tanti gentili. La radice è santa in Abramo, da questo tronco ha voluto egli nascere, e non ha perdonato à rami naturali di quest’albero d’olivo lasciandoli cadere à terra, et innestandovi altri rami d’olivastro selvaggio, che siamo noi nati dalla razza de’ gentili idolatri. E ben si ammonisce S. Paolo. Non ti gloriare contro i rami: Hor tu dirai: I rami si son rotti, acciò che io vi fossi innestato. Ben tu dici: essi si son rotti per l’incredulità e tu sei stato saldo per la fede. Non li levare in superbia, ma sta in timore perché se Iddio non ha perdonati à i rami naturali: (guarda) che non avvenga che né anco a te perdoni. Vedi dunque la benignità e severità di Dio, quella in te, e questa in Giudei. Quanto sono incomprensibili i suoi giuditij, e quanto sono ininvestigabili le vie ch’egli tiene, altri convertendo et altri lasciando alla lor malizia. Justus es Domine et rectum juditium tuum.
Per l’ufficio di S. Benedetto nella feria 3° appresso m’informerò e v’avviserò piacendo à Dio.
Mi son informato della Vita della Madre di Dio scritta da suor Maria d’Agrida [Agreda] stampata in spagnuolo: e mi vien assicurato ch’è proibita onde sarà necessario di levarvi detti libri con darne parte à Monsig. … etc.
Intendo gli anniversarij fatti per i nostri morti, e godo molto de’ suffragij replicati che per essi si fanno non credevo però che li faceste con tanta pompa, la quale havrà servito per nodrire la memoria d’essi nella gente, acciò che li raccomandate à Dio benedetto. Io pure gli ho fatti privatamente celebrando la Messa per loro ne’ suoi giorni, e dicendo un salterio in più giorni per essi etc.. Spero però che questi suffragij giovaranno à noi per farci arrivare dove confido ch’essi hora siano.
Del resto pregate sempre per me secondo i miei bisogni e rimedij opportuni che Iddio benedetto conosce e vuole. Vi saluto con le sorelle e coteste religiose.
4 Giugno 1695.

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1695 10 29 - AGT (copia) - (A suor M. Serafica sua sorella)

alla vostra lettera de’ 21 Settembre ho materia di ringraziare Iddio della mediocrità di salute che vi concede, com’anco voi farete per quella che mi dà contro à quello che meritano i miei peccati. Quanto alla poliza per il resto del cambio come il Sig. Ribera v’assicura, l’aspettarò per complimento della prima poliza già esatta.
Per gl’interessi di casa di nostro Nipote à causa de’ gravi scarsi e cattivi del prossimo raccolto, bisogna dire … bene suscepimus de manu Domini, mala cur non sustineamus? Confidiamo in Dio perché egli provede e governa il mondo, et è onnipotente in quello che vuole.
Hora quanto al negozio dell’Arcipretato, in prima ringrazio il Signore della salute restituita à cotesto Sig. Arciprete, al quale desidero quella lunghezza di vita che gli sia in utilità della vita eterna. E poi quanto alla considerazione del suo ufficio nel caso che venisse à vacare, io vi dico che niuna cosa ho scritta tanto à pieno e con termini forti à nostro Nipote, quanto sopra questa materia e gli ho fatto vedere l’inferno aperto s’egli peccarà nella nominazione del suggetto à tal ufficio. Egli mi scrisse che inclinava al Sig. D. Giov. di Caro, ma io perché non sapea la qualità di detto Sig. gli risposi che in tal occasione non habbia rispetto né à sangue né ad amicizia né à raccomandazione, ma solo al buon servizio di Dio. Io non voglio ingerirmi in provisioni di beneficij massime curati, perché pur troppo mi pesano i proprij peccati, senza andare à cercarmene dagli altri: nondimeno anche se volessi, io non potrei mettervi le mani in cotesto non havendo cognizione de’ suggetti di cotesti paesi. Giacché non credete esser tanta confidenza tra nostro Nipote et il Sig. Abate … che potesse consigliarsi con esso, almeno detto Sig. Abate com’anche il P. Attardi potrebbero darvi notizia di qualcheduno, e voi poi li potreste suggerire à nostro Nipote nell’occasione à scrivermene à me. Le qualità primarie hanno ad essere la bontà della vita, il zelo della salute dell’anime, la dottrina che vorrei che fosse di Teologo, ò almeno di Canonista, e l’habilità di poter spiegare l’Evangelio e far qualche esortazione facile et intelligibile al popolo in tutte le domeniche e feste nel tempo della Messa cantata. E far il doppo pranzo la dottrina à putti quando v’è zelo et habilità, con l’aiuto di Dio si fa più di quello che si desidera. Il Sig. Abate e il P. Attardi, potrebbono cooperarsi à questo per carità, pigliando informazione di suggetti anche fuori di Diocesi, perché nell’occasione vi possiate trovar pronta la notizia. Resta che andiate ricordando à nostro Nipote di non impegnarsi mai con alcuno, e bisognando dica che non vuol risolvere in ciò senza mio consenso, pigliando tempo per scusarsi, etc.
Con padron Magni ho mandato un fagottino à nostro Nipote con alcune cose da lui commessemi. In esso v’era uno scatolino colle 4 paia d’occhiali di 3 punti per voi, li quali sono costati 7 giulij e mezzo. Voi scrivetegli che ve li mandi insieme con un librettino che v’è di varij atti divoti.
Del resto pregate per me con le sorelle e coteste religiose, le quali tutte saluto nel Signore.
29 Ottobre 1695.

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1696 01 19 - AMBP - (A suor M. Serafica sua sorella)

o ricevuto due lettere, una vostra de’ 9 xbre, e l’altra di s. M. Alipia de’ 16 con l’avviso della vostra malattia, della quale però mi si dà buona speranza, spero pertanto che sia passata questa borasca, con esservi restato l’utile della santa pazienza, per la quale noi acquistaremo gli eterni premij. Che volete fare? Così si vive, come si naviga nelle incertezze, nella instabilità, nelle mutazioni continue, e ne’ travagli assidui; chi può fabbricar un bello e commodo e delizioso palazzo sopra le onde del mare, questi si persuada di poter vivere in felice e stabile stato in questo mondo. Attendo con l’aiuto di Dio nuove buone della vostra salute com’anche di s. M. Crocifissa e di tutte.
La morte di cotesta buona religiosa non è degna di pianto, mentre le sue buone virtù ci fanno sperare miglior condizione senza paragone di quella che haveva quaggiù in terra.
Godo assai della confermazione datami della risoluzione della fondazione delle Scuole pie e sempre che m’avvisarete qualche cosa di questa materia, sempre mi darete nuova consolazione.
Si dice esser venuta una staffetta da Napoli che porta la nuova della morte del Sig. Cardinal Carafa, appresso si saprà con più certezza la verità; pure ho inteso dire che sarà Vescovo di Girgento Monsignor Vescovo di Brindisi Spagnuolo Domenicano, non so però se ciò sia certo.
La poliza del legato ancora dorme, né si vede comparire la feluca dell’Alicata: è stato un gran disordine di servirsi di questa via, sarebbe bene avvisarlo al Sig. Barone Ribera acciò che si faccia restituir il denaro s’è possibile, e poi mandarlo in Palermo, e di là farlo cambiare qua, come sempre s’è fatto.
Quella pretenzione ch’ha nostro nipote mi dà materia di ricreazione, ma non vorrei che passasse à qualche passo inconsiderato e far qualche tentativo da far ridere la gente.
Del resto qui non occorre altro d’avvisarvi, né è seguito altro di nuovo doppo quel negozio dell’esame onde humanamente parlando non si può aspettar novità alcuna sopra la libraria, restando le cose come prima.
Quanto alla professione della Signora Principessa di Butera s’è consultato e studiato il caso, onde risolutamente vi si dice che nel caso presente di detta Signora potete darle la professione con buona conscienza, et essa con buona conscienza farla; quanto alla Superiora che sarà pro tempore non solo potrà dispensarla da quelle osservanze regolari ch’ella non potrà fare, ma per di più sarà obligata à dispensarla secondo le leggi della santa carità, come dee fare con ogni altra religiosa indisposta et inferma. Sicché questo negozio è finito in poche parole.
Pregate per me e per quel suggetto di gran dottrina con cui ho trattato questo affare.
Vi saluto con le sorelle e coteste religiose e con i nostri nipoti e Dio benedetto conservi tutti.
19 Gennaro 1696.

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1696 06 30 - AMBP - (A suor M. Serafica sua sorella)

n questa settimana ho havuto due lettere in una volta, cioè una vostra de’ 2, e l’altra di s. M. Lanceata de’ 16 Maggio, e ringrazio il Signore della consolazione datamene per intendere buone nuove della mediocre vostra comune salute, com’anche dell’opera di carità costì pratticata il Sabbato santo nella distribuzione di quelle limosine che voi cennate, à poverelli, ne sia sempre lodato il Signore autore e promotore d’ogni bene.
L’acchiusa licenza confermata per 6 anni, à s. M. Lanceata, le servirà per risposta, e potrà in essa vedere che le ho risposto in opera, tutto che hora non le risponda per parole, se ben le mie lettere già sapete che sono comuni à voi tutte.
Ho pure ricevuto 3 lettere di nostro nipote in questa stessa settimana, e ringrazio Iddio della buona salute di casa; di quell’aiuto ch’egli mi significò di voler mandare, non mene scrive più altro, forse non ne havrà havuto il commodo. Io di nuovo gli ho incaricato l’affare delle scuole pie, resta che voi altre sempre lo sollecitiate in ogni lettera per sapere quello che si va facendo; gli ho scritto che potrebbono venire costà i detti Padri alla rinfrescata, quando egli m’assicura di voler venire in Palma per due mesi, ma per ottenere questo, bisogna che in questa està conchiuda le capitolazioni col P. Provinciale di dette scuole, e subito mandarle qua per ottenere le dovute licenze etc..
Circa il negozio della libraria, le cose stanno arrenate così come erano, senza altra nuova risoluzione, con maraviglia di tutti, non sapendosene la vera causa; s’intendono però sempre nuovi suggetti che vengono proposti hor da questo personaggio, hora da quell’altro: ma fin’hora niuno, come diceva, ha ottenuto questa provista. Per quella persona che voi sapete, vuol essere miracolo (come si suol dire) che gli sia data, mentre non ne ha l’habilità, né ne fa instanza, fiat voluntas Domini.
Scrissi perché per le passate che il nostro P. Generale m’havea dato un fratello compagno, ma fin’hora non l’ho havuto per certi impedimenti, perché essendosi fatte molte diligenze per supplire con un altro la mancanza di detto fratello in S. Andrea non s’è potuto fin’hora haverne altro, e così non potendosi privare la Casa di S. Andrea di quel fratello da me desiderato, per scarsezza di fratelli, si resta così fino à tanto che Dio disponga altro. V’ho scritto questo per sapere quello che passa, e per ricordarvi che gira e rigira sempre in questo mondo si trovano spine e scogli, e bisogna aspettar l’altra vita. Adveniat Regnum tuum. Adveniat cito regnum tuum, e sempre per tua grazia fiat voluntas tua sicut in caelo, ita et in terra. Pregate per me e vi saluto con le sorelle e tutte coteste religiose.
30 Giugno 1696.

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1696 12 08 - AMBP - (A suor M. Crocifissa sua sorella)

alla vostra lettera de’ 26 Ottobre mi s’accrescono sempre più le angustie per intendere il vostro stato così afflitto che affliggerebbe ogni uno che l’intendesse non che un vostro fratello: il quale sì come per il sangue si conduole, così per esser Christiano spe gaudet; il presente molesta, ma il futuro rallegra. Io penso quanto sia prezioso il sangue del figlio di Dio, che ad una creatura riscattata dall’imperio del diavolo e dall’eterna dannazione dona il paradiso e nel paradiso corone sopra corone per li crucij di pochi anni anzi d’un momento rispetto all’eterna interminabile et inesplicabile gloria. Questa fiducia ho nel sangue di Christo sparso per noi, sperandovi per il suo merito sempre lieta, sana e contenta nell’immensità della gloria; io vi riguardo col cannocchiale di lontananza e ne godo, tutto che con gli occhi lipposi di carne vi vegga con tanto rammarico. Prego nostro Signore à darvi fede, speranza, carità e pazienza con perseveranza finale: per lo qual intento spero piacendo à Dio di celebrare il Santo Sacrificio domane giorno dell’Immacolata Concezione della S. Vergine madre.
Del resto per usare quei mezzi che la Santa Carità vuole, io desiderarei una relazioncella del vostro male fatta dal Medico, perché questi medici vogliono esser informati con termini e maniere della loro professione; parlatene con l’Abbadessa da mia parte acciò che me la mandi. Non ho però fra tanto tralasciato di communicare il vostro racconto à persona prattica, tutto che non di professione di medico; dalla qual persona vien creduto il vostro male di calcolo: e per questo male m’ha suggerito che quando viene quel gran dolore al fianco, sia buono l’applicarvi questa mistura calda quanto si può sopra il medesimo fianco, cioè di cipolle bianche, ravanelli, et acci ammaccati insieme, e poi cotti per 3 hore in lescìa; fatta questa cottura, si piglia la metà di tutti questi ingredienti caldi, e si mette sopra il fianco che duole, e quando si comincia ad intepidire si leva, e si mette l’altra metà calda, e così si vanno mutando acciò che con tal mezzo venga à calar giù il calcolo. Questo rimedio consultatelo col medico, e se egli l’approva lo potrete provare.
Ringrazio poi nostro Signore de’ buoni avvisi de’ nostri nipoti, e della fondazione delle scuole pie, quali aspetto sempre più migliori con le altre poste piacendo à Dio. La lettera per il P. Focolaro l’ho mandata.
Ho ricevuta anche la poliza del legato della quale vi ringrazio tutte voi per le diligenze fatte; la persona che l’ha da pagare non si sapeva chi fosse, ma finalmente s’è saputo dove sta, et appresso si saprà se la pagarà, come scriverò appresso con l’aiuto di Dio. Vi saluto tutte e pregate per me.
Sabbato 8 Decembre 1696.

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1697 04 06 - AMBP - (A suor M. Serafica sua sorella)


lla vostra lettera de’ 25 Febbraro rispondo brevemente perché essendo hoggi Sabbato Santo et havendo fatta un’altra lettera à nostro nipote non posso dilungarmi.
Vi dico dunque che per la professione della Signora Prencipessa di Butera il caso è stato consultato e studiato, e s’è trovato potersile dare con buona conscienzia da coteste religiose, le quali se bene generalmente devono considerare la sanità corporale nel darla, pure in qualche caso specialissimo com’è questo di detta Signora senza la sanità possono pure darla.
Se non credono alle persone dotte et à libri stampati di huomini dotti, non so che fare: e quanto si confessano sprattiche di dottrina, tanto dovrebbono rimettersi à chi ne sa, io non v’havrei scritto così francamente di proprio capriccio, per intaccarmi nella conscienza bastandomi pur troppo i miei peccati senza caricarmi di quelli dell’altri.
Dal resto non s’ha da ricorrere al Papa per un punto per altro lecito, e che non richiede dispensa, questo è quello che posso dire; quanto poi all’ufficio se detta Signora trova qualche cosa in che possa commutarsi senza suo scrupolo e che sia proporzionata ad una monaca professa, la potrete avvisare, et all’hora si farà diligenza se si potesse ottenere questa commutazione.
Pregate per me e vi saluto con le sorelle e coteste religiose.
6 Aprile 1697.

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1697 06 16 - AMBP - (A suor M. Maddalena sua sorella)

(mutila)….della Signora Prencipessa di Butera per suor Maria Crocifissa, della quale la cura credo che habbia à venire più miracolosamente che humanamente. Fiat voluntas Domini. Io non lascio di raccomandarla al Signore com’anche loro altre nelle mie indegne orazioni.
In questa settimana sono stato richiesto a far una lettera a suor Maria Francesca per raccomandarle un gentil huomo che manda costà il Signor Marchese di Pescara alla Signora Prencipessa di Butera, e perciò ho fatta la lettera domandata, oltre la quale hora di nuovo lo raccomando acciò che si compisca da loro nelle dimostrazioni religiose, con procurare che sia ben trattato e regolato dall’agente di nostro nipote che si trova in Palma, e si potrà consigliare nel modo di diportarsi col Signor D. Vincenzo Gaetano, se non vi sarà tempo d’aspettare lettere da nostro nipote di cui non ho havuto lettere da molto tempo in qua, né pur sapendo se gli sono arrivate le cose mandategli per suo ordine.
Il nostro libro per grazia di Dio è finito, e l’ho presentato à molti Signori Cardinali e Prelati conoscenti, l’ho dedicato al Signor Cardinale di Aguirre Spagnuolo monaco Benedettino.
(mutila)……..due frontespizij uno de’ quali manda ……. quella sentenza di S. Gregorio Papa che sta nel frontespizio, è presa da una sua lettera scritta ad uno chiamato Opportuno, e vuol dire: spendete al più spesso che potete le hore della vostra vita nella Salmodia e nelle lagrime. Psalmodiae et lacrymis horas vitae frequentius impende; questo stesso consiglio do a me et voi di passar così lo spazio e tempo di questa misera vita et una di queste lagrime della salmodia offeritela al Signore per me peccatore. Vi saluto con le sorelle e tutte coteste religiose.
16 Giugno 1697.

