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questo stato di cose, con tre maravigliosi, e forse miracolosi
avvenimenti nobilitò Dio la Vita del Tomasi. Haveva egli,
come si dirà nel Capitolo seguente, tenera, e altrettanto
divota communicazione di lettere con la Venerabile Suor Maria
Crocifissa, e con le altre tre sue Sorelle Monache in Palma. E
come che laffetto procedeva dallammirazione delle
loro rare virtù, così la corrispondenza verteva
tutta in materie sante, e virtuose, e in esse con tanto gusto
egli si applicava, che Chi legge le sue Lettere, o Chi leggerà
queste cose, che scriviamo, rinverrà certamente non men
divoto, che conversevole, e ameno il nostro Tomasi. Fratello dunque
in sangue, ma Maestro in direzione di spirito, haveva egli così
distinta attenzione alli maravigliosi progressi della sua Sorella
Crocifissa, che le richiedeva ogni più esatta contezza,
di quanto accadevale del sopranaturale nella sua vita, volendo
che a lui si tramandassero le copie delle relazioni, chella
faceva di se per ubbidienza al suo Confessore. E degne di esser
lette sono veramente le lettere di lei a lui, e di lui a lei,
spiranti tutte quellalta virtù, di cui ciascuno era
dotato, e di cui spesso meravigliavasi luno dellaltra,
essendone amendue egualmente maravigliosi. E questa santa Fratellanza
fu applaudita dal Cielo col testimonio di miracoloso avvenimento,
che in questo luogo soggiungiamo.
In data de 26 Settembre 1674 scrisse Suor Maria Crocifissa
al P. Tomasi suo Fratello, affinchegli nel giorno della
prossima solennità dellAngelo Custode, quale ne
Fasti Ecclesiastici cade sotto li 2 di Ottobre, volesse nel santo
Sacrificio della Messa ossequiare distintamente il suo Angelo
Custode in nome suo: promettendo vicendevolmente essa di ossequiare
in tal giorno lAngelo Custode di lui in nome di lui. Ecco
le parole della Venerabile Madre Subvenite Sancti Dei, occurrite
Angeli Sancti: Invocate, invocate Fratel mio, tutti li Santi del
Paradiso, e particolarmente il mio Santo Angelo Custode, la di
cui prossima solennità mi ha fatto avvertire, quanto gli
sono stata ingrata, e sconoscente, onde mi farete la carità
di ossequiarlo voi per me, giacché io per tal mala corrispondenza
mi trovo con esso in gran rossore. Io spero, che gli prestarete
honore col santo Sacrificio della Messa, et io vi prometto, benché
indegnissima, in questa solennità passarla tutta in orazione
del vostro, a cui lascio la cura di sollecitarvi al possibile
nel venerare il mio, giacché io fui sì tarda ad
avvisarvi per honorarlo nella festività presente: sicché
preghiamoli, Fratel mio, che in queste scambievoli honoranze,
che voi farete al mio, ed io al vostro, luno e laltro
ci leghi i cuori nostri col nodo della loro carità, in
cui ajutandoci ambedue, ci agevoleremo il passo verso il Paradiso.
Così ella, che attendendo lopportunità di
qualche Messo, nellincontrarsi casualmente per le scale
del Romitorio del Monasterio con Suor Maria Serafica sua Sorella,
raccontolle, quanto haveva espresso in quella lettera a suo Fratello.
Il
Messo fu pronto: poiché mentre appunto Suor Maria Serafica
ridevasi della Santa semplicità di Suor Maria Crocifissa,
che sotto li 26 Settembre havesse scritto al Fratello quello,
che questi eseguir doveva in Roma sotto li 2 di Ottobre, come
se il Corriere cinque soli giorni havesse dovuto consumare nel
viaggio da Palma a Roma, e non, comè solito, quasi
un mese, inaspettatamente udissi sonare il Campanello della Rota,
al quale accorsa Suor Maria Crocifissa per ordine della Sorella,
udì una soave voce, che nel medesimo tempo recandole timore,
e conforto, richiesela, come seguì, della lettera per ricapitarla
al Fratello: e ne fu così sollecito il ricapito, che il
P. Tomasi risposele, Che haveva celebrata la Messa nel giorno
dellAngelo Custode, conformella domandava, e nellistesso
tempo lavvertiva, chella haveva sbagliata nella Data
della Lettera delli 27 Settembre, parendogli impossibile, che
a lui potesse giungere qualche giorno avanti li due di Ottobre.
Così egli, applicando innocentemente ad errore della
Sorella lavvenimento miracoloso di sì strano, e repentino
trasporto. Suor Maria Serafica attesta ne Processi, haverella
veduta la risposta del P. D. Giuseppe suo Fratello, scritta di
proprio pugno di lui, indicante il giorno, e lhora di sì
stupendo ricapito, e haver notata la maraviglia di Suor Maria
Crocifissa per sì sorprendente successo. Tanto si asserisce
ne Processi, e nella Posizione Super introductione Causae,
et Signaturae Commissionis stampata in Roma nel Sommario num.
110 littera LL. § die 27 Septembris desiderio flagrans,
ove dicesi, Casum refert Soror 23 Testis Process. 2056
de auditu, et experientia propria, credens epistolae Portitorem
fuisse illius Angelum Custodem, e così parimente si
depone da tre altri Testimonj de auditu nellallegato
Processo. Avvenimento raro, e che ben può meritare la considerazione
dellalta virtù egualmente e di Chi scrisse, e di
quello, a cui fu scritta la lettera, mentre lincognito Messo,
el mezzano tra essi fu lun degli Angeli Custodi di
ambedue. Ma lhumiltà, con cui il nostro buon Servo
di Dio ricopriva sempre tutte le sue azioni, ricoprì ancora
questo miracoloso fatto, di cui egli non mai ne parlò,
se non in ringraziamento con Dio.
Né guari andò, che a un prodigio si accoppiasse
un nuovo prodigio, di cui se non stordì allora Roma, fu
per miracolo della solita Providenza, con la quale Dio in tutte
le sue azioni guidò sempre questo ammirabile suo Servo,
tenuto da lui, come in segreta riserva, anche fra gli strepiti
de miracoli, che non senza alta disposizione del Cielo riescono
per lo più ammirabili, e sorprendenti alla vista degli
huomini: essendo che, come si dirrà, non permise Dio, che
si scoprisse tal prodigioso avvenimento, se non dopo il lungo
corso di quarantanni. Dunque tre anni appresso il registrato
successo dellAngelo Custode Messaggiere della lettera tra
la Sorella, e lui, cioè nel nono giorno di Settembre dellanno
1677 infermossi in Roma in età di anni 67 Vincenzo Bonifazi
con febbre terzana doppia, che degenerata in maligna, nel decimoquarto
giorno del male ridusse lInfermo in deficienza totale di
forze, e in istato prossimo di morte. Domenico Piconio Medico
della cura fegli cavar sangue, ma al sangue essendo incontanente
sopravenuto unaccidente apopletico, ritrovossi lInfermo
destituto affatto da sentimenti, e tanto sol vivo, quanto
sol pareva oppresso da un profondo letargo. Col Piconio accorsero
altri Medici, e Chirurghi, che tutti diedero per disperato il
caso: si applicarono più in sollievo de Domestici,
che dellAmmalato, molti opportuni medicamenti, ma tutti
in vano: in modo tale che non essendovi più a chi ricorrere,
se non a Dio, finalmente questo espediente si prese per ultimo,
che prender si doveva per il primo. Corse allavviso il P.