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1697 07 20 - AGT (copia) - (A suor M. Crocifissa sua sorella)

on la vostra lettera de’ 15 Giugno veggo un vostro respiro in mezzo una gran tempesta, che v’ha lasciato prender fiato per qualche piccolo spazio di tempo; ne sia lodato il Signore, à cui similmente porgo le laudi dovute alla maestà sua in ogni tempo, tutto che non ogni qualità di tempo ci aggrada, ò possa da noi essere compresa. Bisogna sottomettersi a’ divini giuditij, ed adorarli con silenzio dicendo sempre: Justus es Domine, et rectum judicium tuum. Passò il tempo de’ martiri di spirito, e di corpo tormentati, e tentati dagli huomini: hora siamo nel tempo de’ martiri occulti, ma ben veduti da Dio, che sono tormentati, e tentati nello spirito, ed alle volte anche nel corpo, ò dalle nostre passioni, e malatttie, ò dalle suggestioni, et operazioni di Satana.
Per multas tribulationes oportet intrare in regnum Caelorum; nel tempo di persecuzione vi vuol fede, e pazienza, perché qui si vede, e mette in prova la fede, e pazienza de’ Santi, come si dice nell’Apocalisse: Hic est fides, et patientia Sanctorum. Hora a questa pazienza bisogna, che con l’aiuto di Dio ci disponghiamo, abbandonandoci ad ogni divina disposizione. S. Gio. Crisostomo racconta un memorabile caso avvenuto nel tempo delle persecuzioni della Chiesa.
Furono presi due christiani, l’uno era tutto abbandonato al divin volere per patir poco, ò assai, ò morire, secondo che Dio disponeva; l’altro era pronto, e desideroso, con l’aiuto divino, di soffrire la morte, tutta in un colpo, con una decollazione, ma tremava a’ tormenti, et alle pene che soprastavano.
Hora il Giudice, quando li vidde davanti a sé, fece in un subito mozzar la testa al primo rassegnato a tutto, al secondo poi, che desiderava quella morte, non gliela diede, ma lo fece sollevare in patibolo per essere tormentato, e questo non una volta, ma più volte, e non in una sola Città, ma in vari luoghi, tormentandolo per lungo tempo con un lungo e penosissimo martirio.
Hora S. Gio. Crisostomo ammira in questo caso la divina provvidenza, accorciando le pene à chi era disposto ad ogni patire e prolungando la morte a chi la cercava in un istante senza patire, purificando in questa guisa la disordinatezza dell’animo di questo secondo, et insegnandoli a sottomettersi a Dio per ogni evento, et aspettar da lui il coraggio, e la forza per essere paziente, in ogni sorte di supplizio, et il Santo soggiunse, che da questo si dee imparare, come noi dobbiamo sempre rimetterci ad ogni divina disposizione.
Lessi con soddisfazione questo fatto, perché mi parve, che io haveva bisogno di tal ammaestramento per le mie male inclinazioni; serva ancora a voi ne’ vostri martirij, acciò che vi gittiate nelle mani del Signore, à cui spero, che direte nel fine almeno di vostra vita: Domine, servasti bonum vinum usque adhuc, come fu detto nelle nozze di Cana della Galilea, e quanto più sarà lunga la dilazione, tanto più soave sarà quella felice bevanda: confidate in Dio.
Di nostro Nipote non ho havuto lettere da molto tempo in qua; ringrazio Iddio benedetto che stia bene, e non mancate di sollecitarlo alla fondazione delle Scuole Pie, e salutatelo con la Sig.ra Nipote e Nipotino, e con le sorelle e coteste religiose.
Qui non v’è altro d’avvisarvi, e si sta come prima.
20 Luglio 1697.

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1697 08 19 - AMBP - (A suor M. Maddalena sua sorella)

o ricevuto una vostra lettera de’ 12 Luglio con l’avviso della vicina partenza della Signora Nipote e delle sue ottime qualità, delle quali ne rendo grazie all’autore di ogni bene. Ho pure ricevuto la sua risposta, e sopra il negozio delle Scuole pie, ne parlerò con i loro Padri di qui, tanto più che s’aspetta da Palermo il nuovo raggiustamento del tutore sopra i punti risoluti qui in Sagra Congregazione; quel che seguirà, appresso s’avvisarà piacendo à Dio.
Quanto à Ferdinandino, già scrissi che bisognerebbe haver una succinta relazione del suo stato da qualche Chirurgo, per sapere qual’osso sia quello che sporge in fuori, perché se non si sa il luogo preciso, et il proprio vocabolo di quell’osso, come suol esser nominato da’ chirurghi, non si può haverne consulto da altri professori. Raccomandiamolo à Dio, acciò che gli dia quella sanità che gli sia per maggior servizio di S. D. M..
Del resto vi saluto con le altre sorelle e particolarmente s. M. Crocifissa alle cui orazioni e di loro tutte mi raccomando assai, et il Signore vi conservi tutte in sua grazia. Riverisco molto la Signora Nipote, à cui scriverò à suo tempo.
19 Agosto 1697.

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1697 09 21 - AGT - (A suor M. Serafica sua sorella)

n primo luogo di questa lettera v’avviso d’haver inviata la scatolina con gli smaltini e berilli à nostro Nipote con padron Bellantonio: onde la riceverete da Palermo secondo questo avviso.
Per le cose attenenti alla Sig.ra Prencipessa di Butera, vedrete l’acchiusa lettera, e poi la siggillarete prima che l’habbia, et inoltre sappiate che ho consultato il negozio, e per il secondo punto della sua dama, pare che questa non habbia la vocazione allo stato religioso, e perciò non dee essere astretta à professarsi ò per corista ò per conversa; pertanto secondo il consiglio sudetto restano due strade.
La prima che detta Sig.ra habbia un’altra conversa per suo servizio, con pigliarne una nuova e dotarla secondo il solito, la quale poi si professerà; nel qual caso la sudetta sua dama dee uscire prima che la Sig.ra Prencipessa si professi.
La seconda strada per quando ella non potesse facilmente accomodarsi con altra nuova conversa, è che questa stessa dama la serva da secolare, dispensando in questo caso alle costituzioni et uso di cotesto Monasterio col consenso del Capitolo et autorità di Monsignor Vescovo, e facendosi questa dispensa, ne’ libri delli Capitoli del Monasterio e delle professioni delle monache si metta espressamente: prima, che questa dispensa si fa per urgentissime cause delle indisposizioni gravissime di detta Sig.ra; secondo, che questo non passi per esempio nel tempo à venire, dispensandosi per questa sola volta, e per terzo, che se morisse la Sig.ra Prencipessa prima della sua dama, questa debba subito uscire dal Monasterio e perciò la stessa Sig.ra Prencipessa nella sua rinunzia bisogna che lasci oltre alla sua dote, anche gli alimenti al Monasterio per questa sua dama: et in oltre che lasci disposto altro legato per la stessa nel caso della sua morte, acciò che uscendo dal Monasterio questa sua dama, possa mantenersi, senza pretendere ò di restar nel Monasterio ò d’haverne soccorso.
Questo è quanto posso dirvi sopra questo negozio: aggiungendo che à me l’uno e l’altro modo piace, rimettendo però il tutto alla prudenza di Mons. Vescovo, al quale bisognerà mandar persona à posta per informarlo à bocca più ampliamente, con fare che il tutto riesca con chiarezza determinato e spiegato per scrittura prima della professione di questa Sig.ra acciò che resti à memoria del tempo à venire quel che si conchiude hora e si concede per causa singolare che non ha da servire ad altri per esempio, sopra tutto raccomandate queste cose al Signore acciò che vi faccia fare quello ch’è di suo maggior servizio.
In questa settimana ho havuto una di suor Maria Antonia de’ 17 Agosto ma non occorre di rispondere altro, ma solo fare orazione e sottometterci alla divina mano che giustamente con clemenza ci castiga.
Salutatemi Maria Crocifissa e ditele che quanto è più grande e lunga la Croce, tanto più s’avvicina al Cielo.
Vi saluto tutte e pregate per me con coteste religiose.
21 Settembre 1697.

P.S. Per gli ufficij della Madonna per il Signor Barone Ribera, già ho ricevuto il denaro nel cambio da voi fatto fare per gli smaltini: onde non occorre per questi ufficij mandar altro.

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1697 11 30 - AMBP - (A suor M. Maddalena sua sorella)

o ricevuto una vostra de’ 21 Ottobre con un’altra di suor M. Francesca, et unitamente vi rispondo con salutarvi nel Signore, stando desideroso di sentire gli avvisi della venuta costà di Mons. Vescovo, come mi si cenna. Il Sig. D. Antonino Salomone ò non è arrivato qua, ò veramente non m’ha fatto sapere cosa alcuna del suo arrivo.
Gli scritti di Crocifissa sarà bene il custodirli con tutta segretezza, la quale però non dee osservarsi col loro Prelato, à cui si potrà dar cenno del tutto, e del desiderio che costi s’ha di ritenerli in disparte per non andare nelle mani di tutti.
Godo poi che il nostro libro ancora costì piaccia, e forse vi sarebbe assai più piaciuto se fosse stato volgarizzato, ma non è stata fin hora volontà di Dio et io al presente non penso più à far altre opere, perché non credo che ciò sia spediente per me, desiderando d’impiegar quelle poche hore che mi restano di vita secondo il divin volere, in implorar la divina misericordia nel perdono de’ miei peccati.
In queste lettere ricevute non si fa menzione alcuna del legato, del quale n’aspettava qualche particella almeno per Settembre, siamo à Decembre et ancora non se ne ha nuova.
La settimana passata con la feluca del dispaccio ne scrissi à nostro Nipote, acciò che egli sollecitasse questo negozio ò in tutto ò in parte. Il Signore disponga il meglio in suo santo servizio. Il P. Matteo di S. Orsola mi scrive che la minuta già finita della fondazione la mandava con uno che stava per partire da Palermo per evitare la spesa della posta, essendo scrittura grossa. Fin hora non è venuta ma in arrivare si terminerà subito questo negozio piacendo à Dio, à cui raccomandatemi assai per urgenze particolari e vi saluto con le sorelle e nominatamente suor M. Isabella, in cotesto suo sagrificio dì pazienza, che ben abbruggia, manda non di meno à Dio odorem suavitatìs. 30 Novembre 1697.

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1698 01 11 - AMBP - (A suor M. Maddalena sua sorella)

o havuto una vostra de’ 13 di Decembre con la continuazione degli avvisi delle pene di suor M. Crocifissa sopra le quali non ho che dirvi, ma solo mi resta d’alzar gli occhi à Dio, con dirgli Justus es Domine, et rectum iudicium tuum: sed fac misericordiam cum serva tua.
Per i scritti poi è stato bene che il Prelato ne sia ben certificato, e che siano à suo giudizio e volontà totalmente sottomessi.
Di quella figliuola che stava per morire v’è materia più di godere che di piangere considerato quello che c’insegna la santa fede, cioè felicità eterna nell’altra vita, e pericoli grandi di peccare in questa, non di meno semper fiat voluntas Domini.
La minuta delle Scuole Pie doppo lungo viaggio è arrivata qua, et hora sta in mano de’ deffinitori e Generale loro, per vedere se v’hanno difficoltà, spero in Dio che la cosa presto si terminerà. Io poi sto meglio per la grazia di Dio e sono uscito fuori di casa più volte doppo quella malatttia delle feste di Natale, come scrissi à suor M. Francesca la settimana passata per la via della feluca del dispaccio, ringraziate e pregate il Signore per me.
D. Stefano Leone si partì subito doppo l’avviso di nostro Nipote che non poteva egli qui mantenerlo, e doppo la sua partenza non ne ho havuto più nuova, voglio sperare che sia arrivato in salvamento in Palermo e forse costà.
Le acchiuse risposte datele à suor Maria Francesca acciò che le sigilli e le dia à chi vanno. Salutatemi nominatamente suor Maria Crocifissa e le sorelle.
11 Gennaro 1698.

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1698 03 01 - AGT (copia) - (A suor M. Crocifissa sua sorella)

n questa settimana non ho havuto lettere da costà, e prendo la presente posta per scrivervi questa lettera doppo tanto tempo che non v’ho scritto in particolare. Questo tralasciamento è stato perché le mie lettere sono à voi tutte sorelle comuni, e perché la vostra gran malattia et afflizione m’ha levato la penna dalla mano, come la gran miseria di Giob chiuse la bocca per 7 giorni e 7 notti à i tre suoi amici, i quali per quello spazio di tempo non pastarono poiché vedevano che il dolore di Giob era grande. Io però al presente vorrei essere vostro consolatore per mitigarvi in qualche particella i vostri mali. Ma questa consolazione posso ben desiderarla, ma non già darla. Perché qual consolazione può dare un huomo con le sue parole, mentre in fatti ogni giorno repletur multis miserijs? Un leproso non può guarire un altro leproso, ma solo dar cenno da chi si dee aspettare la sanità sua e dell’altro. Così fo io con voi, ricordandovi quello che sempre dovete tenere avanti gli occhi, che Iddio propitiatur omnibus iniquitatibus tuis et sanat omnes infirmitates tuas e perciò renovabitur sicut aquile iuventus tua.
Il perdono de’ peccati Iddio lo dà in questa vita, e la sanità felicissima dell’anima nell’altra, e la renovazione del corpo nel fine del mondo. Così voi prevedete buona speranza del perdono delle colpe, perché il Signore in tribulatione peccata dimittit. E questo è il contrasegno che siamo nella strada del cielo, l’esser stretta et angusta quella in cui camminiamo quasi affogati per lo grande sforzo di passare in tanta strettezza. Nostro Signore ci mostrò una sola strada per il Paradiso quella delle tribolazioni et angustie, egli v’andò avanti e poi gli Apostoli e Martiri camminarono questa strada tanto stretta che squarciò loro i corpi, fece loro uscir il sangue, levò loro la vita. Ma quanto più stretta fu et affogata la loro vita in terra, tanto è e sarà in eterno senza misura dilatata la vita loro in cielo. Riguardate questi nostri Maestri, e ricordatevi che non est discipulus supra magistrum. Tenete la pazienza salda benedicendo Iddio nelle vostre angustie et in patientia tua possidebis animam tuam per sempre beata in Paradiso.
Ricordatevi di me nelle vostre orazioni, com’anche vi raccomando di pregar il Signore ad indirizzar una giovine che desidera entrare in un Monasterio, ma incontra delle difficoltà.
È stato raccomandato questo negozio da un P. Confessore di monache, e vi prego à supplicarne la misericordia di Dio. Vi saluto con le sorelle.
1 di Marzo 1698

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. 1698 04 19 - AGT (copia) - (A suor M. Maddalena sua sorella)

on mia somma consolazione ho letto la vostra lettera di 12 Marzo, con la quale mi raccontate la buona sodisfazione et affezione con che è restato inverso cotesto Monasterio Monsig. Vescovo. Del che ne rendo nuove grazie alla Maestà Divina ch'opera in tutti ogni bene, e vi ricordo à non far capitale delle laudi degli huomini, perché né laude humana fa virtuosi gli huomini, né l'humano biasimo li rende viziosi. E ricordiamoci che tanto veramente siamo, quanto siamo negli occhi di Dio, non quanto siamo negli occhi degli huomini. Mi saranno sempre grati simili racconti di quello che costì avviene per mia nuova consolazione.
È arrivato qua il P. Provinciale delle Scuole pie di Sicilia, e son andato à vederlo per sentire quel che s'era fatto intorno alla fondazione, giacché da nostro Nipote non ho havuto lettere da due mesi in qua. M’ha detto dunque che la stipulazione fu fatta e sottoscritta da nostro Nipote, e da sé, e che hora in breve l’aspettano le risposte di Monsignore Vescovo alla S. Congregazione le quali egli havrebbe mandato come disse, al suo ritorno in Girgenti nella Settimana Santa. Venute queste risposte s’otterrà subito la licenza da qua, e si darà principio alla fabbrica con mandarvi due PP. e pregandolo io à mandare qualche buono suggetto per aiutar il luogo e per poter servire di straordinario e di consiglio al nostro Monasterio: il detto P. Provinciale mi disse che già senza questa mia instanza si trattava di mandare qualche buon suggetto, il che di nuovo, piacendo à Dio, replicarò doppo la licenza ottenuta. Pure m’ha detto che in Sicilia sono da 100 religiosi, e che hanno allevato una buona gioventù negli studij di Teologia, con difendere conclusioni e disputazioni publiche in Palermo. Sicché questi suggetti almeno saranno già maturi quando sarà finita la fabbrica della Casa per habitarvi tutti due. Questo passa di quel che ho sentito dallo stesso Padre, il quale mi pare un huomo assai buono e sincero e di religiosissimi costumi. L’effetto dimostra che è stata volontà di Dio questa Santa opera con tante contradizioni fatte fino all’ultimo. Ma le opere sante sempre hanno inoppugnazioni come si vede nelle storie de’ Santi. Salutatemi suor Maria Crocifissa nella sua dolorosa ma benedetta Croce. Nostro Signore le dia perseveranza nella pazienza e carità, perché quanto più lungo tempo crescono queste radici, tanto più s’innalza l’albero et abbondano i frutti in cielo. Ditele che preghi assai per me.
Hora in ultimo vi do una giocondissima nuova, che m’ha fatto giubilare nel Signore et è la conversione del vecchio Moisè Hebreo, che già s’è convertito a Christo con sentimenti Cristianissimi. Egli ha havuto una grandissima malattia di 3 mesi, et è stato vicino alla morte, ma in questo tempo il Signore gli ha toccato il cuore, e s’è dichiarato di farsi Cristiano. È stato levato dal Ghetto ò serraglio degli ebrei, di notte, et è stato portato in casa d’un suo scolare, dove sta ancora à letto. Et io sono stato à vederlo et abbracciarlo: e comincia à ricuperare le forze, e si spera che presto riceverà il Santo Battesimo. Ringraziate Iddio con un Te Deum laudamus e voi e tutte le religiose, e pregate nostro Signore che lo confermi nella fede, e che gli dia una santa perseveranza finale nella fede et amore di Christo. Gloria tibi Christe. Amen.
19 Aprile 1698.

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1698 04 26 - AGT (copia) - (A suor M. Serafica sua sorella)

a vostra lettera de’ 23 Marzo ha di bisogno non di lunga risposta, ma di lunghissime orazioni per domandar à Dio misericordia et aiuto in tanto profondo d’afflizioni che ci hanno sprofondato come Daniele nella fossa de’ leoni - in cui né luce né humanità lo consolavano, ma la sola misericordia di Dio lo sosteneva perché non perisse affatto. Bisogna che ci abbassiamo sotto la mano di Dio che ci percuote - per grandi che siano queste percosse sempre sono minori alli nostri peccati, et io dico Juste sum in hac damnatione et supplicio, nam digna factis recipio. Per i miei peccati giustamente sono castigato, e degnamente rispondono le pene alle mie colpe. Con tutto ciò non lo lascio di dire col ladrone in crocifisso per le sue iniquità, Memento mei cum veneris in regnum tuum: acciò che almeno sia partecipe del regno celeste quando verrà il perfetto regno di Christo nel giorno del Giudizio, in cui depressi affatto i rebelli et in eterno carcerati, egli co’ suoi intimamente glorificati nell’una e nell’altra sostanza dico nell’anima e nel corpo, regnerà eternamente in un felicissimo regno. Quanto à me io son contento di star in purgatorio infino al giorno del Giudizio, et havrò à gran misericordia d’esser all’hora salvato. Preghiamo Iddio che hora ci liberi dal peccato, et ogni altra pena sarà tollerabile, perché alla fine finirà. Salutatemi la nostra Crocifissa e per saluto partecipatele questi miei sensi animandola nella misericordia di Dio, e che s’è fatto il più et assai meno resta da patire, è passato il passato, passerà anco il futuro.
Per quel negozio non riuscito, non occorre che v’affliggete perché è il minore de’ miei mali. Anzi lo riconosco per mio bene, prima perché questa è stata la volontà di Dio, secondo perché forse sarebbe ciò stato in detrimento dell’anima mia: e terzo perché così sempre di nuovo imparo à non far fondamento sopra la volontà e parole degli huomini, che sono come le foglie che si muovono con tutti i venti. Pensiamo all’eterno et ogni cosa che passa col tempo, ci sia come una comedia che dura un’hora, e calata la tenda ogni cosa sparisce.
Per il negozio della visita de’ luoghi pij ho scritto à nostro Nipote per la feluca del dispaccio acciò che metta silenzio per l’avvenire all’opposizioni. Spero che m’ascolterà con l’aiuto di Dio, a cui raccomandiamo questo negozio.
Per le figure del SS. Crocifisso non ho havuta ancora buona congiuntura di parlar con quel R. Sacerdote che le ha, tutto che sia andato più volte per trovarlo e non me ne dimentico. Per la figura della Natività che desiderate per mostra vi potrò servire, ma prima vi voglio dir un mio pensiero. È uscito ultimamente in Venezia un libretto della grandezza de’ libri delle meditazioni della Passione di nostro Zio s. m. ma assai più grosso, e di carattere grosso, con figurine belline, e si contiene tutto il compendio della Sagra Scrittura dal principio del Mondo, fino à tutta la vita di Christo, e gli atti degli Apostoli. È una cosa assai bella, et è stampata con la licenza della S. Congregazione. Crederei che fosse un libro assai profittevole e di consolazione spirituale, e costa da giulij dodeci in circa. In luogo di quelle figure della Natività, si potrebbono pigliare tanti libretti di questa sorte, acciò che fossero più comuni à coteste religiose e nell’istesso tempo molte godere del suo frutto. E perciò v’avviso questo acciò che mi scriviate quello che volete che faccia. Secondo il prezzo accennato potete computare la spesa per quel numero che ne volete. Questo è quanto. Del resto pregate per me e vi saluto tutte nel Signore.
26 Aprile 1698.

Il nostro Mosè sta assai meglio e sta allegro assai con Giesù Christo in bocca, credo che sarà battezzato presto, e l’avvisarò. Pregate per lui acciò che il Signore lo confermi in fide et charitate usque ad mortem.

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1698 05 24 - AGT (copia) - (A suor M. Crocifissa sua sorella)

alla vostra lettera de’ 14 di Aprile comprendo in parte il colmo delle vostre afflizioni con le quali Iddio sempre lodato per suoi arcani consigli v’esercita in questa vita. Sopra le quali non ho che dirvi trasportato ancor io in sommo dolore per i vostri dolori, ne’ quali bisogna con silenzio e riverenza adorare il Divino Giudizio, e nelle stesso tempo non diffidar della sua Divina Bontà, che ci ha insegnato con l’esempi di tanti suoi servi ridotti qui giù in estremo foriero di dolori, ma poi sollevati là su in un’altezza indicibile di consolazioni eterne.
In questa compassione de’ nostri travagli m’ha recato consolazione l’apertura à caso del libro figurato degli Evangelij, venendomi all’impensata la figura di Lazzaro giacente in terra senza assistenza, senza provisione, senza cibo, senza altrui compassione, e solo carico di ulceri e piaghe senz’altro ristoro delle sue infermità che la lingua de’ cani che leccavano quelle sue aperte piaghe. Spettacolo che inorridisco à pensarvi se si vedesse per una sola hora. Hor che pensate voi che fosse il patirlo per tanto tempo? Massime con quell’altro vicino del ricco epulone avanti la cui porta giaceva facendosi à gara à chi stasse con maggiori contenti et allegria, et à chi con maggiori spasimi e condogli. Segreti giuditij di Dio in questa vita se non ci sono rivelati, come ce li ha rivelato in questo caso di Lazzaro nel Santo Evangelio, chiudendosi questa scena con quell’eterna sentenza recepisti bona in vita tua, et Lazarus similiter mala: nunc autem hic consolatur, tu vero cruciaris. Dal che impariamo ch’esser cruciati in questa vita temporale, ci farà consolati nell’altra eterna. Questa speranza mi consola e dee voi consolare confidando nella Divina misericordia che non permetterà che vi separiate da lui col consenso in qualunque vehemente tentazione, come non ha permesso à tanti Martiri e suoi servi che nella gran tempesta d’horribili tentazioni e crucij cadessero e fossero vinti da quelli. Preghiamolo ancora noi Ne nos inducas in tentationem, che non ci lasci intrar dentro la tentazione col cedere, ma che la tenga sempre fuori tutta che vicina e che ci combatte d’ogn’intorno altro è il combattere e ruffarsi col nimico, altro è l’esser vinto e darsi nelle sue mani. Questo aiuto et ogni altro soccorso spirituale e corporale vi desidero e prego sempre dal Signore e non lascio di farlo con ogni instanza quanto la mia fredda miseria mi suggerisce, et in particolare farò la visita al corpo di S. Filippo Neri con celebrarvi ò farmi celebrare la Santa Messa per voi, pregando il Signore che vi dia la sua grazia nell’anima e nel corpo ad intercessione di questo suo Santo. Per le Scuole pie non ho che dire oltre il già detto tante volte. Fate conto che io non sia in questo mondo, e facciamo costì quel che loro piace. La Signora Principessa di Butera si fa molto facili le cose che desidera, ma il fabbricar un gran palazzo in aria si fa presto: et il fabbricar una casetta richiede gran difficoltà e travaglio. Farebbe alla bona a non intorbidare le cose ridotte à fine per non metter in pericolo di non haver né questo né quello. Et io resto ammirato nel vedere tanta instabilità di voglie in questa fondazione. Hora questo, hora quello, hora sì, hora no, e poi sì, e di nuovo no. Nostro Signore vi metta la sua mano.
Vi saluto con le sorelle e pregate per me.
24 Maggio 1698.

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1698 05 31 - AGT (copia) - (A suor M. Maddalena sua sorella)

iamo in questo mondo forastieri e pellegrini, e non habbiamo qui città ferma e permanente: sumus advenae et peregrini sicut omnes patres nostri: et non habemus hic civitatem permanentem. Questa verità il Signore ce la fa sperimentare con terminar presto il pellegrinaggio de’ nostri parenti strettissimi come ha fatto in D. Giulio Maria nostro Nipote. Qui bisogna nettar gli occhi dal polveraccio e dalla fanga della terra, con essi puri e netti riguardar per il cannocchiale della fede che veramente non si dee far conto che della eternità, essendo il resto temporale e mondano un sogno da non farne conto. Le ricchezze, la sanità, gli appoggi, l’età, gli avvanzi delle case, son tutte cose da burla che non ha cosa di sodo ma una semplice apparenza che in un tratto svanisce. Quello che in questa morte io considero da Cristiano con la guida dell’Evangelio, è che nostro Nipote ha migliorato stato, essendo in luogo (come confido nel Signore) dove già non offenderà Dio, del cui godimento ò ne ha la ferma e sicura speranza, ò il possesso. Quanto à noi habbiamo un attacco di meno in questo mondo e lasceremo il mondo al mondo. Quanto al nipotino et alla Casa mettiamola nelle mani di Dio: et è meglio che l’estingua, che habbia mai ad essere e durare nel mondo se non haverà ad essere per sua gloria e servizio. Di Palma poi e del tutto, Iddio n’è il padrone Domini est terra et omnes qui habitant in ea. Lasciamoci governare da Dio con humile sommissione e non cerchiamo d’esaminare gli imperscrutabili giuditij di S. D. M.. Ama più Iddio le sue creature che noi creature gli uni e gli altri. Così quanto alle cose temporali di sussidij mettiamoci nelle mani della providenza divina. In manibus tuis Domine sortes meae, et tempora mea. Superate di grazia con l’amore di Dio, l’amore delle creature, e se volete piagnere, piagnete i vostri et i miei peccati, perché questi soli sono veramente degni di pianto. Pertanto vi prego à non affliggervi; smorzate il dolore col gaudio della vita eterna. E questo dolce addolcisca l’amaro della presente perdita: perdita chiamano i mondani, quello che noi Cristiani se seguitiamo Christo, dobbiamo chiamare acquisto. Beatus quem elegisti et assumpsisti: poiché inhabitabit in atriis tuis.
Questa sarà per risposta alla lettera vostra de’ 16 Aprile venutami mercoledì con la posta: con la quale pare mi venne una lettera del P. Bernardino di 22 di questo con cui mi raguaglia della infermità e ben avventurata morte di nostro Nipote. Ma perché egli mandò la lettera al nostro Padre Generale, questi non me la diede che Giovedì festa del S. Sagramento, finite le funzioni del Vespro. Venerdì celebrai la Santa Messa per lui et andai per esso à visitare S. Pietro con raccomandarlo à quel S. Apostolo, et agli altri Santi che hanno i corpi e reliquie in quella Basilica, e non lascerò di continuare le mie indegne orazioni per lui e per voi tutte e per i nipoti etc..
Salutatemi suor Maria Crocifissa e ditele c’ho già commesso di far celebrare la Santa Messa per lei all’altare in cui sta il corpo di S. Filippo Neri. E qui vi mando per essa una figurina ch’è stata sopra il detto altare una notte: la riceva con divozione et impari dalla figura quello che ella deve fare in coteste sue malattie e tribolazioni. Per le quali dal medico solo ho potuto havere questo parere et è di usar le mandolate; cioè mandole cotte assai col brodo, come una pappa e senza pane. Ma io stimo questi mali fuori dell’ordine naturale, e preghiamone la misericordia di Dio.
31 Maggio 1698.

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1698 06 07 - AGT (copia) - (A suor M. Serafica sua sorella)

o ricevuto in questa settimana due lettere una di 27 Aprile di s. M. Alipia, e l'altra vostra de' 7 Maggio et intendo le vostre afflizioni per l'instanze fatte per farvi confermare Abbadessa contra vostra voglia. Del che io prima bisogna raccomandar l'affare à Dio, e poi consultar il negozio per vedere quello che s'ha da fare. Io non so chi sia l'agente di Monsig. Vescovo qui, per sapere se veramente egli fa queste instanze alla Sagra Congregazione nondimeno vedrò d'informarmi d’altra parte se potrò havere qualche lume per regolarmi etc. Ho poi veduto quel Rev. Sacerdote che fece stampare i Crocifissi da mettersi sopra le croci di legno: e m'ha detto che non ha più il rame ch'è stato mandato al suo paese onde siamo fuori di speranza di haverne pìù.
Delle nuove tribolazioni per la morte del nostro nipote b. m. non occorre dir altro, havendovi scritto con la posta passata sopra di essa. Altro non ci resta che sempre rassegnarci al divino volere con quel di Giob Dominus dedit Dominus abstulit: sicut Domino placuit ita factum est: sit nomen Domini benedictum.
br> Spero havere da costà qualche più particolar notizia della sua morte, oltre quella che mi scrisse il P. Bernardino di S. Filippo Neri. Il P. Provinciale passato dalle Scuole pie di Sicilia che dimora qui m'ha letto un capitolo scrittogli dal P. Viceprovinciale da Palermo in cui gli scrisse che morì nostro Nipote come un Angelo, il che è stato di mia nuova consolazione. Egli manda il capitolo del testamento, in cui conferma la nuova fondazione delle dette Scuole pie, con raccomandarne la presta esecuzione agli suoi eredi. La divina providenza ha disposto le cose in maniera che questa fondazione non restasse in aria: poiché se si tardava à stipolare l'istrumento della fondazione e sottoscriverlo due mesi, sarebbe restata ogni cosa imperfetta, né havrebbono i Tutori potuto far nulla né in questa fondazione né in altra: e così sarebbe restata Palma senza convento fino all'età grande di Ferdinandino se Dio gli dà vita. Quando hora la cosa resta ferma e stabilita, non havendo à far altro i tutori, che eseguire il già fatto e confermato dal fondatore defunto. La settimana passata io scrissi alla Signora Nipote vedova, et al fine della lettera le raccomandai voi sorelle, il Monasterio e Palma e nominatamente questa fondazione per principiarla e spero in Dio che si farà presto, tanto più che il P. Viceprovinciale ò egli stesso anderà ò manderà altri à Monsig. Vescovo per sodisfarlo nelle difficoltà proposte: et havrà la sua risposta, quale havuta qui, et ottenuta dalla sagra Congregazione la licenza, verranno subito costà i 2 Sacerdoti et un fratello laico delle Scuole pie per cominciar à servire cotesta terra e principiare la fabbrica. Quello che sapete di nuovo costì sopra questa materia avvisatemelo per servizio di Dio.
Del resto mi raccomando alle vostre orazioni e di tutto cotesto Monasterio, et il Signore vi dia la sua Santa grazia in vita et in morte per condurci lassù dove ci aspettano i nostri buoni parenti, i quali sono arrivati prima di noi. Beati qui habitant in domo tua Domine, in saeculum saeculi laudant te.
7 Giugno 1698.

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1698 06 28 - AGT (copia) - (A suor M. Serafica sua sorella)

alla vostra lettera de’ 23 Maggio e dalle altre congiontevi ho inteso la piena relazione della malattia e morte et arrivo costà del difonto nostro Nipote et in prima come Cristiano per la divina grazia, ringrazio Iddio de’ suoi doni in quell’anima, co’ quali l’ha fatto vivere e morire da buon Cristiano ch’è una consolazione grandissima di noi fedeli, che non habbiamo qui città permanente, ma cerchiamo quell’altra eterna nel cielo. Dobbiamo anche ringraziare il Signore di contrasegni che ci dà della nostra salute per sua misericordia, mentre Christo promette la felicità e beatitudine à quelli, à quali dice Beati qui nunc fletis, quia ridebitis, e soggiugne Vae vobis qui ridetis nunc, quia lugebitis et flebitis. La condizione della nostra Casa pare che sia animata à viva speranza da queste due grandi sentenze di Christo: perché e nel temporale e corporale e spirituale s’hanno del continuo materie di dolore et afflizione, le quali ci allontanano dal quel riso della vita contenta e gioconda in questo mondo, a cui Christo benedetto intuona quel Vae, perché poi nell’altro mondo si lamentaranno e piagneranno. Questa speranza mi consola, questa ancora voi consoli, e pensiamo che la porta d’ottenere quel che speriamo è la morte, la quale io chiamo janua caeli. Del resto corrispondiamo col divino aiuto alla divina chiamata che ci vuole fuori d’ogni attacco e pensiero delle cose terrene et anco de’ parenti, pensando solo alla spirituale loro nelle nostre preghiere. Quanto alla Casa, ò dimori vedova ò passi alle seconde nozze la Signora Nipote: ò campi ò muoia il nipotino: ò venga qualunque altra mutazione, rimettiamo il tutto nelle divine mani: Dominus est: quod bonum est in oculis suis, faciat. Per tanto io non credo dovermi ingerire nel temporale di Casa, se no per raccomandarlo al Signore e lasciamo che mortui sepeliant mortuos suos, come disse Christo à colui che chiamava per esser suo discepolo. Credo che lo stesso farete voi tutte: perché à me pare un segno evidente del divino volere e non pensiamo più alla temporalità di Casa, mentre ci leva quelli, i quali ci potevano in qualche modo attirare ad essa sotto specie di buon consiglio e di avvertimenti. Preghiamo Iddio che ci levi anche la memoria del temporale de’ nostri secondo quello obliviscere domum tuam et domum patris tui: et concupiscet rex decorem tuum. Iddio ci dia questa decora bellezza d’anima spogliata e dimenticata del mondano, la quale egli desidera in un’anima per maggiormente amarla. Questo è quanto posso dirvi carissima Sorella, aggiungendo solo che nostro Nipote sta meglio di noi, uscito già da questo mondo di peccati e di tentazioni, e di tribolazioni, le quali cose ci fanno dire col santo vecchio Tobia Obsecro Domine ut praecipias recipi in pace animam meam: melius est enim mihi mori quam vivere. Pregate per me e vi saluto con le sorelle e coteste religiose tutte, e si compiacciano di pregar caldamente il Signore che mi perdoni i peccati e me ne liberi fino al fine.
28 giugno 1698.