Bartolomeo di Roma Confessore dellInfermo, e Paroco in S.
Bartolomeo allIsola, e alla fama divulgata dellaccidente
sopraggiunsero il P. Maestro Antonio Cottone, il P. Mastro Bonaventura
de Rossi Religiosi ambedue del TerzOrdine di S. Francesco,
D. Vincenzo Grego, D. Antonio Macca, e fra essi poco dopo il nostro
Venerabile Tomasi, tutti Amici, e confidenti del Moribondo.
Il
Tomasi veduto lInfermo, e dolcemente udita la deficienza
de Sacramenti, rivolto a gli altri Religiosi, e postosi
inginocchione, quanto sol disse; Ricorriamo a Dio, perché
gli conceda la grazia di ricevere i Santissimi Sacramenti della
Chiesa. Orò con gli altri il Tomasi, e con clamori
interni penetrò laltezza de Cieli, e appresentossi
nel cospetto dellAltissimo lanzietà del suo
cuore: onde possibil non fu, che quellorazione tornasse
vuota. Conciosiacosache esaudilla il Signore delle misericordie,
e presenti, e veggenti li sopradetti testimonj, appena egli ciò
disse, linfermo come se si scuotesse da un profondissimo
sonno, si alzò a sedere sul letto, e a dirittura addocchiato
il Tomasi, e ver lui stese le braccia, O P. D. Giuseppe, disse,
Che grazie son queste? Sig. Vincenzo, rispose incontanente
il Tomasi, il Signore lo vuole in Cielo, egli concede questaltro
poco di tempo acciò possa ricevere li Sacramenti della
Chiesa, che ancora non ha ricevuti. Li vuole volentieri? Volentieri,
rispose il Bonifazi; Queste sono grazie, che Dio mi fa,
e non le merito. Allora il P. D. Giuseppe richiesto frettolosamente
al Paroco il Santissimo Viatico, e lOglio Santo, e con brevi,
ed efficaci parole disposto lInfermo a ricever luno
e laltro con divozione, come seguì, il Bonifazi ritornò
al suo Letargo, e quindi passò al sonno eterno della morte.
Così in forma autentica riferiscono, e giurano D. Paolo
Bonifazi Sacerdote, e Figlio del Defonto, nel cui detto concorrono
pienamente altri domestici di quella Casa, come apparisce dal
rogito di Gio. Francesco Ficedola Notaro Capitolino sotto li 4
di Gennaro dellanno 1719 presso a 44 anni scorsi dallavvenimento
seguito, cioè sol quando è piacciuto a Dio trarre
da sotto il moggio la fama del Tomasi per riporla sul candelabro
della venerazione. Il che in riguardo a noi può dirsi disgrazia
provenutaci dalla sua virtù, che ci ha come seppellite
sotto dense tenebre di oblivione tante belle notizie di ciò,
chegli operasse per Dio, e Dio in lui, e per lui, quando
per altro sappiamo, che la condotta di tutta la sua vita fu talmente
esemplare, e in qualche parte ancora miracolosa, che ben quindi
dedur si potrebbono cose egregie, e degne di racconto. Ma, come
si disse, fu egli sempre cotanto lontano da ogni motivo di lode,
che preponderando nella stadera della giustizia il peso dellhumiltà,
più Dio favorivalo, più egli si abbassava, e facevano,
come a gara, egli in arricchirlo di celesti doni, esso in nasconderli
nel più secreto del cuore. Ma di questa sua profonda humiltà
si parlerà a lungo in altro luogo.
Il terzo maraviglioso avvenimento, la cui narrazione habbiamo
promesso in questo Capitolo, si è la prodigiosa Conversione
alla nostra santa Fede di un famoso Rabì Hebreo, che poi
finalmente si diè vinto alle persuasioni, e orazioni del
Tomasi, come siam pur hora per soggiungere. A tantesterne
occupazioni, che costituivano il nostro Servo di Dio in un esercizio
continuo di religiose virtù, volle egli aggiungere linterno
lavorio di laboriosissimo studio; e come che fin dalla Fanciullezza
inclinava alla cognizione profonda degli Ecclesiastici Riti, e
forse più di essi, al rinvenimento degli antichi Antifonarj,
e allintelligenza de sensi delli Salmi, e Sacre Scritture,
benavvedendosi della necessità della lingua Greca
ed Hebraica, prese pronta, ed efficace risoluzione di perfezionarsi
mirabilmente, come seguì, nella prima, e determinò
di applicarsi alla seconda fin da primi rudimenti, in nulla
diffidato, né dalletà, che hormai passava
il nono lustro, né dalla difficoltà di sì
astruso Idioma, ripieno di accenti, di punti, di idiotismi, di
pronunzie, e di significati diversi, onde a chi sua applicazione
vi ripone, può giustamente parere, più tosto di
doverimparare in ogni parola una differente lingua, che
in una sola lingua differenti parole. Alla Hebraica aggiunse lo
studio della Caldaica, quale come dice S. Girolamo, Magna ex
parte confinis est con lIdioma Hebraico, et in esse
si avvanzò, particolarmente nella prima, con maraviglioso
profitto sotto la direzione dellinsigne Rabì Mosè
Cave Romano, che gli fu Direttore in questa nuova, e bella erudizione.
Ma poco stimò il Tomasi guadagnar la cognizione di queste
Lingue, se non ne guadagnava ancora il Maestro: onde determinò
nellanimo dinsinuare in bel modo al Rabì il
suo errore, e nel confronto de passi, e nella lezione de
sacri Libri, ripigliandolo spesso della sua ostinazione, e facendola
da Maestro, con istrana, ma santa metamorfosi, vedevasi bene spesso
diretto dallo Scolare il Direttore. Cosa che dal medesimo Rabì
dopo la sua Conversione fu confessata, e attestata più
volte a Niccolò Antonio Cuggio Canonico di S. Maria in
Trastevere, che ne registra ne Processi il fatto, e fa ampia
testimonianza, che il Rabì schiettamente applicava la sua
Conversione alle orazioni del Tomasi. Conciosiacosach'egli alla
nativa perfidia Hebraica aggiungendo un manifesto disprezzo dellaccennate
insinuazioni, risolvé il Tomasi trarre lAltissimo
nellimpegno, e tanto seppe dire a lui di Dio, e molto più
a Dio di lui, che alle sue preghiere aggiungendo quelle della
Venerabile Sorella Suor Maria Crocifissa (la quale alcuna volta
mandò ancora a salutare il Rabì nelle sue lettere)
tanto ambedue poterono, che prima, per così dire, si vidde
vinto il Rabì, che persuaso, e convinto. Poiché
alle vive espressioni, e dichiarazioni, che il Tomasi facevagli
della Divinità di Giesù Christo, egli o facendo
il sordo, o fingendo di non intendere, se la passava con un simulato
sorriso, e una volta, che viddesi in procinto di cedere alle forti
ragioni, che lo incalzavano, alzatosi impetuosamente dalla sedia,
ove posava, Il mio Ufficio, disse, si è dinsegnar
la lingua Hebrea, e non di disputare. Quanto Vostra Reverenza
mi dice, per un orecchio mentra, per laltro mi esce,
e nacqui Hebreo, vivo Hebreo, et Hebreo sono risoluto di morire.