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1698 07 05 - AGT (copia) - (A suor M. Maddalena sua sorella)

alla vostra lettera de’ 30 Maggio comprendo quanto sia stato costì il dolore e pianto per il viaggio fatto da nostro Nipote all’altra vita. E spero che questa stessa afflizione ricevuta con pazienza e con ringraziamento della percossa della divina mano, habbia à servire per scontare quelle pene che meritano i nostri peccati, e che habbiano ad aprirci più presto le porte del paradiso. Quanto a nostro Nipote, per lui è stato meglio uscir presto dal cattivo passo, come si dice: e dovressimo invidiarlo più presto, che compiagnerlo. Quanto à noi poi, habbiamo profittarci di metter tutte le nostre speranze, tutto il nostro fine e scopo nel cielo, levando lo sguardo dalla terra, in cui tutta la gloria mondana, le ricchezze, la nobiltà, il parentado, la casata e le altre cosiderazioni humane, altro non sono che fantasmi, ombre e visioni momentanee, come si rappresentano quelle degl’incantesimi, che in un momento spariscono. Queste cose ce le insegna la santa fede, nelle sagre Scritture, ma à noi senza la sperienza par che non ci muovano tanto i sensi i quali spesso tirano à sé l’anima ragionevole. E perciò dobbiamo ringraziare Iddio che à nostro vero bene tanto dispone levando dal mondo la nostra famiglia e portandola in cielo. Poco importa che in terra si perda il nostro lignaggio, quando si son perduti e si perdono ogni giorno le famiglie e Case di tanti Imperatori, Re e Principi grandi, à rispetto de’ quali la nostra Casa è una pulce. Ecco la stirpe reale del Re di Spagna sta per estinguersi, non havendo figlio à cui debbasi l’eredità di tanti regni: e vi pare gran cosa che lo stato di Palma di pochi palmi habbia à passare ò à questi ò à quelli? Queste voci di Casa, famiglia, razza, sono un linguaggio di huomini mondani che veggono sogni di giorno e con gli occhi aperti, e si chiamano somnia vigilantium, sogni d’huomini svegliati. Unum est necessarium: Maria Maddalena optimam partem elegit quae non auferetur ab ea. Questo sguardo et amore in Christo, quest’attenzione et affezione al regno di Dio, queste sono le cose necessarie, e l’unica cosa necessaria à Crisziani, da’ quali non sarà mai tolta, ma perfezionata ineffabilmente nella possessione del felice regno di Dio, che hora sospiriamo. Impariamo da Giona à non rallegrarci dell’hedera herba verdeggiante et ombrosa, sotto la quale pare che qui giù stiamo contenti. Voi sapete che Giona si fece una capannuccia fuori di Ninive per veder l’esito di quella citta, se sarebbe destrutta ò no, perché già havea veduta la conversione di quel popolo, e perciò sospettava della rivocazione della sentenza. Hora il Signore al mesto profeta che si doleva di restar bugiardo delle minaccie predicate, mandò qualche sollievo con far crescere attorno e sopra quella capanuccia un’ombrosa quantità di herba di hedera, e dice la Santa Scrittura che Giona molto stanco delle fatiche, si rallegrò assai di quel refrigerio che lo defendeva dall’ardore del sole et laetatus est Ionas super hedera laetitia magna. Ma che? La seguente notte il Signore mandò un verme che percosse quella pianta, e rosicò i suoi rami e li seccò e fece cadere le frondi: e levato il sole, mandò Iddio un gran vento ch’abbruciava. Sicché Giona resto scoperto alli raggi del sole in quel vento così infuocato à tal segno che veniva meno, e desiderava di morire. Melius est mihi mori, quam vivere. Con questo il Signore gli insegnò che se si doleva dell’hedera, che in una notte era nata, e nell’altra era perita, la quale egli non havea piantata: dovea pensare quanto era convenevole che Dio perdonasse à quel suo popolo di Ninive, ch’havea creato e conservato. Ma noi impariamo dal fatto di Giona, à non rallegrarci super hedera: non sia il nostro gaudio per l’hedera che in una notte nasce, e nell’altra perisce e si secca. Tutte le cose del mondo sono foglie verdeggianti sì, ma che in una notte nascono, e nell’altra seguente spariscono. Godiamo solo che la nostra famiglia sia scritta in cielo, gaudete quod nomina vestra scripta sint in caelo. Amen. Fiat, fiat.
Alla Signora Principessa scrissi l’ultimo giorno di Maggio, et havrà già ricevuto questa lettera di condoglianza. Ringrazio Iddio del suo buon animo di non affittar Palma, ma governarla essa, perché ciò sarà meglio per lo bene di cotesta gente che molto desidero e sempre raccomando al Signore con voi e Sorelle e coteste religiose tutte, come spero che fate per me.
5 Luglio 1698.

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1698 07 26 - AMBP - (A suor M. Maddalena sua sorella)

o havuta la vostra lettera de’ 22 Giugno, breve in scrittura ma in molte carte bianca e ringrazio il Signore di quello che ci dà, comunque sia al nostro senso, preghiamolo à non privarci della sua grazia e della sua faccia et sufficit nobis. Dell’affitto di Palma sì come non m’intrometto in tal affare, restando alla prudente disposizione della Sig.ra Prencipessa e del Sig. Prencipe suo padre, così approvo molto che ritenga detta Sig.ra il governo di Palma per le ragioni già significate per altre mie.
Fo fine havendo poco tempo hoggi da scrivere e vi saluto con le sorelle e tutte coteste religiose e pregate per me.
26 Luglio 1698.

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1698 08 23 - AGT (copia) - (A suor M. Maddalena sua sorella)

o ricevuto la vostra lettera de’ 15 Luglio e nel rammarico delle pene presenti di suor Maria Crocifissa mi consolo col divino beneplacito e con la speranza che ci porgono le divine lettere poiché beatus vir qui suffert con pazienza tentationem, quoniam cum probatus fuerit accipiet coronam vitae, la qual corona sopra ogni altra corona imperiale e reale di questo mondo Iddio ha promesso à quelli che l’amano dandola doppo lunga prova et esperienza di costante suo amore nel fuoco delle tribolazioni. Cum probatus fuerit, doppo che sarà uno provato e sperimentato e purgato dal mescolamento di cose vili, come si fa con l’oro che per renderlo puro et approvato per fino, si gitta nel fuoco. Questa speranza mi consola e consoli essa come le direte a mio nome con ricordarle che preghi il Signore per me. Pregate per il nostro Sig. Filippo acciò che il Signor gl’assista fin al fine aiutandolo sempre e presumendolo da ogni offesa almen grave di sua Divina Maestà e ve lo raccomando assai, perché il fine corona, non il solo principio del bene.
Di quel racconto dell’anima di nostro Nipote desidererei haverne più distinta notizia tanto della persona, quanto del tempo se ciò sia stata doppo molti giorni, ò nello stesso punto della sua morte.
Ringrazio Iddio della santa volontà che ispirò à nostra nipote di dedicarsi tutta à lui. E quanto a’ voti anchor io son di parere di pigliar lungo tempo per ben pensarvi e raccomandar questa risoluzione al Signore. Quanto alle Scuole pie in questa settimana ho tornato à parlar al P. Luigi Provinciale passato di Sicilia, et anche col P. Generale delle Scuole pie, et ho detto loro chiaro che s’eglino non attendono à questa fondazione, la cosa humanamente non riuscirà per mancanza di huomo che ciò procuri e perduca ad effetto. Per tanto il sudetto P. Generale ordina in questa posta che assolutamente vada un di loro à Girgento con le scritture necessarie per far capace Mons. Vescovo della sostanza delle rendite destinate da nostro Nipote. E questo Padre passerà prima per Aragona per haver anche dal Sig. Principe la sua raccomandazione. Sì che spero che s’havrà all’ultimo questa lettera di Monsig. Vescovo, quale havuta, et ottenuta qui la licenza dalla S. Congregazione verranno i due Padri per cominciar le scuole e la fabbrica et aiutar cotesta gente con le confessioni etc. Il ... La Placa è assai amorevole di questa religione, onde anche da canto suo si faciliteranno le cose con far pagare le rendite stabilite. Preghiamo il Signore acciò che indirizzi il tutto in suo santo servizio, e quello che occorre di nuovo sopra questa materia avvisatelo subito per poter far da mia parte quello che potrò, piacendo à Dio, à cui raccomandatemi assai e vi saluto con le sorelle e coteste religiose.
23 Agosto 1698.

Riveritemi la Signora Nipote con desiderio delle celesti benedizioni e per lei e per il nipotino. E fatelo sempre nelle vostre lettere, anche che ciò m’uscisse di mente nelle mie lettere.

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1698 11 28 - AMBP - (A suor M. Serafica sua sorella)

o ricevuto in questa settimana, per grazia di Dio, due lettere da costà, una di s. M. Alipia de’ 18 Ottobre, e l’altra vostra de’ 25 dello stesso. Intendo per esse la nuova elezione esser caduta sopra voi, e ringrazio il Signore che habbia operato in voi quello che dovevate fare, cioè di rinunziare tal carica da canto vostro, e d’accettarla per parte del Prelato, che il Signore v’ha dato per superiore, e così ubbidendo à lui, havete ubbidito à Dio: qui vos audit, me audit, dicea Christo agli Apostoli, de’ quali sono successori i Vescovi nella Chiesa di Christo: Deo gratias. Egli che v’ha imposto tal carica, vi darà le forze per portarla.
Resta che voi a lui ricorriate per imparare da lui quello che dovete insegnar all’altre con sorelle, chiedendo à Dio lume ed efficacia per vedere quello che dovete fare e per esseguirlo.
Circa il dubbio ch’havete, se possa esser vostro confessore ordinario un Padre delle Scuole pie, non v’è da dubitare, perché se Mons. Vescovo vuole, può destinarlo, come al presente qui in S. Silvestro habbiamo uno de’ nostri ch’è stato fatto confessore ordinario d’un Monasterio per tre anni; sicché non v’è in questo impedimento veruno, ed io non lascerò con l’aiuto di Dio di procurare che vengano costà buoni suggetti, e che possano anche far l’ufficio di confessarvi etc. pregate il Signore che indrizzi il tutto bene.
Quanto alla spedizione di questo negozio, Venerdì passato non vi fu tempo di potersi riferire in Congregazione, per le tante cause che v’erano. Speriamo ch’oggi si portarà, e prima di chiudere questa lettera, v’avvisarò quello che occorre in ciò.
In questa posta scrivo lettere di buone feste al Sig. Prencipe d’Aragona ed alla Signora Nipote, e penso mandarle tutte due per la posta ordinaria di Palermo sotto la sopra carta del Sig. D. Placido Marchese, riservandomi à scrivere un’altra lettera alla Sig.ra Nipote, finito che sarà qui il negozio delle Scuole Pie, qual lettera la manderò à voi al solito. Del legato non ho altro da dirvi, se non che bisogna rimettersi al divin volere, e vi ringrazio delle fatiche da voi fatte per esso. Spero che il Signore manderà presto gl’effetti della sua divina providenza.
Salutatemi suor M. Crocifissa e confortatela con la speranza della salute eterna, e che quanto più lungo è stato il male, tanto meno resta da patire. La raccomando sempre al Signore, il quale le darà il centuplo di consolazione eterna per il suo patire temporale. Vi saluto tutte con le sorelle e pregate per me.
28 Novembre 1698.

P.S. Scrivete alla Sig.ra Nipote che non faccia lavar la testa mai al figliuolino per esser ciò di gran nocumento al suo temperamento, secondo l’avviso del medico di qui, e quel lavare di testa che si facea in noi quando eravamo figliuoli è stata forse la causa delle nostre indisposizioni habituali che tutti noi habbiamo, ed hora paghiamo la liscìa che fu consumata nella fanciullezza. Nella Congregazione di ieri non è stata portata la causa nostra delle Scuole pie, bisognerà aspettar l’altro Venerdì. Sono le cose di questo paese, in cui il gran numero delle cause fa che se ne differiscono tante, e pure questa Congregazione si fa ogni Venerdì e comincia a 20 hore e finisce all’Ave Maria, ed alle volte ad un’hora di notte.

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1698 12 20 - AMBP - (A suor M. Serafica sua sorella)

n questa settimana non ho havuto lettere da costà cosa che spesso succede. Bisogna ricevere questa mortificazione dalle mani di Dio benedetto, con lodarlo sempre e ringraziarlo in tutto.
Per le Scuole Pie non ho havuto ancora i capi che si desiderano meglio aggiustati, come ne ho pregato Mons. Segretario della S. Congregazione, in haverli avvisarò il tutto più distintamente.
Ieri il Papa pubblicò in Concistoro i due Cardinali riservati in pectore nelle due promozioni sue, e furono il Mons. Morigia milanese, Arcivescovo di Fiorenza e l’altro Mons. Paolucci, Vescovo di Ferrara già stato Nunzio in Polonia per gli aggiustamenti di quel regno nell’elezione del nuovo Re ch’era stata discorde, questo ultimo si trova in Roma, l’altro è in Fiorenza, sono tutte due suggetti meritevolissimi per la loro bontà.
Pregate che il Signore assista loro; restano ancora altri 4 luoghi vacanti di Cardinali per altra promozione che anderà assai in lungo, perché questa di ieri fu una publicazione di suggetti già fatti ma non pubblicati. Nostro Signore vi conceda grazie in queste sante feste del Natale, e massime alla nostra Crocifissa che imita nel suo letto i gemiti e lagrime del doloroso presepio, ma il presepio e la croce si mutò in Christo in trono di gloria, come muterà le croci de suoi fedeli nelle sedi di perpetuo riposo e gloria. Pregate per me.
20 Decembre 1698

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1699 02 14 - AMBP - (A suor M. Serafica sua sorella)

o ricevuto una vostra de’ 10 Gennaro, e per quello attiene alla poliza, già la ricevei, per grazia di Dio. È ben vero che si dovea poi con altra posta mandar la seconda poliza come si costuma, per il caso di smarrimento della prima. Già le cose comperate per voi sono in ordine, et aspetto qualche marinaro per mandarle in Palermo etc.
Quanto alle Scuole pie, già sapete quello che passa, che la Sagra Congregazione vuole aggiustati tre punti, per li quali bisogna che i Sig.ri Tutori facciano a nome del Fondatore la permuta d’alcune rendite, le quali erano vincolate, e bisogna metterle sopra beni liberi, i quali già havea soggettati a questa Fondazione il Fondatore, in mancanza di quei beni vincolati col fidecommisso. Questi Sig.ri Cardinali dicono potersi ciò francamente fare da’ Tutori secondo le leggi, e si maravigliarono quando fu mossa loro questa difficoltà, dicendo non esservi dubio di potersi ciò fare da’ Tutori. Sicché questo negozio dipende da essi. Voglio sperare che non lasceranno di fare quello che bisogna per venire à capo di questa fondazione. Pur diligenze non si sono trascurate, ma la Sagra Congregazione ha voluto che si proceda con tutte le cautele necessarie. Starò aspettando avvisi della Sig.ra Prencipessa e da voi per tirar avanti questo affare. Scrissi alla Sig.ra Prencipessa per le buone feste, mandando le lettere con quella del Sig. Prencipe Padre. Da questi ne ho ricevuto risposta, ma non di detta Sig.ra, non so se siano capitate le mie lettere.
Circa suor M. Crocifissa ridotta all’ultimo grado d’etisia, come dite, mettetele avanti la gloriosa Vergine S. Sincletica, di cui si celebra la festa a’ 5 di Gennaro, a cui il demonio caggionò quest’infermità d’etisia in grado malignissimo: le ulcerò prima il polmone, che anche lo sputava per bocca, con febre ardentissima per tre anni e mezzo, e non contento di tanto gran male, le caggionò un tal morbo nella bocca e nelle gengive, che quasi le tolse la voce, se le corroppero le gengive, le mascelle, e tutte quelle parti vicine, essendosi corroso anche l’osso. E fu tant’orrenda quella ganghrena, che mandava fuori un orribile fetore, talchè le altre religiose con si potevano accostare et in tempo di necessità ciò facevano con varij suffumigij d’odore, per sminuire quella puzza di cadavero, et in tanti mali non volle mai opera di medici, dicendo che gli altri vedevano la corteccia di fuori, ma che ella vedeva il nocciuolo di dentro, sapendo quanto gran bene le havrebbe caggionato quel gran male. Solo nel fine permise che le fosse applicato un empiastro di mirra, d’aloe e di mortella, non per altro se non per dare tanto fetore alle sorelle, dicendole il medico che questo era un medicamento più di cadaveri che di corpi vivi.
Così in tanto fetore, senza cibo e senza sonno per i gran dolori passò gl’ultimi 3 mesi, e doppo raccomandato alle sorelle di portarsi coraggiosamente nel servizio di Dio, da lui consolata con celeste visione, spirò l’anima santissima, martire per la constanza neI santo amore di Dio in sì lungo martirio. Questa è la strada del Paradiso, dolorosa si, ma gloriosa per tutti gli eterni secoli. Questo racconto serva per lettura alla nostra cara sorella, non tanto scritta da me, quanto mandatale da quella benedetta Vergine col suo esempio, che anche l’aiutarà con le sue orazioni. Vi saluto tutte e pregate per me.
14 Febbraro 1699.

P.S. Godo poi che le poste si siano raggiustate per quella dimostrazione fatta al Sig. D. Placido, quale già suppongo haverla fatta con spendere delle vostre riserve, e non del denaro comune del Monasterio, essendo ciò una sodisfazione particolare e non comune di detto Monasterio.

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1699 03 07 - AGT (copia) - (A suor M. Lanceata sua sorella)

n questa settimana ho havuto due vostre lettere de’ 25 Gennaro, e de’ 4 Febbraro con la lettera scrittavi da Monsig. Vescovo sopra suor M. Crocifissa dalla quale mi mancano le parole di dirvi, ma non i pensieri continui e nell’orazioni per raccomandarla al Signore e fuori anche, standomi fisso nella mente cotesto suo martirio, quale però tengo per una caparra dalli eterni premij eccellentissimi ch’ella havrà da godere in cielo, dove pregarà per noi, e quella che seco ci fa tanto affliggere, ci farà partecipi delle sue orazioni per impetrarci da Dio misericordia. A me solo resta di continuar al presente le mie indegne preghiere per essa, et à voi l’avvisarmi quello che va passando et occorrendo di nuovo. Monsignor Vescovo ha precedentemente ordinato di notar le sue cose dello stato presente, e particolarmente quegli atti virtuosi et orazioni, con che si fa scudo in tanto combattimento e spero anchor io (se così vorrà il Signore) esser partecipe di queste notizie per mia consolazione ed edificazione nel dissipamento del mio spirito. Orate pro me.
Quanto à quello che dite della Benedizione Papale, so che i Cardinali e personaggi et altri suggetti qualificati in fine di morte mandano à domandarla al Papa: ma veramente non so in che termini si conceda, et in che consista. Crederei che fosse l’indulgenza plenaria, quale potrete ancora voi havere per altre concessioni di medaglie benedette e di Rosarij ò di confraternita etc. Su questa è grazia da domandarsi al Papa, per non haver mai saputo una tal instanza farsi da qualche comunità religiosa.
Circa le novità di Roma che costì si dicono, non so che possano essere non essendovi qui cosa di rilevante, se non l’aspettarsi la Regina di Polonia col Cardinale suo padre d’età di 94 anni come dicono. Sì che penso che sieno costì sparse ciarle, le quali spesso si mettono in campo senza fondamento.
Delle Scuole pie s’aspettano da costà le risoluzioni secondo che già scrissi. Solo qui aggiungo l’essersi mandata una poliza di pochi scudi per le spese fatte da quei Padri nel proporre la causa in Congregazione, cioè per le copie di lettere di Monsig. e di memoriali, per darli a ciascun Cardinale della S. Congregazione e di quella sommetta ne restano circa due scudi per altro bisogno che possa occorrere per la stessa causa.
Della poliza poi del legato, io non posso sapere se vi erano le 4 onze da voi mandate, perché in quella non si faceva menzione di onze, ma solamente di scudi romani, et io credendo che fossero per onze 114 ho spartito quegli scudi in 114 parti, tenendone à conto vostro quanto corrispondeva à 4 onze. Potrete però sapere il tutto da quelli che fecero la poliza, in cui, se ben mi ricordo, si diceva che il Sig. Catalano havea dato il denaro etc. Comunque sia già v’ho scritto nelle cose commessemi e l’ho inviato al P. Bernardino di S. Filippo Neri, però le figure della Natività sono 40 perché così dicevano le vostre lettere da me fin’all’hora conservate, se ben con quest’ultima dite 42 ò 46 il che bisognava avvertirlo prima.
A D. Stefano Leone furono dati qui in varie occorrenze due scudi romani, se bene non mi ricordo certo se alcuna cosa di detta somma gli fusse rilassata per limosina, e perché è cosa di poco momento per farne cambio, gli potreste significare che sarò contento dargli il tutto per elemosina per celebrarne 20 ò 15 Messe secondo la mia intenzione, essendo la limosina qui usata per le Messe d’un giulio l’una, sì che due scudi essendo 20 giulij fanno giusto il numero di 20 ma per levarmi ogni scrupolo basteranno 15 Messe. Avvisatemi della risoluzione che se vorrà ciò fare, potrà cominciarle quando vorrà e con sua comodità.
Del resto vi saluto tutte e pregate assai per me, com’anche tutte coteste religiose, che tutte saluto nel Signore
. 7 Marzo 1699.

Di Ferdinando non so come la passi dalla sua debbolezza nel camminare, avvisatemi qualche cosa.

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1699 03 14 - AMBP - (A suor M. Serafica sua sorella)

o ricevuta la vostra lettera degli 11 Febbraro con le solite materie di ringraziar sempre Iddio nostro Signore per le cose avverse e seconde massime per la nostra sorella Crocifissa à cui egli dà sofferenza e costanza infino al fine e questo mio desiderio siale per un carissimo saluto.
Delle Scuole pie, dipende la risoluzione da costà, perchè raggiustatisi i punti secondo che vuole la S. Congregazione, speriamo subito haver l’intento.
Quanto alla notizia de’ libri per leggerli nella ricreazione, mi pare che in primo luogo potreste leggere un capitoletto di quei racconti della Sagra Scrittura del libretto mandatovi, bastando un poco per volta per potervi discorrere sopra. Quanto poi ad altri libri sarebbono à proposito l’Historie de’ Frati minori cioè Francescani, nelle quali sono bellissimi fatti, com’anche l’historie de’ Predicatori, e d’altre Religioni. Mi dicono che il P. Binetti Gesuita ha fatto molti libretti che sarebbono adattati, e particolarmente uno intitolato Ricreazione degli infermi.
Se poi volete un’ampia materia di bellissimi racconti e detti, e che vi possa durare per più anni, questa la trovarete nel Compendio volgare degli Annali del Cardinale Baronio, che cominciano dall’Incarnazione fino all’anno mille e ducento, quivi trovarete la vita di nostro Signore, della Madonna, degli Apostoli, e bellissimi esempi di martiri e confessori, quivi tutte le persecuzioni della christianità e tanti castighi di Dio, quivi tanti Concilij e Riforme com’anche tante eresie, delle quali è restata sempre vittoriosa la Fede Cattolica et in una parola vedrete tutto ciò che di più notabile è accaduto nel mondo per mille e ducento anni; ne potreste leggere un poco alla volta et interrompendo la lezione con qualche bella e pia riflessione e discorso, come si può convenire ad una ricreazione religiosa servendo ciò più per dar materia di riflettere e ponderare scambievolmente che per fare una tirata di lunga lezione e vi consigliarei à comperarlo perché non sarà facile ad haverlo prestato per lunghissimo tempo, nostro Padre l’havea letto più volte, come trovai notato di sua mano, ecco quanto posso dirvi sopra ciò al presente.
Mi raccomando alle vostre sante orazioni e delle sorelle e di tutte coteste religiose, e riverite la Sig.ra Nipote à mio nome. Mercoledì arrivò qua Mons. Girgenti da Palermo nominato al Vescovado di Patti, per esser esaminato e poi consegrato etc.
La Regina vedova di Polonia non è ancora arrivata ma s’aspetta di presso.
14 Marzo 1699.

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1699 03 21 - AMBP - (A suor M. Maddalena sua sorella)

alla vostra lettera de’ 18 Febbraro intendo esser arrivate le mie lettere so­pra i medicamenti vostri e di Ferdinandino: e desidero haver notizia dello stato vostro e di lui per il desiderio ch’ho della vostra sanità et beneplacito di Dio a cui sottomettiamo sempre nelle nostre tribolazioni, che non mancano in questa miserabil vita, e massime nella malattia della nostra sorel­la Crocifissa, filij sanctorum sumus, et expectamus meliorem vitam, quale ci hanno predicata i nostri Santi Padri gli Apostoli benedetti et i loro successori, de’ quali noi siamo figli per la loro predicazione rigenerati in Christo.
Uno de’ nostri Padri m’ha fatta instanza di haver un ufficio di carità del vostro Monasterio per un suo particolar bisogno, acciò che preghiate con spe­cialità il Signore per questa sua necessità, per tanto à mio nome pregatene la madre Abbadessa affinché lo faccia raccomandar al Signore, coteste religiose con suggerirlo anche, se si può, à suor M. Crocifissa acciò che essa pure faccia qualche breve orazione per lo stesso, com’anche per me. Delle Scuole pie attendo da costà le risoluzioni per proseguirsi qui questa santa opera.
Ho saputo esser morto il Sig. La Placa non so chi sia stato sosti­tuito Tutore: avvisatelo distintamente per ogni buona occasione. Qui non occorre altro da scrivere, se non d’aspettarsi nell’altra settimana l’arrivo della Regina di Polonia col Cardinale suo padre, che prenderà il Cappello al suo arrivo, questo è di 94 anni, et ha viaggiato hora da Polonia fin qua, anche in questa rigidissima invernata. Dicono che sia robusto assai e che viaggia in carozza et à cavallo come se fosse un giovane.
S’aspetta pure il Cardinal Morigia Arcivescovo di Fiorenza per prendere il Cappello, questo fu creato nella prima promozione, ma ritenuto in pectore, e poi doppo 3 anni publicato pochi mesi sono avanti Natale et havrà in primo luogo di tutti i Cardinali di questo Papa, perché era il più antico Arcivescovo degli altri fatti Cardinali nella prima promozione, egli era stato prima de’ Chierici Regolari di S. Paolo, che chiamano Barnabiti, et è il primo Cardinale di detta Congregazione.
... (mutila).
(21 Marzo 1699)

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1699 03 28 - AMBP - (A suor M. Serafica sua sorella)

alla vostra lettera de’ 24 Febbraro intendo qualche poco miglioramento di nostra sorella Crocifissa: nostro Signore glielo accresca in suo santo servizio e come à lui piace, e ne aspetto nuovi avvisi.
Quanto al mandar le cose costà occorrendo, le indirizzarò in Palermo al Sig. Marino, ò alla Sig.ra suor Giesualda, come scrivete.
Quanto al Sig. La Placa, già ho qui saputo la sua morte, per detto di uno de’ nostri Padri siciliano venuto con Monsignore di Patti, nostro Signore indirizzi il tutto in suo santo servizio, massime per l’affare delle Scuole pie: per lo quale bisogna procurare di togliere tutti gl’impedimenti, e del resto lasciarne l’effettuazione come e quando Iddio benedetto vuole. Perciò non lasciate da vostro canto di affrettare le spedizioni, acciò che per parte vostra non vi sia negligenza.
In questa settimana è arrivato il Cardinal Morigia, per ricevere il cappello, e dicono si fermerà qui con rinunziare l’Arcivescovado di Fiorenza: volendolo il Papa in Roma per le sue ottime qualità. Pure è arrivata la Regina vedova di Polonia con il Cardinale suo padre: s’aspettava la sera de’ 24 di questo, ma ella prevenne et arrivò la notte precedente alle 9 hore, credo per levarsi dalla soggezione degl’incontri e del concorso del popolo curioso. Giovedì poi alle 20 hore, andò il Cardinale suo padre alla prima udienza del Papa privatamente, come sogliono fare gli altri nuovi Cardinali, e poi doppo il suo ritorno alle 22 hore andò pure la Regina sua figliuola, ma senza pompa, perché dicono che non voglia qui stare con tutta la pompa di Regina, ma moderatamente, questo è quanto passa intorno à ciò. Del resto, pregate il Signore per me con le sorelle e coteste religiose, e tutte saluto con la Sig.ra Nipote.
28 Marzo 1699.

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1699 04 04 - AMBP - (A suor M. Maddalena sua sorella)

o ricevuto la vostra lettera de’ 26 Febraro con l’avviso del miglioramento di s. M. Crocifissa quanto al sonno et alla retenzione del cibo: e ne ringrazio la benignità di Dio benedetto, che le ha mitigata in questa parte l’afflizione: e prego la Sua Divina Maestà à concederle prima in ordine allo spirito, e poi anche quanto al corpo quei conforti che le saranno più giovevoli à servizio e gloria di Lui. Tra tanto voi salutatela da mia parte caramente nel Signore e ricordatele di pregar per me qualche volta, dicendo più col cuor che con la lingua quella tanto raccomandata orazione di S. Giov. Crisostomo per tutte l’hore del giorno e della notte, cioè Domine miserere, essendo (come dice lo stesso Santo) la misericordia di Dio la madre d’ogni bene che possiamo havere.
Raccomandatele pure alcune anime per qualche motivo speciale, com’anche le raccomando meco à voi et alla madre Abbadessa per raccomandarle à tutta cotesta Comunità.
Quanto alla voce sparsa della mutazione di stato della Sig.ra Nipote, rimetto il tutto nella divina disposizione projiciendo curam in eum quoniam ipsi cura est de nobis. Sorella carissima non pensiamo tanto alla Casa perché corre pericolo di raffreddarsi il nostro cuore et attenzione verso la città permanente, e patria migliore: se siamo peregrini e passaggieri, non occorre qui fabbricar castelli in aria, ma cerchiamo d’arrivare e (se Dio vuole) presto, dove non vi sono più né guai né mutazioni e varietà come in terra, dove l’anima nostra non sta ferma in un pensiero et affetto né pur per un’Ave Maria. Sono morti i nostri antenati, son morti i nostri parenti conosciuti da noi, hoggi ò dimane morremo noi, morranno gli altri, et il tutto se ne và in fumo, né gloria né honore, né ricchezze né commodi, né splendore né sanità son di durata, et in una chiusa d’occhi ogni cosa svanisce in vento.
Il Rè di Spagna per non haver successione, havea ultimamente dichiarato successore suo ne’ Regni il figlio dell’elettore Duca di Baviera, come suo più prossimo, tra questi primi gridi di tal dichiarazione, quel figliuolino di 6 anni e mesi, essendosi rihavuto da una malattia, inaspettatamente sorpreso d’accidenti convulsivi, è morto et eccoti sfumato in un momento la successione di tanti Regni.
Beato egli che Angioletto se ne è volato in Paradiso havendolo liberato Dio da’ grandi pericoli che vi sono nel regnare e poi che cosa sono i Regni terreni rispetto al Regno Celeste? Oh fede aprici gli occhi, e facci vedere le verità come sono, e non come ce le oscurano le nostre passioni e l’affetto delle cose di questo mondo.
Pregate per me acciò che il Signore lavi la veste della mia coscienza e la imbianchi nel sangue dell’Agnello, sì che sia fra quelli che lavaverunt stolas suas et dealbaverunt eas in sanguine Agni: perché altrimenti non entrarò in Paradiso, perchè nihil immundum et coinquinatum introibit in eum.
4 Aprile 1699.

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1699 04 11 - AMBP - (A suor M. Serafica sua sorella)

n questa settimana non ho havuto lettere vostre ma bensì una di D. Stefano Leone de’ 12 Febraro datami tardi doppo alcune settimane per non sapersi à chi era diretta, essendo il mio nome abbreviato, e con il secondo cognome di Caro oltre il primo. Egli mi scrive di voler tornare qua à studiare, et io gli rispondo in quella conformità che potrete sapere da lui, scrivendogli in questa stessa posta.
Voi sopra luogo potrete saper meglio ponderare questa sua risoluzione. Supposto che voglia venire, è bene à farlo prima de’ caldi, e passando egli per Palermo vorrei che le faceste consegnare un piccolo vasetto di giacinto ma senza odore, che si fa assai meglio in Palermo che qui, vi potrete servire del denaro di lui stesso che havrà da portare qua, perché io al suo arrivo gli darò quanto s’è speso per il sudetto giacinto. Questo però s’egli fa la strada di Palermo, perché altrimente, non occorre altro.
Sopra tutto significategli che non stia speranza sopra di me per il suo mantenimento, perché sapete come vanno le cose del legato onde è bene portarsi la provisione per il mantenimento d’un anno.
Del resto vi saluto tutte e particolarmente s. M. Crocifissa sperando nella misericordia di Dio che le nostre croci ci habbiano à condurre in Paradiso per il sangue sparso del Figlio di Dio in Croce, come in questi santi giorni rammemoriamo più espressamente, e Dio faccia più devotamente.
Mi raccomando alle vostre orazioni e di tutte coteste religiose.
11 Aprile 1699.

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1699 04 25 - AMBP - (A suor M. Serafica sua sorella)

o ricevuta una vostra lunga lettera de’ 16 Marzo, sopra il negozio della fondazione d’un convento in Palma: e veggo espresso di nuovo il bisogno d’esso, quando già io n’era persuasissimo et aspettava le ultime risoluzioni della Sig.ra Nipote per pigliar nuova risoluzione. Ma vedendo le cose poco men che disperate, ho parlato col P. Procurator Generale delle Scuole pie e col padre Luigi, Provinciale passato di Sicilia, dichiarando loro à risolversi di venir in Palma almeno à titolo di hospizio, cioè 2 sacerdoti et un laico, e tra tanto cominciare la fabbrica del convento, perché con la fondazione già principiata si potrà meglio effettuarsi un giorno la compita fondazione di 12 suggetti, et ho significato chiaramente, che dichino di sì ò di no: per poter applicar l’animo alla fondazione d’altro convento di altra religione.
M’haveano promessa l’ultima risoluzione per questa mattina per potervi scrivere: ma m’ha mandato à dire il P. Procuratore Generale che le cose hanno buona disposizione per l’instanza fatta e che ne vogliono passar parola col Sig. Cardinal Carpegna loro protettore, e che per ciò differisca fino all’altra posta à mandarvi la risoluzione. Nostro Signore indirizzi il tutto in suo santo servizio. Le fatiche fatte e che fo per questo effetto non mi paiono cose gravi per il desiderio che ho di porger questo aiuto spirituale à cotesta terra: e non lascerò di fare quello che si potrà fino all’ultimo.
Dal Sig. Prencipe di Raffadale ho havuto una lettera di buone feste de’ 9 Aprile, in cui mi dice che il giorno avanti havea ricevuto avviso da cotesto rev. Signor Arciprete del miglioramento continuato di s. M. Crocifissa del che ne ringrazio assai la Maestà Divina, e di questa mia consolazione ve ne do parte. Salutatela da mia parte, e raccomandatemi alle sue orazioni et alle vostre e delle sorelle e di coteste religiose.
25 Aprile 1699.

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1699 05 01 - AMBP - (A suor M. Serafica sua sorella)

n questa settimana ho havuta una lettera di s. M. Alipia de’ 27 Marzo, con la continuazione dell’avvisi di qualche miglioramento di nostra sorella Crocifissa, del che ne ringrazio la Divina bontà, à cui la raccomando del continuo. Io scrivo la presente principalmente per gli affari della fondazione, per la quale è venuta à tempo la lettera e risposta di nostra Nipote in questa settimana per incoraggiar i Padri delle Scuole pie alla risoluzione presa. Sappiate dunque che vedendo le cose dell’aggiustamento de’ punti della fondazione andar à lungo, ho procurato che quei Padri si risolvessero venire subito per modo d’hospizio, al che non vi vuole licenza della S. Congregazione, ma la sola licenza di Mons. Vescovo; eglino v’havevano difficoltà per più capi, ma finalmente ne hanno preso consiglio dal Sig. Cardinal Carpegna loro protettore, ch’è anche Prefetto della S. Congregazione e perciò informato di quanto quivi fu trattato e risoluto.
Detto Sig. Cardinale dunque ha asseverentemente detto che i Tutori possono fare benissimo quello ch’è risoluto in Congregazione, e che di ciò non v’è dubbio secondo la legge in cui egli è dottissimo, poi ha acconsentito che si pigli al presente l’hospizio con osservare le condizioni solite ordinate dalla Sagra Congregazione per gli hospitij, e tra tanto cominciarsi la fabbrica del Convento etc.
Sicché sopra questo parere i Padri si sono risoluti di cominciar subbito l’hospizio con due Sacerdoti et un laico, per aiutar le confessioni, far la scuola e la dottrina Christiana, e darsi principio alla fabbrica.
Essi hoggi scrivono al P. Provinciale sopra questa materia, et anche à Mons. Vescovo per dar loro la licenza di far questo, et io ancora fo l’acchiusa lettera alla Sig.ra Nipote, acciò che dia principio à questa santa opera con assegnare alli suggetti mandati una casa e la provisione necessaria per loro e per il principio della fabbrica come sta disposto nella fondazione confermata nel testamento di nostro Nipote b. m.
Spero che in questa maniera si supplirà in parte al bisogno di cotesto luogo. Ho poi pregato i Padri à mandar suggetti e per l’età e per la virtù de’ migliori, e m’han promesso che procuraranno di mandar soggetti di sodisfazione, e che forse verrà lo stesso P. Provinciale ch’è persona di spirito e di pietà riguardevole, e ch’è stato fra loro maestro de’ novitij. Per sollecitar questo affare i sudetti PP. et io scriviamo con la feluca del dispaccio acciò che le lettere arrivino più presto, onde domani Sabbato giorno ordinario della posta, non scriverò, il che avviso per sapere che vi mancaranno mie lettere in una posta. Resta che per lettere et à viva voce esortiate la Sig.ra Nipote à mostrar ogni carità e prontezza à detti Padri, i quali credo io che subito partiranno da Palermo per Aragona per aggiustar quivi il tutto, e poi passar in Girgento da Mons. Vescovo, e venir in Palma. Onde è bene che inviate subito persona à detta Sig.ra acciò che si trovi prevenuta etc..
Aspettarò piacendo à Dio gli avvisi del seguito per mia consolazione. Quanto poi alla mutazione di stato di detta Sig.ra resto molto edificato dalla sua lettera scritta à Crocifissa, nostro Signore le dia lume e forza di far sempre la sua santa volontà, alla quale sempre dobbiamo sottometterci.
Circa la vita del P. D. Carlo, non se ne parla, perché non è facile stamparla per la spesa che vi vuole. Non addossandosi la religione questo peso perché non v’è panno da tagliare.
Questo è quanto posso dirvi presentemente: se havete cosa da premura d’avvisarmi per il sopradetto hospizio, mandate con la posta la vostra lettera al P. Bernardino in Palermo: il quale me la manderà con la feluca del dispaccio per venir più presto. Vi saluto tutte e pregate per me, etc.
1 Maggio 1699.