Ricevé allora al solito la sua mercede diurna, e sdegnato
voltò le spalle, e partissi. Ma non dipartissi il Servo
di Dio da lui, e tanto più sollecito di vederne la Conversione,
quanto più humanamente scorgevala disperata, rinnovò
più efficaci, ed ardenti la preghiere, e come interceditrice
della grazia, tornò di nuovo ad implorare il soccorso di
Suor Maria Crocifissa, acciò anchessa con le sue
orazioni pregasse il Signor Iddio per lostinato Rabì,
e dagli occhi quel velo gli togliesse, che affatto lo acciecava,
e glielo rendesse trasparente, e simile a quello di Moisè,
a tal fine soggiungendole, chessa doveva esser quella, che
tesser dovesse questo trasparente velo con le sue esclamazioni
presso lAltissimo. Quattro mesi durò la gran pugna
non men del Tomasi con lHebreo, che dellHebreo con
Dio: poiché lHebreo non si sa da quale stimolo mosso,
o se di venerazione verso il suo riverito Scolare, o se di acre
stimolo, di cui ripigliavalo la coscienza, benché licenziato
si fosse dal solito ministerio dellinsegnamento della lingua
Hebraica, pur tuttavia inaspettatamente comparvegli avanti, e
mesto, e cheto con eloquente silenzio, parlandogli sul volto il
cuore, molto più mostrava di dire di quello che diceva.
Finalmente la vinse Dio per mezzo de suoi Servi con tali
degne circostanze, che non mai apparir puoté più
evidente, e strepitosa la vittoria. Poiché nella medesima
hora, benché inaspettata, comparvero nella Casa di S. Silvestro
un Marinaro da Palma, ed un Messo spedito dal Rabì: il
primo con una lettera al Tomasi, in cui la Venerabile Sorella
richiedeva qualche nuova della Conversione dellHebreo, il
secondo con una risoluta ambasciata, con cui facevasi sapere al
Tomasi, che il Rabì si era convertito alla Fede Christiana,
e che partitosi dal Ghetto, si era ritirato in una Casa presso
la Beata Rita sotto Campidoglio, dove lattendeva per concertarne
la professione, el modo. Sorpreso il Servo di Dio e da celeste
consolazione, e dal gruppo di sì miracolosi avvenimenti,
alzò sol gli occhi al Cielo, e quindi tosto sinvolò
per ritrovare il suo convertito Maestro, che rinvenuto nella consaputa
Casa, e gittatosegli al collo col cuore, e con le braccia, altro
in quel grandincontro non poté uscirgli di bocca,
che queste sole parole, Te Deum laudamus. Il compagno del
Tomasi, che recò a lui la sopraccennata lettera di Suor
Maria Crocifissa, e lambasciata del Rabì, soggiunge
ne Processi, doppo il seguito abbracciamento, e laude data
allAltissimo, Mi ricordo, che lHebreo disse a me,
che haveva veduto uno splendore, e sentita una voce, che gli diceva
Convertiti, perché sei in errore; e non potendo
dormire, né quietare, subito se ne uscì dal Ghetto,
e andiede nella suddetta Casa. Listesso egli confessò
e ratificò al Tomasi, cioè, che alcuni giorni prima,
che risolvesse tal Professione di fede, nella sua stanza in Ghetto
si vidde allintorno un insolito, e chiaro splendore, che
gli si aggirava alla testa, e sentiva uninterna voce al
cuore, che diceva Convertiti, convertiti. Quale, e quanto
fusse il giubilo del Tomasi in sì nobil trionfo della vincitrice
grazia di Dio, che egli applicò tutta alle orazioni della
Venerabile Sorella, o non può riferirsi, o solesso
il sa ne continui ringraziamenti, che ne porse allAltissimo.
Ne
fu stabilito il Battesimo, che gli conferì nella Chiesa
della Minerva Sperello Sperelli Vicegerente di Roma, a cui assisté
come Patrino Tomaso Maria Ferrari Cardinale di Santa Chiesa, nascendo
il fortunato Hebreo alla grazia di Dio in età di settantanni
col nome, e cognome, in commemorazione del suo insigne Benefattore,
di Filippo Antonio Francesco Tomasi, che dopo la pietosa grazia
del Cielo, riconobbe lopera della sua ammirabile Conversione
dalle potenti intercessioni del buon Servo di Dio suo Scolare
in terra. Mi disse il Rabì, così attesta
ne Processi Niccolò Cuggio degnissimo Canonico di
Santa Maria in Trastevere, e Secretario del Tribunale dellEminentissimo
Vicario di Roma, che fra li Scolari haveva il P. Giuseppe Maria
Tomasi Teatino, che con attenzione, e profitto attendeva ad imparare
la lingua Santa; soggiungendomi nel discorso, che ogni giorno
gli faceva un sermoncino per indurlo a farsi Christiano, come
poi si fece, e seguitando altrove il Cuggio a parlare della
di lui Conversione, replica Devo soggiungere, che io sempre
ho stimato, che le dette quotidiane Prediche, et esortazioni fatte
dal Servo di Dio al sudetto Mosè havessero cooperato molto
a convertirlo: et ultimamente essendo io stato richiesto per questEsame,
mi venne in pensiere di osservare, come stava registrato, e notato
il Battesimo di detto Rabì nella Minerva, dove seguì,
et anche nella Casa de Catecumeni, dove fu istruito, e nelluna
e nellaltra fede, che qui esibisco, ho trovato, che si è
posto il cognome Tomasi, e volendone io sapere la cagione, mandai
dal qu. D. Crisanto Corsj Rettore de Catecumeni, il quale
haveva catechizato il sudetto Moisè, e disse, e pose in
scritto, come sta nella seguente Fede. Io infrascritto Rettore
della Ven. Casa de Catecumeni, e Paroco dellla Chiesa del
Santissimo Salvatore de Monti in Roma, attesto mediante
il mio giuramento, qualmente nellanno 1698 lEbreo
Mosè de Cave Rabino insigne di Roma si convertì
alla Santa Fede, et io per debito del mio Officio, andai ogni
giorno ad istruirlo nelle materie della Santa Fede Christiana
in Casa del Sig. Gio. Battista Barone Napolitano suo Amico, il
quale habitava nella Locanda di Giovanni Palini nel vicolo della
Pedacchia a Macello de Corvi, dove il detto Mosè
sera ritirato dal Ghetto, e con licenza di Monsignor Mattei,
in quel tempo Vicegerente di questo Luogo pio si tratteneva senza
che venisse in questa Casa de Catecumeni. Un giorno in particolare
li cercai, qualera stata la causa della sua Conversione
alla Santa Fede, et egli mi rispose, che havea benosservato,
come nel tempo che la Legge Hebrea era Legge di Dio, allora vi
erano dellHebrei buoni, e cattivi, ma che doppo la venuta
del Messia Giesù Christo quella Legge era divenuta un Seminario
di gente cattiva, e non se ne ritrovava verun buono. Allincontro
haveva osservato, che nella Religione Christiana ve ne sono de
boni, e cattivi, et in particolare fra buoni haveva osservato
il P. Giuseppe Maria Tomasi de Teatini in S. Silvestro a
Monte Cavallo, e pratticato per molti anni, quale havea trovato,
e conosciuto per un Santo, e però lui era la causa principale
della sua Conversione. Perciò quando fu battezzato alli
25 di Maggio col nome di Filippo Francesco Antonio volle prendere
il cognome della Casa Tomasi. Indi doppo qualche tempo il Signor
Abbate Sidotti (se mal non mi ricordo) Uditore della chiara memoria
del Sig. Cardinal Ferrari suo Padrino, stimò bene, che
si aggiungesse al cognome di Tomasi quello di Fedele, come fu
fatto, e però nel Libro de Battezzati con postilla
sopra la parola del cognome Tomasi, fu scritta quella di Fedele,
ma nel Libro giornale, in cui da una parte si descrivono gli Hebrei,
e Turchi, che vengono alla Santa Fede, e dallaltra facciata
allincontro si registra il giorno, in cui si battezzano,
si trova notato, che il battesimo di questo Mosè seguì
alli 25 di Maggio 1698 col solo cognome Tomasi. Così
egli. Passò poi il convertito Rabì per suoi affari
a Fiorenza, dove morì buon Cattolico nel Collegio de
Padri della Compagnia di Giesù.
é maraviglia
fu, che dal Cielo, come si disse, fosse disceso lAngelo
di Dio a coltivar la corrispondenza fra queste due grandi Anime
il P. D. Giuseppe, e la Venerabile Sorella Suor Maria Crocifissa,
se fra loro in Terra elleno non havevano altra più interna
applicazione, che eccitarsi scambievolmente gli animi, o con le
Immagini de Santi, o con le allusioni di santi pensieri.
Nel suo dipartirsi da Palermo per Roma portossi seco il Tomasi,
come in reliquia, il Breviario della sua Sorella, ricuoprendo
linnocente furto col velo dingegnoso pretesto, cioè
che dovendo esso haver presso di se li Breviarj di tutte le Religioni,
solamente il Benedettino gli mancasse: riducendo a necessità
quel pegno di affetto, che voleva sempre vivo non meno in sé
verso la sua Sorella, che nella sua Sorella verso di sé.
Compensò però questo divoto furto con il dono,
che le fece, di alcune figure in carta del Santissimo Crocifisso
del Duomo, recato colà, comè fama, da S. Angelo
Carmelita. Ma giunto in Roma, da questarsenale di divozioni
molte più tramandollene il santo Fratello. Ad instanza
della Sorella, per interposizione del Venerabile D. Carlo Tomasi
suo Zio, ottennele di poter recitare in Choro ogni Sabato lUfizio
della Immacolata Concezione, e mandollene esso medesimo le Antifone,
Invitatorj, Responsorj, ed Orazione con le necessarie Rubriche
per bene ordinarne la recitazione in tutto lanno. La medesima
concessione egli spedille dalla Sacra Congregazione circa lUfizio
de Communi Martyrum per la Festa di S. Felice, e
di S. Traspadano respettivamente nella Chiesa del Monasterio,
e Matrice di Palma, e sol negolle lIndulgenza per le Litanie,
che ogni Sabato si cantano in Chiesa, e ciò a fine di non
chiamar con essa affollamento di Popolo in quel Santuario per
le cui Suore solamente si compiacque dintercederla, amando
più il ritiro con quiete delle Monache, che il concorso
col disturbo del Monasterio: e con tal santa avvedutezza cooperò
eziandio, che nelle loro Constituzioni si riponesse la licenza
di poter fra esse cantarsi dentro la Clausura alcune divote laudi
in determinate Feste dellanno, in modo che il loro suono
pervenir non potesse alle orecchia de Secolari, permettendo
solamente nella Chiesa il canto fermo, al qualeffetto mandò
da Roma molti Libri spettanti al detto canto, e precisamente tutto
lUfizio degli ultimi tre giorni della Settimana Santa.
Appariscono certamente queste virtù di poco fondo in un
Huomo, che altro fondo non habbia, che lapparenza: ma chi
dentro lanimo si compiacerà profondarsi del nostro
P. D. Giuseppe, facilmente rinverrà da poche scintille
gran fuoco, onde ardeva il di lui cuore in zelo tanto più
meritorio, quanto meno strepitoso, e in un certo modo tanto men
conosciuto, quanto più lontano da Roma nera loggetto.
Non usciva Libro dal torchio delle Stampe Romane, spettante o
a Historia sacra, o a profitto dello spirito, chegli incontanente
colà non lo mandasse o allArciprete di Palma, come
il Catechismo Romano, Il Confessore Instruito, o alle Sorelle
Monache come lOrologio della Passione composto dal P. D.
Carlo suo Zio, distinguendo nel dono e la capacità del
sesso, e lobbligo della Carica. Sicché luna,
cioè Suor Maria Crocifissa, che era vaghissima di simiglianti
Libri, continuamente domandava, e laltro cioè il
Fratello trasmetteva con reciproca gara di consolazione intensa,
e spirituale. E perché li Libri da sé composti non
erano per lo più adatti allintelligenza delle Donne,
quindi era, che rari ne mandò loro, e questi solamente
alla sua Sorella Crocifissa, sì perché la riconosceva
dotata da Dio di lumi singolari, come perché per il di
lei mezzo fossero compartiti al Vescovo di Girgenti, e a Persone
distinte in virtù, e in dottrina. Per lo che la sua Sorella
Minore, come lagnandosi con lAutore di queste sue Opere
non confacevoli allintendimento Feminile, con confidenza
soministratale dal sangue, rassomigliò questi di lui doni
letterarj al celebre Apologo del convito fatto dalla Cicogna alla
Volpe, in cui solera preparata unalta Garaffa con
latte al di dentro, che la Cicogna sorbì tutto col suo
lungo becco, rimanendone digiuna la Volpe. Il che udito dal P.
D. Giuseppe promesse di comporne uno a proposito per tutte, e
questo fu, La vera norma di glorificare Iddio, che largamente
dispensò poi a quelle divote Religiose, unitamente con
un piccolo Ufizio per la Settimana Santa, da lui dato alle Stampe,
secondo il Rito Greco, e un altro per ben udir la Messa con raccoglimento
e frutto: de quali Libri nel seguente Capitolo parleremo.
Ma molte più furono le divote Figure che a questo suo diletto
Monasterio, e Sorelle egli continuamente trasmetteva in eccitamento
di spirito e per se, e per loro, dando, e ricevendo stimoli pressanti,
e vivi al santamente operare. Fu solito in certi determinati tempi
regalare le Sorelle di piccole figure, racchiuse ne plichi
delle lettere, e nel rovescio di esse orazioni adatte a quel misterio,
che veniva rappresentato da dette figurine: e allincontro
Suor Maria Crocifissa a lui altre divote figurine, dietro alle
quali inseriva il tenore della lettera, con cui le accompagnava.
Fra le altre mandogli una volta in ricamo di seta lAnima
posta in seno alla Vergine, un S. Giuseppe con il Bambino Giesù,
e un S. Francesco, sopra il cui seno parimente posava Giesù
Christo Crocifisso con questi quattro amorosi versetti.
Et assicurollo privarsi essa di quella Immagine, della quale
haveva molta tenerezza, per donarla a lui, a cui ella portava
ogni più viva gratitudine di santo affetto.