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1699 06 27 - AMBP - (A suor M. Serafica sua sorella)

o ricevuto una vostra gran lettera de’ 25 Maggio. Dico grande per la gran carta grande e bianca che seco portava benché corta di parole. Siavi ricordato di non mandar qua carta bianca, perché se ne trova assai nelle botteghe.
Ringrazio poi nostro Signore del miglioramento di s. M. Crocifissa quale avvanzandosi di passo in passo, mi dà speranza che il Signore la voglia rimettere in stato primiero, ma perché spesso noi nescimus quid petamus, diciamo e per lei e per noi Domine sicut scis et vis miserere nobis, ch’era l’orazione che voleva fosse stampata nel nostro cuore e bocca quel Santo dell’antico eremo.
Alla Sig.ra Nipote io scrissi a lungo e mandai la lettera a voi il primo di Maggio per la feluca del dispaccio per cominciarsi l’hospizio delle Scuole pie costì, ma dalla vostra lettera comprendo che non era arrivata ancora. Sto con desiderio d’haverne riscontro per veder principiata questa santa opera sopra la quale mi rimetto à quanto all’hora vi scrissi. Voi non lasciate di riverirla à mio nome, sperando scriverle in haver la sua risposta dell’accennata lettera.
Negli ultimi giorni di Maggio in Tolentino dalle braccia di S. Nicolò è uscita maggior effusione di sangue di quella che seguì il mese di Settembre dell’anno passato, e dicono che nella Città di Revel nella Lituania, una nuvola s’era aperta sopra la stessa città, dove la maggior parte delle persone intesero una voce lugubre per lo spazio di 3 quarti d’hora, e che 16 huomini degni di fede l’havevano con giuramento attestato avanti il magistrato di quella Città.
Scrivono pure che nell’Indie al Perù l’anno passato al fine di giugno vi fu un terremoto così spaventevole, che apri due montagne, donde uscì tant’acqua e fango che sommerse qualche città o terra che sia, havendo inondato di notte quando la gente dormiva, e si dice esser quivi stato un grande sterminio di paesi e di persone. Si sentono di gran castighi di Dio, e di grandi minacce per le quali il Signore ci chiama à penitenza de’ nostri peccati.
Preghiamolo per l’universale e per il particolare, e massime per noi stessi. Vi saluto tutte voi sorelle e massime Crocifissa, unitamente con coteste religiose.
27 Giugno 1699.

P.S. Raccomando assai alle vostre orazioni e di s. M. Crocifissa specialmente una persona assai tribolata, che me ne ha fatto instanza.

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1699 07 18 - AGT (copia) - (A suor M. Maddalena sua sorella)

o ricevuto una vostra lettera de’ 10 Giugno con mia grandissima consolazione per l’arrivo costà del P. Provinciale delle Scuole pie e suoi compagni, e per il cominciamento dato nel nome del Signore à questa fondazione. Godo assai delle buone relazioni datemi delli sermoni fatti da’ sudetti Padri, e del cominciamento delle scuole, delle quali et altre cose poi seguito ne aspetto con desiderio altre notizie piacendo à Dio. Per quello che dite degli huomini di campagna, spero che ne havranno essi e i loro figliuoli la maggior parte, sì per le confessioni e sermoni, e sì anche per l’insegnamento de’ lor figliuoli e dite a s. M. Serafica da mia parte, che preghi il Sig. Arciprete ad essortare questi huomini di campagna che mandano i loro figlioletti alla scuola almeno fino à quella età in cui poi havranno ad andar à lavorare la campagna. E ciò prima perché così impareranno la dottrina Cristiana et il timor di Dio, e poi impareranno almeno à leggere e scrivere, che sempre potrà giovar assai loro per legger qualche cosa santa ò orazione etc. e veramente mi piace assai l’uso di questi paesi, in cui generalmente sanno quasi tutti leggere e scrivere anche i bastasi come costì si dice. Hora quanto alla Signora Nipote spero che la sua venuta costà le habbia giovato anche per sollievo temporale, et aspetterò altre nuove della sua salute e risoluzioni. Quanto al suo venir costà di stanza, io non so disapprovarla, non vedendo gran ragione in contrario. Con tutto ciò con l’aiuto del Signore credo che piglierà quella risoluzione che prudentemente stimerò esser meglio per lei e per la terra. Per quanto spetta al corso humano, significo che se vuol venire, venga non à Settembre, ma à Novembre, quando l’aria è totalmente raffreddata, perché le mutazioni d’aria nell’autunno massime rispetto nella sua persona et al figliuolino, non sono sane ma pericolose e perciò è meglio far questa mutazione di stanza in stagione non pericolosa. Del timore che havete della sanità del figliuolino, voi sapete che in ogni paese e luogo si muore, e la vita e la morte stanno nelle mani del Signore. Abbandoniamoci nelle mani di Dio, e facciasi quello che à lui piace, e questo dev’esser il piacer nostro. Pregate per me e vi saluto tutte con coteste religiose e particolarmente s. M. Crocifissa che pregarà per me.
18 Luglio 1699.

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1699 08 01 - AGT (copia) - (A suor M. Lanceata sua sorella)

o ricevuto una vostra de’ 25 Giugno con l’avviso della pericolosa malattia vostra per il male di gola, e della sanità restituita dal Signore à cui ne rendo immense grazie tanto per la percussione quanto per la sanazione mentre egli percutit et sanat. Quanto à quello che dite ch’havreste abbracciata la morte etc. questo è un frutto delle tribolazioni, perché fra gli altri beni per li quali il Signore le manda, quest’è notabile di farci distaccare dall’amore di questo mondo e della vita presente. Iddio amareggia la nostra vita per farci desiderare la morte, ch’è il passaggio alla perfezione dell’amore di lui, quale s’ottiene in cielo con farci nello stesso tempo felici e beati. Dice S. Gregorio, che il Signore per far correre più desiderosamente il suo popolo alla terra promessa, quasi dimenticata da loro stando in Egitto, usò questi due mezzi, l’uno fu l’invito à quella terra con tante promesse di felicità in quella, e l’altro fu la gran persecuzione di Faraone che tanto afflisse quel popolo. Sì che Iddio chiamava da un canto alla terra santa, e Faraone dall’altra con le tante tribolazioni li sforzava à desiderar quel paese per scappare dalle sue mani. Più si desidera il bene, quanto più ci affoga il male. Felici noi se le tribolazioni ci levassero l’affetto di star in questa vita, quale non per altro è utile come dice S. Agostino che per acquistar meriti in cielo. Fuori di questi motivi spirituali e sovranaturali è una gran miseria l’amare le miserie di questa nostra vita. Pregate Iddio che quando arriva l’ora della partenza, ci faccia dire di vero cuore salve dies pretiosa dies desiderata, per te me suscipiat qui in te me liberat à corpore mortis huius.
Delle nuove mi date di nostra Nipote, ne godo assai. E quanto al figliuolino raccomandiamolo alla benigna providenza di Dio, essendo più suo che nostro. Viviamo sottomessi alle divine disposizioni, et ogni suo volere sia la pace del nostro cuore.
Ringrazio nostro Signore del buon proseguimento dell’ospizio de’ PP. Delle Scuole pie e del sollievo spirituale di cotesta gente. E dite à suor M. Serafica che preghi il Sig. Arciprete di queste 3 cose. Primo, che procuri che vi sieno assai scolari massime di gente di campagna per i motivi già scritti. Secondo, che l’inviti alcuna volta à far qualche sermone familiare et alla buona nella Madre Chiesa, ò sopra l’Evangelio corrente, ò sopra il catechismo, e ciò almeno una volta il mese ò nella Messa cantata, ò avanti il Vespro. Terzo, che le feste gli inviti avanti il Vespro à far la Dottrina Cristiana à ragazzini, huomini e donne, aiutandoli egli et altri sacerdoti ò cherici in opera di tanta carità. Qui anche in S. Pietro si costuma far la dottrina con separare gli huomini dalle donne, e così in luoghi distinti della Madre Chiesa si potrebbe far questa dottrina per la quale sarà bene osservare i regolamenti dati da S. Carlo per farsi più fruttuosa.
Della professione di suor M. Speranza ne godo assai, e la ringrazio molto della caritatevole memoria ch’ha di me con le altre due sante virtù. Dite loro che preghino il Signore che mi dia aumento delle virtù di loro nomi fino all’ultimo spirito: per havere in eterno la carità che nunquam excidit, cessando in paradiso la fede perché si vede faccia à faccia Iddio, e cessando la speranza, perché quivi s’ottiene quello che si sperava.
In questa settimana è venuto avviso della morte del Card. Doffino Veneziano Patriarca di Aquileia in età di 82 ò 85 anni. Pregate per lui. Hora sono vacanti 7 luoghi di Cardinali.
Per ultimo vi saluto tutte e particolarmente suor M. Crocifissa e pregate per me con tutte coteste religiose.
Primo di Agosto 1699.

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1699 08 08 - AMBP - (A suor M. Serafica sua sorella)

ispondo ordinatamente à punti della vostra lettera de’ 4 Luglio, e prima circa le cose ricevute da qui in due volte non è stata fatta mai menzione della carta bianca mandatavi, tutto che credo haverla voi ricevuta. Quanto alle figure il numero d’esse secondo altre lettere non mi pare che corrisponda à quello che presi io qui, né so donde sia venuto il mancamento. Si stampa hora il 3° tomo di quella Teologia volgare mandatavi et à suo tempo piacendo à Dio si potrà compire tutta l’opera.
Vi ringrazio assai del giacinto fatto fare, e perché so che costa io lo prenderò con questo che nel pagamento del legato di Settembre prossimo, vi ritenghiate tutta la spesa per esso etc.
Ho scritto al Sig. Sciabarasi à Civitavecchia, che se vuole, si potrà pagare costì quel denaro che volea darmi, et io non volli ricevere all’hora per non sapere se si poteva costì corrispondere, sentirò la sua risposta.
Quanto poi alla Sig.ra Nipote, le relazioni che mi date mi fanno ringraziare Iddio delle grazie fatteli, et io ne godo più che se l’havesse fatta Regina ò Imperatrice in terra, perché ogni regno et imperio della terra è terra e fango, e le grazie spirituali sono cose di cielo e di paradiso.
Se ella risolve di venire costà di stanza non lo faccia se non à Novembre, e poi per sua conversazione e per non cercarla sempre al vostro Monasterio, sarebbe forse bene il suggerirle se stimasse bene invitar ad habitar seco qualche Sig.ra vedova sua parente ò conoscente, ò da Palermo ò d’altre città vicine: purché sia tale che non le dasse suggezione, ma ella restasse con la libertà totale e padronanza.
M’è venuto questo pensiero: ma voi sopra luogo potrete meglio esaminarlo e far quello che vi pare, perché da lontano io non posso conoscere le cose particolari che s’incontrano negli affari, voi riveritela da mia parte.
Di Ferdinandino bisogna adorar i giuditij di Dio, e rimetterlo alla sua divina providenza. Per quello che voi significate, io dubito che vi sia qualche osso slogato o’ smosso sotto le reni. Stimerei bene che la Sig.ra Principessa facesse venire qualche valente chirurgo ò da Palermo ò d’altra parte, per far tastare et osservar bene se v’è difetto nelle ossa ò lussazione ò gomme etc., perché se osservasse qualcheduna di queste cose, bisognerà rimediarvi presto mentre ancora le ossa son tenere, e se il chirurgo non troverà modo di rimettere le cose smosse à luoghi suoi, ò consumare le gomme etc. potrebbe far una relazione de’ difetti del bambino, e delle sue osservazioni in un foglio di carta, quale poi io consulterei qui con altri chirurghi, et anche in Fiorenza dove è un valentissimo chirurgo.
Per le Scuole pie oltre il vostro racconto, ho saputo qui dal P. Luigi che ha havuto lettera da Palermo de’ 16 Luglio con la feluca del dispaccio, che gli vien avvisato che il Tutore ha aggiustati i punti che volea migliorati la Sagra Congregazione e che con l’altra feluca seguente havrebbe mandato questo nuovo regolamento.
Noi l’aspettiamo piacendo à Dio, e vedremo se ne resterà contenta la Sagra Congregazione. Spero che nell’altra settimana giugnerà qui la sudetta Scrittura. Del resto pregate Iddio per l’Europa e per l’Italia e Sicilia in particolare perché volendo il Rè di Spagna dichiarare il suo successore ne’ Regni, giacché non ha figli, vi sono teste coronate che pretendono questa successione per le Case loro. Dalle quali contese ne potrebbe nascere un gran fuoco di guerra massime nello stato di Milano, e regni di Napoli e Sicilia. Pregatene Iddio caldamente acciò che si compiaccia far concordare i discordanti, e che stando essi in concordia habbiamo noi pace per servirlo più quietamente. Vi saluto con le sorelle e particolarmente M. Crocifissa e mi raccomando alle orazioni vostre e di tutte coteste religiose.
8 Agosto 1699.

Se qualcheduno di costà vorrà venire per pochi giorni qua nell’Anno Santo, significate ch’è meglio venire per la Quaresima e specialmente per la settimana Santa ò quella di Pasqua.

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1699 09 05 - AGT (copia) - (A suor M. Serafica sua sorella)

n questa settimana ho ricevuto una vostra lettera de’ 25 Luglio, e tutto che vecchia di molto tempo mi consola per gli avvisi havuti di costà. Ne sia ringraziato il Signore.
Della Signora Nipote e della dubbiezza di mutazione di stato, non occorre altro che raccomandar il tutto à Dio benedetto, acciò che disponga quello ch’è di sua gloria e bene dell’anima di lei. Che per considerazioni humane, non vi fo caso alcuno, perché il mondo è finito per me, e fo conto non haver né casa né casato, né parentado, né honorevolezza mondana: essendo tutte queste cose una scena di comedia, che al levar delle tende nulla vi resta, sono sogni che poco durano, e presto svaniscono. Quello che importa è l’altro mondo sempre permanente ò di eterni gaudij ò di eterni supplicij. Faccia Iddio che i flagelli di questa vita mi correggano e m’emendino per l’altra vita, alla quale sempre ho l’occhio per non trovare nel paese di questo mondo che spine e triboli, che ci pungono e ci fanno cadere ò zoppicare nella via del Signore. Se cerchiamo allegrezza, non est hic; se honore, non est hic; se contento, non est hic; se perfetto amore di Dio senza colpa veruna, non est hic. Sicché bisogna pensare e desiderare altro luogo dove ogni bene si trova, ch’altro non è che il cielo. Preghiamo dunque Iddio benedetto ne projiciat nos à facie sua, e con le braccia aperte aspettiamo il giorno e l’hora che ci fanno scappare dalla prigione di questo miserabile mondo. Quando diremo prima tempora abjerunt, et ecce nova sunt omnia per il lieto giorno d’una eternità felice, che occhio mai non vidde, né orecchio mai sentì, né mai venne per come è nel cuore d’huomo.
Quanto poi all’Agnus Dei, il Papa li benedisse la prima Pasqua del suo Ponteficato, e poi nella settima, come si costuma se ne fecero pochi per la vicinanza dell’Anno Santo. Sicché nella Pasqua seguente, se piace à Dio, si farà solenne benedizione di essi, et all’hora se ne potranno mandare costà, se piace à Dio. Vi saluto tutte e pregate per me. 5 Settembre 1699.

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1699 09 19 - AGT (copia) - (A suor M. Maddalena Sua Sorella)

o havuta una vostra de’ 10 Agosto, con le continuazioni degli avvisi delli dolori di nostra sorella, sopra i quali non mi resta altro à dire, che sic Domino placuit, sit nomen Domini benedictum. Quello però che hoggi è tanto doloroso agli occhi nostri carnali, spero che sarà un giorno glorioso agli occhi nostri spirituali, vedendo le sue corone eterne in cielo, per le spine di pochi anni in terra. Preghiamo il Signore che ci dia pazienza, perché qui perseveraverit usque in finem, hic salvus erit.
Per la quarta parte delle Croniche di S. Teresa, sarà difficilissimo il trovarla scompagnata dalle altre parti. Non lascerò di fare però diligenza, e trovandola sola avvisarò.
Aspetterò con desiderio, piacendo à Dio, le copie delle relazioni di Crocifissa mandate à Monsig. Vescovo et appunto alcuni giorni sono, havea pensiero di scrivere sopra questo particolare, havendomi gran tempo fa avvisato s. M. Serafica l’ordine ricevuto dal Prelato.
Per le Scuole pie, qui si fanno le diligenze, per vedere se si potrà ottenere la facoltà della S. Congregazione per le nuove scritture. Ciò che seguirà, sarà avvisato se così piace à Dio.
Per la vita del P. D. Carlo s. m. già scrissi che non si poteva sapere giusto la spesa, perché non si sa quanto riuscirà grande. Se fosse come quella di nostro Padre, vi vorrebbono più ò meno cento scudi romani. Ma dubito che forse questa del P. D. Carlo riuscirà più grande. Non posso dir altro più in particolare. Quando la Signora Nipote volesse fare la spesa, bisognerà mandare il denaro anticipatamente, perché non è bene far fare la fatiga al compositore, e poi lasciare di stamparla.
Nella settimana passata scrissi acciò che s. M. Serafica facesse dare à s. M. Pacifica scudi venti e dieci tarì à nome del Sig. Sciabarasi suo fratello de’ quali scudi 12 erano per sgravio di quelli che deve suo padre à cotesto Monasterio. Io ho qui ricevuto il denaro dal sudetto Sig. Sciabarasi, e però havarete scudi 20 e dieci tarì dal legato che s’ha da mandare, essendo già maturato in questo mese. Questo è quanto devo avvisare di nuovo per il caso che l’altra lettera scritta si perdesse.
Resta che pregate per me e vi saluto con le sorelle et in particolare s. M. Crocifissa e lo stesso fo a tutte coteste religiose, et alla Signora Nipote.
19 Settembre 1699.