Questa communicazione di doni o sacri, o misteriosi, o di divota,
e tenera rimembranza fu scambievolmente costumata fra Servi
di Dio, i quali sogliono essere sempre semplici nelloperare,
ma non mai nellintendere: conciosiacosache ogni loro azione,
come chella proviene da quello Spirito, che Davide chiamò
Spirito retto, così ogni loro Idea va direttamente
a ferire o alla gloria di Dio, o alla carità del Prossimo,
o allutile delle proprie anime. E di ciò lungo sarebbe
rammemorare gli esempj, che se volessimo in questo luogo trascrivere,
molto si dilungaressimo dal nostro racconto, e Noi esporressimo
in pruova del nostro presente assunto ciò, che il nostro
presente assunto può servire di pruova alli passati. E
se alcun ve nè o più sacro ne misterj,
o più mistico nelle riflessioni, o più profondo
ne documenti, certamente si è quello di una Immagine,
che reciprocamente fu mandata dal Tomasi alla venerabile Sorella
e dalla Venerabile Sorella rimandata al Tomasi, di cui convien
qui far degna menzione, in conformità di quelle notizie,
che sono a noi pervenute dalle Sorelle Monache in Palma, doppo
la morte del Servo di Dio. Pregolla dunque una volta il Fratello
a delinear dietro a una divota figurina, che dentro il plico di
una lettera le inviò, ciò che Dio le havesse inspirato
di delineare, e che rimandassegli indietro e la Figurina, e la
delineazione richiesta, e ciò per sua direzzione, e regola
di come condur dovesse lAnima sua per la via intrapresa
della Perfezzione. La Santa Sorella ubbidì tosto, forse
più allinspirazione Divina, che allinstanza
del Fratello ritornogli la Figurina, e dietro ad essa delineato
un Cuore, chè appunto quel desso, che qui si appone.
Lidea di questo Cuore fu mostrata a Suor Maria Crocifissa
dal Signore una mattina, doppo chella haveva ricevuta la
Santissima Communione, e mentre un giorno una Madre del Monasterio
riguardavala fissa, ignara ancora della esplicazione di esso,
Suor Maria Crocifissa, rivolta a lei, queste poche parole disse:
Il Cuore, che qui, Madre, vedete delineato, è il Cuore
del P. D. Giuseppe mio Fratello, il quale ha recisi tutti li lacci
del mondo, e vi resta appena un picciolo attacco della grossa
catena, che anche si reciderà, che è lAmor
proprio. Queste parole della Venerabile Sorella, soggiunge
nella sua Relazione laccennata Madre, et il modo, e lenfasi,
con cui proferille, mimpressero una grande stima della bellAnima
del P. D. Giuseppe, benché per lo innanzi io ne havessi
ogni più vivo concetto. Pervenuta a Roma la figurina
con il Cuore di sopra accennato, recò gran maraviglia a
queglistesso, che nera il maraviglioso, e in nulla
consapevole dellallusione, non cadendogli mai in mente,
che il delineato Cuore fosse lidea del suo: onde stimandolo
degno di esser vagheggiato da ogni occhio, fecelo incontanente
intagliare in rame, senza il nome di quella, di cui nera
la inventrice, e molte mandonne alle Monache di Palma, richiedendo
in distinzione a Suor Maria Crocifissa la spiegazione del delineato
misterio. Ma la Venerabile Sorella ricusò di farla, rispondendogli,
che quella bastava per allora: e glie ne significò
il sentimento con queste divote parole, trasmesse al Fratello
in lettera sotto li 10 Novembre 1678. Rispondo già al
vostro polisino, ringraziandovi di vero cuore dellinviate
donarelle, che mi furono carissime, e la visita della Chiesa voi
faceste per me, io dupplicatamente lho ancora fatta per
voi, ma nel Sancta Sanctorum del Santissimo Sacramento,
nella di cui porticina, quando si apre, parmi in un sguardo vi
rimirassi tutti li portici celesti, nonché le Sette Chiese
di Roma.

O me felice, quando io penso alla mia ventura! Poiché
in un batter docchio scorro, anzi riserro tutto il Cielo.
Christo mio, la tua bontà tanto gran forte mi ha dato,
che sormonto senza penne, e corro senza piedi per lampiezza
delli Cieli. Fratel mio, che bella sorte dellAnime ritirate!
Io vorrei li Peregrini, li Corrieri, e Viandanti sospendessero
i loro corsi, poiché un solo sguardo, un sol sospiro scorre
più, che un mondo intiero. Io hieri in un cantone scorsi
oh quanti gran camini! Quanto corsi! Quante strade! Tu lo sai,
Signore. Hor per qui Fratello caro, vi vorrei condurre man con
mano, ma in gran solitudine, poiché per questi boschi,
e solitarie Ville Nullus, vel rarus, transit. O tranquilla
mente! O solitario camino! Ove niente si scorge doggetti
peregrini (cioè beni transitorj) sol Dio regna, sol lui
qui permane, e vive. Ohimé tra questi alpestri, e solitarj
pensieri guida lAnima mia. O utinam, o utinam nullus
hominum esset mecum! O lancio di gran tiro, e quando lasciarò
il mondo da vero? Ah mio Fratello, habbi pietà di me, che
muojo, perché vivo, e per gran doglia grido Ecce adsum
piissime Jesu, ma non posso proseguire, e però tra impeti,
e resistenze mi sento morire; ondè che mi compatirete,
se di mal garbo vi tratto in questo vigliettino, poiché
la bocca parla per labbondanza del cuore, che adesso non
ho possuto frenare, ma già mi accorgo, e tronco il filo,
mostrandovi, quanto io vi ho servito di cuore, per ciò
che mi domandaste dietro quella figurina, per il che ritrovandomi
io settimaniera del Santissimo Sacramento, volli per ciò
fare qualchesercizio spirituale, deputandovi un giorno,
che fu il Mercordì, nel quale pensando a voi doppo la Santa
Communione, mi si rappresentò (credo nellimaginazione)
unImmagine assai profittevole, come di un Cuore humano già
nella strada della perfezione, effigiata forse dal dito Onnipotente,
che desidera in noi il figurato di questa figura, per stabilirci
vive Immagini nel suo glorioso Teatro nelleternità
de secoli. Sicché, Fratel mio, non occorre qui spiegazione
nissuna, poiché io, benché rozzamente già
lho ritratto dietro detta figurina: ma frenate le risa,
poiché la sbozzatura è assai rusticana, ma cavatene
il midollo, e non curate altro, e sopra tutto leggete le due paroline,
che in essa dicono Inspice, et fac, né io vi dico
altro, fuorché osservate, et operate, e dipingete con il
pinzello del cuore nellanima vostra questopera divina,
acciò si dileguano tutte quelle ombre, e funeste fantasme,
che voi mi accennate nel vostro polizino, con che mi trafiggete
il cuore, vedendo in voi tante mestizie, e pussillanimità
estreme: Fratel mio, perché tanto discontento senza cagione?
Deh non fate così, poiché il Paradiso è vostro,
ed io ve lo priego di continuo con lintercessione della
Madonna Santissima, acciò presto lì ci conduca,
a piedi di cui vi lascio con la memoria delleterna
gloria, replicando per quei beni, che ci aspettano, Felix
Anima mea, semperque foelix in saecula. Questè
la vostra, che io stimo quanto la mia, e però ambedue amiamo
il Signore, che egli sarà la nostra gloria infinita. Nos
cum prole pia benedicat Virgo Maria. Così ella.