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1699 09 22 - AMBP - (A suor M. Serafica sua sorella)

nvio al P. Bernardino di S. Filippo Neri un fagottino con una figura della nuova tomba del corpo del Beato Pio V°, datami dal padre Procurator Generale de’ Padri Domenicani, et altri 48 libretti de’ Salmi, la cui utilità la potrete comprendere dalla lettera al lettore.
Questi libretti potranno da voi esser distribuiti à coteste Religiose, con darne qualcheduno al conservatorio di quelle figliuole, et in primo luogo alla Sig.ra Nipote. Vi prego à far sodisfare al sudetto P. Bernardino la spesa del nolo et altra fatta per questo fagotto, del quale me ne darete l’avviso al suo arrivo. Mi raccomando alle vostre orazioni etc.
22 Settembre 1699.

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1699 09 25 - AMBP - (A suor M. Serafica sua sorella)

o ricevuto 2 lettere, una vostra de’ 23 Agosto e l’altra di s. M. Maddalena de’ 30 e per quest’ultima intendo la vostra malattia nuova e la vecchia indisposizione da me prima non saputa; in tutte bisogna ricevere con sommessione i flaggelli di Dio, sperando nella sua misericordia che ci debbono essere profittevoli per amarlo e goderlo eternamente.
Quanto alla malattia credo che già v’habbia il Signore rimessa nel pristino stato, e quanto all’altre indisposizioni di gonfiaggine et impedimento di respiro, non lascerò di dirne una parola al nostro medico, ma egli sempre mi risponde che non può far giudizio sopra queste relazioni tronche e brevi che mi vengono nelle lettere.
Per tanto fatene fare una dal medico, in cui si spieghi il tempo e la qualità del male, gli sintomi, gli effetti, i medicamenti adoperati la vostra complessione etc. e per non dargli suggezione di far una relazione dottorale, potrà comporne una semplice à nome di qualche nostra sorella purché dica tutto quello ch’è necessario à sapersi per far giudizio d’un male. Aspettarò dunque questa relazione per haver con maggior sodisfazione il parere di questo nostro medico.
Per le Scuole pie, s’aspetta il parere degli Auditori de’ Cardinali Colloredo che ha portata la causa, e del Cardinal Carpegna protettore di quei Padri per sapersi regolare nel presentare le scritture, quello che seguirà appresso, si avvisarà se piace à Dio: circa l’insegnare la filosofia, non è stato bene far questa instanza, perché essendo costì 2 solamente, non è poco che facciano la scuola e la dottrina e quanto al sermonare forse ne parlerò col Padre Luigi per sentir qualche cosa da lui.
Il Papa poi sta con ottima salute e seguita le sue opere di carità e và spesso à visitare i suoi poveri, raccolti da lui in varij luoghi e non so donde nascono costì queste nuove false della sua morte. Quanto poi al breve della Sig.ra Nipote in tempo di sede vacante, mi ha fatto ridere, perché i Papi concedono questi brevi e perciò quando non v’è Papa, chi l’ha da concedere?
Mi sono informato di quei bacili e canestre di legno sottile foderati sopra e sotto di pelle sottilissima, con orli d’oro, e con varie pitture di fiorami bellissimi e con qualche figura in mezzo. Vi sono varij prezzi secondo la grandezza e finezza del lavoro, se ne possono havere per uno scudo, per uno scudo e mezzo, e per due scudi l’uno e per esempio un bacile o canestra a otto angoli grandi da due palmi e mezzo in circa si potrà havere per uno scudo e mezzo di moneta romana, questo è quanto posso significarvi sopra questo negozio.
Il breviario monastico in 2 tomi di carattere grosso stampato dal Pezzana il 1685, costarà legato con le fibbie 4 scudi e mezzo romani, serva questo per risposta à s. M. Maddalena, e nel caso che vogliono mandare il denaro con qualcheduno che viene all’Anno Santo, tornino à ricordarmi lo stampatore, l’anno, et il prezzo sopra accennati: perché non posso tener à mente tutte queste particolarità.
Il libro del Cristiano interiore, è proibito come ho scritto più volte. Quanto alla sospensione delle indulgenze, spero rispondere appresso con l’aiuto di Dio. Ho mandato in Palermo al P. Bernardino una scatola in cui sono una figura della nuova tomba fatta al corpo del Beato Pio V° et altri 48 libretti intitolati Ristretto de’ Salmi per mandarveli.
Dalla lettera al lettore potrete comprendere l’utilità del libretto, li potrete dispensare à coteste religiose che sanno leggere, et altri come vi piace, e particolarmente alla Sig.ra Nipote. Vi prego à far sodisfare la spesa al sudetto Padre, com’è di dovere: et avvisarmi dell’arrivo di essi.
Saluto caramente la nostra sorella Crocifissa, mi raccomando alle sue orazioni, com’anche un’altra persona e secondo la sua intenzione caldamente, lo stesso dico à voi et all’altre sorelle et à coteste religiose. Riverite da mia parte la Sig.ra Nipote et il Sig. Abate Rini, ringraziandoli della memoria che tengono di me.
25 Settembre 1699.

Il padrone della feluca che porta la scatola si chiama Angelo Barbiere. La quarta parte delle Croniche di S. Teresa non si trova doppo la diligenza fatta, della quale restarà contento cotesto P. Confessore.

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1699 10 03 - AMBP - (A suor M. Maddalena sua sorella)

n questa settimana non ho havuto lettere da costà, rispondo però alla vostra lettera venuta nella passata sopra la sospensione delle indulgenze nell’anno Santo e ridurrò la materia à 4 capi.
1° delle indulgenze che si pubblicano nella bolla Crociata alcuni autori dicono che sono sospese, et altri dicono che no.
2° delle indulgenze in articulo mortis, alcuni autori dicono che sono sospese, et altri dicono di no.
3° delle indulgenze applicabili à morti, alcuni autori dicono che sono sospese, et altri dicono di no.
4° delle indulgenze che non sono plenarie, come quelle di giorni, di quarantena, et anni, alcuni autori dicono che sono sospese, ma altri con gran fondamento dicono che non sono sospese, perché in una estravagante che sta in corpore iuris, si sospendono nell’anno Santo, le sole indulgenze plenarie: et i Papi susseguenti pare che si vogliono conformare nell’intenzione à quello che hanno inteso i loro predecessori.
Da quello che ho qui detto, potrete comprendere che le indulgenze comprese in questi 4 capi, possono esser prese da loro à cautela con intenzione d’acquistarle, se veramente negli occhi di Dio le potrete acquistare non potendo noi havere certezza della validità d’esse, essendo gli autori di varij sentimenti. Questo è quanto posso dirvi sopra questa materia.
Resta à salutarvi tutte, et à raccomandarmi alle vostre comuni e particolari orazioni, e particolarmente di suor Maria Crocifissa che specialmente saluto nella sua santa Croce.
3 Ottobre 1699.

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1699 10 10 - APTO - (A suor M. Serafica sua sorella)

o ricevuto tre lettere da costà, una inviatami dal P. Boetto e l’altra venuta con la posta et in prima ringrazio nostro Signore tanto degli esercizi di pazienza dativi con l’istessa malattia, quanto di quello di gratitudine con la sanità restituitavi.
Devo però in questo avvertirvi à non cercar le malattie con rigori straordinari, massime in cotesta vostra carica, ma contentarvi di abbracciarle, quando Iddio ve le manda, senza che voi vi gettiate da voi stessa in quelle afflizioni che non potete sapere se vi riusciranno profittevoli, succedendo che per giusto giudizio di Dio che ci riescano di nocumento spirituale le stesse cose che ci potrebbono giovare nello spirito, quando noi inconsideratamente non fuggiamo quelle vie straordinarie alle quali Iddio non ci chiama. I digiuni in pane et acqua sono cose straordinarie, sono cose sante e beate e desiderabili e praticabili ancora, ma con la regola della santa devozione; e perché voi siete Superiora fatta d’altri vostri superiori, in queste cose straordinarie dipendete dal consiglio del Confessore, o d’altra religiosa devota e prudente del vostro Monastero, regolandovi col parere altrui, con che eserciterete l’ubbidienza e la humiltà, e la annegazione della propria volontà. Questi sono i miei rozzi sentimenti, quali rimetto all’esame della vostra prudenza cristiana regolata col lume divino che domanderete al Signore nelle vostre orazioni. Quanto alle Scuole Pie, qui la cosa si differisce per essersi iniziato questo mese di Ottobre, in cui quasi tutte le congregazioni fanno vacanza infino à doppo la festa de’ Santi à Novembre; con tutto ciò si procura indagare la mente di questi Signori, se saranno contenti della dichiarazione fatta nelle nuove scritture; la quale dichiarazione è assai scarsa e non corrisponde totalmente alle prime risoluzioni della Sagra Congregazione, non dimeno si cercherà ogni strada per il buon effetto sperando in Dio che alla fine doppo tanti stenti s’havrà l’intento, se così piace alla S. D. M.. Quanto al mantenimento di quei pochi che stanno costì, mi pare veramente poco, e potreste trattare con la Signora Nipote di trovar modo di aumentarlo, perché se cotesti religiosi non hanno una comodità competente, non potranno con animo quieto e spensierato attendere alle Scuole et ad altri esercitij.
Della scatola avvisata io per hora ve ne porgo molti ringraziamenti per la carità mostratami, fin’ hora non è venuta forse per mancanza di commodità di barca.
Vi ringrazio assai della diligenza fatta per il cambio e spero che presto verrà secondo che m’avvisate, se piace à Dio.
Già ho presa nota delle 12 figure della natività e delle altre 40, e spero servirvi prontamente se vi sarà barca per Palermo.
Le figure dell’orologio non si possono più havere per non esservi più il rame, solo sono rimasti i rami delle figurine delle hore, che come stanno nel libretto dell’orologio stampato del padre D. Carlo s. m. quando vorreste di queste figurine così separate o giunte insieme à modo di libretto, si potrebbero fare stampare di nuovo. Ho poi trovato altri canestri e sottocoppe di giunco inargentato con qualche altro colore che pare di smalto, ma sono cose care e che costano tali canestri non anche grandi da 2 scudi l’uno, sono cose di spesa e di vista ma di poca durata, ve l’avviso per soddisfare alle vostre domande.
Del resto io sono di parere che quello che havrete da spendere per la Chiesa e sagrestia, siano cose di durata, e che servono per maggior decenza alli sacri altari, come sono per esempio candelieri di metallo, tappeti, e balaustre di pietra, o di legno ben colorito che chiudono il cappellone, et anche gli altri altari di Chiesa, alli quali si possono fare in forme di mezzo circolo, che servono per tener un poco lontano da essi e dal sacerdote e dal ministro la gente di Chiesa, perché oltre il distacco dal sacerdote e poca riverenza del santo Sacrificio, in altre hore si trovano donne che siedono sopra le predelle degli altari, et huomini che s’appoggiano sopra di essi altari, e forse vi mettono il cappello et il fazzoletto di tabacco, tutte cose di irriverenza grande, che perciò nelle Chiese ben regolate si sogliono attorniare gli altari con balaustri di legno, o di marmo, o di pietra con farne anche attorno un gradino per potervi stare in ginocchio, come si usa qui e ve ne potrei mandare un piccolo disegno. Hora dunque io v’esorto che quando havete da spendere in servizio di Dio in Chiesa, lo facciate in cose che risultino à maggior riverenza di Dio, et in cose sode, lasciando queste minuzie di poca sostanza che non servono che per appagar la vista. Del resto vi saluto con le sorelle e particolarmente Maria Crocifissa e tutte pregate per me con coteste religiose.
10 ottobre 1699.

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1699 10 24 - AGT (copia) - (A suor M. Serafica sua sorella)

o havuto una vostra lettera de’ 17 settembre con le solite et antiche amarezze per i mali di Crocifissa sopra i quali si chiude la bocca per adorare con silenzio i divini giuditij, ma nel medesimo tempo mi ricordo di quello che dice il piagnente Geremia nelle sue lamentazioni, bonum est cum silentio praestolari salutare Dei, egli è bene d’aspettare con silenzio la salute di Dio, speriamo la salute dell’anima nostra e nel tempo e nell’eternità con paziente silenzio in tanta e sì grande tempesta, che alla fine presto passerà, perché presto finirà la nostra vita. Preghiamo Iddio che ci perdoni i peccati, e ci liberi da essi, ne nos inducas in tentationem sed libera nos a malo. Amen.
s. M. Maddalena mi cennò certi notamenti fatti da voi delle cose di Crocifissa in questo tempo della sua infermità, per Monsig. Vescovo. Sto ancora io aspettando qualche copia di essi per mia consolazione. Con questa occasione voglio comunicarvi un mio pensiero et è che giacché si trova hoggidì il vostro Prelato tanto dotto e pio, et insieme ben affetto al vostro Monasterio, sarebbe bene di fargli vedere tutti li scritti di s. M. Crocifissa, acciò che egli li esaminasse, e trovandovi cosa che gli dispiaccia prenda quelle risoluzioni che stimi servizio di Dio. Potreste in qualche occasione à bocca, ò per lettera significargli che desiderate che tutto passasse sotto il suo occhio, con ogni sincerità manifestandogli ogni anche minimo scritto. Perché da questa visita et esame di un prelato tanto degno, potreste poi star con l’animo quieto di quello che egli stimasse di tutta cotesta gran quantità di scritture, che havesse à restare in cotesto Monasterio doppo la morte di Crocifissa quando à Dio piacerà. Ho significato questo mio parere, che spero non vi dispiacerà, tanto più che essendo voi viva, potreste dilucidare qualche cosa oscura, che imbarazzasse la mente di Monsig. con mettere brevemente in scritto ciò che egli domandasse di voler sapere con chiarezza: potendosi anche conservare queste vostre dichiarazioni con li sudetti scritti per rendere più chiare le cose per il tempo futuro.
Ringrazio nostro Signore della salute di nostra Nipote e del ragazzino, con pregarlo che li conservi in suo santo servizio. Del sangue di S. Nicolò non ho inteso più altro, né so come si conservi il sangue uscito, né ho pronta occasione di saperlo.
Delle Scuole pie s’aspetta l’apertura delli negotij e delle Congregazioni à Novembre.
In Spagna è morto il Card. da Cordova promosso al Cardinalato nell’ultima promozione. Sicché hora è vacante un altro luogo.
Mi raccomando alle vostre orazioni e di tutte le sorelle e di coteste religiose e pregate per me caldamente.
24 Ottobre 1699.

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1699 10 31 - AMBP - (A suor M. Maddalena sua sorella)

o ricevuto una vostra de’ 27 Settembre con quella rammemorazione di quei Bea­ti qui lugent che hora tanto benedicono tutti i Santi in Cielo, de’ quali celebriamo la Vigilia.
Nostro Signore santifichi le nostre tribolazioni in terra, per poi consolarle eternamente in Cielo à laude e gloria di Sua Divina Maestà e questo mio desi­derio serva per saluto alla nostra Crocifissa in terra, che poi risuscitata ad imitazione di Christo, da lui sarà chiamata con gli altri Santi, venite benedicti Patris mei possidete regnum quod vobis paratum est ab origine mundi. Intendo poi le freddezze di Monsignor Vescovo per le Scuole pie, e quanto al­la fabbrica nuova, ciò si deve fare con sua licenza e beneplacito, onde se la Signora Nipote non gli ha chiesta la licenza, potrà farlo subito perché così vuole ogni ragione.
Quanto poi alle lettere e dottrina, spero in Dio che à suo tempo sarà sufficientissima per cotesto luogo, perché quando vi siano suggetti che possano far le scuole la dottrina Christiana, confessare, e dir quattro parole familia­ri al popolo per spiegar l’Evangelio ed esortare à fuggire i vitij, e seguita­re le virtù tanto basta per Palma, per cui non sono necessarie le disputazioni alle più dotte speculazioni Teologiche. In questa settimana per essere vicini à Novembre, ho parlato di nuovo col Sig. Cardinale Colloredo per la nuova minuta mandata.
Si procurerà d’ottenere la grazia nelle prossime Congregazioni: ma vi bisognano speciali orazioni acciò che il Signore la conceda s’è per suo servizio, con muovere i cuori di questi Sig.ri Cardinali e perciò raccomandategli caldamen­te questo affare.
L’ufficio del B. Tolomei fu concesso à Benedettini della Congregazione di Mon­te Oliveto, come io viddi nel decreto. Se poi vi sia altro nuovo decreto che lo conceda à tutti Benedettini, io non lo so.
Le figure comperate stanno qui à dormire, perché fin’hora non v’è stata bona congiuntura di mandarle, quando verrà si manderanno se piace à Dio. Il giacinto fin’hora non è venuto, e l’aspetto dalla diligenza del P. Boetto. Nelle settimane passate mi scriveste ò voi ò s. M. Lanceata che sarebbe man­dato il legato con la posta seguente: ma ne sono passate alcune, e non si vede. Ricordatelo à s. M. Serafica per sollecitarlo se non sarà à quest’hora man­dato. Per ultimo non so da chi havete appreso tanto timore di guerra, quando le cose al presente per grazia di Dio stanno quiete. Nolite solliciti esse in crastinum sufficit diei malitia sua.
Pigliate con pazienza i mali che occorrono alla giornata, e non v’inquietate con le immaginazioni delle cose che potrebbono succedere, e non succedere. Pregate per me, e vi saluto con le sorelle e tutte coteste religiose.
31 Ottobre 1699.