Parlando
il P. D. Giuseppe di questa figura, assicurò ad un suo
Confidente antico, che Chi havesse quella ben considerato, non
haveva certamente bisogno di leggere altri Libri spirituali, perché
tutto ciò che si trovava sparso in essi, si rinvene epilogato,
e come in compendio unito in quella; ondegli con ragione
attestò alla sua Venerabile Sorella, che la vista di tal
misteriosa Figura haveva fatto mutar vita a un Peccatore, e a
cui gradì contemplarne a suo pro il significato. Fu ella
la prima volta impressa nellanno 1679 e quindi replicatamente
nellanno 1701 col nome della Inventrice, che di già
era passata a miglior vita, e con sotto le parole, che si trovano
nellimpressa Figura, di S. Agostino. Non è passato
gran tempo, che di questo misterioso Cuore scorse per le mani
de Divoti unampla esplicazione, il cui Autore, o si
dica il P. D. Giuseppe, o altri, nè dubbiosa, e vaga
la fama. Stimasi però comunemente, che fusse della medesima
Suor Maria Crocifissa, e che mandassela al Fratello, e quindi
dal Fratello pervenuta nelle mani di un divoto Personaggio, questi
ne facesse limpronta, e la divulgazione. Quelle due accennate
paroline della Serva di Dio, Inspice, et fac, apposte in
due cartelle appese al Coltello di cui ella inculca la lezzione
al Fratello, furono a lui di acre, e nuovo stimolo a proseguir
la strada della perfezione, ed a finir di romper quella particella
di catena, che ancor tenevalo legato allamor proprio, con
ammirazione di Chi considera, quanto fosse avanzato nella via
del Signore il cuore del Tomasi, che per esser tutto santo, altro,
per così dire, non mancavagli, che il non esser più
annoverato fra viventi.
Lunga poi, e grata Historia sarebbe il raccontare le diligenze
del nostro P: D. Giuseppe, e le fatiche da lui intraprese, nel
provedere le sue Sorelle Monache, e il Monasterio di tutto ciò,
che condur poteva alla Contemplazione delle cose celesti, o nella
rappresentanza di divote figure, o nella spiegazione di reconditi
misterj, o in altre simili cose, che agevolano il salire da questo
misero mondo, come per una facile scala, al Facitore del mondo;
poiché hora inviolle una nobile Statua della Madonna del
Santissimo Rosario, di cui la spesa fu della Duchessa Madre, ma
la sollecitudine dellassistenza tutta del P. D. Giuseppe,
hora della Santissima Concezione, quindi le Figure de Santi
Profeti, delle Sette Chiese di Roma, dellOpere della Misericordia,
delle Petizioni del Pater noster, e di quanto gli suggeriva
un infocato desiderio di propagar la gloria di Dio in quelle sante
Religiose, non perdonando né a spesa, né a viaggi,
né a lettere, né a veruna di quelle gran diligenze,
che non mai maggiori si richieggono, che nelle cose, che o si
stimano, o appariscono dispreggievoli, e piccole.
Ma se alcunOpera in se poté dirsi Massima, certamente
quella fu della fondazione della Casa in Palma per i Chierici
Regolari Poveri della Madre di Dio, detti volgarmente delle Scuole
pie, per cui immense furono le fatiche, chegli generosamente
intraprese, e che finalmente vennero alla luce doppo tutti quei
disagi, che sogliono precedere a un gran parto. Considerò
egli fin da lungo tempo addietro, quanto necessitoso fosse il
Popolo di Palma dinstruzione per lAnima, e distradamento
per le Scienze, e desideroso egualmente della gloria di Dio, e
dellavvantaggio di quella sua gente, opportunamente caddegli
in pensiere la Religiosa Famiglia de Padri delle Scuole
Pie, il cui Instituto direttamente era confacevole allaccennato
bisogno. Né tardò egli punto a daresecuzione
e alla inspirazione di Dio, e al prefisso disegno. A tal fine
generosamente divorò immensi travagli, sì nel disporre
lentrate, nel preparare la commodità dellHabitazione,
come nellottener dalla Sacra Congregazione la dovuta permissione,
e lopera. Eglamò, Padre Santo, così
scrisse al Pontefice Clemente XI nella sua Lettera postulatoria
Andrea di S. Sebastiano Generale delle Scuole Pie sotto li 30
Settembre 1717, fin che fu qui fra mortali, questOrdine
delle Scuole pie con parzialissimo affetto, egli bramò
dintrodurlo, e fondarlo nella Terra di Palma in Sicilia
Feudo della sua Casa, e in fine a forza delle sue industrie, e
delli suoi ufficj, tanto in Roma per le necessarie permissioni,
quanto appresso i suoi Congiunti per le convenevoli commodità,
lottenne. Vive perciò la memoria di lui appresso
di noi in benedizione, e appresso di me specialmente, che avendo
dovuto per ragion di questaffare, e della Carica, trattar
sovente con esso, penso protestare alla Santità Vostra
di non esser giammai partito da lui, senza sentirmi sempre nuovamente
accresciuta nellanimo la venerazione, e il concetto della
santa Prudenza, dellHumiltà, della Rettitudine, della
Carità, e dello Zelo per la salute dellAnime dellesemplarissimo
Cardinale.

Così egli. Non si diè però compimento
allaccennata Fondazione, se non dopo qualche corso di anni,
cioè sol quando egli ritrovossi in posto di Cardinale,
pigliando possesso quei Religiosi Padri del nuovo Collegio di
Palma nel giorno dellImmaculata Concezione della Madre di
Dio, in cui fu riverentemente, e con pompa collocato il Santissimo
Sacramento in quella Chiesa collassistenza del Duca Nipote
del Cardinale, e con lacclamazione divota di tutto quel
Popolo, che con distinzione riconobbesi allora non solo Vassallo
pel Dominio temporale, ma figlio per leducazione spirituale
a sì degno Principe, e Padre. Ed in fatti corrispose così
bene allintenzione laffetto, che incontanente se ne
vidde il frutto e nella frequenza de Sacramenti, e nella
predicazione della parola di Dio, e nellavviamento di quella
Gioventù sì nelle scienze, come nella pietà,
con egual gloria a Dio, in cui honore sintraprese sì
bellopera, al Tomasi, che la effettuò, e a que
pii Padri, che sì degnamente la esercitano.
Ma se singolare fu questOpera, continua dir si può,
che fosse lapplicazione del Tomasi nel coltivar lanimo
del Principe suo Nipote, e le Anime di quella sua Chiesa di Palma,
benché rimote tutte in lontananza di Paese, e solo a lui
connesse in vincolo di carità. Non scriveva egli Lettera
al Principe di Lampadusa, che nella lettera non vi fossero espressi
sentimenti proporzionati a quella Famiglia di Santi, onde se di
tutti registrar ne volessimo le particolarità ci converrebbe
più tosto compilarne un Libro, che in questo Libro farne
qualche passaggiera commemorazione. Non però trascurar
vogliamo di rapportar distesamente una Lettera, che il Servo di
Dio diresse al Principe suo Nipote, e che Noi in questo luogo
registriamo, come diretta ad ogni Principe, a cui sia a cuore
lhonor di Dio, e lhonor del suo grado, onde apprender
possa il regolamento, e lobbligo del suo stato. Ho ricevuta,
dicegli, una di V. S. de 14 Settembre, collavviso
della salute sua, e della Signora Principessa sua Sig. Madre,
e del Sig. Principe, e di tutti cotesti Signori, e ne rendo grazie
a Dio benedetto, da cui proviene ogni nostro bene, e temporale,
ed esterno, e di cuore gradisco la dimostrazione, che V. S. mi
fa del suo animo da buon Nipote, così riceva da me, come
da cordialissimo Zio ciò, che devo suggerirle per il suo
bene, che tanto desidero. V. S. nel soggiorno in cotesta Terra
si ricordi non solo, che Dio lha creato, redento, e che
lha dato que beni temporali, che ad altri non ha dato;
ma anche del posto, in cui lha collocato di governare altri
delle sue Terre, acciocché tal considerazione lo renda
più grato, e amante di Dio Benefattore, ma eziandio più
vigilante nellesercizio del peso impostole, dovendo riconoscere,
che dovrà render conto della sua amministrazione tanto
delle rendite, quanto delle Persone alla sua cura consegnate:
perché ogni huomo in Terra è un semplice amministratore
ad tempus di qualche porzione del mondo, che tutto è
di Dio: Domini est terra, et plenitudo ejus: perciò
si ricordi di quel Villico dellEvangelo, per ricordarsi
pure, che un giorno anche a lei sarà detto: Redde rationem
Villicationis tuae.
Faccia pertanto riflessione alla robba, e alle Persone: Circa
la robba non la spenda vanamente, e inutilmente, ma conservando
la qualità dello stato suo con moderazione procuri, che
le spese tutte siano utili, e prudenti in servizio di Dio, e del
Prossimo, per dar gusto a Dio, perché le spese così
fatte le saranno restituite in Cielo per tutta lEternità.
Abbia pertanto gli occhi a Poveri, particolarmente delle
sue Terre, e si mostri loro vero Padre con sovvenire prontamente
a loro bisogni, e massime alle persone vergognose. Questo
breve cenno, che ho dato a V. S. del suo dovere, laverà
più amplamente dallo stesso Dio, da cui bisogna avere i
lumi delloperazione particolare, e lajuto della sua
grazia per metterla in esecuzione. A tal contemplazione la prego
ad impiegar qualche tempo ogni giorno alla meditazione, ed alla
preghiera: con la meditazione della parola di Dio simpara
ciò, che dobbiamo fare, Beatus vir, qui in lege Domini
meditatur die, ac nocte, con la preghiera si ottiene il divino
soccorso per eseguire quello, che si è conosciuto. Per
la meditazione, desiderarei, che V. S. applicasse una mezzhora
il giorno nella lezione, e meditazione di alcuni libri della Sacra
Scrittura, cioè delli quattro Evangelj, deglAtti
degli Apostoli, dellEcclesiastico, e del Libro di Tobia,
tanto utile ad un Secolare, e Padrone di Casa; Potrà leggere
questi libri per ordine, cominciando da principio, e finiti tutti
ricominciarli da capo, così li farà usuali, come
il cibo quotidiano, che dura per tutta la vita. Sebben le parerà,
che molte volte non lintenda, se umilmente li leggerà,
nella seconda lettura lintenderà meglio, e nella
terza assai più meglio, e così successivamente:
oltre che poi si potrà valere di qualche Espositore. Quanto
poi alla preghiera, che siano usuali le orazioni jaculatorie,
che sollevano lo spirito a Dio in ogni azione, e faccenda, anche
di distrazione temporale, perché è cosa facilissima
sollevar brevemente il cuore a Dio, con domandargli ajuto, comè
facile darunocchiata al Sole, a chi va caminando in
terra. In oltre poi potrà haver qualche tempo speciale
a far più lunga preghiera, per la quale stimo esser la
megliore quella dettatavi dallo Spirito Santo, che sa quello,
che ci bisogna, e quello che dobbiamo pregare, come sono contenute
ne Salmi, al qual fine le mando un libretto, in cui sono
raccolte tutte quelle de Salmi, tralasciate laltre
narrazioni, o cose istoriche. Questo libretto glie lo mando, accioche
o tutto, o parte le reciti, o per meglio dire, recitandolo faccia
le sue preghiere a Dio ogni giorno. Ecco quanto mi è parso
di suggerire a V. S. perché desidero, che sia non solo
un buon Signore qua giù, ma anche una gran Re per sempre,
acquistandosi il Regno eterno de Cieli. Fò fine con
raccomandarle caldamente il nuovo Collegio delle Scuole Pie in
Palma, di tanto utile alla sua Terra per bene dellAnime,
e per render civili con la dottrina gli abitatori di essa, e levar
lozio alla Gioventù, e facendo umilissima riverenza
alla Sig. Principessa sua Sig. Madre, e al Sig. Principe, e tutti
cotesti Signori, do a V. S. molti abbracci con laffetto,
pregando Dio, che la conservi in suo santo servizio. Roma 8 Febraro
etc. Così egli con dettatura da Santo, degna desserimitata
da ogni Ecclesiastico Parente.
Dagli
ammaestramenti del Principe Secolare di Palma discese il nostro
zelante Servo di Dio agli ammaestramenti di quello, a cui spettava
la cura dellAnime di Palma, e con quanta distinzione di
carità, con quantattenzione di mente, e con quanta
profondità di massime andasse di volta in volta instruendo
lArciprete di quella Terra per il regolamento, e condotta
di quella a lui commessa Parrochia, ne fanno tante testimonianze,
quante Lettere egli scrisse, e quanti furono i documenti, chegli
nelle Lettere impresse, e che a lui trasmesse colme non men di
spirito, che di Apostolici, e proporzionati insegnamenti. Per
la construzione materiale degli Altari in quella Chiesa di fresco
fabricata trasportollo il zelo a farla ancora da Architetto, con
divisarne le disposizioni, prescriverne laltezza, regolarne
le misure, e metterne in carta ancora il disegno, onde in una
sua Lettera de 29 Aprile 1675, hebbe schiettamente a confessare
a D. Felice Focolaro, che era allora lArciprete in Palma,
Io ne ho fatto sgarbatamente un disegno, che lo mando qui aggiunto,
ma per esso non intendo altro, che proporre rozzamente i miei
sensi, rimettendomi in tutto, e per tutto aglArchitetti,
non essendo io mai stato Architetto finora. Così egli,
ma se egli non fu Architetto della fabrica materiale, fu beneccellente
Architetto della spirituale, conciosiacosache prescrisse cose
di struttura così massiccia, e soda, o se ne riguardi lerudizione,
o se ne consideri listruzione, che ben quindi puossi considerare,
quanto gran maestro fosse generalmente il Tomasi nelledificio
spirituale della Chiesa di Dio. Sotto li 17 Agosto 1675 al medesimo
Arciprete fra le altre cose così scrisse. In quanto
alle Cappelle, generalmente dico, che la loro multiplicazione
a me non piace molto, perché non si mantengono poi con
ornamento, e riverenza dovuta, ogni volta che non siano dotate.