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1699 11 14 - AGT (copia) - (A suor M. Serafica sua sorella)

n questa settimana non ho havuto lettere vostre ma bensì una nuova di Paradiso per il transito ad esso fatto dalla nostra buona e santa sorella Maria Crocifissa. Io penso tuttavia à lei con questa differenza che prima la consideravo in una terra in un letticciuolo, in dolori et angoscie, et hora la considero in cielo, in quel sovrano riposo, in quell’indicibili gaudij e giubili, à quali è ascesa per la sicura scala della Croce. Io non posso dire d’haver perduta una sorella, havendola acquistata in luogo dove spero non perderla in eterno, sperando nell’infinita misericordia di Dio di andare à vederla in quel giorno che piacerà à S. D. M.. In tanto io fo due parti, una di porgere suffragij per lei così richiedendo l’obbligo generale della carità e l’altra di raccomandarmi alle sue orazioni per la particolare persuasione ch’ho che ella goda fin dall’hora della sua morte le felicità dell’eterna vita e che dica con S. Agnese Ecce quod concupivi, jam video, quod speravi, jam teneo, ipsi sum iuncta in caelis quem in terris posita tota devotione dilexi. Credo che queste stesse due parti farete voi, e per conseguenza havrete l’alleluia in bocca, e non le lagrime agli occhi.
E sarebbe una specie d’ingiuria il piagnere una santa et il lagrimare ne’ suoi gaudij, dovendo noi gaudere con gaudentibus. Sia la nostra beata sorella oggetto d’imitarla, e di una santa invidia desiderando di esser partecipi e delle sue virtù e delli suoi premij. Ci serva la rimembranza di lei per pensar al Paradiso per desiderare di esserle compagni nel vedere Iddio faccia à faccia, e per amarlo con un sempiterno incendio di amore, quali gran beni possiamo noi qui nominarli ma non li possiamo capire, perché nemo scit nisi qui accipit: essendo cose sopra i nostri occhi, sopra le nostre orecchie, sopra i nostri pensieri. Nec oculus vidit, nec auris audivit, nec in cor hominis descendit quae praeparavit Deus diligentibus se.
L’avviso che ho havuto di questo felice passaggio l’ha mandato il P. Bernardino di S. Filippo Neri, ma aspetto nuove e più copiose relazioni degli ultimi giorni di lei in terra e del seguito appresso per mia consolazione. Fratanto rendo grazie à nostro Signore della carità ispirata à Mons. Vescovo per assistere di presenza à questa sua serva mandandole un Prelato sì degno per confortarla et honorarla anche doppo morte. Chi gli ha data tanta carità, gli darà anche la corona di essa, perché come dice S. Agostino quando Iddio corona i nostri meriti, corona i suoi doni, perché in virtù de’ suoi doni si fanno i nostri meriti.
In questa settimana è venuta commodità di Palermo per mandare le figure, e l’ho mandate in un fagotto raccomandato col P. Benardino sopranominato che sarà già ritornato in Palermo a quest’hora. Gli scriverete di questo fagotto con fargli sodisfare tutte le spese necessarie etc.. Hora tutte le figure sono sessanta et una, cioè 40 della Passione, della Madonna, e di S. Pietro, 12 della Natività, 8 sopra il Pater Noster, et una grande assai di nostro Signore fanciullo con gli instromenti della Passione, quale pensava mandare alla nostra Crocifissa, ma essa hora gode i frutti del santo legno della Croce e de’ suoi instromenti. Quelle figure sopra le 7 orazioni del Pater Noster, son divotissime per svegliare l’affetto in quella divina Preghiera insegnata dall’istesso Giesù Christo, e perciò le potrete mettere in qualche luogo di orazione del coro ò di cappella per ordine, ò per dir meglio nel Corridore vicino all’entrata del coro ò della Cappella per ricordo di quelle che vanno à fare orazione.
In ultimo vi saluto tutte e pregate per me.
14 Novembre 1699.

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1699 11 20 - AGT (copia) - (A suor M. Maddalena sua sorella)

spettava in questa settimana con desiderio vostre lettere per havere qualche notizia particolare della buona e santa partenza della nostra buona Sorella, ma non ho avuto altra lettera che una vostra di 3 Ottobre con la quale mi davate avviso dell’aggravamento delle infermità di lei. Ma ella hora dice: Benedici anima mea Dominum, qui sanat omnes infermitates tuas, qui coronat te in misericordia et miserationibus. Tocca poi à noi di rispondere con simile cantico dicendo à lei et à suoi innumerabili compagni della Celeste Gloria. Benedicite Dominum omnes electi eius, agite dies letitiae, et confitemini illi. Preghiamola che preghi per noi, acciò che il Signore ci conceda la remissione de’ nostri peccati, l’emandazione della nostra vita et fine d’essa Cristiano, e poi la vita eterna, ch’è la vera vita, essendo questa nostra vita più morte che vita.
Ringrazio il Signore del miglioramento del nipotino che cammina solo, com’anche della sodisfazione ricevuta da Monsig. Vescovo sopra i PP. delle Scuole pie, la cui fondazione corre pericolo qui di differirne la concessione della facoltà, per il gran pericolo della vita del Papa, che morendo farà soprasedere il negozio non potendosi spedire nel tempo della Sede nascosta.
Egli sta male assai benché mostra qualche miglioramento, ma l’età di 85 anni e la malattia ne fanno assai dubitare, in essa ha fatta una promozione di 9 Cardinali publicandone cinque, cioè i 3 Prelatij, Nuntij all’Imperio in Spagna, et in Francia, Monsig. D’Asti arcivescovo, et un Padre dell’Ordine Cisterciense riformato. Gli altri quattro egli ha riservati in pectore, ma si pensa che non farà altra dichiarazione. Raccomandatelo al Signore secondo i suoi bisogni, quanto alla chiesa si fa una gran perdita se muore questo buon Pastore tutto carità, e disinteressato d’ogni attacco di mondo e di sangue.
In ultimo mi raccomando alle vostre orazioni e delle sorelle e di coteste religiose, e tutte vi saluto nel Signore.
20 Novembre 1699.

Questa mattina, giorno della Presentazione della Madonna il Papa si è trovato meglio assai. Si è comunicato per divozione, ha preso un brodo, ha riposato poi e parla bene. E dà speranza di sua salute. Nostro Signore glielo dia per suo santo servizio.

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1699 11 28 - AGT (copia) - (A suor M. Serafica sua sorella)

ingrazio la Divina Maestà delle 3 lettere di voi 3 sorelle de’ 20 Ottobre per la consolazione havutane in sentire le relazioni particolari dell’ultimi giorni di vita, e della morte della nostra buona e santa Sorella. Le ho letto più volte con grande mia sodisfazione per vedere in esse i gran contrasegni della gloria grande che Iddio le ha dato in cielo. A noi resta di glorificarne Iddio, e di ringraziarlo sempre con pregarlo che ad intercessione di questa sua serva fedele ci dia spirito di compunzione, di penitenza e d’amore fino all’ultimo respiro della nostra vita per poi amarlo sempre nella vita eterna.
Desiderarei di scrivere à lungo, ma le molte lettere venutemi da costà mi hanno tenuto troppo occupato, dovendo dar luogo à forastieri per compire all’obbligo della carità ordinata. Le lettere mando fuori del vostro piego, per non farvelo grosso. Solo qui aggiunta mando una lettera per Monsig. Vescovo, la leggerete e se così vi pare gliela mandarete suggellata etc.. Starò aspettando se piace à Dio il ritratto nostra Sorella, ma lo desidero assai simile, e se non potesse riuscire così buono in rame lo potrete mandare in tela come vi parrà, purché sia veramente simile.
Aspetto pure le altre cose avvisate e gli scritti già mandati a Mons. Vescovo prima di morire. Crederei à proposito che si facesse costì ò in Girgenti qualche relazione dell’ultimo stato e giorni della sua malatia e del successo nella sua morte, ma bisognerebbe farla con santa semplicità senza ornamenti di parole, à modo di lettera che uno scrive ad un altro di paesi lontani, ragguagliandolo di ciò che è avvenuto, colle solite preteste delle cose miracolose etc.. E questa relazione riveduta da Monsig. Vescovo si potrebbe stampare in Palermo in un foglio di carta perché così sarebbe facile mandarla anche per la posta. Il Sig. Abate Rini potrebbe trovar persona in Girgenti come il P. Attardi ò altri, et in ogni caso il R. Arciprete potrebbe egli distenderla tornando sempre ad incaricare la candidezza e semplicità dello stile perché questa muove più à divozione e credito, che le amplificazioni di parole. Potrete dunque comunicar questo pensiero à Monsig. Vescovo ò al Sig. Abate Rini, et approvandolo, farla mettere alle stampe che non sarebbe di molta spesa. E vi torno à ricordare quello che non è gran tempo che vi scrissi, cioè che Monsig. ò egli stesso ò altre persone dotte in Girgenti ò fuori, rivedessero tutti gli scritti di Crocifissa dal primo fino all’ultimo, per notare tutto ciò che stimeranno per far giudizio di essi, e domandar à voi et à altre di cotesto Monasterio qualche rischiaramento, perché essendo voi viva potrete meglio informarli di tutto ciò ch’è passato e differendosi questa facenda, un giorno non vi sarà più chi possa dar queste informazioni particolari per saper il fondo di tanti varij accidenti e cose scritte in tanti diversi tempi et occasioni.
Del resto vi saluto caramente et il Signore vi conservi in sua santa grazia.
Roma 28 Novembre 1699.

Il Papa sta meglio, ma ancora si teme assai per la sua grande età. Ha dichiarato due altri Cardinali l’Arcivescovo di Chieti Mr. Rdolonic Napoletano Segretario della S. Congregazione di Vescovi e regolari e Monsig. Speralli già Vescovo di Terni et hora Assessore del S. Ufficio. Gli restano altri due à dichiarare, ma non si sa se li dichiararà.

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1699 12 05 - AMBP - (A suor M. Maddalena sua sorella)

o ricevuto la vostra lettera de’ 3 Novembre con la relazione delli ultimi giorni e morte della nostra buona e santa sorella, m’è stata di gran consola­zione per esser più copiosa delle cose già scrittemi da lor altre e ne rin­grazio il nostro Iddio per le tante grazie fatteci con la viva fiducia che ci ha dato di havere in Cielo una sorella, che tanto più gode della vera vita, quanto ch’è morta à questa vita mortale, e già vita vera est abscondita cum Christo in Deo, il quale ci faccia viver un giorno colà, dove ha già fatto giugnere questa sua serva. Quanto al negozio delle indulgenze, sì come fate bene à desiderarle e cercarle così vorrei più sottomessa alla divina providenza; contentiamoci di quello che Iddio ci concede, e vogliamo quello che vuole Iddio.
Noi non sappiamo che anticamente si concedessero tante indulgenze quante se ne concedono hoggidì in vita e in morte: e pure tanti e tanti christiani, religiosi, monache e servi di Dio si sono rassegnati nelle divine mani; han cerca­to di far penitenza de’ loro peccati, e del resto si sono buttati nel mare della divina misericordia, così facciamo io e voi e faremo bene sempre con l’aiuto di Dio.
Quanto à me son contento per i miei peccati d’andar in Paradiso nel giorno del giudizio: e fino à quel giorno cantarei nel Purgatorio: confitebor tibi Domine Deus meus in toto corde meo et glorificabo nomen tuum in aeternum: sentite hora il perché: quia misericordia tua magna est super me, et eruisti animam meam ex inferno inferiori.
Se il Signore libererà l’anima mia dall’inferno inferiore e profondissimo, egli farà sopra me una gran misericordia: e perciò confitebor et glorifico nomen eius.
Il Papa sta meglio di quello che stava, ma sta à letto e si teme che non pos­sa uscirne questo inverno tanto per la flussione quanto per l’età di 85 anni. Pregate per lui. Ricordate à s. M. Serafica il legato, che ancora non s’è veduto: come anche il giacinto neppur è comparso.
Il ritratto di s. M. Crocifissa sarà meglio consegnarlo al P. Bernardino, perché i PP. del molo di Palermo sono più vicini al mare e perciò meglio pos­sono sapere quando partono barche per Roma. Vi saluto tutte nel Signore com’anche tutte coteste religiose e pregate per me.
5 Decembre 1699.

Vi prego con confidenza senza che lo sappia altri che voi e le 2 sorelle, che per nove giorni cominciando da un Venerdì, facciate un poco d’orazione per me sopra la sepoltura della Serva di Dio M. Crocifissa, secondo la mia intenzione e bisogni terminandola ogni giorno con la divota recitazione delle cose scritte nella carta acclusa, replicando cinque volte quell’antifona in memoria delle piaghe del Crocifisso suo e nostro Signore. Non dico altro alla vostra carità lascio questa cura.

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1699 12 12 - AMBP - (A suor M. Lanceata sua sorella)

alla vostra lettera de’ 10 Novembre, intendo con mia consolazione spirituale i nuovi contrasegni che il Signore vi dà della glorificazione della sua Serva Maria Crocifissa, che havendola nascosta à noi, l’ha fatta comparire in Cielo, dove in quell’indicibile riposo exultabunt Sancti in gloria, laetabuntur in cubilibus suis. Se faressimo torto a’ santi martiri e confessori, se li piagnessimo, così credo che faremo torto à nostra sorella se la piagnessimo.
Questo dovrei piagnere di non haverla imitata, e d’esser indegno della sua in­tercessione per far una vera mutazione di vita almeno in quest’ultimo, giacché non l’ho fatto per lo passato.
Ringrazio dunque de’ favori fattivi da nostro Signore in quel nuovo fervore col quale s’è cominciato il Romitorio, et in quei suoni et odori che mi scrivete. Benedictus Deus.
Giacché Monsignor Vescovo ha fatta rifare la relazione della morte di suor Maria Crocifissa havrei caro haverla anche così raggiustata e se occorre altro di nuovo, non lasciate d’avvisarmelo.
Sto aspettando la ricevuta di cotesta religiosa sorella del Sig. Sciabarasi, acciò che possa mandargliela e certificarlo della puntualità usata. Del legato non dico altro sperando in Dio che sia per strada, e da esso già havrete levato il denaro havuto qui dal sudetto Sig. Sciabarasi. Ho già ricevuto in questa settimana il giacinto, e li 3 barattoli di scorsonera e cioccolata, et in primo luogo l’immagine di rilievo della Madre di Dio. Sono arrivati ben condizionati benché tardi: e non lascio di significarvene il mio gradimento con quei ringraziamenti che potete supporre da un fratello, senza che dica altro. La spesa fatta massime nel giacinto l’havrete sodisfatta con ritener altretanto del legato e per ultimo vi saluto tutte voi sorelle con coteste religiose e la Sig.ra Nipote, e pregate per me.
12 Decembre 1699.

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1699 12 19 - AGT (copia) - (A suor M. Lanceata sua sorella)

ebene tutte lo loro lettere e particolarmente le lunghe mi riescono di consolazione, questa vostra di 15 Novembre m’è stata cagione di maggiore per intendere le vostre che il Signore sta facendo della santità della sua serva. Deo Gratias. Quanto alle vostre afflizioni per la sua perdita non vorrei che l’aumentaste con la considerazione di tanti rispetti come voi dite, delle sue malattie. Sarebbe meglio che pensaste la sua pazienza passata, e la sua gloria presente, come si dicea S. Giacomo Apostolo. Patientiam Job audistis et finem Domini vitistis. Voi havete osservata la pazienza di Crocifissa come di un Job: et hora havete veduto il fine e termine magnifico che il Signore ha fatto à questa sua serva, quale è nulla à paragone di quello che ella ha ottenuto in cielo nel sublime grado della visione e godimento di Dio. Pensate alle di lei virtù e premij ottenuti, e non vi trattenete col pensiero inutilmente in considerare quelle cose che non giovano al vostro spirito per imitarla in terra, e poi seguitarla in cielo.
Sto aspettando la relazione rifatta per ordine di Monsig. Vescovo, com’anche le prime relazioni di tutta la sua ultima infermità, mandate da s. M. Serafica al sudetto Prelato, mentre ch’ella ancora era viva.
Quanto alle grazie che il Signore fa per sua intercessione come questa ultima avvisata della sanità del braccio stroppio doppo 12 anni, è bene tenerne memoria: che perciò il Sig. Arciprete ne potrebbe tener una memoria con notar il giorno, l’anno, le persone, la qualità del male et il modo della sanità etc. acciò che si sappia per hora la sostanza dell’accaduto, e possa dar lume un giorno di poterne prendere informazioni più legitime et autentiche. suor M. Serafica ne potrebbe pregare il sudetto S. Arciprete, ò il P. Confessore vostro acciò che si prendessero questo pensiero e facendo queste memorie, mi sarebbe grato di haverne ancora io una copia.
Ho ricevuto la figura mandatami e ve ne ringrazio assai. Quanto ad altre cose, oltre la crocetta con la reliquia della S. Croce, desiderarei havere un pezzetto di camicia di quella parte che stacca sopra il cuore, com’anche de’ capelli, se ne havete conservati, con il ritratto il più simile che possa haversi ò piccolo ò grande di mezzo busto come si potrà. La Croce, i capelli, e panno lino li potrete mettere in una scatoletta sigillata, e col quadro mandarlo per il P. Bernardino che troverà più pronta occasione di mandarli per qualche barca che viene qua.
Quanto alle indulgenze già ho scritto che quelle 1° della Crociata, 2° in articulo mortis, 3° per i defunti, e 4° le altre indulgenze non plenarie le potrete prendere supposto che non siano rivocate, perché di queste quattro sorti vi sono autori che dicono non esser rivocate, e perciò fate da canto vostro quello che potete per conseguirlo, e poi non pensate ad altro. Se vi credete che voi sole siete comprese in questa rivocazione, perché ancora qui noi siamo tutti privi dell’indulgenze, restandoci solamente quella del Giubileo, che si conseguisce con visitare trenta volte le 4 Basiliche di S. Pietro, di S. Paolo, di S. Giovanni in Laterano, e di S. M. Maggiore, per la qual visita bisogna fare da 6 ò 7 miglia di strada e pure bisogna farla 30 volte.
Per le Scuole pie si crede che doppo l’Epifania sarà portato questo negozio in Sagra Congregazione non essendo potuto portarsi prima come vedrete dalla sopra carta.
Il papa è tornato à star un poco male, e non si sa se si farà la vigilia di Natale l’apertura della Porta Santa di Pietro, perché egli non è in stato di far questa funzione, se pur non la fa fare al primo del Sagro Collegio in luogo suo. Pregate per lui.
Del resto vi saluto tutte e pregate per me con tutte religiose.
19 Decembre 1699.

Vi ricordo di mandar la ricevuta del denaro del Sig. Sciabarasi, come vi scrissi, et anche il legato etc.

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