Si potrebbe accoppiare la Cappella del Santissimo Sacramento con
quella del Crocifisso, per laccoppiamento de Misterj,
poiché, Quotiescumque manducamus Panem hunc, et Calicem
bibimus, Mortem Domini annuntiamus. In detta Cappella potrà
essere il Crocifisso rilevato, con una Custodia piccola, e bella
per il Santissimo Sacramento, il quale (notisi lantichità
dellerudizione, e la tenerezza di essa) anche prima nella
Chiesa si metteva sotto il piè della Croce. Le cose è
meglio cominciarle bene, che poi a questo ridurle. In quanto poi
allEsposizione del Santissimo Sacramento ogni Domenica,
è cosa da pensarvi bene, prima di risolverla; perché
la frequente Esposizione non sempre riesce a gloria di Dio, e
frutto de popoli. Io intanto non lasciarò di pensare
tutto quello, che può promuovere il culto di Dio, e la
salute dellAnime in cotesta Chiesa, con procurar di ottener
lintento a tutto potere, a Dio piacendo, al quale mi voglia
raccomandare nelle sue sante Orazioni. Così egli: né
il suo pensiero fu vano; conciosiacosache diegli consecutivamente
istruzioni tali, che come parte, forse più nobile della
vita di questo Santo Servo di Dio, non devono in alcun conto tralasciarsi
di riferire in ammaestramento de Parochi insieme, e de
loro Sudditi. Questi ultimi giorni (scrissegli il Santo
Servo di Dio sotto li 19 Agosto 1673) considerando collesperienza,
quanta ignoranza vi sia nel mondo, che non dico non meditarsi
profondamente tutti li Sacri Misterj, ma né pur sapersene
i principali. Si dice la Regola della nostra Fede, lOrazione
Domenicale, e lAve in latino, in modo che nissuna utilità
se ne cava da chi non intende quella favella. Cosa, che a mio
senso nn vi può esser di peggio, per esser privi di quel
conoscimento, e intendimento, che tanto giovarebbe in essi. Fanno
assai bene li Spagnuoli, che questOrazione dicono nel loro
Idioma, e purin Cefalù vi fu un Prelato, che pur
così volle, che sinsegnassero ai fanciulli, cioè
in Italiano. Pertanto per cooperar un poco al gran desiderio,
che ho, che la Sacra Dottrina sia saputa da tutti, almeno in ristretto,
mando a V. S. molti libretti di essa per dispensarne i migliori
a RR. Sacerdoti, e gli altri ad altri Capi di Famiglia, che sappian
leggere o loro, o alcun della Casa loro. Prego V. S. ad incaricar
ne suoi Sermoni questa Dottrina, ed esortar tutti, acciò
insegnino a loro figliuoli il Credo, il Pater, e lAve,
sì in Latino, come in Volgare, come stanno in questo libretto,
e lo stesso potrà farosservare nella Dottrina Cristiana
nelle Feste, con far dire a figliuoli il contenuto del libretto
per via dinterrogazioni, e insieme le dette Orazioni in
lingua volgare, nella quale ogni uno in privato potrà meglio
orare, cavandosi più frutto dal Rosario detto in Volgare,
che in Latino.
Pure, perché nella Scuola costì non so, se sinsegna
questa Dottrina secondo il pio costume de Giesuiti, V. S.
si adopererà con il Maestro a farlo dir sempre a
suoi Scolari, con fargliela mandar sempre a memoria, e non ammettere
alcun Scolare senza il suo libretto della Dottrina. Il che, quando
sintroducesse, non sarà difficil cosa averli commodamente,
potendo chi vende lAbecedario, vendere ancora questi libretti;
e se V. S. non potrà ottener questo per via di esortazione,
la supplico a ricorrere a Monsignore, o al Sig. Vicario Generale,
per farordini prevj a questo effetto, né ciò
è fuori dellOfficio di V. S. anzi a lei incombe il
procurare il bene delle sue Pecorelle per tutti li capi, e precisamente
in questo della Dottrina Cristiana: mentre oggi vediamo a tanta
ignoranza ridotto il mondo, che né pur si sa, che cosa
importi lesser Christiano. Sappiamo, che Santi Pastori venivano
nelle Campagne per ivi trovare i poveri Lavoratori, o garzoni,
acciò li potessero instruire nella santa Dottrina, ed invero
dove è amor sincero non si tralascia, anzi si va a caccia
dincontrar occasione di far bene per servizio del sommo
bene. Così egli. In altra parimente de 12 Febraro
1707 diretta ad altro Arciprete D. Rocco Tagliarini, insinua potentemente
i frequenti Raggionamenti, e Prediche al Popolo, e quindi discendendo
ad inculcare lapprendimento in lingua volgare del Credo,
e Pater, magistralmente soggiunge. Questa è una
strada scortatoja di far sapere i Misterj della Fede, e di far
nello stesso tempo atti di Fede, di Speranza, e di Carità,
come tutti noi Cristiani siamo obligati sotto pena di peccato.
Or chi dice il Credo, e lintende, e accompagna coglatti
interni di assenso, fa atti di Fede; E chi dice il Pater, e lintende,
e accompagna con atti interni di desiderj, e compiacimento della
Gloria, e Onore di Dio, come si esprimono nellOrazione Domenicale,
questi fa atti di Speranza, e di Carità, e perciò
disse S. Agostino Fides credit, spes, et Charitas orant. In
qualche Diocesi, che ha havuto Vescovo Cardinale, si è
contenuto rigorosamente di non ammettere a contrar Matrimonio
quelli, che non sapevano il Credo, e il Pater in volgare.
Se V. S. ne suoi ragionamenti al Popolo ne facesse di tanto
in tanto qualcheduno sopra lOrazione Domenicale spiegandola
tutta assieme concatenata nello stesso ragionamento, farebbe cosa
assai profittevole alle Persone avanzate in età Uomini,
e Donne. Questo è quanto mi ha potuto con ogni istanza
rammemorare a V. S., la quale benché sappia molto bene
lobbligo suo per il conto, che ne haverà da rendere
al Supremo Tribunale, non haverà a male, chentri
ancorio in parte del suo merito, almeno per le presenti
preghiere, ed esortazioni al suo santo Ministero. Così
egli, scrivendo ad altri ciò, che poi così ben pratticò
esso medesimo nello stato di Cardinale nella sua Chiesa, come
si dirrà, di S. Martino. In altra Lettera de 25 Giugno
dellanno medesimo, dopo diverse nobili, e utili insinuazioni
al medesimo Arciprete per la Cura di quelle Anime, Apostolicamete
aggiunge, Se poi vi fossero de Peccatori recidivi habituali,
vi è per questi una via assai efficace, cioè la
dilazione dellassoluzione Sacramentale, secondo le Regole,
e istruzioni di S. Carlo. Lesperienza insegna, che questa
via riduce i Peccatori a vera, e non superficiale penitenza: E
se Ella, e gli altri Confessori di Palma losservaranno,
ne vedranno col divino ajuto grandemendazione di vita. Sopra
tutto però, tanto in questa, quanto in ogni altra materia
ricorra a Dio con continue preghiere, e suppliche, che le dia
lume, ed efficacia per il suo Ministero, e che tocchi, e muti
li cuori di cotesta gregge, per tutta condurla sana, e salva al
suo Pastore in Cielo. Così egli.
E tale era il commercio o di lettere, o di fatti, che il Tomasi
haveva con il suo Sangue, e colla sua Patria, cioè tutto
indirizzato al servizio di Dio, e alla consolazione spirituale
della sua Casa.
